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Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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I capitelli prodotti per Costantinopoli, a partire dalla fondazione della nuova capitale nel 324 d.C., sono prevalentemente realizzati in serie nelle vicine cave del Proconneso. Gli scalpellini che vi lavorano proseguono la tradizione decorativa romana imperiale delle province orientali: si tratta dunque di capitelli, soprattutto corinzi, ma anche compositi, "asiatici", ovvero con acanto spinoso. Questo modello si era a sua volta evoluto dalla tradizione decorativa ellenistica microasiatica.

A partire dall'età severiana, quando i capitelli prodotti nelle cave del Proconnesio cominciarono ad essere largamente esportati anche in Occidente, i capitelli asiatici avevano già subito una progressiva semplificazione delle forme, legata alla produzione in serie. In particolare le foglie d'acanto delle corone, accostate tra loro, avevano creato dei vuoti di forma geometrica, determinati dall'urtarsi delle fogliette dei lobi; erano, inoltre, scomparsi i lobi mediani nelle foglie della seconda corona e lo stelo per il fiore dell'abaco, mentre i caulicoli si erano ridotti a semplici sporgenze sulla superficie del kalathos ed anche elici e volute tendevano a ridursi e ad assumere un andamento orizzontale, sempre più schiacciate contro l'abaco[1].

Con la fondazione di Costantinopoli, la produzione di capitelli delle cave del Proconneso si intensifica e parallelamente si accentua la semplificazione delle forme[2]: i collegamenti tra i diversi elementi vegetali che compongono la struttura decorativa del capitello corinzio diventano sempre più disorganici e il naturalismo tende a cedere il passo in modo sempre più evidente a effetti decorativi astratti e puramente ornamentali, giocati in superficie[3]. Questa trasformazione sfocia, dalla fine del V secolo, in un distacco netto dalla tradizione classica e nella creazione di nuove tipologie di capitelli[4].

Capitelli corinzi

L'evoluzione dei capitelli corinzi bizantini è stata delineata da Rudolf Kautzsch nel suo fondamentale studio del 1936, che ha individuato otto tipi fondamentali di capitelli corinzi tra quelli costantinopolitani[5].

Capitelli corinzi con "acanto a dentellatura morbida"

Dopo i programmi edilizi iniziati a Costantinopoli da Costantino e portati a termine dai suoi diretti discendenti (Foro di Costantino, prima chiesa di Santa Sofia del 360 sotto Costanzo II), si diffondono i capitelli corinzi con acanto a fogliette allungate, con contorni non troppo netti, e con zone d'ombra strette e allungate. Nella parte superiore del capitello, le volute sono a nastro sottile, con piccole spirali, e schiacciate contro l'abaco; le elici generalmente mancano, oppure, in rari casi, sono trasformate in viticci collegati al fiore dell'abaco. Nell'ambito degli studi dei capitelli bizantini questo tipo di acanto è definito "molle" (weichzackigem Akanthus ovvero "acanto a dentellatura morbida"), sebbene derivi sempre dall'acanto "spinoso" di tradizione microasiatica romana, dando l'impressione di forme ancora confuse, non risolte nell'astrazione geometrica a disegno netto che prevarrà più oltre[6].

I più antichi capitelli corinzi bizantini sicuramente datati appartengono all'arco di Teodosio nel Foro omonimo (Forum Tauri), inaugurato nel 393[7].

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Istanbul, piazza Beyazıt, resti del Foro di Teodosio o Forum Tauri, due capitelli corinzi di colonna pertinenti all'arco di Teodosio

La struttura del capitello è semplificata: le due corone d'acanto, come avviene già nei capitelli corinzi asiatici più tardi, hanno foglie che si toccano fra loro, formando figure geometriche (che però non sono ancora l'elemento prevalente nella decorazione). Le foglie della seconda corona hanno i lobi mediani ancora ben sviluppati, con quattro fogliette che emergono dalla ridotta sagoma di sfondo (la parte lasciata liscia perché non visibile dietro la cima delle foglie della prima corona). Nelle due corone le fogliette sono allungate, segnate al centro da una solcatura a spigolo, e i lobi sono distinti da zone d'ombra strette e allungate, leggermente incurvate. Ad eccezione della cima sporgente, le foglie sono appiattite sullo sfondo del kalathos.

Diversi elementi strutturali del capitello corinzio sono fortemente ridotti o mancano del tutto, oppure sono incompresi. I caulicoli sono ancora vagamente ricordati da una sagoma triangolare che sporge appena dalla superficie del kalathos, tra le cime delle foglie della seconda corona. Le elici e lo stelo per il fiore dell'abaco mancano del tutto e le volute nascono disorganicamente sopra la cima della foglia interna del calice (invece che dal centro del calice stesso) e sono ridotte ad un sottile e piatto nastro quasi orizzontale e schiacciato contro l'abaco.

