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Questa pagina presenta una serie di appunti illustrati da fotografie e da link ad immagini presenti sul web o edite su pubblicazioni facilmente reperibili, sull'evoluzione del motivo ad anthemion, a partire dalle sue origini alle sue trasformazioni in epoca bizantina. Non si pretende di elencare in modo sistematico tutti gli anthemia giunti fino a noi, ma di tracciare un quadro della varietà del motivo nei diversi luoghi e nelle diverse epoche nel mondo romano, con esempi precedenti e successivi che valgano ad inquadrarne l'uso.
Indice
- 1 L'origine dell'anthemion in epoca greca. Alcuni esempi
- 2 L'evoluzione dell'anthemion a Roma e in Italia in epoca tardo-repubblicana e augustea
- 2.1 Roma, tempio di Iuno Sospita (tempio centrale di San Nicola in Carcere, 90 a.C. circa)
- 2.2 Ostia antica, mausoleo fuori porta Marina (40-30 a.C.)
- 2.3 Roma, via Appia antica, tomba dei Rabirii (I secolo a.C.)
- 2.4 Rimini, arco di Augusto (27 a.C.)
- 2.5 Roma, Tempio di Apollo in Circo (dopo il 27 a.C.)
- 2.6 Roma, via Appia antica, cornice di un sepolcro (probabile datazione primo augustea)
- 2.7 Roma, Basilica Emilia, primo ordine interno, fase augustea (dopo il 14 a.C.)
- 2.8 Roma, Foro di Augusto (2 a.C.)
- 2.9 Roma, tempio dei Dioscuri (6 d.C.)
- 2.10 Roma, tempio della Concordia (10 d.c.)
- 2.11 Roma, Basilica Emilia, secondo ordine interno, fase augustea (14 a.C.- 22 d.C.)
- 2.12 Roma, fregio del Miliarium aureum (20 a.C.)
- 2.13 Spoleto, tempio del Foro (chiesa di Sant'Ansano, epoca augustea)
- 3 L'anthemion in epoca giulio-claudia a Roma e in Italia
- 3.1 Roma, tomba di Marco Servilio Quadrato (via Appia antica, età tiberiana)
- 3.2 Roma, arco di Tiberio nel Foro romano (16 d.C.)
- 3.3 Roma, cornice ionica presso la chiesa di San Nicola in Carcere (epoca giulio-claudia)
- 3.4 Roma, ginnasio di Nerone in Campo Marzio (62 d.C.)
- 3.5 Fondi (Lazio meridionale, probabile epoca giulio-claudia)
- 4 Anthemia nelle province occidentali in epoca augustea e giulio-claudia
- 5 La prosecuzione della tradizione ellenistica negli anthemia di epoca augustea e giulio claudia nelle province orientali
- 6 Il boom degli anthemia a Roma in epoca flavia
- 6.1 Roma, tempio della Pace, 75 d.C.
- 6.2 Roma, tempio di Vespasiano, 79-81 d.C.
- 6.3 Roma, via delle Tre Pile (Campidoglio)
- 6.4 Roma, arco di Tito, 81-90 d.C.
- 6.5 Roma, da presso il tempio della Pace
- 6.6 Roma, palazzo di Domiziano sul Palatino, 81-92 d.C.
- 6.7 Roma, tempio di via delle Botteghe Oscure, restauro domizianeo
- 6.8 Roma, villa Celimontana, cornice ionica flavia, dalla collezione Mattei
- 6.9 Roma, foro di Nerva, 98 d.C.
- 6.10 Albana Domitiani (villa di Domiziano a Castel Gandolfo e ad Albano)
- 6.11 Ostia antica, tempio dell'Ara rotonda (ricostruzione domizianea)
- 6.12 Ostia antica, cornice reimpiegata nell'arco di Caracalla (epoca domizianea)
- 7 L'anthemion nelle province occidentali della seconda metà del I secolo d.C.
- 8 Note
L'origine dell'anthemion in epoca greca. Alcuni esempi
L'origine del motivo[1] risale alla stilizzazione di fiori nell'arte egizia, presente anche nell'arte assira. Palmette e fiori di loto sono utilizzati ampiamente nella ceramica greca arcaica, sia isolati, sia alternati in un motivo continuo e collegati da tralci ondulati in schemi sempre più complessi[2].
Numerosi esempi del motivo ad anthemion nelle terrecotte architettoniche o a rilievo in pietra sono stati pubblicati nel 1909 dall'archeologo tedesco Martin Schede[3]. Il volume raccoglie gli "ornamenti di gronda" e tra questi compaiono diversi esempi di anthemia con palmette e fiori di loto alternati, a partire dal VI secolo a.C.
Generalmente il motivo nelle sue realizzazioni sulla sima prevede tralci intermittenti orizzontali (ovvero tralci a forma di S terminanti in spirale alle due estremità, disposti orizzontalmente e simmetricamente contrapposti), dalle cui spirali accostate, volte alternativamente verso l'alto e verso il basso, nascono palmette aperte e fiori di loto alternati (talvolta fiori di loto e palmette possono essere anche raddoppiati, sia sopra sia sotto i tralci)[4].
Nel VI secolo a.C. le principali varianti per gli anthemia delle sime riguardano le spirali terminali dei tralci, l'arricchimento del fiore di loto con un elemento palmettiforme centrale e l'inserzione dei gocciolatoi sporgenti, spesso a testa di leone, che possono interrompere brutalmente la decorazione ovvero sostituire organicamente uno degli elementi di essa[5]. Decorazioni ad anthemion, compaiono anche in altre posizioni [6]. Un anthemion particolarmente complesso compare sul collarino dei capitelli ionici del quarto tempio di Hera a Samo, dell'ultimo terzo del VI secolo a.C.[7]: tralci intermittenti ad S terminanti in spirali sono simmetricamente contrapposti in verticale: al di sopra nascono palmette alternate a fiori di loto, mentre all'interno degli spazi delimitati dai tralci si trovano palmette più piccole.
Negli esempi di V secolo a.C. il motivo, spesso comprendente i gocciolatoi a protome leonina, si presenta nella forma più classica[8] [9].
Atene, Eretteo (420-406 a.C.)
L'anthemion del coronamento di parete dell'Eretteo sull'acropoli di Atene (420-406 a.C.)[10] presenta tralci intermittenti a forma di S simmetricamente contrapposti; dall'unione delle spirali accostate nascono alternativamente palmette aperte e fiori di loto. Si tratta dello schema base del motivo, con semplice alternanza a coppie (AB), come in altri casi arricchito da piccoli particolari: le fogliette sulle spirali terminali del tralci, il piccolo calice d'acanto da cui nasce il fiore di loto, o il raddoppiamento dei suoi petali laterali, le la sua foglia centrale, verticale, che richiama il lobo centrale delle palmette[11].[12]
Delfi, tholos del santuario di Atena Pronoia (380-360 a.C.)
La cornice dorica della peristasi esterna della tholos del santuario di Atena Pronoia a Delfi ("tholos di Delfi", 380-360 a.C.), presenta la sima[13] intagliata in un blocco separato di marmo pentelico: la superficie è interamente occupata dallo sviluppo dei tralci intermittenti, nascenti da piccoli calici di acanto dietro le teste di leone dei gocciolatoi e arricchiti da spirali supplementari e da sottili viticci[14]. Dall'incontro delle spirali terminali dei tralci nasce superiormente una palmetta chiusa, intagliata in un piccolo blocco separato, in funzione di antefissa[15] e inferiormente un piccolo fiore di loto allargato, con motivo palmettiforme al centro[16].
Alicarnasso, Mausoleo (353-350 a.C.)
La sima della cornice dell'ordine ionico del Mausoleo di Alicarnasso (353-350 a.C.) era intagliata in un blocco separato. Il motivo è ancora quello di origine arcaica, con tralci intermittenti nascenti dalla base del fiore di loto. In questo caso i tralci terminano ciascuno con una spirale e con una semipalmetta. Le due semipalmette si accostano a formare una palmetta completa, chiusa e non aperta[17]. I calici da cui nascono sia i fiori di loto che le semipalmette sono costituiti da foglie acantizzanti di profilo.
Anthemia ellenistici in Asia Minore
In epoca ellenistica i grandi templi microasiatici modificano, arricchendolo, il modello tardo classico. Nelle sime dei lati lunghi, interessate dalla presenza dei gocciolatoi, quasi sempre a testa di leone, questi occupano il posto del fiore di loto: dietro di essi nascono i tralci intermittenti, come già in precedenza, ormai distesi su tutta la superficie e arricchiti da spirali e steli secondari. I tralci terminano con semipalmette, non sempre riaccostate a ricomporre la palmetta originale[18]. La sima dei lati lunghi del tempio di Dioniso a Teos, attribuito ad Ermogene e datato tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C.[19] presenta gocciolatoi a testa di leone affiancati da due grandi girali alternate a fiori di loto; dai piccoli tralci nascenti sotto entrambi, con piccole spirali rivolte in basso, si orginano palmette tutte chiuse; la moltiplicazione dei calici del fiore di loto, che lo fa assomigliare ad una palmetta aperta, dà l'impressione invece un'alternanza di palmette aperte e chiuse tra i gocciolatoi.
Le sime del geison obliquo del frontone, senza gocciolatoi, hanno schemi di solito più vicini al modello classico dell'anthemion: i tralci intermittenti nascono sotto il fiore di loto, arricchito con un piccolo calice d'acanto da cui nascono i petali, e con la moltiplicazione dei petali laterali, che lo fanno assomigliare ad una palmetta aperta; sempre i tralci intermittenti sono inoltre spesso arricchiti da spirali aggiuntive. Anche le palmette tra i fiori di loto si moltiplicano, presentandosi alternativamente in forme aperte e chiuse: lo schema di alternanza diventa più complesso, a quartetti, invece che a coppie (ABAC).
Nella sima frontonale del tempio di Dioniso a Mileto, della fine del IV secolo a.C.[20], i tralci intermittenti si originano dalla base dei fiori di loto, che nasccono da un piccolo calice d'acanto e presentano due foglie lisce. Dalle spirali terminali dei tralci, rivolte verso il basso e accompagnate da una piccola spirale secondaria rivolta verso l'alto, nascono palmette alternativamente chiuse e aperte, con alternanza a quartetti (ABAC)[21].
Decorazioni più piccole e più semplici comparivano anche in altri elementi architettonici, con elementi vegetali allungati e sottili che riprendevano lo schema degli anthemia classici con alternanze anche complesse di forme diverse di palmette[22].
L'evoluzione dell'anthemion a Roma e in Italia in epoca tardo-repubblicana e augustea
A Roma nella tarda epoca repubblicana sono presenti sulle sime delle cornici semplici motivi ad anthemion, con tralci intermittenti ad andamento orizzontale o obliquo, dall'unione delle cui spirali accostate e strette da un "balteo" (nastro) nascono fiori di loto e palmette, variamente alternati.
Roma, tempio di Iuno Sospita (tempio centrale di San Nicola in Carcere, 90 a.C. circa)
Presso la chiesa di San Nicola in Carcere, addossati al'esterno sul lato sud dell'edificio, si conservano alcuni blocchi di una cornice con mensole in peperino, appartenenti al tempio di Iuno Sospita, il tempio centrale inglobato nella chiesa[23], rifatto intorno al 90 a.C.[24] L'anthemion che compare sulla sima della cornice persenta tralci intermittenti di forma vagamente tubolare, ad andamento orizzontale, molto allungati; dalle loro spirali terminali si originano alternativamente fiori di loto con larghi calici a V, e palmette aperte, anch'esse allargate. L'alternanza segue un semplice schema a coppie (AB).
Ostia antica, mausoleo fuori porta Marina (40-30 a.C.)
Una cornice con mensole marmorea, giacente nei pressi del mausoleo ostiense fuori porta Marina, è attribuita al monumento, datato agli anni 40-30 a.C. La cornice, con mensole a blocchetto e cassettoni privi di incorniciatura e decorati da diversi motivi vegetali, secondo il modello tardo-repubblicano, è decorata sulla sima con un semplice anthemion a tralci intermittenti obliqui, da cui si originano corti fiori di loto con calice liscio e calici rovesci, forse assimilabili a palmette aperte[25].
Roma, via Appia antica, tomba dei Rabirii (I secolo a.C.)
Uno zoccolo è stato ricollocato in uno dei sepolcri della via Appia ricostruiti da Luigi Canina agli inizi dell'Ottocento, insieme al calco del rilievo raffigurante tre personaggi della famiglia dei Rabiri[26], probabilmente liberti di Caio Rabirio Postumo, contemporaneo di Cicerone, che lo difese in un processo. Sull'ampia gola diritta rovesciata è presente un motivo derivato dall'anthemion, con palmette rovesciate alternativamente aperte e chiuse, dai lobi filiformi, nascenti da calici di tre piccole foglie d'acanto; al posto dei tralci intermittenti dagli stessi calici nascono sottili steli ondulati che si intrecciano nello spazio vuoto tra le palmette. L'elemento presenta le superfici molto rovinate dall'esposizione all'aperto e il disegno si riconosce appena[27].
Un frammento dal disegno molto simile, forse con piccole differenze di resa (ma è difficile giudicare se questa impressione non derivi invece solo da un diverso stato di conservazione) e di disegno, è esposto nei Musei Vaticani (Museo Chiaramonti[28]).
Uno zoccolo di ignota provenienza del Museo nazionale romano, oggi custodito nel giardino dei Cinquecento (terme di Diocleziano), presenta una simile articolazione (ma con cavetto superiore liscio) e un disegno dell'anthemion molto simile, con simili sottili steli intrecciati che si dipartono dalla base delle palmette. La palmette, che si alternano in una forma chiusa e in due aperte, hanno tuttavia lobi appiattiti meno sottili, che emergono da una membrana vegetale con margini ondulati[29].
Rimini, arco di Augusto (27 a.C.)
L'anthemion presente sulla sima della cornice nella trabeazione principale dell'arco di Augusto a Rimini, datato all'inizio dell'epoca augustea, riprende lo stesso schema adottato in epoca tardo-repubblicana, semplificandolo: si alternano solo palmette chiuse o aperte e i tralci intermittenti nascono dietro le palmette e terminano con due spirali accostate senza dare origine ad altri elementi vegetali.[30].
Roma, Tempio di Apollo in Circo (dopo il 27 a.C.)
