Galleria / Roma Arco di Settimio Severo

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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Vedi: arco di Settimio Severo sulla Wikipedia in lingua italiana.


La decorazione architettonica dell'arco di Settimio Severo (Roma, Foro Romano, 203-205 d.C.).
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L'arco di Settimio Severo è un arco trionfale a tre fornici, eretto su un basamento originariamente accessibile solo con scale e con archi di passaggio tra i fornici minori e il fornice centrale. Venne dedicato dal Senato a Settimio Severo e ai suoi due figli, Caracalla e Geta, associati all'impero, per celebrare la vittoria sui Parti (campagne militari del 195 e del 197-198).

L'arco presenta sui due lati principali quattro colonne aggettanti poggianti su piedistalli, che sorreggono una trabeazione con risalti. Al di sopra è l'attico interamente occupato dall'iscrizione e affiancato da due elementi sporgenti in corrispondenza delle colonne alle estremità.

La figura a lato indica la posizione degli elementi di decorazione architettonica presi in considerazione in questa galleria:

  1. Trabeazione principale (cornice ionica, fregio-architrave con fregio ionico liscio con coronamento e con architrave ionico a due fasce e con coronamento a ovolo)
  2. Coronamento dell'attico (coronamento in forma di cornice ionica; incorniciatura dell'iscrizione)
  3. Capitello composito di colonna e capitello composito di lesena (fusti scanalati di colonna e di lesena, basi attiche di colonna e di lesena, piedistalli costituiti da coronamento liscio, dado figurato e zoccolo liscio)
  4. Archivolto, soffitto voltato cassettonato e chiave di volta del fornice centrale
  5. Coronamento (imposta) del fornice centrale
  6. Coronamento (imposta), archivolto e soffitto voltato cassettonato dei fornici laterali
  7. Coronamento (imposta), archivolto e soffitto voltato cassettonato degli archi di passaggio tra fornice centrale e fornici laterali
1) Trabeazione principale
La trabeazione principale si compone di una cornice ionica e da un fregio-architrave costituito da fregio ionico liscio con coronamento e da architrave ionico a due fasce con coronamento a gola.

La cornice presenta a partire dall'alto una sima a gola diritta liscia (che in origine doveva essere sormontata da un listello), separata per mezzo di listello + kyma lesbio trilobato + astragalo a fusarole e perline, dalla corona, pure liscia e fornita di peduncolo. Il soffitto è liscio e nella sottocornice si trovano un piccolo kyma lesbio continuo e dentelli privi di sbarrette, sormontati da listelli.

Il fregio liscio presenta un coronamento costituito da uno spesso listello, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline. L'architrave è coronato da un listello + kyma lesbio trilobato + astragalo a fusarole e perline ed è a due fasce (quella superiore in proporzione considerevolmente più alta di quella inferiore), separate da un kyma di piccole foglie d'acanto rovesce.

Cose da notare:

  • la cornice ha una sottocornice ridotta, ma visivamente prosegue con le modanature del coronamento del fregio, intagliate tuttavia sul blocco del fregio. Si tratta di un uso diffuso in epoca augustea, ma successivamente tralasciato (le modanature in origine intese come coronamento del fregio vengono normalmente intagliate insieme al blocco della cornice).
  • l'architrave a due fasce appartiene alla tradizione microasiatica, che era stata importata a Roma in epoca tardo-adrianea: in questo caso tuttavia il coronamento è del tipo occidentale, con la successione di kyma lesbio trilobato e astragalo. La fascia superiore ha un'altezza pari ad oltre due volte quella della fascia inferiore.
  • il lacunare non è presente, ma non si tratta di una scelta stilistica: i tratti rettilinei della trabeazione sporgono infatti appena dalle facciate dell'arco, mentre nei tratti sporgenti manca comunque lo spazio, visto che le colonne sono molto vicine alle retrostanti lesene.
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Le modanature decorate della cornice:
  • il kyma lesbio trilobato che divide sima e corona presenta archetti allargati (secondo il modello flavio), con spigolo sul contorno interno che marca la separazione tra il lobo superiore tondeggiante e la parte inferiore quasi a semicerchio. Il nastro, anch'esso largo, sempre secondo il modello flavio, presenta tuttavia la concavità semplificata, resa mediante due superfici oblique con sezione a V. L'elemento interno agli archetti è costituito da una rosetta pendente da un bulbo rigonfio a quattro petali e con bottone centrale: alternativamente i petali sono di forma globulare o bilobati. Il bulbo superiore è staccato dal nastro mediante un solco continuo realizzato con il trapano. Il fiore a tulipano tra gli archetti presenta un sottile stelo con calicetto, che talvolta conserva la vista in prospettiva dal basso, ma talvolta si presenta invece distaccato dallo stelo per mezzo di un leggero solco continuo, che semplifica la forma. Il fiore è a due petali apena rigonfi, con le cime ripiegate in fuori a partire dal margine interno: questo è leggermente rilevato e si distacca dal corpo rigonfio del petalo con una solcatura disegnata in modo meccanico e non naturalistica; il terzo petalo centrale triangolare emerge in cima ed è schiacciato sullo sfondo.
  • l'astragalo a fusarole e perline presenta perline ovali appena allungate alternate a coppie di fusarole biconvesse, con netto spigolo tra le due semisfere, che tendono alla forma romboidale più consueta in questo periodo. L'astragalo è in corrispondenza assiatle con il soprastante kyma lesbio trilobato
  • il piccolo kyma lesbio continuo con cui inizia la sottocornice presenta archetti con il contorno interno trilobato e quello esterno vagamente semicircolare, ma con la connessione arcuata superiore ridotta e quasi del tutto tagliata; l'elemento interno è a forma di foglia lanceolata con la punta troncata e il rigonfiamento che occupa il lobo superiore si raccoglie in una accentuata nervatura a spigolo. Gli archetti sono fusi l'uno all'altro alla alla base e lo spazio tra di essi si apre a partire da un corto solco di trapano che si allarga a Y.
  • i dentelli sono stretti e allungati, profondi quanto larghi, piuttosto ravvicinati e privi di elementi di separazione
Le modanature del fregio:
  • il kyma ionico del coronamento presenta sgusci con nastro relativamente largo e la cui concavità è resa per mezzo di due superfici oblique con sezione a V largamente aperta e con margini rilevati a spigolo. Gli ovuli sono stretti e allungati, assottigliati inferiormente e ben staccati dagli sgusci. Negli ovuli sembra anche che possa notarsi un leggerissimo spigolo centrale verticale, probabilmente residuo della lavorazione separata delle due metà della curvatura, e che potrebbe essere interpretato una caratteristica di officina (si ritrova anche nelle fusarole e, in misura minore, sulle perline degli astragali). L'elemento intermedio è costituito da una lancetta fortemente appuntita, ridotta inferiormente alla sola nervatura centrale a spigolo sporgente.
  • l'astragalo a fusarole e perline è uguale a quello già descritto per la cornice. Anche in questo caso si trova in corrispondenza assiale con il soprastante kyma ionico.
  • Il fregio vero e proprio è liscio e privo di altre caratteristiche significative; la sua superficie sembra rifinita a gradina
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Le modanature dell'architrave:
  • il kyma lesbio trilobato del coronamento si presenta con le medesime caratteristiche già descritte per la cornice, ma con il nastro dell'archetto più largo e più piatto: di conseguenza il contorno interno presenta un lobo superiore proporzionalmente più grande
  • l'astragalo sottostante è di nuovo uguale a quello già descritto nella cornice e presente anche nel coronamento del fregio
  • il piccolo kyma di foglie d'acanto rovesce che separa le due fasce presenta foglie con la cima troncata, suddivise in lobi e sottolobi tramite forellini o corti solchi di trapano. La superficie delle foglie segue l'andamento della gola rovescia sulla quale sono intagliate ed è articolata in nervature distinte da proco profondi solchi a sezione V. Tra le foglie in primo piano compare, schiacciata sullo sfondo la cima di una foglia lanceolata liscia in secondo piano
  • le due fasce dell'architrave sono rifinite con la gradina, ad eccezione dei margini lisciati con lo scalpello; sia il kyma lesbio trilobato sopra l'astragalo, sia il kyma di foglie terminano inferiormente con un sottile gradino.
2) Coronamento dell'attico
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Il coronamento dell'attico ripete le stesse modanature della cornice della trabeazione principale (e a differenza della generalità dei coronamenti di attico, si presenta ugualmente articolato in una sopracornice e una sottocornice, con un soffitto liscio), sebbene manchi della sima. A partire dall'alto si trovano un listello, kyma lesbio trilobato, astragalo a fusarole e perline, corona liscia con peduncolo, soffitto liscio e, nella sottocornice, kyma lesbio continuo e dentelli.