Lo spazio tra calice e voluta è occupato da un volume di marmo che non è stato scavato e che segue la curvatura dei lati dell'abaco, per cui non si percepisce più la presenza del kalathos troncoconico dietro gli elementi vegetali che compongono la struttura del capitello. L'orlo del kalathos non è sottolineato e prendono rilevanza volumetrica la massa formata da calici e volute agli angoli e la parte centrale del kalathos visibile al centro di ogni lato, che assume un aspetto rigonfio per ricollegarsi alla sporgenza del fiore dell'abaco. I lati dell'abaco non sono più modanati, ma sono ridotti ad una fascia liscia, ancora piuttosto spessa.

Appartiene a questo tipo anche un capitello conservato nei giardini del Museo di Santa Sofia e attribuito alle ali laterali del portico in facciata della fase teodosiana della Santa Sofia (inaugurata nel 415)[8]. In questo edificio, tuttavia, i capitelli più grandi, che erano collocati nella parte centrale sporgente del portico, sono invece del tipo con "maschera d'acanto" (vedi oltre).

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Istanbul, giardini di Santa Sofia (inv.1a), capitello corinzio di colonna, dalle ali laterali del portico della Santa Sofia teodosiana (415)

Rispetto agli esemplari dell'arco di Teodosio le foglie della seconda corona hanno i lobi mediani ridotti ad una sola foglietta e la sagoma di sfondo con bordo superiore leggermente arcuato. I lati dell'abaco, più sottili e ugualmente non modanati, sono tuttavia divisi in due da una solcatura con sezione a V. La sagoma triangolare del caulicolo rimane solo come un tratto di superficie liscia, che non sporge rispetto alla superficie sulla quale sono intagliate le foglie dei calici.

La resa dell'acanto, qui meglio distinguibile per il migliore stato di conservazione, è ancora abbastanza plastica, sebbene anch'essa semplificata: i lobi hanno al massimo tre fogliette larghe ma ancora allungate; le zone d'ombra tra i lobi sono di forma stretta e allungata. Le fogliette conservano la superficie concava: ciascuna di esse è sagomata con un incavo a sezione a V, ma solo nella parte centrale, lasciando parte della superficie piatta, soprattutto in punta.

Altri esempi di questa tipologia di capitelli sono conservati nei giardini presso i resti della chiesa di San Polieucto, appartenenti probabilmente alle vie colonnate realizzate nella seconda metà del IV - inizi del V secolo[9] e sporadici in altri lapidari cittadini.

Istanbul, parco archeologico nei giardini presso i resti della chiesa di San Polieucto, tre capitelli corinzi di colonna appartenenti probabilmente alle vie colonnate della seconda metà del IV secolo.
Istanbul, giardini del Museo archeologico di Istanbul (inventario n.3216), capitello corinzio di colonna: in questo esemplare le volute, intagliate in un'unica massa con i calici e disorganicamente collegate con il kalathos, sono compresse, tanto che anche le sagome lasciate grezze dei caulicoli sono inclinate, e lasciano al centro della parte superiore di ogni lato uno spazio vuoto non decorato.

Altri esempi (Kautzsch tipi I e II)

In seguito tendono a scomparire anche i calici: gli elementi vegetali del capitello, di conseguenza, tendono a ridursi alle corone di foglie e alle volute, nascenti dietro le cime delle foglie della seconda corona. Questi capitelli corrispondono ai tipi I e II del Kautzsch[10]. Le volute, sempre a nastro sottile, ma relativamente più spesse e con una spirale terminale più sviluppata, nascono con andamento verticale dietro le foglie della seconda corona, ma come quelle già viste terminano orizzontalmente schiacciate contro l'abaco.

La tipologia compare in un capitello relativamente piccolo, attribuito anch'esso ai portici della fase teodosiana della Santa Sofia (415) e conservato nei giardini della basilica[11] e in qualche esemplare, forse proveniente dalle vie colonnate cittadine, conservato nel parco archeologico presso i resti della chiesa di San Polieucto. Questa tipologia di acanto continua ad essere utilizzata nei capitelli per tutta la prima metà del V secolo[12], spesso con ulteriori semplificazioni nell'apparato decorativo tradizionale del capitello.