Il lacunare dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo (detto "tempio di Apollo Sosiano") appartenente alla fase costruttiva del tempio di poco posteriore al 27 a.C., è realizzato su una lastra di marmo che riveste il nucleo interno insieme ad altre due lastre per i lati dell'architrave. Il lacunare presenta due pannelli interni accostati, incorniciati da un kyma lesbico continuo, all'interno di ciascuno dei quali lo spazio è occupato da un anthemion con palmette e bucrani[31].
In questa rielaborazione del motivo dell'anthemion i tralci intermittenti hanno forma a nastro, e non più quasi tubolare, e assumono andamento obliquo. Le spirali accostate sono strette da un balteo (nastro piatto) e le palmette, nascono con la mediazione di una membrana vegetale. Il motivo è inoltre arricchito dalla presenza dei bucrani (crani di buoi sacrificati, con le corna ornate da infule, che alludono al sacrificio e sono collegati al carattere sacro dell'edificio), dietro i quali nascono i tralci intermittenti.
Roma, via Appia antica, cornice di un sepolcro (probabile datazione primo augustea)
Una cornice ionica, che doveva appartenere ad un sepolcro al III miglio della via Appia antica[32] è attribuita all'epoca repubblicana o primo-augustea[33]. La sima presenta un anthemion con tralci intermittenti obliqui a semplice nastro piatto, da cui nascono palmette aperte diritte o rovesce. Il disegno è molto semplicei[34].
Un coronamento angolare con simili caratteri stilistici, di provenienza non riportata nella didascalia, è esposto all'ingresso dei Musei Vaticani (attualmente in cima alla scala mobile, presso il banco informazioni). L'anthemion sulla sima presenta i tralci intermittenti ad andamento orizzontale trasformati in grandi semipalmette (un motivo che ricomparirà in epoca flavia). Gli elementi sono resi quasi come sagome ritagliate sullo sfondo liscio della modanatura.
Roma, Basilica Emilia, primo ordine interno, fase augustea (dopo il 14 a.C.)
In epoca augustea, la cornice del primo ordine della Basilica Emilia presenta una sima coronata da un kyma ionico e astragalo a fusarole e perline e decorata con un semplice anthemion a tralci intermittenti orizzontali[35]. Tutti gli elementi vegetali sono maggiormente allungati rispetto agli esempi tardo-repubblicani e il fiore di loto si presenta con petali raddoppiati. Gli elementi si alternano in modo più articolato: al fiore di loto si alternano palmette chiuse e aperte, secondo uno schema inedito a terzetti (ABC). Questa tripartizione dei motivi vegetali, unita invece all'alternanza a coppie delle spirali terminali dei tralci, rivolte verso l'alto o verso il basso, genera a sua volta un'articolazione più complessa, per cui ciascun elemento si trova alternativamente a nascere da spirali accostate rivolte verso l'alto (a) o verso il basso (b) (alternanza a sei elementi, o "sestetti", AaBbCaAbBaCb).
Questa decorazione della Basilica Emilia sembra aver avuto un certo seguito e divenne probabilmente parte del repertorio delle officine romane che lavoravano il marmo: un frammento di resa molto simile, ma privo di astragalo a fusarole e perline tra kyma ionico e anthemion e con l'aggiunta di una serie di piccoli dentelli sotto l'anthemion e sopra il kyma lesbio continuo (aggiunta sorprendente, per l'uso come semplice modanatura di separazione dei dentelli) è presente sul mercato antiquario[36].
Un altro frammento simile (fotografia qui a lato) è esposto nei Musei Vaticani (Museo Chiaramonti[37]), con differenze sia nella successione delle modanature, sia nel disegno, sia nella resa, che sembrano indicare una realizzazione da parte di un'officina meno colta. In particolare, per la successione delle modanature, l'astragalo tra kyma ionico e anthemion è scomparso, mentre il kyma lesbio continuo di base è stato sostituito da un kyma lesbio trilobato; la resa sembra meno raffinata, con elementi dell'anthemion e del kyma lesbio trilobato appiattiti, lancette del kyma ionico esageratamente grandi e intagliate grossolanamente. Nel disegno dell'anthemion sembra che il modello della basilica Emilia fosse stato imitato senza comprenderne pienamente la logica: qui i tralci intermittenti sembrano derivare dal margine superiore rilevato della membrana da cui nascono le palmette, ma terminano con una piccola spirale senza contatto con il fior di loto, che nasce direttamente dal bordo inferiore del motivo. Anche la particolare forma del kyma lesbio trilobato inferiore, con elemento centrale allargato che forma due piccoli archetti alla base dello spazio interno agli archetti, riprende un motivo diffuso in quest'epoca.
Roma, Foro di Augusto (2 a.C.)
Dopo la fase di sperimentazione primo-augustea, nel Foro di Augusto, inaugurato nel 2 a.C., si elabora il primo stile decorativo autenticamente romano: l'uso dell'anthemion scompare nelle trabeazioni degli ordini, dove prevalgono le modanature poi divenute canoniche e in particolare la sima liscia. Tuttavia motivi elaborati a partire dallo schema dell'anthemion si incontrano nelle incorniciature delle pareti e dei clipei dell'attico e come base per il motivo decorativo di alcuni dei fregi. Si tratta in generale di elaborazioni piuttosto articolate e che hanno avuto poco seguito.
Il motivo dell'anthemion nell'incorniciatura sulle pareti laterali dell'aula del Colosso nel Foro di Augusto riprende le caratteristiche del modello classico-ellenistico[38], con tralci intermittenti orizzontali, nascenti da dietro il fior di loto, quest'ultimo con petali raddoppiati e piccolo calice alla base. Le palmette che nascono dall'unione delle spirali hanno lobi rigonfi, dalle estremità arrotondate[39].
Lo stesso motivo si ripeteva sulla bordura inferiore del tendaggio dipinto sulle lastre che rivestivano la parete alle spalle della statua colossale di Augusto, nel medesimo ambiente[40].
L'anthemion dell'incorniciatura riprende da vicino quello presente sul recinto interno dell'Ara Pacis (13-9 a.C.)[41], nel quale tuttavia gli elementi sono più allungati e serrati, per cui le cime incurvate dei petali del fiori di loto circondano la palmetta come in un medaglione[42].
Un'altra simile incorniciatura, appartenente al rivestimento parietale del muro di fondo di portici ed esedre nel Foro di Augusto, sotto le nicchie, presenta una decorazione derivata da un motivo ad anthemion, trasformato con nuove invenzioni nel disegno: i tralci intermittenti sono divenuti nastri che si incurvano verso l'alto, terminanti solo inferiormente in spirali occupate da piccole rosette; dalle spirali accostate nascono calici di due foglie d'acanto di profilo e con foglia d'acqua centrale, mentre negli stretti spazi intermedi pendono da lunghi steli fiorellini a calice[43]. Queste innovazioni si inseriscono nel clima di sperimentazione che aveva pervaso tutta la prima età augustea: anche nel Foro di Augusto sono presenti motivi che poi non avranno ulteriore seguito.
Un motivo decorativo basato sul raddoppio dello schema ad anthemion è ancora presente nel Foro di Augusto nel fregio dei portici (lato verso l'interno), con tralci intermittenti obliqui raddoppiati e simmetricamente contrapposti anche in verticale, che definiscono spazi in cui si dispiegano palmette con andamento orizzontale[44]. Infine, anche il fregio dell'ordine che inquadrava le nicchie sul muro di fondo dell'esedra[45] presenta un motivo probabilmente derivante da un anthemion, in cui i tralci intermittenti sono collegati in un nastro continuo, assumendo un andamento ondulato: negli spazi intermedi, a forma di goccia, sono inseriti calici a bulbo, d'acanto o lisci[46].
Roma, tempio dei Dioscuri (6 d.C.)
Gli architravi del tempio dei Dioscuri (detto spesso "tempio dei Càstori") nel Foro Romano (6 d.C.) presentano la fascia intermedia (seconda fascia) decorata con un anthemion, dal disegno ancora trasformato. I tralci intermittenti a nastro hanno andamento del tutto obliquo e terminano in girali sporgenti a chiocciola: tra le spirali accostate nascono, su corti e robusti steli, doppi calici di foglie d'acanto a V, alternati a palmette chiuse rovesciate. Un elemento aggiuntivo arricchisce il motivo base: due caulicolii che emergono dai calici e si incurvano lateralmente, danno origine a viticci che vanno a sovrapporsi ai nastri e terminano in piccole spirali ai lati delle palmette. In questo arricchimento del motivo si coglie l'inizio della vegetalizzazione che diverrà poi esuberante in epoca successiva.
Roma, tempio della Concordia (10 d.c.)
La decorazione del plinto nelle basi della cella del tempio della Concordia, inaugurato nella ricostruzione a nome di Tiberio nel 10 d.C., presenta un motivo derivato dall'anthemion, nel quale i tralci intermittenti obliqui si sono fusi in un unico nastro ondulato[47]. Da dietro questo nastro emergono nastri più piccoli terminanti in piccole spirali, accostate, da cui nascono, simmetricamente contrapposti in verticale, un corto fiore di loto con grande calice e una palmetta aperta con lobi ingrossati. Come di frequente accade nelle decorazioni augustee il motivo presenta piccole variazioni nel disegno da un esemplare all'altro.
Roma, Basilica Emilia, secondo ordine interno, fase augustea (14 a.C.- 22 d.C.)
| Nella trabeazione del secondo ordine della Basilica Emilia, attribuito all'epoca tiberiana (14 a.C.-22 d.C:), la sima della cornice[48] si presenta decorata da un anthemion con tralci intermittenti orizzontali, da cui nascono palmette alternate a fiori di loto, simile a quello della sima dell'ordine inferiore, reimpiegato dalla fase tardo-repubblicana. Compare però un altro stelo a nastro, che si stacca dietro le spirali e rinchiude le palmette in un medaglione.
Il fregio della medesima trabeazione presenta una decorazione ad anthemion con tralci intermittenti ad andamento orizzontale, da cui emergono grandi fiori di loto e calici a bulbo, con diversi arricchimenti[49]. I tralci intermittenti, che da prismatici diventano più piatti nelle spirali, sono parzialmente rivestiti ad una estremità da una foglia d'acanto, mentre una rosetta occupa la spirale. Il calice a bulbo ha foglie chiuse con bacche che ne impreziosiscono la superficie e foglie dai margini ondulati che si dipartono dal bulbo centrale, terminante superiormente con un grande fiore. I fiori di loto hanno petali trasformati in foglie dai margini frastagliati e sono rinchiusi da un bordo esterno rilevato di forma quasi quadrangolare; dalla loro base nascono due grandi semipalmette. Come abbiamo visto accadere anche nel Foro di Augusto, da un blocco all'altro il disegno degli elementi presenta leggere varianti, frutto delle diverse mani degli scalpellini, pur rimanendo sempre di altissima qualità. Questo tipo di decorazione vegetale del fregio ionico, basata sul motivo ad anthemion, avrà largo seguito nella decorazione architettonica imperiale romana, alternandosi al motivo a girali. La stessa trabeazione presenta un lacunare con semplice incorniciatura liscia che occupa quasi l'intera larghezza della superficie inferiore dell'architrave[50]. La decorazione è costituita da un doppio anthemion, con un disegno particolarmente complesso di tralci intermittenti con inclinazioni variabili, le cui terminazioni spiraliformi si sovrappongono e si fondono. Le spirali al centro del lacunare, coperte da rosette, accostandosi danno origine a palmette aperte alternativamente diritte e rovesce, mentre semipalmette chiuse occupano gli spazi laterali. |
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Roma, fregio del Miliarium aureum (20 a.C.)
Il fregio ionico curvilineo collocato su un basamento in cementizio presso il tempio di Saturno, identificato come i resti del Miliarium aureum dalla targa moderna in travertino, riprende lo stesso modello adottato nel fregio della basilica Emilia. Il blocco fu rinvenuto nell'Ottocento nell'area tra la Basilica Giulia e il tempio di Saturno ed è stato attribuito, senza certezze, al rivestimento del basamento in muratura del Miliarium aureum, eretto da Augusto nel 20 a.C. in commemorazione dell'assunzione della carica di curator viarum e che viene solitamente ricostruito come una colonna marmorea rivestita in bronzo dorato[51]. L'anthemion del fregio presenta fiori di loto nascenti da un doppio calice, con petali laterali trasformati in foglie dai margini frastagliati, al centro dei quali nascono rosette su steli sottili. I sottili tralci intermittenti che nascono dalla sua base, parzialmente rivestiti da foglie lisce, terminano in spirali desinenti in rosette. Da queste, unite da un balteo nascono calici fogliacei a bulbo. Rispetto al fregio della basilica Emilia mancano le semipalmette, le spirali da cui nascono i calici sono rivolte verso l'alto e il disegno e la resa sono meno raffinati: il modello sembra tuttavia molto simile.
Spoleto, tempio del Foro (chiesa di Sant'Ansano, epoca augustea)
I motivi elaborati a Roma si diffusero poi con diverse trasformazioni ed esiti anche in Italia.
Il tempio prostilo esastilo che sorgeva ad una estremità della piazza del Foro della Spoleto romana conserva sul fianco sinistro un breve tratto del fregio, decorato con un motivo ad anthemion[52]. Il disegno dell'anthemion si basa su tralci intermittenti ad S ad andamento insolitamente verticale, con steli sottili, parzialmente rivestiti da una foglia d'acanto di profilo e terminanti in rosette a quattro petali. Da questi nascono palmette chiuse diritte e palmette aperte rovesce.
Compare già la vegetalizzazione dei tralci intermittenti dell'anthemion, che riprende i modelli dell'acanto della decorazione a girali, presentandosi come una mescolanza di questi diversi tipi di decorazione vegetale. Il disegno del motivo si trasforma con nuove varianti, come l'andamento verticale dei tralci, che meglio si prestava alla loro vegetalizzazione.
L'anthemion in epoca giulio-claudia a Roma e in Italia
I modelli elaborati in epoca augustea si diffusero nella prima metà del I secolo d.C., sotto i suoi successori giulio-claudi. Secondo il gusto delle decorazioni dell'epoca, diventa sempre più comune la vegetalizzazione agli elementi, che si arricchiscono di viticci e rosette, o le cui foglie lisce si trasformano in foglie d'acanto.
