Studi / Cornice di Villa Torlonia

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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M. MILELLA, "Considerazioni preliminari su una cornice reimpiegata nei "Falsi ruderi" di Villa Torlonia", sul sito web DecArch.it, 9 luglio 2011 (link http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_/_Cornice_di_Villa_Torlonia).
Il testo riporta alcune considerazioni su una cornice osservata sulla ricostruzione ottocentesca dei cosiddetti "Falsi ruderi", decorazione del parco di Villa Torlonia a Roma

Nel parco di Villa Torlonia si trova un'architettura decorativa che imita una finta rovina romana, i cosiddetti "Falsi ruderi", voluti dal principe Alessandro Torlonia, che affidò nel 1832 all'architetto Giovan Battista Caretti la prosecuzione dell'abbellimento del parco. L'architettura venne realizzata appoggiata al muro di cinta, lungo il viale che porta alla Casina delle Civette. Si trova ancora in attesa di restauro ed è parzialmente coperta dalla vegetazione.[1].

La cornice con mensole dei "Falsi ruderi" di Villa Torlonia, a Roma

Sulla struttura è presente una cornice con mensole in marmo evidentemente antica, spezzata irregolarmente sul fianco sinistro e sulla parte corrispondente alla sopracornice nel fianco destro; sembra mancare parte della modanatura superiore e si presentano spesso spezzate le parti più aggettanti dei particolari vegetali delle modanature e le cime delle foglie d'acanto delle mensole. Il fianco destro, conservato nella parte inferiore, si presenta ad andamento obliquo, indicando la collocazione originaria dell'elemento all'angolo interno di un edificio, in congiunzione con un altro elemento disposto ortogonalmente[2].

A partire dall'alto la cornice presenta:

  • una modanatura decorata non più conservata, delimitata inferiormente da un listello sottile;
  • listello;
  • un anthemion con tralci intermittenti obliqui trasformati in semipalmette;
  • listello;
  • kyma lesbio continuo semplice, non vegetalizzato;
  • corona decorata con un motivo a squame su tre file;
  • soffitto liscio con peduncolo, sorretto da mensole nella parte posteriore:
    • le mensole sono strette e con andamento a 45°, sono incorniciate con un kyma lesbio continuo sormontato da un listello e sono decorate inferiormente da una foglia d'acanto, mentre i fianchi sembrano lisci;
    • i cassettoni sono inquardati da uno spesso listello e da un kyma di foglie lisce con spaccatura centrale; il pannello centrale è dunque di proporzioni ridotte; sono perdute le rosette che dovevano occuparlo;
  • sotto la fascia di appoggio delle mensole segue un kyma ionico;
  • listello;
  • dentelli con motivo ad occhiali e con intaglio verticale sul lato anteriore;
  • listello
  • kyma lesbio trilobato con archetti vegetalizzati (il nastro si trasforma in un caulicolo da cui nasce un calice con due piccole foglie acantizzanti di profilo); il fiore tra gli archetti presenta petali frastagliati e gli elementi interni sono costituiti da diversi motivi pendenti, tra cui si riconoscono calici di forma diversa e una palmetta aperta.

Dal punto di vista decorativo e stilistico numerosi particolari consentono di datare l'elemento all'epoca flavia[3]: la sottolavorazione delle modanature della sottocornice, in cui gli spazi incavati tra i dentelli e tra gli elementi del kyma ionico proseguono anche sotto il listello sovrastante e più in generale l'accentuato chiaroscuro; la presenza del motivo ad occhiali con cerchietti sottili tra i dentelli, la corona decorata, la presenza dell'anthemion[4]; la tendenza a non rispettare l'ordine gerarchico delle modanature, evidenziata dalle proporzioni relativamente grandi del kyma lesbio continuo che dovrebbe separare sima e corona e da quelle relativamente piccole dei dentelli.

Sono invece più difficilmente inquadrabili altri particolari, come la presenza del kyma lesbio continuo semplice (non vegetalizzato come più frequentemente accade negli elementi architettonici flavi), o la mancanza di decorazione sui fianchi delle mensole[5], l'intaglio sulla superficie anteriore dei dentelli (che si ritrova in cornici di epoca severiana[6]), ma è presente, molto simile in epoca flavia in una cornice dal teatro della villa di Domiziano ad Albano, conservata nell'antiquarium di Castel Gandolfo. Ancora, la presenza di un piccolo soffitto liscio anteriormente alla parte sorretta da mensole (che si ritrova più tardi, di maggiore ampiezza, nelle cornici con mensole asiatiche[7]).