Istanbul, giardini della Santa Sofia, inv.301, capitello corinzio di colonna dai portici della Santa Sofia teodosiana (415). Da notare lo spazio libero del kalathos al di sopra della seconda corona di foglie, al centro di ogni lato, fuso con il fiore dell'abaco e con l'abaco stesso.
Istanbul, parco archeologico presso i resti della chiesa di San Polieucto, capitello corinzio, probabilmente dalle vie colonnate di Costantinopoli. La zona libera del kalathos al centro di ciascuno dei lati conserva qui ancora una curvatura organica. Una sorta di sagoma di sfondo compare anche alla base delle foglie della prima corona, i cui lobi inferiori hanno solo due fogliette (mentre i lobi mediani delle foglie della prima corona ne hanno solo una)
Un capitello simile per lo sviluppo delle volute, è quello del teatro di Kom el-Dik ad Alessandria d'Egitto, datato al V secolo[13].
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Capitello di Alessandria d'Egitto, teatro di Kom el-Dik
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Capitello corinzio bizantino di colonna nel giardino della ex chiesa della Pammakaristos, oggi Fetiye camii (moschea di Fetiye). Le forme del capitello sono ancor più semplificate in questo esemplare, di dimensioni piuttosto piccole. Presenta infatti una sola corona di foglie d'acanto angolari e le volute con ampia spirale che emergono dal basso al centro di ogni lato, con un andamento a V.

Capitelli corinzi "a medaglione"

Nella seconda metà del V secolo si diffuse una tipologia di capitelli corinzi, considerata dal Kautzsch una sottovariante del tipo II. Presentano ancora l'acanto a fogliette allungate e zone d'ombra strette e allungate dei tipi I e II (mit weichzackigem Akanthus, ovvero "acanto a dentellatura morbida"), ma la struttura di base del capitello è ulteriormente semplificata in forme decisamente anticlassiche. Questa tipologia presenta una sola corona di foglie d'acanto, a volte ridotte di numero (6 o 7 invece di 8 e, di conseguenza, prive di corrispondenze assiali con gli elementi della parte superiore del capitello o, più in generale, con i suoi lati). Nella parte superiore, i calici sono trasformati in una schematica sagoma da cui emergono superiormente tre fogliette appuntite e da cui nascono le consuete piccole volute schiacciate contro l'abaco: questi "pseudocalici" al centro di ciascun lato, circondano una zona libera del kalathos a forma di medaglione ovale e per questa caratteristica vengono definiti capitelli corinzi bizantini "a medaglione"[4] [2] [14]. In alcuni casi il "medaglione" è scolpito con decorazioni di vario genere, ma più spesso è lasciato liscio.

I capitelli più antichi di questa tipologia sicuramente datati appartengono alla basilica di San Barnaba costruita nel 477 sulla tomba dell'apostolo a Salamina in Cipro sotto l'imperatore Zenone[4], ma il tipo era ancora in uso nell'età di Giustiniano (527-565).

Istanbul, giardini del Museo archeologico di Istanbul, capitello corinzio bizantino "a medaglione" di colonna: in questo esemplare il "medaglione" è occupato da un elemento vegetale a forma di schematica palmetta rovesciata a cinque foglie allungate. L'abaco è suddiviso in due zone da una linea incisa.
Istanbul, giardini della Santa Sofia (inventario 475), capitello corinzio bizantino "a medaglione" di colonna, vista frontale e vista angolare. L'esemplare presenta delle parti non finite (i lobi non intagliati nelle due foglie angolari, il mancato approfondimento delle zone d'ombra tra le foglie, delimitate solo da un'incisione) e una semplificazione della struttura della foglia, in cui i lobi sembrano scomparire e le fogliette, la cui concavità si è ormai ridotta ad una semplice linea incisa, si originano inorganicamente dalla larga zona centrale della foglia, non intagliata.
Istanbul, giardini della Santa Sofia (inventario 504), capitello corinzio bizantino "a medaglione" di colonna, vista frontale e vista angolare. L'esemplare presenta delle parti non finite (i lobi non intagliati nelle due foglie angolari, il mancato approfondimento delle zone d'ombra tra le foglie, delimitate solo da un'incisione) e una semplificazione della struttura della foglia, in cui i lobi sembrano scomparire: le fogliette, la cui concavità si è ormai ridotta ad una semplice linea incisa, sembrano originarsi inorganicamente dalla larga zona centrale della foglia, non intagliata.