Roma, tomba di Marco Servilio Quadrato (via Appia antica, età tiberiana)
Un esempio è il fregio della tomba di Marco Servilio Quarto sulla via Appia antica, datato in epoca tiberiana dall'iscrizione sull'architrave[53] Il fregio è decorato con un ricco anthemion in cui i fiori di loto sono sostituiti da calici aperti a V di foglie d'acanto e i tralci intermittenti che nascono da sotto essi sono rivestiti ugualmente da foglie d'acanto, configurandosi quasi come calici doppi simmetricamente contrapposti; dalle grandi spirali, unite da un balteo, nascono grandi fiori di forme diverse e calici a bulbo, che appaiono circondati come in un medaglione circolare dalle foglie dei calici. Questo disegno dell'anthemion sembra poter essere all'origine del motivo a medaglioni e rosette (doppi calici d'acanto che circondano rosette) che sarà elaborato in seguito, con diffusione soprattutto in epoca antonina e severiana[54].
Roma, arco di Tiberio nel Foro romano (16 d.C.)
Due elementi di fregio-architrave sono stati ipoteticamente attribuiti all'arco di Tiberio nel Foro romano, eretto nel 16 d.C. in seguito al recupero delle insegne perse da Varo nella battaglia di Teutoburgo[55]. L'anthemion presenta tralci intermittenti ad S a semplice nastro e ad andamento orizzontale e dalle spirali, serrate per mezzo di un balteo, nascono fiori di loto trasformati in calici a V con foglie d'acanto di profilo, alternati a palmette chiuse. Una piccola foglia acantizzante che ricopre parzialmente le spirali sotto i calici, con la cima terminante a spirale, arricchisce il motivo.
Roma, cornice ionica presso la chiesa di San Nicola in Carcere (epoca giulio-claudia)
Una cornice ionica in marmo rinvenuta presso la chiesa di San Nicola in Carcere e attualmente conservata sul fianco sud dell'edificio[23], di ignota attribuzione, ma datata in epoca giulio-claudia[56] conserva subito al di sotto del soffitto un cavetto intagliato con un anthemion a medaglioni: due calici a V contrapposti verticalmente inquadrano palmette aperte alternate a doppi fiori di loto pendenti .
Roma, ginnasio di Nerone in Campo Marzio (62 d.C.)
Una cornice conservata nel lapidario all'aperto dell'Antiquarium del Celio è attribuita al ginnasio costruito da Nerone nel Campo Marzio[57]. La cornice presenta una successione di modanature semplificata: la sima è decorata con ampie palmette aperte, separate da sottili doppi calici da cui emerge uno spesso stelo desinante in rosetta. Nessuna modanatura di separazione divide sima e corona, liscia, che sembra priva di peduncolo. Nella sottocornice, sotto il soffitto piano ionico, si susseguono un kyma ionico con ovuli contenuti in sgusci a nastro tendente ad allargarsi e leggermente concavo, separati da lancette con spigolo rilevato. , Infine al di sotto di una fascia liscia, considerevolmente più bassa del kyma ionico soprastante, una ricca decorazione vegetale derivata da un motivo ad anthemion è presente sulla modanatura inferiore: calici d'acanto doppi nascono da due spirali accostate, che danno origine a una doppia girale a forma di S verticale.
Fondi (Lazio meridionale, probabile epoca giulio-claudia)
A Fondi (nel Lazio meridionale) un fregio-architrave, esposto in sette blocchi nell'Antiquarium comunale presso il convento di San Francesco e rinvenuto in via Manzoni[58], presenta un motivo ad anthemion con tralci intermittenti orizzontali da cui nascono calici d'acanto con steli laterali desinenti in boccioli, alternati a fiori di loto dal profilo molto simile a quello dei fiori di loto della basilica Emilia (secondo ordine interno di epoca augustea). Anche in questo caso le spirali rivolte verso l'alto, da cui nascono i fiori di loto sono arricchite da foglie. La superficie piatta degli elementi vegetali è arricchita da incisioni e il calice intermedio è ricco di foglie d'acanto. Il fregio potrebbe essere databile in epoca giulio-claudia.
Anthemia nelle province occidentali in epoca augustea e giulio-claudia
Gallia
Negli archi della Gallia Narbonense, datati in epoca augustea[59] la decorazione è ricca e sovrabbondante e negli anthemia, ampiamente usati, sembra anticipare formulazioni che compariranno a Roma solo nella successiva epoca flavia.
Il tetrapilo di Cavaillon, datato nei primi anni d.C.[60], presenta sull'archivolto, al posto delle fasce da architrave, un grande anthemion con tralci intermittenti obliqui trasformati in una foglia acantizzante, nella quale lo stelo tubolare del tralcio rimane percepibile come nervatura centrale della foglia. Dalle spirali terminali contrapposte nascono calici pendenti di forme diverse e piccoli fiori di loto diritti, da cui nascono steli con rosette terminali[61].
A Roma i primi esempi sicuramente datati di tralci intermittenti vegetalizzati, in cui tuttavia questi sono rivestiti da foglie d'acanto e caulicoli, e non ancora trasformati essi stessi in foglie, sembrano comparire solo nel tempio di Vespasiano. Tuttavia gli anthemia con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati compaiono anche in altri archi narbonensi, datati anch'essi in epoca augustea o giulio-claudia: nel collarino dei coronamenti d'anta dei pilastri dell'arco di Carpentras, considerato contemporaneo a quello di Cavaillon[62] e sullo zoccolo dell'attico superiore dell'arco di Orange, datato in epoca tiberiana[63]. La sovrabbondanza decorativa sembra una caratteristica del gusto decorativo locale, che tende a riemergere non appena ci si allontana dal modello urbano.
Il coronamento d'anta dei pilastri dell'arco di Cavaillon mostra inoltre un piccolo anthemion nella inconsueta collocazione del listello superiore[64], con lunghi tralci intermittenti obliqui a nastro che danno origine a piccoli calici.
Il coronamento dell'archivolto nell'arco di Orange, costituito, come nei modelli microasiatici, dalla sequenza anthemion-kyma ionico-astragalo a fusarole e perline, presenta un anthemion a medaglioni cuoriformi, con nastro non vegetalizzato ed elementi interni costituiti da calici a foglie lisce da tre o cinque foglie nascenti dalle spirali inferiori; tra i medaglioni, stretti da un balteo, sono lancette con duplice punta e nervatura centrale a spigolo[65]. Il motivo è riconosciuto come una semplificazione di quello presente a Roma, ad esempio nella cornice ionica marmorea di San Nicola in Carcere (vedi sopra).
Ad Autun (Augustodunum), la porta d'Arroux (iniziata nel 15 a.C.) mostra, sulla cornice della trabeazione principale, sopra l'arco maggiore, la sima decorata con un semplice anthemion a tralci intermittenti obliqui, a nastro piatto, dal quale nascono palmette diritte e rovesce[66].
Fregi ad anthemion, derivanti dai modelli sviluppati a Roma, sono presenti negli edifici pubblici legati ai complessi forensi di epoca giulio-claudia. La trabeazione che sormonta il lato ovest dell'arcata minore del portico del foro di Vienne[67], reca nella parte rettilinea tra gli elementi sporgenti sopra le semicolonne, un fregio ad anthemion, con tralci intermittenti orizzontali con grandi spirali parzialmente rivestite da foglie d'acanto da cui nascono alternate palmette aperte e calici di varie forme e riccamente vegetalizzati, che sembrano alternarsi capricciosamente.
Nella seconda basilica di Nyon, costruita tra l'epoca di Claudio e quella di Nerone[68], il fregio della facciata mostrava ugualmente un anthemion a tralci intermittenti orizzontali, mentre il fregio-architrave del primo ordine interno (intagliato sul retro di un architrave dell'ordine maggiore), un fregio con anthemion a medaglioni formati da calici d'acanto contrapposti in verticale e circondanti calici di forme diverse.
Hispania
Una piccola cornice del teatro di Cartagena, di epoca augustea[69] mostra sulla sima un anthemion a medaglioni, reso in forme forse non pienamente comprese dallo scultore locale. Un anthemion con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati da cui nascono calici a v su sottile stelo diritti e calici pendenti, comprare inoltre su una probabile incorniciatura di porta di incerta provenienza, ma datata ancora in epoca giulio-giulio claudia[70].
A Cordova, capitale della provincia di Betica, si conservano diversi frammenti della decorazione architettonica della città, alcuni dei quali decorati con anthemia: tra questi una cornice con mensole, probabilmente opera di un'officina locale [71], che presenta un anthemion come modanatura superiore della sottocornice, del tipo derivante dalla tradizione tardo-repubblicana, con tralci intermittenti orizzontali e con alternanza di fiori di loto a doppio calice e palmette aperte. I tralci intermittenti, resi a nastro e piuttosto appiattiti, sono del tipo che nasce dietro la base del fiore di loto, mentre le palmette si originano dalle spirali accostate rivolte verso l'alto: tuttavia una probabile incomprensione della logica del motivo da parte degli scalpellini locali ha fatto si che i nastri sembrino quasi fusi con un elemento curvilineo rappresentante il piccolo calice d'acanto da cui spesso nasce il fiore di loto[72]. Un altro anthemion è presente come modanatura inferiore, del tipo a medaglioni: il nastro si incurva a formare un medaglione che circonda le palmette aperte rovesce nascenti dalle spirali terminali superiori; tra i medaglioni è presente un elemento a lancia verticale con spigolo centrale e punte alle due estremità.[73]. Ad epoca augustea è ritenuto invece appartenere uno zoccolo di un altare con una gola rovescia decorata da un anthemion con sottili tralci intermittenti ad S obliqui, congiunti in verticale: negli spazi cuoriformi intermedi sono palmette aperte inferiormente e calici a due foglie con cime ripiegate superiormente[74].
La prosecuzione della tradizione ellenistica negli anthemia di epoca augustea e giulio claudia nelle province orientali
Grecia
Il tempio di Roma e Augusto un monoptero costruito sull'acropoli di Atene nella prima età augustea[75], presenta capitelli copia esatta di quelli dell'Eretteo di Atene (sottoposto a restauro nello stesso periodo)[76] e anche l'anthemion sul collarino è ripreso esattamente dal modello classico.
Il monoptero corinzio dedicato da Gneo Babbio Filino, probabilmente in epoca tiberiana, sulla terrazza occidentale del foro romano della colonia di Corinto[77] conserva i blocchi di fregio-architrave con iscrizione sulle fasce dell'architrave e fregio con anthemion, con semplice alternanza a coppie tra fiori di loto e palmette e con tralci intermittenti orizzontali. Il disegno dell'anthemion è arricchito da foglie d'acanto, ma la resa è schematica e appiattita[78].
Un fregio-architrave molto simile[79] è presente nella cosiddetta "Facciata dei Prigionieri", sempre a Corinto, sul lato opposto del foro della colonia romana, e appartenenete alla sua fase augustea o neroniana[80]. L'anthemion si presenta qui come una successione di sole palmette, alternativamente aperte o chiuse. I lobi più esterni delle palmette chiuse, invece di nascere dalla foglia d'acanto alla base, sono staccati e terminano inferiormente in una piccola spirale rivolta verso l'alto. I tralci intermittenti ad S sono sostituiti da un nastro orizzontale alla base, che termina con un'altra spirale, rivolta sempre verso l'alto, contro la base della palmetta aperta[81].
Il modello di questo fregio-architrave sembra ripetersi nella città: un elemento sporadico conservato lungo il cardine massimo mostra ancora la medesima successione di modanature e un anthemion con alternanza di palmette chiuse e aperte nel fregio. Qui i tralci intermittenti ad S non sono tuttavia simmetricamente contrapposti, ma hanno tutti lo stesso andamento, per cui ogni palmetta nasce dall'accostamento di due spirali una volta in basso e una volta in alto[82].
Asia Minore
In epoca augustea e giulio claudia, gli anthemia che si trovano su edifici sicuramente datati in Asia Minore mostrano una continuazione della tradizione ellenistica. Il disegno del motivo tende ad essere semplificato e soprattutto i tralci intermittenti veri e propri, a forma di S, tendono ad essere sostituiti da piccoli tralci spiraliformi che nascono alla base degli elementi vegetali, invece di dare origine ad essi. [83].
La porta di Mazeo e Mitridate, ingresso all'agorà ellenistica di Efeso, costruita nel 4-3 a.C. e dedicata ad Augusto e ai suoi familiari[84], ha un anthemion sul coronamento dell'attico[85], al di sopra dell'iscrizione di dedica, nel quale i piccoli tralci intermittenti si limitano ad essere rappresentati da corti steli orizzontali che nascono da sotto i fiori di loto, con foglie e terminazioni spiraliformi. L'effetto decorativo è raggiunto sia attraverso la complessità delle alternanze (schema ad otto elementi ABACABAD: tra i fiori di loto si trovano alternativamente palmette chiuse e aperte, queste ultime a loro volta alternativamente di due forme diverse), sia attraverso i margini a leggero rilievo che sottolineano i contorni degli elementi, con un effetto principalmente disegnativo, ma una resa ancora piuttosto raffinata.
La stessa porta presenta nella cornice ionica della trabeazione principale al di sopra dei passaggi ad arco la sima decorata con gocciolatoi a testa di leone, dietro ai quali nascono tralci coperti da foglie d'acanto terminanti in grandi semipalmette e piccole spirali alla base: tra queste ultime nasce un elemento lanceolato verticale. Anche questa decorazione riprende i modelli delle sime di epoca tardo-classica ed ellenistica senza grandi variazioni.
La sima frontonale del tempio di Augusto ad Antiochia di Pisidia, a lui dedicato poco dopo la sua morte e costruito tra il 10 e il 30 d.C.[86], mostra un anthemion anch'esso ancora di tradizione ellenistica, ma in uno schema e con una resa semplificati. L'anthemion si compone di piccoli tralci intermittenti orizzontali; dalle sole spirali rivolte verso l'alto nascono palmette alternativamente chiuse ed aperte, mentre mancano i fiori di loto[87].
Il coronamento di un architrave[88], pertinente al complesso del tempio mostra la successione di modanature con anthemion-kyma ionico-astragalo a fusarole e perline (dall'alto) che sarà tipica per tutta l'epoca romana. L'anthemion[89] mostra un'alternanza di palmette aperte e chiuse (anthemion a palmette), dalla cui base nascono piccoli steli terminanti a spirale che sostituiscono i tralci intermittenti veri e propri[90]
Siria
Il tempio di Bel a Palmira, costruito tra il 32 e il 38 d.C., presenta in diversi elementi degli anthemia, anch'essi derivanti dalle forme ellenistiche[91]: l'anthemion del coronamento d'anta del pilastro angolare esterno della cella mostra i tralci intermittenti orizzontali che assumono un andamento ondulato e steli terminanti in spirale che occupano lo spazio tra le palmette aperte.