Le modanature inferiori (un kyma di foglie d'acanto rovesciate con un sottostante astragalo a fusarole e perline) appartengono invece all'incorniciatura dell'iscrizione, e infatti gira anche sui lati e al di sotto del campo epigrafico. In modo analogo alla cornice della trabeazione principale, dunque, le modanature inferiori si staccano dal blocco soprastante, di cui sembrano far invece parte visivamente.

Le modanature elencate per il coronamento sono quasi identiche a quelle corrispondenti della cornice della trabeazione principale. Il kyma lesbio trilobato superiore, molto rovinato, sembra presentare tuttavia archetti con lobo superiore più ridotto e parte inferiore a tre quarti di cerchio (con l'estremità inferiore del nastro che accenna ad una chiusura del cerchio verso l'interno. Una simile espansione in proporzione della parte inferiore del contorno interno trilobato si ritrova anche nel kyma lesbio continuo che costituisce la prima modanatura dall'alto della sopracornice.

Il kyma di foglie dell'incorniciatura dell'iscrizione è di dimensioni maggiori di quello che divide le due fasce dell'architrave nella trabeazione principale e le foglie sono più accuratamente rese, con lobi ben distinti e suddivisi in fogliette da corte solcature di trapano, separati da piccole zone d'ombra a goccia. Simile invece il trattamento delle superfici e la piccola foglia lanceolata schiacciata sullo sfondo in secondo piano. Anche il sottostante astragalo a fusarole e perline è uguale agli altri descritti nella trabeazione principale.

Né nel coronamento, né nell'incorniciatura dell'iscrizione l'astragalo è in corrispondenza assiale con la modanatura soprastante, a differenza di quanto accade nella trabeazione principale.

3) Capitelli, fusti, basi e piedistalli
Il capitello delle colonne che decorano le facciate è di tipo composito. L'uso di questo capitello è presente già nell'arco di Tito (mentre l'arco di Costantino, che pure prende a modello questo, ha capitelli di reimpiego di tipo corinzio.


Cose da notare:
Molte caratteristiche sono riprese dallo "stile decorativo" flavio:

  • kalathos con orlo superiore accentuatamente svasato,
  • tralcio vegetale che riempe per intero il canale delle volute e il nastro delle volute fino all'occhio
  • profondi e diritti solchi di trapano che separano le nervature delle foglie d'acanto, che nella seconda corona si interrompono all'altezza delle cime della prima corona
  • la foglia allungata di rivestimento della costolatura centrale della prima corona;
  • la freccetta nel kyma ionico della parte ionica

Si tratta comunque di uno stile eclettico, che riprende anche altre caratteristiche presenti in epoche successive a quella flavia:

  • le solcature delle foglie della prima corona, comunque, si allargano leggermente alla base, sebbene in modo poco visibile dal basso;
  • le fogliette inoltre sono arricchite decorativamente tramite un'ulteriore frastagliatura del loro contorno, realizzata per mezzo di trattini e forellini di trapano;
  • sempre come arricchimento decorativo, il risvolto dell'orlo inferiore delle zone d'ombra è reso con bordo leggermente ondulato e in alcuni casi la nervatura che vi termina, piatta, ha tuttavia delle leggere solcature che fanno assomigliare l'insieme ad un caulicolo con il suo orlo (nel capitello della foto di destra).