Capitelli corinzi con acanto "a maschera" o "a grossi dentelli"

Nel portico in facciata della Santa Sofia teodosiana (inaugurata nel 415) fu utilizzato, forse per la prima volta[15], un tipo di acanto diverso, con corte fogliette aguzze di forma triangolare e dal contorno netto, e con grandi zone d'ombra di forma quasi circolare tra i lobi, che, insieme ai vuoti di forma geometrica determinati dall'incontro delle foglie vicine, mette in evidenza un caratteristico motivo "a maschera" (come una bocca dentata). Questo tipo di acanto viene definito "spinoso" (in contrapposizione a quello "morbido" o "molle" dei tipi I e II) o "a grossi dentelli" (mit großgezacktem Akanthus, in contrapposizione con l'acanto "a dentellatura morbida" dei tipi I-II e con l'acanto "finemente dentellato" che si vedrà più oltre), o ancora, sottolineando l'evidenza del motivo formato dagli spazi incavati tra le foglie, acanto "a maschera" (mask acantihus). Si tratta di una trasformazione decisiva: il disegno della foglia non è più basato sulla costolatura centrale e sui lobi che si dipartono da essa, ma sulla costruzione geometrica e astratta degli spazi incavati tra le foglie e tra i lobi, che diventano gli elementi più evidenti. Più in generale, gli elementi vegetali della decorazione del capitello perdono la loro valenza plastica, che interagiva con il volume del kalathos enfatizzando la struttura dell'elemento architettonico, e piuttosto nascondo i volumi dietro un disegno bidimensionale[16]. Sintetizzando: i valori ottici prevalgono ormai decisamente su quelli plastici. Le officine di tradizione microasiatica che lavoravano nelle cave del Proconneso, di proprietà imperiale, hanno dunque prodotto uno stile decorativo riconoscibile come propriamente costantinopolitano.

Del propileo centrale del portico in facciata della Santa Sofia teodosiana (415) si conservano un capitello di colonna e due capitelli di pilastro con l'acanto "a maschera".

Istanbul, giardini della Santa Sofia (inv. 1 a), capitello corinzio di colonna dalla parte centrale più alta e sporgente del portico in facciata della Santa Sofia teodosiana (415)[17].
Due capitelli corinzi di pilastro con tre lati lavorati e il quarto addossato a parete, conservati nei giardini della Santa Sofia (inv.19, vista angolare e lato destro)[18] e nell'area di scavo del portico (vista dall'alto).

L'esemplare di colonna conserva quasi tutti gli elementi del tradizionale capitello corinzio asiatico ad eccezione dei caulicoli: le elici, tuttavia, rimangono solo su due lati, mentre sugli altri due sembrano sostituite dalla cima marcatamente incurvata delle foglie interne dei calici. Le sottili volute a nastro piatto sono schiacciate orizzontalmente sotto l'abaco, ma nascono organicamente al centro dei calici, anche quando le elici mancano, e sono separate dai calici da uno spazio vuoto ancora intagliato. L'incomprensione della struttura tettonica originaria del capitello corinzio è particolarmente visibile in corrispondenza dei lati dell'abaco: questi sono divisi in due fasce lisce da un listello sporgente, ma sono invasi dalle volute e in parte dalle elici, per cui la fascia inferiore rimane presente solo al centro dei lati tra le volute, distinta dalla superficie del kalathos solo per mezzo dell'orlo di questo, reso con un semplice gradino e non più compreso nel suo originario significato tettonico, perdendo la sua curvatura in profondità. Il fiore dell'abaco si presenta come una massa emisferica, decorata in superficie da motivi vegetali.

Le foglie d'acanto hanno lobi a tre corte fogliette triangolari, a punta aguzza, separati da grandi zone d'ombra circolari. I lobi inferiori emergono dalla sagoma di sfondo solo con una foglietta. Le fogliette conservano una rigida concavità a sezione a V e quella della foglietta centrale, più accentuata, arriva fino alla base della foglia, riassumendo l'originaria concavità dei lobi. Toccandosi tra loro le foglie formano dei vuoti trapezoidali a lato delle zone d'ombra circolari tra lobi (questo insieme sembra avere l'aspetto di una bocca spalancata con denti aguzzi che ha dato il nome all'acanto "a maschera" costantinopolitano), sormontati da altri vuoti romboidali (quelli inferiori, tuttavia, sia nella prima che nella seconda corona, si presentano semplicemente incisi sulla superficie non incavata). In generale le foglie sono piatte e l'effetto decorativo è affidato al preciso e nitido disegno formato dai vuoti tra le foglie: che si ricerchi un effetto disegnativo è suggerito anche dalla sottile linea incisa che accompagna il contorno delle zone d'ombra.