Il boom degli anthemia a Roma in epoca flavia
Il motivo base dell'anthemion con tralci intermittenti obliqui si diffonde moltissimo in epoca flavia: la sua ricchezza decorativa e le sue possibilità di variazione corrispondono infatti maggiormente al gusto dell'epoca per una decorazione sovrabbondante e chiaroscurata, che riempie tutte le superfici. Sia i tralci intermittenti che gli elementi diritti e rovesci che nascono da essi sono vegetalizzati, rivestiti o trasformati in foglie d'acanto e si creano numerose varianti a partire dal motivo di base.
I principali schemi di disegno che si ritrovano sulle trabeazioni flavie sono i seguenti (per gli esempi vedi i paragrafi successivi):
- anthemion con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, ovvero trasformati in foglie d'acanto o in ciuffi di foglie d'acanto, e con calici fogliacei, calici a V e palmette, diritti e rovesci, variamente alternati, che nascono dalle spirali terminali accostate dei tralci;
- anthemion con calice d'acanto centrale, da cui nascono i tralci intermittenti, sempre vegetalizzati incurvati verso il basso (a volte fusi con le foglie dei calici di cui sono la prosecuzione allungata); i tralci usualmente terminano inferiormente in spirali da cui possono nascere altri elementi vegetali diritti;
- anthenion con semipalmette che sostituiscono i tralci intermittenti con l'andamento ad S del lobo maggiore e occupano anche lo spazio dove normalmente si trova un elemento vegetale rovescio nascente dalle spirali superiori;
- anthemion con delfini, intrecciati o isolati, che sostituiscono i tralci intermittenti e si alternano in genere con foglie d'acanto diritte;
- motivo a medaglioni, originariamente derivato dal disegno dell'anthemion, costituito da due calici a due foglie d'acanto, uno diritto e uno rovescio, contrapposti in verticale, ma non sempre simmetricamente uguali, che con le loro foglie allungate incorniciano in una sorta di medaglione elementi vegetali diversi; a volte gli elementi vegetali nei medaglioni nascono dalle terminazioni a spirale delle foglie allungate dei calici inferiori e i medaglioni possono assumere forme cuoriformi anziché circolari.
Roma, tempio della Pace, 75 d.C.
La decorazione architettonica vespasianea del tempio della Pace, è ancora in gran parte sconosciuta, sia a causa della sua probabile almeno parziale sostituzione (e copia) nella ricostruzione severiana dopo l'incendio del 192, sia per l'attività di spoliazione dei marmi bianchi che sembra aver interessato il complesso in epoca relativamente precoce[92]. Un frammento di cornice con mensole conservato nell'area archeologica (e visibile da via dei Fori Imperiali) sembra conservare traccia di un anthemion, di disegno non più ricostruitbile, al di sopra della corona liscia. Si tratta dell'unico elemento sicuramente attribuibile all'epoca vespasianea, in quanto il fregio con le Vittorie tauroctone (vedi oltre) sembra più vicino alle decorazioni dell'epoca tardo-domizianea.
Roma, tempio di Vespasiano, 79-81 d.C.
La cornice della trabeazione del tempio presenta gran parte delle superfici disponibili decorata, compreso lo spazio tra le mensole nella fascia d'appoggio e una delle fasce dell'architrave. La vegetalizzazione degli elementi decorativi è ripetuta e fantasiosa, ma questi non assumono ancora forme lussureggianti e rigonfie al punto tale da occupare tutti gli spazi liberi[93].
L'anthemion che separa la sima dalla corona è del tipo con tralci intermittenti obliqui e presenta un inizio di vegetalizzazione: il nastro è trasformato in un un calice a due foglie di profilo, con il contorno frastagliato; da questo calice nasce un'altra foglia simile, terminante sul margine superiore con la cima ripiegata a spirale. Dalle spirali inferiori nascono palmette a 7 lobi, alternativamente aperte o chiuse; da quelle superiori doppi calici lisci a V, rovesciati. Lo schema standard, compresa la presenza delle palmette, è arricchito da una vegetalizzazione ancora moderata, ma che giunge a trasformare in foglie acantizzanti il nastro dei tralci intermittenti.
L'anthemion sul coronamento dell'architrave presenta una vegetalizzazione più accentuata[94]: il disegno non è molto diverso dall'anthemion della sopracornice, ma si aggiungono altri calici e calulicoli intermedi che danno l'oaccasione ad un maggior dispiegarsi di foglie incurvate; anche gli elementi nascenti dalle spirali sono calici d'acanto variati, sia diritti che rovesci.
Roma, via delle Tre Pile (Campidoglio)
Una cornice conservata su via delle Tre Pile, la salita che porta verso il Campidoglio a lato della scalinata, mostra sulla sima un anthemion con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, che, in modo analogo a quelli del tempio di Vespasiano, sono rivestiti da una foglia d'acanto strettamente accostata, da cui nascono viticci, uno dei quali termina superioremente a spirale. Come elementi vegetali nascenti dalle spirali si alternano palmette e calici d'acanto diritti e calici a V rovesci. La vegetalizzazione è ancora più accentuata, con elementi aggiunti oltre a quelli dello schema base del disegno, ma al contempo questi non coprono ancora completamente lo sfondo, come accadrà nelle successive realizzazioni.
Roma, arco di Tito, 81-90 d.C.
Nell'arco di Tito non compaiono decorazioni ad anthemion. Tuttavia, il motivo a medaglioni con rosette, che abbiamo visto alle sue origini nel fregio della tomba di Marco Servilio Quadrato sulla via Appia, di epoca tiberiana, è presente nei cassettoni alla base del soffitto voltato dell'arco e ha qui già assunto la forma che ritroveremo negli esempi successivi: le foglie allungate di un doppio calice d'acanto, diritto e rovescio, incorniciano come in un medaglione rosette di tipo diverso[54].
Roma, da presso il tempio della Pace
Un blocco di fregio-architrave con fregio figurato con Vittorie tauroctone[95] presenta il coronamento dell'architrave decorato con un anthemion con tralci intermittenti obliqui completamente vegetalizzati, da cui nascono calici fogliacei diritti e palmette aperte alternate a calici di due foglie a V[96].
Roma, palazzo di Domiziano sul Palatino, 81-92 d.C.
Gli elementi di epoca flavia provenienti dal Palatino presentano frequentemente anthemia tra le modanature delle cornici e degli architravi, anche ripetuti in forme diverse nella medesima trabeazione. In questo enorme complesso, attribuito all'architetto Rabirio, compaiono diverse varianti nel disegno del motivo, presenti anche negli altri grandi cantieri urbani di quest'epoca.
Negli elementi reimpiegati nei cosiddetti "Trofei Farnese" a palazzo Farnese, messi insieme nel 1820 con elementi marmorei provenienti dagli scavi settecenteschi dell'Aula regia[97] sono presenti anthemia con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, da cui nascono palmette e soprattutto diversi tipi di calici fogliacei, diritti e rovesci, per i quali disegni ogni volta diversi si possono alternare non solo tra elementi diritti e rovesci, ma anche tra gli elementi della stessa serie, con una grande varietà. Le foglie che costituiscono i tralci intermittenti e che compongono i calici sono rigogliose e occupano interamente tutti gli spazi disponibili.
I coronamenti dell'architrave dei due fregi-architrave con Vittorie e trofei, reimpiegati al centro della composizione dei "Torfei Farnese"[98] presentano anthemia con i tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, ormai del tutto trasformati in una foglia d'acanto con le due estremità spiraliformi. Dal confronto ravvicinato risulta abbastanza evidente la differenza di resa (vedi anche l'astragalo sottostante all'anthemion), nonostante il disegno quasi identico degli elementi vegetali[99].
Il disegno con tralci intermittenti vegetalizzati si presenta anche su altri elementi: sul coronamento di un'incorniciatura di apertura ad architrave[100], ugualmente reimpiegato nei "Trofei Farnese", o sui coronamenti dell'architrave di piccoli elementi di fregio-architrave con fregio e lacunare lisci conservati nel peristilio superiore della Domus Flavia[101], o ancora sulla sima di una cornice con mensole decorate da foglie palmettiformi attualmente conservata negli ambienti della Domus Augustana ad ovest del grande peristilio [102].
Sulla corona dell'elemento di cornice ionica, reimpiegato come blocco superiore in uno dei due "Trofei Farnese"[103], il disegno dell'anthemion si presenta in una variante più complessa[104], con i tralci intermittenti trasformati in semipalmettte, la cui cima incurvata del lobo maggiore termina superiormente in spirale, mentre inferiormente le semipalmette terminano con uno stelo sottile avvolto a girale, in parte rivestito da foglie: le cime allungate di queste foglie formano un calice a V diritto, che si alterna ai calici fogliacei a V rovesci pendenti dalle spirali superiori.
Anthemia con tralci intermittenti trasformati in semipalmette sono presenti anche sulla corona di frammenti di cornici diverse ora conservati nel peristilio superiore[105].
Il motivo sul soffitto della stessa cornice ionica dei "Trofei Farnese"[106] rappresenta un altro esempio del motivo a medaglioni e rosette, in cui però gli elementi interni ai medaglioni formati dalle strette e allungate foglie acantizzanti dei doppi calici sono costituiti non da rosette, ma da palmette aperte e a calici fogliacei (le cui foglie centrali sono fuse con quelle dei calici formanti i medaglioni).
La sima della cornice con mensole reimpiegata come elemento superiore nell'altro dei due "Trofei Farnese"[107] presenta un'altra rielaborazione del motivo dell'anthemion[108]: i tralci intermittenti sono sostituiti da due delfini, i cui corpi si intrecciano intorno a un tridente e tra di essi nascono ricchi calici fogliacei dietro delle conchiglie. I delfini richiamano visivamente la forma sinuosa dei tralci intermittenti, ma in realtà non svolgono la stessa funzione che questi svolgono nell'anthemion vero e proprio: calici fogliacei e delfini si limitano infatti ad essere accostati paratatticamente, invece di nascere l'uno dall'altro.
Sul Palatino si conserva inoltre una cornice di discussa datazione[109], normalmente considerata appartenente all'arco di Domiziano che costituiva l'ingresso ai palazzi imperiali dal clivo Palatino. Sulla corona compare una successione di palmette alternate a calici con foglie d'acanto, tutti diritti, priva oggi del margine inferiore: nella parte conservata della decorazione non compare alcun tralcio intermittente e potrebbe quindi non trattarsi di un vero e proprio anthemion.
Roma, tempio di via delle Botteghe Oscure, restauro domizianeo
Nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure, i cui resti testimoniano che l'edificio subì un restauro successivo all'incendio dell'80 d.C.[110], si consevano pochi elementi di epoca sicuramente flavia, forse pertinenti alla decorazione interna della cella. Si tratta di un frammento di una cornice ionica, con anthemion come modanatura inferiore, e di un elemento di fregio-architrave con con strumenti sacrificali, pertinente ad un avancorpo sporgente[111], che mostra anthemia a dividere prima e seconda fascia dell'architrave e come incorniciatura del lacunare. Gli anthemia presenti su questa trabeazione sono tutti del disegno più comune, con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati.
Roma, villa Celimontana, cornice ionica flavia, dalla collezione Mattei
Nella villa Celimontana sono conservati due blocchi di una cornice ionica di epoca flavia[112] che conserva anthemia sulla sima[113] e sul soffitto (del tipo standard con tralci intermittenti vegetalizzati) e, inoltre sulla corona, quest'ultimo con tralci intermittenti trasformati in semipalmette e con alternanza di due diversi disegni di calici fogliacei pendenti e di palmette aperte e altri calici fogliacei come elementi diritti[114].
Roma, foro di Nerva, 98 d.C.
Gli anthemion si moltiplicano anche sulla decorazione del Foro di Nerva, iniziato da Domiziano negli ultimi anni del suo regno e completato e inaugurato nel 98, dopo la sua uccisione, dal suo successore, Nerva. In questo complesso i motivi sono caratterizzati da una grande esuberanza di foglie carnose e frastagliate, che si mescolano e si sovrappongono fino a far scomparire il disegno del motivo.
Nel coronamento dell'attico delle cosiddette "Colonnacce", la sima reca un anthemion a delfini, con un disegno diverso rispetto a quello della cornice con mensole dall'Aula regia: i delfini, separati, e non intrecciati a formare un unico gruppo, sostituiscono in modo più evidente i tralci intermittenti, sebbene manchino le spirali terminali. Con il muso affiancano inferioremente una conchiglia da cui nasce un calice d'acanto, mentre una foglia d'acanto diritta si trova al posto dell'elemento rovescio che dovrebbe nascere dalle spirali superiori[115].
La modanatura inferiore del medesimo coronamento è rappresentata da un anthemion con calice centrale, in cui il motivo di base a tralci intermittenti obliqui e vegetalizzati si è ancora trasformato con una nuova variante: i tralci intermittenti sono ora rappresentati da un calice di due foglie d'acanto di profilo e accostate, che nasce dai calici diritti ricchi di foglie. L'estremità di una delle due foglie che formano il piccolo calice, gira sotto la corolla da cui nasce il calice d'acanto centrale, mentre l'altra termina con una cima ripiegata a spirale inferiormente; da qui si origina a sua volta un altro calice fogliaceo diritto. Si hanno dunque calici fogliacei di due forme, entrambi diritti: uno di essi, infatti, invece di pendere dalle spirali superiori dei tralci intermittenti, dà nascita ad essi.
La cornice con mensole della trabeazione delle "Colonnacce" ha un grande anthemion sulla sima[116], nel quale il motivo riprende il disegno più comune dei tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, arricchito, tuttavia, da diversi viticci e foglie che occupano tutto lo spazio disponibile; le spirali terminali dei tralci intermittenti sono vere e proprie piccole girali, terminanti in inflorescenze fogliacee.
L'anthemion della modanatura inferiore della stessa cornice è ancora del disegno a tralci intermittenti vegetalizzati.