Un particolare curioso è inoltre che la foglia di rivestimento della costolatura centrale è presente solo in alcuni casi: nel capitello della fotografia di destra si trova solo sulle due foglie della prima corona del lato frontale del capitello, mentre manca nella stessa posizione nel capitello della foto di sinistra.

Ancora il kyma ionico dell'echino mostra sopra la triplice membrana lunata sovrapposta che copre la parte superiore dell'asta della frecciata e le estremità degli sgusci contigui.

Altri elementi indicano una semplificazione della lavorazione rispetto ai modelli precedenti, che può essere indicata come tipica dell'epoca:

  • un certo schematismo nella resa dell'acanto dei tralci, le cui fogliette sono distinte da corti tratti di trapano, in particolare all'interno delle spirali delle volute dove sono maggiormente appiattiti;
  • la concavità dei lobi delle foglie d'acanto resa a sezione a V e con leggera solcatura che segna e sintetizza la parte più profonda (in modo analogo a come le pieghe sono disegnate nei panneggi delle sculture figurate contemporanee).


Le lesene che rispecchiano sul muro a brevissima distanza le colonne sporgenti della facciata presentano capitelli corinzi simili a quelli delle colonne, in alcuni casi meglio conservati nei particolari della decorazione. L'echino si presenta con andamento rettilineo; le foglie d'acanto presentano nella prima corona la stretta e allungata foglia di rivestimento della costolatura centrale che ne copre solo la parte inferiore e le fogliette conservano i margini frastagliati. Il solco centrale di ciascun lobo sembra più netto.

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I fusti, scanalati fino all'imoscapo, non mostrano caratteristiche significative e si presentano simili a tutti i fusti scanalati di epoca imperiale.

Le basi, attiche, sono caratterizzate da una scozia non molto profonda e in proporzione piuttosto alta rispetto ai due tori, che sono di proporzioni ridotte.

Da notare che dimensioni dei plinti della base di lesena e della antistante base di colonna, quasi a contatto tra loro, danno la misura della sporgenza della colonna dalla parete della facciata.

Tra il plinto delle basi e il piedistallo è presente un blocco parallelepipedo, unico per colonna e lesena, che fa da secondo plinto.

Il piedistallo sul quale poggiano le colonne e le retrostanti lesene, con la mediazione di un lastrone che fa da secondo plinto, è costituito da un coronamento liscio, un dado, decorato su tre lati con rilievi figurati, e da uno zoccolo, pure liscio.

Il coronamento del piedistallo, decorato e visibile su tre lati, è articolato, a partire dall'alto, da uno spesso listello, una grande gola diritta, listello, ovolo liscio e listellino.

Il dado è decorato su tre lati con rilievi figurati, la cui superficie di fondo in prossimità dei margini sporge a cavetto. I pannelli con i rilievi sono incorniciati da semplici listelli piatti, più spesso quello inferiore.

Lo zoccolo, anch'esso modanato su tre lati, è costituito da un piccolo toro, un'ampia gola diritta rovesciata, uno spesso listello, un toro.

Il piedistallo poggia a sua volta su tre blocchi parallelepipedi, sovrapposti con leggera resega, che contribuiscono ad aumentarne l'altezza.

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4) Archivolto, soffitto cassettonato e chiave di volta del fornice centrale
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L'archivolto del fornice centrale si presenta in forma di un architrave ionico, con coronamento costituito da tre modanature (rosette incorniciate, kyma ionico con lancette e astragalo a fusarole e perline). La prima fascia è separata dalla seconda per mezzo di un kyma di foglie d'acanto rovesciate e la seconda dalla terza per mezzo di un astragalo a sole perline.

Il doppio coronamento dell'architrave e l'uso del kyma ionico riprendono modi asiatici, quali erano stati importati a Roma nella tarda età adrianea.

Il motivo della modanatura superiore, è costituito da tralci intermittenti vegetalizzati stretti insieme al centro da un balteo, in modo da formare due calici a V simmetricamente contrapposti, uno diritto e uno rovescio; gli spazi vuoti circolari tra queste coppie di calici, sono occupati da rosette a quattro petali rigonfi e piccolo bottone centrale. Si tratta della semplificazione di una variante di anthemion nella quale i calici diritti formati dai tralci intermittenti vegetalizzati accostati, si alternano ad altri motivi diritti, nascenti dall'unione delle loro spirali accostate.