I due capitelli di pilastro presentano un lato frontale più largo (con quattro foglie d'acanto della prima corona e tre della seconda corona oltre le foglie angolari): sui fianchi il capitello è uguale ai capitelli di colonna dello stesso edificio (lati senza elici), tranne che per la massa di pietra non incavata tra calici e volute; sono inoltre appena visibili caulicoli a sagoma triangolare, appena rilevati sullo sfondo. Sul lato frontale, la moltiplicazione delle foglie, rende libero un ampio spazio del kalathos tra le volute, che viene occupato da un inconsueto motivo a metà tra un kyma ionico e delle baccellature: elementi ovali concavi, circondati da un margine rilevato percorso da un'incisione centrale, sono separati da freccette con lunghe aste e ridotte punte rivolte verso l'alto. Il modello risale probabilmente ai capitelli compositi con kalathos baccellato presenti nella tradizione microasiatica.

Molto simili sono i capitelli della contemporanea Porta d'oro, la porta principale della doppia cinta muraria cittadina, realizzata sotto Teodosio II (408-413). Alla stessa tipologia appartiene anche il capitello della colonna di Marciano, dedicata all'imperatore dal praefectus urbi Taziano (450-452)[4]

Capitello corinzio ancora in posto sulla colonna di Marciano, due lati del capitello. Le catene e le barre metalliche, inserite per garantire la tenuta statica del monumento (nel 2005? come sembra di leggere sulla cerchiatura del sommoscapo del fusto), nascondono alcuni particolari e le cime delle foglie sono tutte spezzate.

Il capitello presenta un acanto simile a quello della Santa Sofia teodosiana, ma con due fogliette che spuntano nella "bocca" della "maschera" e con le concavità di lobi e fogliette trattate in modo più organico, confluenti nella solcatura tra le nervature della foglia ai lati della cotonatura centrale. Nella struttura del capitello si notano la mancanza delle elici, le volute nascenti inorganicamente sopra la cima della foglia interna dei calici, la massa di marmo non incavata tra nastro delle volute e calici, i lati molto sottili dell'abaco, tutti elementi che denotano una maggiore alterazione della struttura classica del capitello. Tuttavia, parallelamente, l'abaco, suddiviso in due sottili fasce da una linea incisa, con quella superiore decorata da quello che sembra un motivo a corda, conserva maggiormente la sua individualità e non si fonde con la superficie del kalathos al centro dei lati.

La zona centrale superiore tra le volute, là dove avrebbero dovuto trovarsi le elici, è decorata da un kyma ionico[19], che richiama evidentemente quello dell'echino dei capitelli ionici, compresa la semipalmetta angolare, qui resa con una sorta di piccola cornucopia da cui nascono tre lobi dalla cima incurvata che si vanno a sovrapporre al kyma ionico. Sembrerebbe una ripresa dell'echino dei capitelli compositi classici, inserito incongruamente tra le volute di un capitello corinzio.

Un'altra particolarità è rappresentata dalla decorazione dell'angolo tra le volute con una foglia che va a coprire anche la parte rimasta libera del piano inferiore dell'abaco: nei capitelli di pilastro della Santa Sofia teodosiana, queste superfici, determinate dalla nuova struttura volumetrica delle volute, non separate dai calici, rimanevano invece lisce.

Alla stessa serie del capitello della colonna di Marciano appartiene anche un grande capitello corinzio, attribuito alla colonna di Leone I, eretta nel suo foro nel 471[20] e che si conserva,insieme alla corrispondente grande imposta, nel secondo cortile del Topkapi sarayi, loro luogo di rinvenimento.

Come nel capitello della colonna di Marciano, i lobi mediani delle foglie d'acanto superiori conservano due fogliette che emergono dalla sagoma di sfondo (e costituiscono i "denti" nella bocca della "maschera" dell'acanto). Il capitello, di dimensioni colossali, conserva i calici, con volute schiacciate contro l'abaco, ma con spirale ben sviluppata, con più giri di avvolgimento, poggiata sopra l'estremità della foglia del calice. Agli spigoli lo spazio tra le due spirali è decorato da una sorta di inflorescenza a pigna, che sembra nascere da una foglia d'acanto che le riveste inferiormente. I lati dell'abaco sono divisi in due fasce da una linea sommariamente incisa, e quella superiore è decorata con un motivo a corda semplicemente disegnato. L'elemento più caratteristico di questo capitello è rappresentato dal grande fiore dell'abaco, scolpito in forma di testa, che occupa anche parte dello spazio superiore del kalathos tra le volute.