L'anthemion del coronamento dell'architrave[117] ripete, in dimensioni maggiori, il disegno con calice centrale visto più sopra, con una moltiplicazione di elementi fogliacei ancora più accentuata. I tralci intermittenti, tuttavia, più che nascere dai calici, sono la prosecuzione della loro foglia centrale.
Della cornice con mensole del tempio di Minerva si conservano solo pochi blocchi piuttosto rovinati: l'anthemion era presente sulla sima (quasi illeggibile) e come modanatura di separazione tra sima e corona (dove si presenta ancora del disegno a tralci intermittenti obliqui vegetalizzati)[118].
Infine, cornici ioniche pertinenti probabilmente ancora alla decorazione del Foro di Nerva e conservate alle spalle della Basilica Emilia, presentano ben quattro anthemia diversi[119]. Sul primo anthemion, che decora la sima, sebbene molto rovinato, è possibile riconoscere delfini sostituiti ai tralci intermittenti, come nella sima del coronamento dell'attico delle Colonnacce, ma con calici diritti sorgenti dalle conchiglie alternati, questa volta, a calici rovesci. Il secondo anthemion, sulla corona, e il quarto, utilizzato come modanatura inferiore, sono anthemia dal disegno standard a tralci intermittenti obliqui vegetalizzati. L'anthemion presente sul soffitto, visibile solo in un breve tratto, sembra giustapporre calici fogliacei e palmette aperte tutti diritti, con l'apparente scomparsa dei tralci intermittenti.
Albana Domitiani (villa di Domiziano a Castel Gandolfo e ad Albano)
L'antiquarium della villa Barberini a Castel Gandolfo ospita una ricca trabeazione appartenente al teatro della villa imperiale[120], caratterizzata da un accentuato horror vacui[121]. L'anthemion si trova solo sulla sima della cornice (del disegno standard con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati) e sulla prima fascia dell'architrave, con motivo a medaglioni, formati da calici a V d'acanto non simmetrici: quelli inferiori, rovesciati, presentano foglie terminanti in spirali, da cui nascono palmette alternativamente aperte e chiuse. Allo schema ad anthemion potrebbe essersi inspirata anche la decorazione a semipalmette della fascia di appoggio delle mensole stesse sulla cornice, in cui gli elementi delle semipalmette sembrano nascere dietro la mensola stessa.
Una diversa cornice con mensole dell'antiquarium di Castel Gandolfo, di cui si conserva un blocco con angolo esterno[122], presenta anch'essa un anthemion sulla sima, ma con tralci intermittenti obliqui dal disegno più complesso, costituiti da una successione di calici e caulicoli.
Nella chiesa di San Pietro ad Albano sono reimpiegati altri elementi della decorazione architettonica della villa domizianea: due elementi di uno zoccolo decorato sono riutilizzati come divisorio davanti all'altare (nel reimpiego i blocchi sono appoggiati sull'originario retro). La prima modanatura superiore dello zoccolo consiste in un cavetto decorato da un motivo ad anthemion il cui disegno è ulteriormente rielaborato rispetto alla tipologia con calice d'acanto: dal calice d'acanto centrale nascono calici laterali di due foglie d'acanto strettamente accostate, che si incurvano verso il basso e danno origine a steli sottili che formano girali avvolte verso l'alto, desinenti in rosette e strette da un balteo: la coppia di girali contrapposte sostituisce l'elemento diritto dell'anthemion.
Gli stipiti del portale della chiesa sono costituiti da fregi-architrave reimpiegati, anch'essi probabilmente provenienti dalla villa domizianea. Come negli elementi del teatro, conservati nell'antiquarium di Castel Gandolfo, tutte le superfici sono ricoperte da decorazioni, comprese le tre fasce, occupate in questo caso, da tre diversi disegni di anthemion. La fascia inferiore presenta un motivo di rosette entro medaglioni circolari, quella intermedia un anthemion con semipalmette e calici, alternati a palmette aperte come elementi diritti e calici doppi a V come elementi rovesci. La fascia superiore è invece decorata con un motivo che rielabora in modo inedito e fantasioso il disegno di un anthemion: tutti gli elmenti nascono da un piccolo calice d'acanto: un calice centrale doppio a V è affiancato da due caulicoli, che ripetono la forma sinuosa dei tralci intermittenti, e da due sottili steli, parzialmente rivestiti da una foglia d'acanto, che terminano in una spirale con rosetta, avvolta verso il basso.
Questo motivo ha delle affinità, soprattutto stilistiche e per l'inventiva del disegno, con un altro presente su uno stipite di epoca flavia, riutilizzato come trabeazione nell'edicola che inquadra il portale del cosiddetto "tempio del Divo Romolo" nel Foro romano. Qui da un calice d'acanto nascono un calice a sottili foglie lisce che a sua volta dà origine ad una palmetta aperta, al centro, e due steli laterali, parzialmente ricoperti da una foglia d'acanto, che si intrecciano in alto formando una sorta di occhiello e terminano poi con ciuffi di sottili foglie lisce di profilo. Dall'intreccio superiore nasce un calice d'acanto a doppia V pendente, che a sua volta dà origine ad un'inflorescenza centrale e a due girali rivestite di foglie d'acanto e terminanti in rosette.
Ostia antica, tempio dell'Ara rotonda (ricostruzione domizianea)
Il piccolo tempio detto "dell'Ara rotonda" a Ostia antica[123] conserva, rimontati sul posto, elementi delle cornici ioniche relativi al geison orizzontale del frontone sul lato anteriore, al geison obliquo del frontone del lato posteriore e ai fianchi della cella. Anthemia con il medesimo schema, del tipo più frequente, con tralci intermittenti obliqui trasformati in foglie di acanto e calici di due forme diverse fogliacei diritti e a V rovesci, compaiono sulla sima della cornice dei fianchi, come modanatura inferiore della medesima cornice e del geison orizzontale del lato anteriore e, più piccoli, ma ancora con disegno molto simile, sul soffitto decorato di tutte e tre le varianti. Rispetto ai modelli urbani la resa e il disegno appaiono in qualche misura semplificati, anche a causa delle piccole dimensioni della trabeazione, ma l'officina si dimostra comunque pienamente aggiornata sulle tendenze dei grandi cantieri di Roma[124].
Ostia antica, cornice reimpiegata nell'arco di Caracalla (epoca domizianea)
Nell'area dell'arco di Caracalla a Ostia antica, che scavalcava il decumano massimo in corrispondenza del teatro, si conservano quattro blocchi di cornice in marmo proconnesio, su alcuni dei quali resta la decorazione sui due lati opposti, che sono ritenuti provenire da un monumento domizianeo, in seguito smontato, e vennero quindi probabilmente reimpiegati nell'arco[125]. La cornice presenta tre diversi anthemia: sulla sima un anthenion con delfini, con gli animali dai corpi intrecciati[126] e con le code trasformate in foglie di acanto; le coppie di delfini, che richiamano i tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, sono separati da grandi conchiglie, mentre mancano del tutto altri elementi vegetali. Un secondo anthemion con semipalmette decora la corona, con calici fogliacei diritti e calici a V rovesci, e un terzo anthemion del tipo più consueto, con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati, occupa il soffitto della cornice. In particolare quest'ultimo è molto simile per disegno e per resa agli anthemia di maggiori dimensioni delle cornici del tempio dell'Ara rotonda, appena viste, e potrebbe essere forse assegnato alla medesima officina[127].
L'anthemion nelle province occidentali della seconda metà del I secolo d.C.
Diversi elementi architettonici delle città romane delle province galliche conservano anthemia derivanti dal modello di base flavio, con tralci intermittenti obliqui, solitamente vegetalizzati, da cui nascono calici fogliacei[128].
Una trabeazione un tempo reimpiegata nella chiesa di Beaujeu (dipartimento francese del Rhône) ed ora custodita nel museo archeologico di Lione, mostra le fasce dell'architrave interamente decorate, come negli esemplari della villa di Castel Gandolfo. Sul retro nel fregio un motivo ad anthemion con tralci intermittenti obliqui vegetalizzati reso in modo schematico e dal disegno non pienamente compreso[129].
Note
Abbreviazioni:
- GROS 1979 = P. GROS, "Pour une chronologie des arcs de triomphe de Gaule Narbonnaise (à propos de l'arc de Glanum)", in Gallia, 37, 1979, 55-83 (testo on line su Persee.fr).
- KÖKDEMIR 2004 = G. KÖKDEMIR, "The augustan typological and stylistic features in anthemion decorations on sacrifical tables", in Anadolu, 27, 2004 , 63-96 (sintesi e testo on line).
- LEON 1971 = C. LEON, Die Bauornamentik des Trajansforums und ihre Stellung in der früh- und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Roms, Wien - Köln - Gratz 1971.
- MÁRQUEZ 1998 = C. MÁRQUEZ MORENO, La decoración arquitectónica de Colonia Patricia. Una aproximación a la arquitectura y al urbanismo de la Córdoba romana, Córdoba 1998
- PENSABENE 2007 = P. PENSABENE Ostiensium marmorum decus et decor. Studi architettonici, decorativi e archeometrici (Studi miscellanei 33), Roma 2007.
- ROCCO 1994 = G. ROCCO, Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. I Il dorico, Napoli 1994.
- ROCCO 2003 = G. ROCCO, Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. II. Lo ionico, Napoli 2003
- RUMSCHEID 1994 = F. RUMSCHEID, Untersuchungen zur kleinasiatischen Bauornamentik des Hellenismus, Mainz 1994.
- SCHEDE 1909 = M. SCHEDE, Antike Traufleisten-Ornament, Strassburg, 1909 (testo on line).
Note:
- ↑ A. LONGO, voce "Anthemion" in Enciclopedia dell'arte antica, 1958 (testo on line); per la palmetta, utilizzata anche isolata, vedi anche A. ANDRÉN, "Palmetta", in Enciclopedia dell'arte antica, 1963 (testo on line)
- ↑ M. G. MARZI, "Ceramografia corinzia e ceramografia attica: relazioni e confluenze", in Archeologia del Mediterraneo. Studi in onore di Ernesto De Miro, Roma 2003, p.473. Un esempio del motivo è nella banda sotto il fregio figurato del cratere di Eufronio del 515 a.C. circa: foto del dettaglio.
- ↑ SCHEDE 1909 (presente on line). Il testo è stato digitalizzato e messo on-line dalla Maison de l'Orient et de la Méditerranée "Jean Pouiloux" (MOM), nell'ambito del progetto di digitalizzazione della Biblioteca "Salomon Reinach", donata all'Università di Lione nel 1937 (sito del progetto e sito del MOM).
- ↑ Vedi in generale anche U. HOLTFESTER, Das ionische Anthemion. Eine typologische und ornamentgeschichtliche Untersuchung skulptierter ionischer Anthemien der griechischen Bauornamentik des 6. und 5. Jahrhundert v. Chr. (dissertazione, Sestfälischen Wilhelms-Universität zu Münster), 2001, testo on line). Per gli esempi occidentali, vedi anche D. MERTENS, Città e monumenti dei greci d'Occidente (traduzione italiana), Roma 2006.
- ↑ Un elenco dei principali edifici arcaici con motivo di anthemion sulla sima compare nelle tavole del volume di Martin Schede:
- tesoro dei Megaresi ad Olimpia, sima in terracotta dipinta (SCHEDE 1909, tav.1,4: vedi anche foto on line su Wikimedia Commons): un disegno simile era presente anche sul geison obliquo del tesoro dei Marsigliesi a Delfi (foto on-line su Wikimedia Commons);
- tempio C di Selinunte (SCHEDE 1909, tav.1,3; vedi anche ricostruzioni grafiche on line sul sito RilievoArcheologico.it: i disegni riguardano le tre sime del geison orizzontale (A), del geison obliquo (B) e dei lati lunghi (C), quest'ultima corrispondente alla tavola di Schede);
- Hekatompedon dell'acropoli di Atene (SCHEDE 1909, tav.2,7);
- tesoro dei Cnidi a Delfi (SCHEDE 1909, tav.2,8; per gli anthemia dei tesori di Delfi vedi anche ROCCO 2003, 94-97, figg.84-87 e questa foto su Flickr);
- tempio di Apollo a Metaponto (SCHEDE 1909, tav.2,10);
- tesoro dei Sicioni a Delfi (SCHEDE 1909, tav.2,11);
- tempio di Atena Polias pisistratide sull'acropoli di Atene (SCHEDE 1909, tav.2,13-14).
- ↑ Un esempio è l'anthemion nel coronamento d'anta del grande altare di Rhoikos e Theodoros a Samo, contemporaneo alla costruzione del terzo tempio di Hera (iniziata nel 575-560 a.C.: ROCCO 2003, 73, fig.59). L'anthemion presenta fiori di loto alternati a boccioli, collegati alla base da tralci incurvati ad andamento orizzontale (senza spirali terminali)
- ↑ ROCCO 2003, 91, fig.76 (il disegno è riprodotto on line sul sito RilievoArcheologico.it). Lo stesso motivo è ripreso anche sui pulvini dei capitelli del tempio ionico arcaico di Siracusa, che dipende dal modello samio (ROCCO 2003, 99, figg.90-91).
- ↑ Vedi anche U. HOLTFESTER, Das ionische Anthemion. Eine typologische und ornamentgeschichtliche Untersuchung skulptierter ionischer Anthemien der griechischen Bauornamentik des 6. und 5. Jahrhundert v. Chr. (dissertazione, Sestfälischen Wilhelms-Universität zu Münster, 2001, testo on line sul sito della Westfälische Wilhelms-Universität di Münster).
- ↑ Anche per quest'epoca alcuni anthemia sulle sime di edifici di V secolo a.C., compaiono nelle tavole della pubblicazione di Martin Schede:
- sima del tempio di Zeus a Olimpia (SCHEDE 1909, tav.3,13);
- sima del frontone del tempio di Phigalia (SCHEDE 1909, tav.3,17);
- sima dell'Heraion di Argo (SCHEDE 1909, tav.3,18).
- la sima del tempio I di Agrigento, dorico (ROCCO 1994, 86, fig.45);
- il fregio del tempio ionico di Metaponto (ROCCO 2003, 107, fig.100)
- il collarino dei capitelli del tempio di Marasà di Locri Epizefiri, che riprende il motivo samio.
- ↑ Un anthemion dipinto si doveva trovare anche sul coronamento d'anta del piccolo tempio di Athena Nike, di poco precedente (427-424 a.C.: H. BÜSING, "Zur Bemalung des Nike-Tempels", in Archäologischer Anzeiger, 1990, 71-76.