Cornice dal tempio di Vespasiano, elemento con completamenti in stucco nei Musei Capitolini
Architrave ionico dell'Antiquarium del Celio
Particolare con kyma lesbio trilobato e astragalo a fusarole e perline del coronamento

Abbastanza insolita è anche la vegetalizzazione del kyma lesbio trilobato, che induce ad interessanti considerazioni. Un motivo molto simile[8] si trova sul coronamento di un architrave conservato nel giardino dell'Antiquarium del Celio, che presenta una vegetalizzazione anche sul sottostante astragalo, con perline ricoperte da due piccoli calici contrapposti, separati da una fila di minuscole perline, e con fusarole a cappelletto trasformate in calicetti con sepali dalle cime rovesciate. Questo arricchimento decorativo, che si dispiega sulla superficie delle perline sembra dello stesso genere di quello riscontrabile sugli ovuli del kyma ionico della cornice del tempio di Vespasiano nel Foro Romano.

Aggiunto nel settembre 2014 e corretto nell'aprile 2015

Una nuova pubblicazione sul monumento[9] collega gli elementi di cornice reimpiegati nel monumento alle "anticaglie" vendute insieme alla villa, allora Colonna, a Giovanni Raimondo Torlonia nel 1797, alcune delle quali provenivano dalla villa Cybo a Castelgandolfo ed erano state acquistate nel 1761 dal cardinale Girolamo Colonna. Per le costruzioni nella villa venne inoltre impiegato nel 1802 un consistente quantitativo di travertino proveniente dalle proprietà Torlonia presso le terme di Tito (allora non distinte da quelle di Traiano) sul colle Oppio.

da completare

Note

  1. A. AGATI, "Falsi ruderi" in A. CAMPITELLI (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma 2006, 172.
  2. La presenza di un angolo interno è testimoniata anche dalla foglia che doveva coprire l'ovulo angolare del kyma ionico, ancora visibile all'estremità destra della modanatura.
  3. Confronta sulla decorazione flavia: P. PENSABENE, F. CAPRIOLI, "La decorazione architettonica d'età flavia", in F. COARELLI (a cura di), Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi (catalogo mostra Roma), Milano 2009, 110-115 (riassunto su DecArch).
  4. Un disegno simile dell'anthemion si ritrova anche in una cornice ionica dei palazzi imperiali sul Palatino vedi immagine.
  5. Fianchi delle mensole non decorati e incorniciatura con kyma lesbio continuo semplice, sebbene di resa diversa (con lobo superiore del contorno interno ridotto ad un forellino di trapano), si ritrovano anche nella cornice dell'arco di Tito: vedi immagine. Un kyma lesbio continuo semplice molto simile si ritrova come modanatura di separazione tra le due fasce superiori nell'architrave del tempio di Venere Genitrice (vedi immagine).
  6. Ad esempio nella cornice delle terme Alessandrine in Campo Marzio oggi conservata a Sant'Eustachio: vedi immagine.
  7. Ad esempio nella cornice con mensole pertinente ai portici del tempio di Adriano e conservata su via delle Tre Pile: vedi immagine.
  8. Nel kyma lesbio trilobato dell'architrave del Celio è presente una analoga vegetalizzazione del nastro dell'archetto, che da origine ad un calice a due foglie acantizzanti di profilo; tuttavia dal calice stesso spunta inferiormente la continuazione del nastro, che nella cornice di Villa Torlonia invece manca, e inoltre non sembrano trovarsi palmette tra gli elementi interni pendenti. Il fiore intermedio, maggiormente conservato, presenta quattro petali costituiti da sottili foglie frastagliate di profilo e con la cima capricciosamente incurvata.
  9. A. SPILA, "Sui falsi ruderi di Villa Torlonia: il ninfeo", in ArcHistoR, 1, 2014, 108-133 (testo on line in .pdf).