L'imposta che lo sormontava, di forma semplicemente troncopiramidale, presenta i lati decorati ciascuno con quattro foglie d'acanto: quelle angolari con la cima ripiegata sostengono gli spigoli della spessa fascia liscia superiore e sono più grandi, con sette lobi compresa la cima, separati da grandi zone d'ombra a goccia e corte fogliette triangolari segnate da una solcatura a sezione a V. Le altre due foglie, al centro di ciascun lato, hanno lobi più numerosi e più piccoli e assumono un andamento ondulato, con la cima incurvata verso l'esterno: i vuoti determinati dal toccarsi al centro di queste due foglie assumono la forma della "maschera" tipica di questa tipologia d'acanto, ma in questo caso senza prevalere sulla plasticità, ancora conservata della foglia.

Sempre nel secondo cortile del Topkapi sarayi nel 1937 furono scavati i resti di una basilica (cosiddetta "basilica del Topkapi sarayi"), tra i quali fu rinvenuto un capitello corinzio bizantino di pilastro, pertinente all'atrio, intagliato insieme all'imposta liscia e oggi conservato nei giardini della Santa Sofia[21].

Istanbul, giardini della Santa Sofia (inv. 49), capitello corinzio bizantino di pilastro con imposta, proveniente dall'atrio della cosiddetta "basilica del Topkapi sarayi", i cui resti sono stati scavati el secondo cortile del palazzo ottomano.

Questo capitello manca dei calici, ma conserva sul lato frontale volute ed elici, ridotte per trovar spazio nella zona superiore lasciata libera dalle due corone di foglie. Il nastro di spirali ed elici è appena rilevato sullo sfondo della superficie del kalathos e le spirali delle volute si appoggiano sulla cima ripiegata delle foglie angolari della seconda corona.

La parte superiore della superficie kalathos segue l'andamento dei lati dell'abaco, da cui è distinta solo mediante una linea incisa. I lati dell'abaco sono divisi in due fasce da un'incisione, quella superiore decorata con un motivo a corda sommariamente reso da una serie di linee grossolanamente incise. Il nastro delle volute invade in parte la fascia inferiore dei lati dell'abaco. Il fiore dell'abaco è rappresentato da una sporgenza emisferica con una decorazione vagamente vegetale sommariamente incisa.

A causa delle proporzioni allargate del pilastro, il lato frontale presenta in ciascuna delle due corone una foglia in più. Sul lato destro, di proporzioni meno allargate e con numero canonico di foglie nelle due corone, mancano invece completamente le elici e le due volute nascono insieme dietro la cima della foglia centrale della seconda corona. La presenza delle elici sul lato frontale potrebbe dunque essere stata determinata dalla necessità di occupare uno spazio libero particolarmente ampio tra le volute.

L'acanto è del tipo "a maschera", con una sola foglietta dei lobi mediani della seconda corona che emerge come "dente" nella "bocca" della "maschera", mentre la seconda foglietta è distinguibile per l'intaglio di un vuoto romboidale sotto la "bocca" e per la sua concavità con sezione a V intagliata nella superficie liscia dello sfondo.

Il capitello è intagliato nel medesimo blocco della sua imposta, di forma troncopiramidale e con spessa fascia liscia superiore, i cui lati sono lasciati lisci, rifiniti a gradina. Una fascia rientrante distingue l'imposta dal capitello.

Altri esempi (Kautzsch tipi III e IV)

Con questo acanto sono realizzati i capitelli delle successive tipologie del Kautzsch: i tipi III e IV presentano ancora un apparato più completo[22]

A parte i capitelli di grandi dimensioni e appartenenti a monumenti imperiali che abbiamo ricordato, gli altri capitelli con acanto "a maschera" tendono alla semplificazione dell'apparato decorativo canonico del capitello corinzio. Numerosi esemplari sporadici, conservati nei lapidari cittadini mancano infatti dei calici, come nel capitello della basilica del Topkapi sarayi, e presentano solo le due corone di foglie e ridotte volute a nastro sottile appena rilevato sulla superficie del kalathos (Lederblätter). Le volute nascono dietro la foglia centrale della seconda corona o in corrispondenza degli intervalli tra la foglia centrale e quelle angolari; la spirale poggia sopra la cima ripiegata della foglia angolare della seconda corona. Alcuni di questi esemplari conservano la separazione tra kalathos e abaco, con un distinto orlo del kalathos, ma questa distinzione si va perdendo, fino a che il sottile nastro delle volute non appare solo a leggero rilievo, quasi disegnato sopra una massa di pietra che fonde i volumi degli elementi della parte superiore del kalathos. La fusione del nastro delle volute con questa massa di pietra darà origine ai capitelli del tipo VII del Kautzsch (vedi oltre).