- ↑ Descrizione di dettaglio: I tralci intermittenti sono costituiti da un nastro con stretta e profonda scanalatura e terminano in ampie spirali, chiuse da un bottone centrale. Le spirali presentano una piccola foglia d'acanto di profilo di rivestimento, disposta inferiormente in quelle rivolte in basso, o superiormente in quelle rivolte in alto. Al di sotto delle coppie di spirali accostate, emerge la punta di una piccola foglia liscia triangolare. Dalle spirali accostate rivolte verso l'alto nascono, con la mediazione di una membrana fogliacea, palmette a 11 lobi aperte (ovvero con l'estremità dei lobi incurvata all'infuori). I lobi, leggermente concavi, con margini appena rilevati, si allargano verso l'estremità e quello centrale, perfettamente verticale, termina invece superiormente a punta ed ha un profilo a V. Dalle spirali rivolte verso il basso nasce invece un calice a due foglie d'acanto di profilo, con cima incurvata e fogliette appuntite separate da nervature a spigolo. Da questo si origina a sua volta un fiore di loto, con con quattro petali lisci sottili e allungati, disposti di profilo e con la cima ripiegata in fuori, e un elemento centrale, verticale; sia i petali laterali che quello centrale sono segnati da nevature a spigolo.
- ↑ L'anthemion sulle ante del portico nord presenta inoltre tralci spiraliformi con rosette tra loti e palmette: ROCCO 2003, 129, figg.136-137.
- ↑ SCHEDE 1909, tav.5,30
- ↑ Sull'introduzione della decorazione con acanto nelle sime v. M. F. BILLOT, "L'apparition de l'acanthe dans le décor des toits du monde grec", in L'acanthe dans la sculpture monumentale de l'Antiquité à la Renaissance (convegno, Pargi 1990), Paris 1993, 39-74.
- ↑ Le palmette che sporgono superiormente dalla sima, accompagnate da un arricchimeto dei tralci intermittenti sviluppati in orizzontale, si trovano anche in diversi esempi di IV secolo a.C.:
- tempio di Asclepio ad Epidauro (380-375 a.C.; SCHEDE 1909, tav.4,27);
- tempio di Artemide ad Epidauro (di poco posteriore a quello di Asclepio; SCHEDE 1909, tav.5,32);
- tempio di Apollo a Delfi (ricostruzione del 373 a.C.; immagine su Wikimedia Commons, SCHEDE 1909, tav.5,33; ROCCO 1994, fig.49);
- tempio di Atena Alea a Tegea (intorno al 340 a.C.: SCHEDE 1909, tav.5,29; ROCCO 1994, 89, fig.48);
- tholos di Epidauro (seconda metà del IV secolo a.C.; SCHEDE 1909, tav.5,31 (foto on-line di un frammento, inventario 11.13.1, presso il Metropolitan Museum of Art di New York, dal sito METMuseum.org.);
- Leonidaion di Olimpia (intorno al 330 a.C., SCHEDE 1909, tav.6,34-36);
- tempio di Zeus a Nemea (330 a.C. circa, ROCCO 1994, 91, fig.51)
- ↑ Un altro esempio di epoca tardo classica è un rilievo dal cimitero Polyandron di Atene (foto on line sul sito della Biblical Archaeology Society), datato al IV secolo a.C.
- ↑ Il motivo ricostruito compare su SCHEDE 1909, tav.4,25; RUMSCHEID 1994, tav.48,1; KÖKDEMIR 2004, 69, fig.22; ROCCO 2003, 149, ig.163. La suddivisione della palmetta in due semipalmette accostate compare anche sula sima del tempio di Apollo a Delfi, nella sua ricostruzione del 373 a.C. (foto on line su Wikimedia Commons); SCHEDE 1909, tav.5,33), già citata. Anche un coronamento d'anta, uno dei primi esempi di capitello a sofà, reca nel campo anteriore delimitato dalle due volute laterali una decorazione ad anthemion: ROCCO 2003, 148, fig.162.
- ↑ Esempi sono:
- il tempio di Artemide (Artemision) ad Efeso, ricostruito con lunga vicenda costruttiva dopo l'incendio del 356 a.C. (SCHEDE 1909, tav.7,41);
- il tempio di Atena a Priene, inaugurato dopo un intervento di Alessandro Magno al suo passaggio nella città nel 334 a.C. (SCHEDE 1909, tav.7,42; ROCCO 2003, 155, fig.176; vedi anche fotografie sul web: qui o qui, su Flickr.com);
- il naiskos all'interno della cella ipetra del tempio di Apollo a Didyma, degli inizi del III secolo (ROCCO 2003, 174, figg.195);
- i propilei nord del tempio di Asclepio a Epidauro, del primo quarto del III secolo a.C. (ROCCO 2003, 167, fig.187);
- l'Arsinoeion di Samotracia datato nella prima metà del III secolo a.C. (SCHEDE 1909, tav.8,50);
- il tempio dedicato a Zeus e forse ad Asclepio a Priene, della fine del III secolo a.C. (SCHEDE 1909, tav.7,43-44);
- il tempio di Zeus a Magnesia, attribuito ad Ermogene, e datato tra la fine del III secolo a.C. e gli inizi del II (SCHEDE 1909, tav.8,45);
- il tempio di Artemide Leucofriene a Magnesia, anch'esso attribuito ad Ermogene e contemporaneo al precedente (SCHEDE 1909, tav.10,59);
- il Grande altare di Pergamo, datato al 181-159 a.C. (SCHEDE 1909, tav.9,52);
- il tempio di Apollo Sminteo presso Alessandra Troade, del terzo quarto del II secolo a.C. (SCHEDE 1909, tav-8,46).
- ↑ Ricostruzione grafica in SCHEDE 1909, tav.10,61.
- ↑ KÖKDEMIR 2004, fig.40
- ↑ Altri esempi sono le sime frontonali di alcuni dei templi già citati alla nota precedente:
- il tempio di Atena a Priene, inaugurato dopo il 334 a.C. (SCHEDE 1909, tav.9,56; ROCCO 2003, 155, fig.177; KÖKDEMIR 2004, fig.39);
- il fregio con profilo a gola diritta e la sima frontonale nel naiskos del tempio di Apollo a Didyma, degli inizi del III secolo a.C. (ROCCO 2003, 173, fig.194);
- il tempio di Zeus e Asclepio a Priene, della fine del III secolo a.C. (ricostruzione grafica in SCHEDE 1909, tav.9,57);
- il tempio di Artemide a Magnesia di Ermogene, datato tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. (SCHEDE 1909, tav.10,60): tra il fiore di loto e le palmette, alternativamente aperte o chiuse, si inserisce una grande spirale;
- il tempio di Apollo Sminteo presso Alessandra Troade, del terzo quarto del II secolo a.C. (SCHEDE 1909, tav-10,64), con uno schema semplificato di palmette chiuse con calice d'acanto inferiore (che sostituiscono i fiori di loto), da cui nascono i tralci intermittenti, alternate a palmette aperte.
- ↑ Altare del tempio di Artemide a Efeso (KÖKDEMIR 2004, fig.17; fotografia del frammento nel Museo archeologico di Efeso, su Flickr.com), il cui anthemion presenta tra i fiori di loto (A) palmette chiuse (B) e aperte, queste ultime a loro volta di due diversi tipi (C e D), con uno schema di alternanza abbastanza complesso, a otto elementi (ABACABAD) o "ottetti". Le differenze tra le diverse forme di palmette, tutte di forma stretta e allungata e con lobi sottili, sono minime, ma le leggere variazioni rompono l'uniformità del motivo.
- ↑ 23,0 23,1 Le cornici vennero rinvenute, insieme ad altri materiali, negli scavi del Valadier di inizio Ottocento, e attribuite da Luigi Canina al tempio centrale (L. CANINA, "Sui tre templi antichi esistenti nella chiesa di S. Nicola in carcere", in Annali dell'instituto di corrispondenza archeologica, 22 (7), 1850, 347-356; L. CROZZOLI AITE, I tre templi del Foro Olitorio, Roma 1981, 49. In una foto d'epoca (pubblicata sul sito di RomaCittaEterna.eu, dove è indicata come "del secolo scorso"), si intravedono murati su un fianco della chiesa i tre frammenti di cornici in peperino e frammenti, che però sembrano più grandi dei blocchi attualmente conservati, della cornice e dell'architrave in marmo. Non si distingue invece se la cornice in travertino, poggiata attualmente sulla superficie della corona e collocata sul lato sud della chiesa, sia presente in un elemento poco visibile montato sporgente dalla parete.
- ↑ Anche le altre modanature della cornice, come le mensole a forma di blocchetto e i cassettoni privi di incorniciatura, o i dentelli privi di elementi di separazione, indicano una datazione in epoca repubblicana. La cornice, scolpita in peperino, doveva presentarsi stuccata, cosa a cui si deve probabilmente la resa sommaria delle decorazioni.
- ↑ PENSABENE 2007, 128-132, fig.70, tav.26,3.
- ↑ Sulla tomba è un calco del rilievo, mentre l'originale è al Museo nazionale romano alle terme di Diocleziano: V. PICCIOTTI GIORNETTI e P. SABATINI TUMOLESI, in A. GIULIANO (a cura di), Museo nazionale romano. Le sculture, I,2, Roma 1981, 237-239, II,33.
- ↑ Le fogliette triangolari appuntite dell'acanto, la sottigliezza dei tralci e dei lobi delle palmette e le forme delle altre modanature presenti (kyma lesbio continuo rovesciato con archetti strettamente accostati e definiti dal contorno a leggero rilievo e astragalo a fusarole e perline con perline con estremità appuntite, mentre il toro inferiore doveva essere decorato da un motivo a ghirlanda ora poco visibile) sembrano coerenti con una datazione intorno alla metà del secolo.
- ↑ Il frammento è a parete nel settore contrassegnato con L ed è segnato come n.25.
- ↑ Un altro elemento di zoccolo, di provenienza ignota, con anthemion quasi identico a quello della tomba dei Rabiri, opera probabilmente della medesima officina, si conserva, sempre nel Museo nazionale romano alle terme di Diocleziano, nei giardini del chiostro (scheda di catalogo B. PETTINAU, in A. GIULIANO (a cura di), Museo nazionale romano. Le sculture, I,3, Roma 1982, 195, n.VIII.7). Lo zoccolo viene datato in epoca augustea per il confronto del kyma lesbio trilobato (al posto del kyma lesbio continuo nell'elemento della via Appia) con il kyma che incornicia un rilievo figurato nel Braccio nuovo del Palazzo dei Conservatori (LEON 1971, tav.106,2). La resa della treccia richiama, per i margini dei nastri non sottolineati da listello, quella di matrice neoattica presente i due tazze marmoree con baccellature: una dagli Horti Mecenatis, esposta alla Centrale Montemartini, e un'altra dalla Domus aurea (M. A. TOMEI e R. REA (a cura di), Nerone (catalogo mostra), Roma 2011, 241, n.44).
- ↑ In alcune parti della cornice dell'arco di Augusto a Rimini, alle estremità gli elementi sembrano più ravvicinati e ci sono piccole variazioni nel disegno degli elementi vegetali, in particolare sulle due facciate dell'arco.
- ↑ A. VISCOGLIOSI, Il tempio di Apollo 'in Circo' e la formazione del linguaggio architettonico augusteo, Roma 1996, 46 e ss., fig.46.
- ↑ Collocazione su GoogleMaps: nella street view la cornice si intravede addossata al nucleo in cementizio quasi in primo piano sulla destra; sul fondo, sempre sulla destra, si intravede la struttura del calco del "Rilievo eroico".
- ↑ Alcune caratteristiche della cornice, pur in una resa non particolarmente raffinata, con netti ma irregolari stacchi di piano, fanno pensare a modelli di derivazione microasiatica (la moltiplicazione delle modanature nella sopracornice, la forma degli sgusci nel kyma ionico, il profilo ad archetti assunto dall'elemento interno nel kyma lesbio trilobato della sopracornice, in questa foto mal distinguibile), altri sembrano potersi inserire nella sperimentazione primo augustea (gli spazi riempiti tra i dentelli e la vegetalizzazione del kyma lesbio trilobato inferiore) e altri ancora sono forse ascrivibili a maestranze non particolarmente colte (le piccole dimensioni dei dentelli in rapporto alle altre modanature e le dimensioni ridotte del soffitto e della corona).
- ↑ Un altro esempio di anthemion a tralci intermittenti obliqui molto simile si ritrova in una cornice esposta nei Musei Vaticani (Museo Chiaromonti, settore della parete contrassegnato con XIV, n.21). La cornice presenta l'anthemion sulla sima a leggera gola rovescia, sormontata da uno spesso listello; la corona è ridotta ad un listello distinto superiormente dalla sima con un semplice gradino; il soffitto è sorretto da mensole a blocchetto, incorniciate da una rigida gola rovescia; tra di esse i cassettoni sono privi di una propria distinta incorniciatura e sono ornati da rosette. Nella sottocornice seguono dentelli separati da lunghe sbarrette appena sporgenti dallo sfondo (moto simili a quelli della cornice della via Appia) e una gola rovescia.
- ↑ LEON 1971, 199-200, tav.137.1. Secondo il Leon la cornice fu realizzata da due mani diverse, la prima, alla quale si deve la parte superiore, con la sima, più vicina agli scalpellini che lavorano nel Foro di Augusto, la seconda, relativa alla sottocornice, più vicina a quelli dell'arco di Augusto del Foro Romano, e deve essere attribuita alla ricostruzione successiva all'incendio del 14 a.C., ma precedente alla trabeazione del secondo ordine, di età tiberiana (vedi oltre per il fregio con decorazione ad anthemion di questa trabeazione).
- ↑ Il frammento, proveniente dalla collezione di Joseph Klein di New York, è stato battuto ad un asta (qui la fotografia)
- ↑ Il frammento è esposto nel settore di parete contrassegnato con VI ed è indicato con il n.22.
- ↑ Un confronto molto simile si trova nell'incorniciatura dei fregi figurati sui quattro lati del sarcofago del Satrapo, in marmo pario, dalla necropoli reale di Sidone, della metà o fine del V secolo a.C., attualmente conservato nel Museo archeologico di Istanbul: vedi una fotografia; I. KLEEMANN, Der Satrapen-Sarkophag aus Sidon (Istanbuler Forschungen, 20), Berlin 1958.