Un esempio tra i più antichi in occidente[1] è il fregio del sepolcro di Marco Servilio Quadrato sulla via Appia (di età giulio claudia). Il motivo sembra ancora più vicino sul bordo inferiore del soffitto voltato cassettonato dell'arco di Tito, dove una fila di "cassettoni" rettangolari, separati da motivi a corda, come i cassettoni veri e propri, contengono i doppi calici con grandi rosette negli spazi vuoti. Il motivo si ritrova ancora nel tempietto di Tordinova, un edificio funerario rinvenuto nel 1934 e datato all'epoca di Marco Aurelio, oggi ricostruito nel Museo nazionale romano alle terme di Diocleziano[2].

Il kyma ionico sottostante si presenta con ovuli che si assottigliano inferiormente, contenuti in sgusci con nastro largo e concavo, con la concavità accentuata da un'incisione sul fondo, separati da lancette con affilato spigolo centrale e punta appena assottigliata. L'inserimento di lancette invece delle freccette indica una ripresa eclettica di modelli più antichi.

L'astragalo ha fusarole rese quasi romboidali da sottili trattini di risulta risparmiati che la collegano sia superiormente e inferiormente con i bordi della modanatura, che orizzontalmente con gli elementi contigui. Le perline sono piuttosto allungate e affusolate alle estremità.

Il kyma di foglie rovesce tra prima e seconda fascia ha piccole foglie d'acanto con la cima troncata, divise in lobi e fogliette per mezzo di tratti di trapano più lunghi o più corti, ma con nervatura centrale a rilievo. Tra di esse si intravede in basso la cima di una foglia d'acqua in secondo piano. L'astragalo a fusarole e perline tra seconda e terza fascia è appena più piccolo di quello sotto il coronamento, ma ha fusarole con una nervatura centrale a spigolo più accentuata e perline con le estremità più affusolate.

Come nei modelli flavi le fasce sono di altezza ridotta in proporzione alle modanature che le separano e piuttosto sporgenti in rapporto a quella inferiore.

  1. F. DEMMA (Monumenti pubblici di Puteoli. Per un'archeologia dell'architettura (Monografie della rivista Archeologica classica 3), Roma 2007, 264, cat.n.35) riferisce una serie di esempi del motivo del Blattgarb, studiato approfonditamente da R. KÖSTER ("Ein Kleinkunstmotiv an ungewohntem Ort", in Istanbuler Mitteilungen (Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul), 39, 1989, 297-306).
  2. P. PENSABENE, "Tempietto tetrastilo di Torrenova", in A. GIULIANO (a cura di), Museo nazionale romano. Le sculture. I,8, parte I, Roma 1985, 170-177, n.IV,3.
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Il fregio-architrave della tomba di Marco Servilio Quadrato, di epoca giulio-claudia, sull'Appia antica e il motivo delle "rosette incorniciate" sul soffitto voltato a cassettoni dell'arco di Tito a Roma.

Coronamento (imposta) del fornice centrale
DA CONTINUARE
Nota di bibliografia
Bibliografia specifica sulla decorazione dell'arco di Settimio Severo non esiste, sebbene la stessa sia frequentemente citata come confronto per le datazioni in età severiana di elementi architettonici in numerose pubblicazioni. Chi ne parla più diffusamente e S. NEU (Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin, Cösfeld 1972), in un articolo di cui in questo sito è presente una sintesi. Esiste inoltre una monografia con molte belle fotografie: R. BRILLIANT, The Arch of Septimius Severus in the Roman Forum (Memoirs of the American Academy in Rome, 29), Roma 1967 (con qualche osservazione sulla decorazione alle pagine 75-84). Sui rilievi esiste un'altra monografia più recente: M. HINTERHÖLLER, Der Triumphbogen des Septimius Severus und die historischen Reliefs der Partherkrieger. Ein Triumphalmonument am Beginn der späten Kaiserzeit, edizioni GRIN, 2008 ISBN 9783638036238