Istanbul, giardini del Museo archeologico, due capitelli corinzi di colonna. In questi due esemplari le foglie delle due corone con acanto "a maschera" conservano una certa plasticità, con la concavità della foglietta centrale di ciascun lobo che riassume la concavità del lobo e prosegue fino alla base della foglia per i lobi intermedi. Le volute, con sottile nastro, nettamente distinto dalla superficie del kalathos, nascono con andamento quasi verticale dietro la foglia centrale della seconda corona. Il kalathos è distinto per mezzo di un netto orlo a listello inclinato. I lati dell'abaco, distinti in due fasce da una linea incisa, sono occupati al centro da un fiore emisferico, sul quale la decorazione vagamente vegetale è resa attraverso linee grossolanamente incise. Lo spazio tra le volute e la cima della foglia angolare non è completamente incavato, ma presenta comunque una rientranza che permette di distinguere gli elementi decorativi, non fusi in un'unica massa di pietra.

Nel capitello a sinistra sullo spazio libero del kalathos tra le due volute sono incise (a rovescio) una theta e una epsilon, probabilmente sigla dello scalpellino che aveva realizzato il capitello (il quale veniva infatti scolpito mentre era appoggiato sul piano inferiore).

Istanbul, giardini del Museo archeologico (a sinistra) e giardini della Santa Sofia (a destra, inv. 224[23] , due capitelli corinzi di colonna, molto similli per la struttura ai due precedenti; si nota tuttavia che le foglie della corona inferiore non sono più rigorosamente allineate con i lati del capitello, come mostra la sfasatura nell'allineamento verticale con le foglie della seconda corona: il numero di foglie della prima corona è stato ridotto a 7 anziché 8 e queste sono dunque più larghe e sfalsate.
Istanbul, giardini del Museo archeologico (inv. 3200),capitello corinzio di colonna. In questo esemplare , la superficie del kalathos visibile tra le volute, assume un inorganico rigonfiamento, con l'orlo del kalathos incurvato verso l'alto e che invade la fascia inferiore dei lati dell'abaco; le spirali delle volute dei due lati e la cima della foglia angolare della seconda corona sono unite in un'unica massa di pietra.
Istanbul, giardini del Museo archeologico, capitello corinzio di colonna. In questo esemplare la superficie del kalathos al di sopra delle due corone di foglie d'acanto si è fusa in un'unica massa con la pietra non intagliata tra le volute e le foglie angolari che le sorreggono e segue l'andamento leggermente concavo dei lati dell'abaco, dal quale è distinto solo per mezzo di una linea incisa. I lati dell'abaco sono divisi in due piatte fasce, di nuovo per mezzo di una linea incisa; la fascia superiore presenta un motivo a corda realizzato con incisioni grossolane. Il massiccio fiore dell'abaco deborda sulla superficie del kalathos.

Capitelli corinzi con volute "a V" o "a lira" (Kautzsch V e VI)

Altri capitelli presentano ancora l'acanto "a maschera", ma con un apparato decorativo ulteriormente semplificato e con un numero ridotto di foglie d'acanto nelle due corone. Nella corona d'acanto superiore si conservano solo le foglie angolari, che accompagnano e sorreggono le sottili volute a nastro: queste, in mancanza della foglia centrale della seconda corona, nascono dal basso e si collegano l'una all'altra, assumendo una forma a V, oppure "a lira"[24] [2].

Queste tipologie, sviluppate a Costantinopoli a partire dalla metà del V secolo, furono largamente esportate, come prova l'uso a Ravenna, nelle basiliche degli Apostoli (oggi San Francesco, costruita intorno al 450) e di Sant'Apollinare Nuovo (fondazione di Teodorico tra la fine del V e gli inizi del VI secolo), e i loro uso prosegue fino alla metà del VI secolo[25]. I numerosi esemplari di Costantinopoli, tutti fuori contesto, hanno in genere cinque foglie nella corona inferiore e quattro, angolari, in quella superiore. In alcuni casi presentano, nello spazio lasciato libero dalle volute, un elemento vegetale scolpito sulla superficie del kalathos. In alcuni esemplari il nastro riunito delle volute tende ad assumere un profilo a spigolo, che incornicia l'elemento centrale. La decorazione vegetale nello spazio centrale tende a fondersi con il fiore dell'abaco.