- ↑ Nelle diverse lastre di questa incorniciatura conservate nell'area archeologica sono state notate piccole differenze di disegno degli elementi vegetali tra una lastra e l'altra, come accade anche in numerose altre decorazioni del complesso forense: L. UNGARO, "La decorazione architettonica del Foro di Augusto a Roma", in S. RAMALLO ASENSIO (a cura di), La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de Occidente (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, fig.20. Alcuni frammenti sono stati reimpiegati ad incorniciare una finestra, ora murata, nella parte alta di un edificio di via della Tribuna Campitelli.
- ↑ Fotografia di lastre dipinte con motivo ad anthemion con palmette e fiori di loto sul sito del Museo dei Fori imperiali.
- ↑ Foto dell'incorniciatura ad anthemion sul recinto interno dell'Ara Pacis di R. B. Ulrich su Flickr.com.
- ↑ Il confronto tra i due motivi è presentato su una foto commentata di R. B. Ulrich su Flickr.com. Di struttura abbastanza simile è anche un'incorniciatura di parete proveniente dal vicus Vestae e attribuito al complesso della fonte di Giuturna, datato in epoca augustea o giulio-claudia (LEON 1971, 263, tav.140,4; R. ARTIOLI, "Il fregio marmoreo del sacrario di Giuturna nel Foro Romano", in Atti del III congresso nazionale di Studi romani, Roma 1934, 378-388, tav. 53,fig.2; M. DE VOS, L'egittomania in piutture e mosaici romano-campani della prima età imperiale, Leiden 1980, 64, tav.45), le cui lastre sono conservate presso l'Antiquarium forense: questa incorniciatura presenta tralci intermittenti che si originano al di sotto di un triplice fiore di loto, parzialmente rivestiti da foglie d'acanto e dalle cui estremità spiraliformi accostate si originano palmette aperte e maschere con copricapi palmettiformi; piccole rosette compaiono negli occhi delle spirali, sotto le giunzioni dei tralci e in cima al fiore di loto. Le lastre sono incorniciate sopra e sotto da un kyma lesbio continuo.
- ↑ I due frammenti inseriti nella ricostruzione di una delle nicchie nel museo dei Fori Imperiali mostrano chiaramente anche in questo caso le piccole differenze di disegno e di resa, dovute a mani diverse.
- ↑ LEON 1971, 181, tavv.73,1-2; Foto del fregio ancora nell'area archeologica del Foro di Augusto di R. B. Ulrich su Flickr.com (il blocco, decorato anche sul lato opposto, rivolto verso la piazza, con girali d'acanto, è stato in seguito inserito nella ricomposizione dell'ordine esposta nel Museo dei Fori Imperiali).
- ↑ Nell'esedra settentrionale del Foro di Augusto un breve tratto della trabeazione è stato ricomposto in situ negli anni Trenta, ma il fregio presenta le superfici fortemente abrase.
- ↑ Sembra seguire uno stesso schema, ma con spazi intermedi più larghi, anche l'anthemion, molto più piccolo, sui plinti delle basi decorate nella cella del tempio della Concordia, per il quale v. oltre.
- ↑ Una simile trasformazione è presente nella decorazione del fregio sul muro di fondo delle esedre del Foro di Augusto, a cui si è accennato più sopra.
- ↑ LEON 1971, 199, tav.137,1.
- ↑ LEON 1971, 278, tav.69,3.
- ↑ LEON 1971, 176-177, tav.72,2
- ↑ Z. MARI, "Miliarium aureum", in E. M. STEINBY (a cura di) Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, H-O, Roma 1996, 250-251.
- ↑ Il tempio è datato genericamente all'epoca augustea: U. CIOTTI, voce "Spoleto", in Enciclopedia dell'arte antica, Treccani, 1966 (testo on-line). Vicino al tempio è l'arco eretto in onore di Druso e Germanico, costruito nel 23 d.C., che costituiva l'ingresso al foro scavalcando il cardine massimo (Arco di Druso e Germanico di Spoleto sulla Wikipedia in lingua italiana), che sembra presupporre la presenza del tempio.
- ↑ Scheda sul sito ArcheoRoma.BeniCulturali.it. LEON 1971, p.179, tav.70,2.
- ↑ 54,0 54,1 Vedi le immagini commentate dell'arco di Settimio Severo, sezione archivolto con bibliografia sul motivo: F. DEMMA (Monumenti pubblici di Puteoli. Per un'archeologia dell'architettura (Monografie della rivista Archeologica classica 3), Roma 2007, 264, cat.n.35) riferisce una serie di esempi del motivo del Blattgarb, studiato approfonditamente da R. KÖSTER ("Ein Kleinkunstmotiv an ungewohntem Ort", in Istanbuler Mitteilungen (Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul), 39, 1989, 297-306).
- ↑ LEON 1971, p.178, tav.70,3-4.
- ↑ LEON 1971, 186, tav.77,4; P. GROS, "Pour une chronologie des arcs de triomphe de Gaule Narbonnaise (à propos de l'arc de Glanum)", in Gallia, 37, 1979, 73-74, fig.18
- ↑ H. VON HESBERG, in M. A. TOMEI e R. REA (a cura di), Nerone (catalogo mostra), Roma 2011, 114, fig.8.
- ↑ N. CASSIERI, D. QADRINO, "Uno scavo urbano: nuovi elementi per l'urbanistica di Fondi", in L. QUILICI e S. QUILICI GIGLI (a cura di), La forma della città e del territorio, 3, Roma 2006, p. 180.
- ↑ GROS 1979, 82.
- ↑ GROS 1979, 82. Una conferma della datazione nei primi anni dell'epoca augustea è sia nelle girali d'acanto dei pilastri, ritenute dipendenti da quelle dell'Ara Pacis (GROS 1979, figg. 20-21), sia nella presenza di un "kyma a fichi" (Feigenkymation) sulle basi decorate dei pilastri stessi (GROS 1979, 79, fig.23), simile a quello del tempio di Apollo in Circo a Roma).
- ↑ GROS 1979, 78, fig.22.
- ↑ GROS 1979, 82, figg.27-28.
- ↑ Lo zoccolo si vede male dal basso: l'unica foto sul web in cui se ne intravede (male) la decorazione è qui. Un disegno del motivo è pubblicato da GROS 1979, 75, fig.19. L'arco d'Orange è datato al 20-26 d.C. (GROS 1979, 82).
- ↑ Immagine del coronamento d'anta o imposta dell'arco (GROS 1979, 79-82, figg.24-25).
- ↑ GROS 1979, 73-75.
- ↑ A. OLIVIER, "La Porte D’Arroux à Autun : observations sur l’architecture et le décor d’une porte d’enceinte gallo-romaine du Haut-Empire et sa parenté avec l’arc honorifique de Langres", in Revue archéologique de l'Est, 59.1, 2010, paragrafi 37-42, figg.26-29 (testo on line); un esempio simile è presente anche su frammenti del sito di Mandeure (S. BLIN, "Mandeure, un programme architectural tardo-augustéen", in M. REDDE (a cura di), Aspects de la Romanisation dans l'Est de la Gaule, volume 1 (Bibracte, 21), Glux-en-Glenne 2011, 275-286, fig.7b (sintesi su questo sito).
- ↑ D. FELLAGUE, R. ROBERT, "La frise ornée sur l'une des arcades du forum de Vienne: des représentations du dieu taurin à l'époque julio-claudienne", in T. NOGALES, I. RODA (a cura di), Roma y las provincias.: modelo y difusión. XI coloquio internacional de arte romano provincial (convegno Mérida 2009), Roma 2011, 838-839 , fig.3 (testo on line su Academia.edu); la datazione in epoca giulio-claudia (pagine 841-842) del fregio si appoggia agli altri elementi dell'ordine e in particolare sulla terminazione superiore delle scanalature dei fusti, sull'acanto dei capitelli, sulle lancette tra gli ovuli del kyma ionico e sulla forma allungata dei dentelli nella cornice
- ↑ P. BRIDEL, "Le programme architectural du forum de Noyon (Colonia Julia Equestris) et les étapes de son développement", in La ciudad en el mundo romano. XIV congreso internacionale de arqueología clàsica (convegno, Tarragona 1993), Tarragona 1994, 137-151, figg.7b-c). Una fotografia degli elementi architettonici nel museo di Nyon è qui.
- ↑ S. F. RAMALLO ASENSIO, "Decoración arquitectónica, edilicia y desarrollo monumenta en Carhago Nova", in S. F. RAMALLO ASENSIO (a cura di), La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de Occidente (convegno Cartagena 2003), Murcia 2004, 179-181, figg.24-26.
- ↑ S. F. RAMALLO ASENSIO, "Decoración arquitectónica, edilicia y desarrollo monumenta en Carhago Nova", in . F. RAMALLO ASENSIO (a cura di), La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de Occidente (convegno Cartagena 2003), Murcia 2004, 194-195, fig.38.
- ↑ MÁRQUEZ 1998, 151, n.6, tav.34,4. La cornice viene datata in epoca adrianea a ragione del disegno del kyma lesbio trilobato, ritenuto di origine orientale, ma la moltiplicazione delle modanature della sottocornice e la presenza dell'anthemion (sebbene di tipo diverso) nella sottocornice sono piuttosto confrontabili con una cornice ionica marmorea conservata presso San Nicola in Carcere (vedi più sopra). Vedi anche P. PENSABENE, "Roma e le capitali provinciali. Contributi per lo studio dell'architettura e della decorazione architettonica in marmo nell'Hispania romana", in Simulacra Romae. Roma y las capitales provinciales del Occidente Europeo. Estudios arqueológicos (convegno, Tarragona 2002), Tarragona 2004, 193, fig.41.
- ↑ Altre caratteristiche locali sono rappresentate dalla sproporzione della sopracornice, insolitamente bassa, soprattutto in proporzione alla moltiplicazione delle modanature della sottocornice, dalla riduzione in altezza delle mensole; anche il disegno del kyma lesbio trilobato è semplificato, con l'archetto senza lobo superiore distinto e di forma semicircolare. Sebbene altri elementi del disegno siano piuttosto diversi, la forma quasi semicircolare dell'archetto si può confrontare con il kyma lesbio trilobato dellle cornici del teatro di Arles (ad esempio qui; da tener presente che il disegno delle modanature, come in molti esempi augustei varia anche in modo considerevole da un esemplare all'altro.
- ↑ Si citano inoltre
- il frammento di una base decorata di pilastro, datata in età giulio-claudia (MÁRQUEZ 1998, 115, n.153, tav.1,3). Il frammento conserva la parte inferiore della scozia inferiore, con un anthemion a tralci intermittenti obliqui resi a nastro piatto. Al di sotto è un toro con decorazione a ghirlanda, in cui le foglie recano al centro tre bacche (?) rotonde, con un esito simile a quello dei calici a bulbo nel fregio della basilica Emilia di Roma.
- un frammento con anthemion in cui gli elementi diritti sono sostituiti da una testina (MÁRQUEZ 1998, 157, n.69, tav.39,2.)
- un piccolo frammento forse di cornice con un anthemion a medaglioni dalla resa raffinata (MÁRQUEZ 1998, 160, n.38, tav.41,3. Si cita come confronto ancora la cornice marmorea giulio-claudia di San Nicola in Carcere, già nominata (LEON 1971, 186, tav.77,4). Il frammento risulta essere in marmo pario (C. MÁRQUEZ MORENO, "La decoración arquitectónica en Colonia Patricia en el periodo julio-claudio", in S. F. RAMALLO ASENSIO (a cura di), La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de Occidente (convegno Cartagena 2003), Murcia 2004, 344, fig.12).
- ↑ C. MÁRQUEZ MORENO, "La decoración arquitectónica en Colonia Patricia en el periodo julio-claudio", in S. F. RAMALLO ASENSIO (a cura di), La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de Occidente (convegno Cartagena 2003), Murcia 2004, 338-339, fig.1.
- ↑ D. E. E. KLEINER, Cleopatra and Rome, Boston 2005, 271-272.
- ↑ Fotografia di uno dei capitelli dell'Eretteo.
- ↑ Le fasi dell'edificazione della terrazza ovest nel foro della colonia di Corinto sul sito del Corinth Computer Project (D. G. Romano, University of Pennsylvania). Il fregio, di cui si conservano anche altri blocchi non iscritti, era coronato da un kyma ionico e astragalo a fusarole e perline, in modo simile ai fregi del Foro di Augusto a Roma. Il fregio, seguendo la tradizione ellenistica peloponnesiaca, ha profilo a leggera gola diritta (ROCCO 2003, 213, fig.252).
- ↑ Nel blocco è presente anche un errore di alternanza, per cui si susseguono l'una accanto all'altra due palmette aperte (proprio sopra il nome del dedicante nell'iscrizione), con quella più a destra che nasce da una spirale verso l'alto e accostata ad una spirale volta verso il basso (invece che da due spirali verso l'alto).
- ↑ Il fregio-architrave ha la medesima successione di modanature presente nel monumento di Babbio Filino.
- ↑ Per la datazione in epoca augustea: H. VON HESBERG, "Zur Datierung der Gefangenenfassade in Korinth. Eine wiederverwendete Architektur augusteischer Zeit", in Athenischen Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung), 98, 1983, 215-238; per la datazione in epoca neroniana: V. M. STROCKA, "Die Gegangenenfassade an der Agora von Korinth. Ihr Ort in der römischen Kunstgeschichte (Eikoniká. Kunstwissenschaftliche Beiträge, 2), Regensbug 2010.
- ↑ Questa nasce da un piccolo calice d'acanto (e non da una sorta di membrana vegetale acantizzata come la palmetta chiusa), mostrando come le forme delle palmette aperte e dei fiori di loto, tendano a confondersi.
- ↑ Si tratta forse di una piccola incomprensione della logica con cui è costruito il tradizionale motivo dell'anthemion, come se venisse "copiato" senza capirlo a fondo.
- ↑ Secondo V. M. STROCKA, ("Wechselwirkungen der stadtrömischen und kleinasiatischen Architektur unter Trajan und Hadrian", in Istanbuler Mitteilungen (Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul), 38, 1988, 291-307, vedi sintesi), le forme decorative in Asia Minore in quest'epoca, e fino all'epoca traianea, ripetevano i modelli tradizionali, semplificati nella resa in modo meccanico e stanco, senza eco delle trasformazioni che si andavano sviluppando a Roma nello stesso periodo.
- ↑ S. DE MARIA, "Monumenti e luoghi della celebrazione nella città romana. Dall'età repubblicana al medio impero", in S. DE MARIA, V. FORTUNATI, Monumenti e memoria. Dall'antichità al contemporaneo (convegno, Bologna 2006), Bologna 2010, 117.
- ↑ RUMSCHEID 1994, tav.38,1; KÖKDEMIR 2004, fig.36.
- ↑ S. MITCHELL, "Antiochia di Pisidia", in Enciclopedia dell'arte antica, Treccani 1994 (testo on line).
- ↑ Una foto migliore della cornice.
- ↑ Foto dell'architrave intero.
- ↑ RUMSCHEID 1994, tav.6,8; KÖKDEMIR 2004, fig.34.
- ↑ Semplificazioni simili si trovano in altri anthemia di epoca augustea e giulio-claudia:
- del tempio di Augusto ad Ankara (RUMSCHEID 1994, tav.5,2; KÖKDEMIR 2004, fig.31): l'anthemion è costituito da una successione di fiori di loto e palmette di varie forme, dalla base dei quali nascono piccoli steli spiraliformi che sostituiscono i veri e propri tralci intermittenti;
- del monumento di Memmio a Efeso (KÖKDEMIR 2004, fig.32);
- del basamento di una colonna onoraria a Sagalassos (KÖKDEMIR 2004, fig.37): l'anthemion è qui divenuto una successione di palmette, alternativamente aperte e chiuse, mentre i lobi delle palmette hanno assunto essi stessi estremità spiraliformi e si distinguono dagli steli che nascono dalla loro base solo nel caso delle palmette chiuse, grazie al senso diverso della spirale stessa; gli elementi vegetali sono piuttosto appiattiti e si distinguono solo per i margini rilevati del contorno, con una resa più disegnativa che plastica;
- di una prima fase giulio-claudia, di ordine ionico, del tempio di Apollo a Hierapolis (F. SACCHI, F. BONZANO, "L'ordine del tempio di Apollo a Hierapolis: prime acquisizioni", in F. D'ANDRIA, P. CAGGIA, T. ISMAELLI (a cura di), Hierapolis di Frigia. V. Le attività delle campagne di scavo e restauro 2004-2006, Istanbul 2012, 341, fig.12): la cornice presenta nell'insolita posizione sulla corona, un anthemion costituito da una successione di palmette, alternativamente chiuse e aperte, queste ultime di due forme diverse.
- ↑ Vedi anche il portale dell'adyton settentrionale
- ↑ B. PINNA CABONI, "Considerazioni sulla decorazione architettonica della piazza del Templum Pacis", in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus (catalogo mostra), Roma 2009, 197-199 (vedi sintesi).
- ↑ Tra queste innovazioni, nella modanatura inferiore della cornice è presente di una sorta di kyma ionico vegetalizzato, con la trasformazione dello sguscio in una foglia d'acanto e la superficie degli ovuli ricoperta da elementi vegetali a bassorilievo. Per delle immagini della cornice intera vedi questo elemento, in situ sulle tre colonne rimaste in piedi, e la la ricomposizione con frammenti originali e completamenti in stucco nel Tabularium, visitabile dai Musei Capitolini.
- ↑ Secondo il Leon, questo anthemion, classificato come 1a A (ornamenti con tralci intermittenti del tipo A) è all'inizio dell'evoluzione successiva in epoca flavia (LEON 1971,130 e 134-135, tav.33,1)
- ↑ Il blocco doveva far parte di una trabeazione sporgente: un altro blocco, copia di epoca severiana per un restauro dell'edificio, appartiene infatti sicuramente ad un avancorpo. La decorazione era stata ipoteticamente attribuita ad un piccolo edificio absidato tra la piazza e la basilica Emilia, probabilmente un ninfeo. Vedi B. PINNA CABONI, "Considerazioni sulla decorazione architettonica della piazza del Templum Pacis", in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus (catalogo mostra), Roma 2009, 197-199 (vedi sintesi).
- ↑ Lo schema delle alternanze non è esattamente ricostruibile a causa del breve tratto conservato; anche la copia severiana conserva negli anthemia presenti (coronamenti dell'architrave sul lato anteriore e sul retro e incorniciatura del lacunare) un'alternanza simile.
- ↑ A. NIBBY, Roma nell'anno 1838, Roma 1839, 430.
- ↑ Il primo è citato dal Leon come esempio della sua tipologia Bb dei "tralci intermittenti" (LEON 1971, 130, tav.134,1).
- ↑ Altri frammenti dall'Aula Regia, con girali animate sul fregio mostrano un simile anthemion sul coronamento dell'architrave: foto del frammento esposto nella mostra Divus Vespasianus (F. DE POLIGNAC, in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi (catalogo mostra Roma), Milano 2009, 507, n.110, sintesi su questo sito. Vedi anche LEON 1971, tav.36,3.
- ↑ LEON 1971, 131, tipo Ea dei tralci intermittenti
- ↑ Un esemplare, mancante del coronamento, è su LEON 1971, tav.34,1.
- ↑ Immagine della cornice intera: qui.
- ↑ LEON 1971, tav.41,2. Di questo tipo di cornice esistono almeno due altri frammenti oggi conservati nell'area del peristilio superiore: vedi le immagini del frammento con soffitto e sopracornice e del frammento con soffitto e sottocornice.
- ↑ LEON 1971, 131, tipo F dei tralci intermittenti
- ↑ Vedi immagini qui (con kyma di foglie d'acanto sulla sima e candelabro vegetale sul soffitto) e qui (con il più comune anthemion a tralci intermittenti obliqui vegetalizzati sulla sima e motivo a squame sul soffitto).
- ↑ LEON 1971, 131, tipo B degli ornamenti vegetali in serie.
- ↑ LEON 1971, tav.46,3. Un altro frammento della medesima cornice (qui) si conserva negli ambienti della domus Augustana che si trovano ad ovest del grande peristilio.
- ↑ LEON 1971, 132, tipo C del motivo con gruppi di delfini.
- ↑ Sulla datazione, non unanime, di questo elemento all'epoca domizianea vedi la recensione al catalogo della mostra sul Divus Vespasianus (cat. n.108 e note 39 e 40).
- ↑ Il tempio è generalmente, ma non univocamente, identificato con il tempio dedicato alle Ninfe, della porticus Minucia frumentaria: D. MANACORDA, "Nymphae, aedes", in E. M. STEINBY (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, H-O, Roma 1996, 350-351.
- ↑ Il blocco presenta infatti due superfici oblique su uno dei lati corti, che indicano il suo inserimento trasversale rispetto ad altri elementi della stessa trabeazione; inoltre, il solo fregio è privo di decorazione su uno dei lati lunghi, e doveva quindi non essere visibile, in quanto coperto dal soffitto all'interno dell'avancorpo. Sul lato anteriore è interessante inoltre notare la cavità per un tassello di restauro che sostituiva uno degli oggetti raffigurati sul fregio, e inoltre i tasselli di restauro inseriti in un tratto del coronamento dell'architrave con kyma ionico: questi ultimi sembrano realizzati ancora in epoca flavia e dovevano forse essere stati eseguiti ancora nel cantiere di costruzione, forse per qualche danneggiamento al momento del montaggio del blocco in opera. Cfr. LEON 1971, tav.37,1.
- ↑ LEON 1971, 119, tav.43,2.
- ↑ LEON 1971, 131, tipo Eb dei "tralci intermittenti".
- ↑ LEON 1971, 131, tipo F dei "tralci intermittenti".
- ↑ LEON 1971, 132, tipo B del motivo con gruppi di delfini. Per l'immagine tav.42,1-2. L'immagine dell'elemento intero si trova qui.
- ↑ LEON 1971, 130, tipo Bb del motivo a "tralci intermittenti". Per l'immagine tav.47,1.
- ↑ LEON 1971, tav.35,1
- ↑ LEON 1971, 131, tipo Eb dei "tralci intermittenti", tavv.48,2 e 135,2.
- ↑ LEON 1971, tavv.42,3 (immagine qui) e 43,1 (immagine qui).
- ↑ P. PENSABENE, F. CAPRIOLI, "La decorazione architettonica di età flavia", in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus (catalogo mostra), Roma 2009, fig.9.
- ↑ Tutte le superfici a vista di questa trabeazione sono decorate, comprese la fascia di appoggio delle mensole nella cornice e le fasce dell'architrave, e persino il listello del coronamento o il bordo risparmiato dal lacunare sul piano inferiore.
- ↑ P. PENSABENE, F. CAPRIOLI, "La decorazione architettonica di età flavia", in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus (catalogo mostra), Roma 2009, fig.11
- ↑ Il tempio (regio I, isolato XV,6) fa parte dell'area sacra repubblicana presso via della Foce e fu costruito tra la fine del III secolo a.C. e i primi decenni del II e successivamente ricostruito in laterizio e con un rivestimento marmoreo in epoca domizianea (PENSABENE 2007, 54-64).
- ↑ PENSABENE 2007, 63-64: la decorazione del tempio è attribuita ad un'officina, forse ostiense, collegata a quella urbana attiva nel Pedagogium del palazzo sul Palatino e nella villa albana, la quale potrebbe aver lavorato anche alla villa di Domiziano a Sabaudia. Per gli elementi architettonici di quest'ultima v. LEON 1971, 135, tav.54,1; P. PENSABENE, "Lo spicato in marmo della villa di Domiziano a Sabaudia", in L. UNGARO, M. DE NUCCIO, I marmi colorati della Roma imperiale, Venezia 2002, 174. Alcuni frammenti marmorei dallo scavo della villa compaiono in una fotografia pubblicata su G. IACOPI, "Gli scavi della villa di Domiziano sul lago di Sabaudia", in La conquista della terra, aprile 1936, 31.34 (foto a pagina 34 (scansione di fotocopia on line).
- ↑ LEON 1971, 135, tav.54,3; PENSABENE 2007, 293-295, tavv.88,4-7.
- ↑ I delfini intrecciati sono presenti anche nell'anthemion nella sima della cornice dei "Trofei Farnese" dall'Aula regia dei palazzi imperiali sul Palatino (foto già inserita più sopra), mentre in quello nella sima del coronamento dell'attico delle Colonnacce nel Foro di Nerva (foto già inserita più sopra) sono separati da una foglia d'acanto (entrambi gli esempi sono discussi più sopra.
- ↑ Interessante notare i dentelli, piccoli e quadrati come avviene normalmente nelle cornici di epoca domizianea, che presentano una cavità rettangolare sul lato anteriore e un incavo con rosetta risparmiata sul piano inferiore, come si ripeterà spesso in epoca severiana (per esempio nella cornice delle Terme alessandrine conservata a piazza S.Eustachio). L'incavo sul lato anteriore dei dentelli (ma non sul piano inferiore) si ritrova anche nella cornice, probabilmente flavia, reimpiegata nel "Falsi ruderi" di villa Torlonia (vedi presentazione su questo sito). Da notare che in contraddizione con la raffinatezza complessiva della decorazione, alcuni di questi incavi sono di altezza irregolare e si accompagnano ad una posizione ad altezze diverse anche del motivo ad occhiali tra i dentelli, come si ritrova anche nelle cornici dei frontoni del tempio dell'Ara rotonda: v. PENSABENE 2007, tavv.7,2 e 7,5.
- ↑ D. TARDY, Le décor architectonique de Vesumna (Périgueux antique) (Aquitania, supplemento 12), Bordeaux 2005, p.113. fig.96.
- ↑ Y. MALIGORNE, "Le bloc d'entablement de Beaujeu (Rhône). Un monument de l'époque de Domitien", in Gallia, 68,2, 2011, 237-247, figg.2 e 5 (testo on line su Accademia.edu).
Elenco delle immagini linkate:
- Dettaglio della banda ad anthemion sotto il fregio figurato del cratere di Eufronio (515 a.C.) (su Flickr.com)
- Sima in terracotta dipinta del tesoro dei Megaresi a Olimpia (su Wikimedia Commons)
- Sima in terracotta dipinta del geison obliquo del tesoro dei Marsigliesi a Delfi (su Wikimedia Commons)
- Ricostruzioni grafiche delle sime del geison orizzontale, del geison obliquo e dei lati lunghi del tempio C di Selinunte (sul sito RilievoArcheologico.it)
- Ricostruzione grafica dei capitelli ionici del quarto tempio di Hera a Samo, con collarino decorato da anthemion (sul sito RilievoArcheologico.it)
- Sima del tempio di Apollo a Delfi (ricostruzione del 373 a.C.) (su Wikimedia Commons)
- Sima della tholos di Epidauro (frammento presso il Metropolitan Museum of Art di New York) (sul sito METMuseum.org del Metropolitan Museum of Art di New York)
- Rilievo dal cimitero Polyandron di Atene (sul sito BibArch.org, della Biblical Archaeology Society)
- Sima dei lati lunghi sul tempio di Atena a Priene (anche qui) (su Flickr.com)
- Altare del tempio di Artemide ad Efeso nel Museo archeologico di Efeso (su Flickr.com)
- Foto d'epoca degli elementi architettonici dei tre templi di San Nicola in Carcere (sul sito RomaCittaEterna.eu)
- Luogo di collocazione di un elemento di cornice da un sepolcro al III miglio della via Appia antica (sul sito MapsGoogle.it)
- Frammento di cornice simile alla cornice del primo ordine della basilica Emilia, proveniente dalla collezione di Joseph Klein di New York (sul sito della casa d'aste Bonhams.com)
- Lastre di rivestimento del muro di fondo di un ambiente nel foro di Augusto, dipinta con motivo ad anthemion (sul sito MercatiDiTraiano.com del Museo dei fori imperiali)
- Incorniciatura ad anthemion sul recinto interno dell'Ara Pacis e confronto con l'incorniciatura delle nicchie sul fondo dei portici del foro di Augusto (su Flickr.com)
- Foto del fregio dei portici del foro di Augusto, ancora nell'area archeologica (su Flickr.com)
- Decorazione dell'attico dell'arco di Orange (Francia) (sul sito ArchArt.it)
- Elementi architettonici dal foro nel museo di Nyon (Svizzera) (sul sito Nyon.ch)
- Cornice di frontone del tempio di Antiochia di Pisidia (su Flickr.com)
- Portale dell'adyton settentrionale del tempio di Bel a Palmira (su Wikimedia Commons)