Istanbul, giardini della Santa Sofia, due capitelli corinzi "a lira" di colonna (a sinistra inv. 519[26], a destra: inv. 228).
Istanbul, giardini della Santa Sofia, due capitelli corinzi "a lira" di colonna (a sinistra inv. 224[27], a destra: inv. 171).
Istanbul, giardini del Museo archeologico di Istanbul, due capitelli corinzi "a lira" di colonna (a destra: inv. 3181).
Istanbul, giardini del Museo archeologico, capitello corinzio con volute a V a sinistra (inv. 2460) e capitello corinzio a lira a destra (sopra fusto inv. 3285)
Istanbul, giardini del Museo archeologico di Istanbul, capitello corinzio "a lira" di colonna (inv. 2312). Istanbul, parco archeologico presso i resti della chiesa di San Polieucto, capitello corinzio "a lira" di colonna, forse dalle vie colonnate di Costantinopoli

Capitelli corinzi con volute a spigolo (Kautzsch VII)

In altri esemplari, sempre con acanto "a maschera", le volute tendono a fondersi con la massa di pietra che costituisce la parte superiore del capitello, al di sopra delle due corone di foglie. Si crea dunque un volume unitario, la cui superficie segue il contorno dei lati dell'abaco, derivato a sua volta, già in numerosi esemplari dei tipi III-IV del Kautzsch, dalla fusione del kalathos con la pietra non intagliata tra le volute e le foglie angolari. Per un'ulteriore semplificazione, qui delle volute resta dunque visibile solo la spirale terminale, sotto gli spigoli dell'abaco, e un netto spigolo della superficie in pietra che conserva il ricordo del nastro. Questa tipologia di capitello corrisponde al tipo VII del Kautzsch[28]: compare dalla fine del V secolo e fu utilizzata per tutta la prima metà del VI [2] [29].

Numerosi esemplari sporadici sono conservati in diverse raccolte lapidarie di Istanbul.

Istanbul, lapidario nei giardini del Museo archeologico, due capitelli corinzi "con volute a spigolo", di colonna (a sinistra inv. 2379, a destra inv. 6447).
Istanbul, lapidario nei giardini della Santa Sofia, due capitelli corinzi "con volute a spigolo", di colonna (a sinistra inv. 2379[30], a destra inv. 201[31]). L'esemplare di destra reca nello spazio libero al centro di uno dei lati la scritta in greco Kyrie boethei ("Cristo proteggimi").
Istanbul, lapidario nei giardini del Museo del mosaico del palazzo imperiale (a sinistra, inv. 146[32]) e lapidario presso i resti della chiesa di San Polieucto (a destra), due capitelli corinzi "con volute a spigolo", di colonna.
Istanbul, lapidario nei giardini della Santa Sofia (a sinistra) e lapidario lungo il viale di accesso al Museo archeologico (a destra), due capitelli corinzi con volute "a spigolo", di colonna. Nell'esemplare a sinistra la zona centrale del kalathos sporge seguendo il contorno del fiore dell'abaco, mentre nell'esemplare a destra lo spazio tra le volute forma un'unica superficie e ugualmente sporge leggermente sotto il fiore dell'abaco.

Capitelli corinzi con pseudocalici (Kautzsch tipo VIII)

Un tipo di capitelli, prodotti sempre a Costantinopoli tra la fine del V e l'età giustinianea, ma pochissimo esportati, prevede l'aggiunta di una foglia d'acanto orizzontale intagliata nello spazio sottostante le volute, in funzione di pseudocalice, che corrisponde al tipo VIII del Kautzsch[33]. Esempi di questi capitelli si trovano nella Yerebatan Sarayi (Cisterna Basilica), datata all'epoca di Giustiniano, e sporadici nel giardino del Museo del mosaico del palazzo imperiale[34].

Istanbul, Yerebatan Sarayi(Cisterna Basilica), due capitelli corinzi "con pseudocalici", di colonna.
Istanbul, lapidario nei giardini del Museo del mosaico del palazzo imperiale, due capitelli corinzi con pseudocalici, di colonna (a sinistra inv. 362[35], a destra inv. 373[36]).

Capitelli corinzi bizantini sbozzati

Nei giardini del Museo archeologico di Istanbul si conservano anche alcuni capitelli sbozzati che avrebbero dovuto essere intagliati nelle forme semplificate dei capitelli corinzi bizantini delle diverse tipologie sopra descritte.

Un primo esemplare conservato nei giardini del Museo archeologico, mostra le sporgenze per ricavare le cime ben distinte delle due corone di otto foglie, al di sopra delle quali una superficie unica comprende lo spazio per elici e volute. La superficie del kalathos sembra ancora seguire l'originaria curvatura del nucleo del capitello e una rozza bozza semicircolare era destinata al fiore dell'abaco. L'apparato abbastanza completo permette di immaginare che da questo esemplare si sarebbe ricavato un capitello dei tipi I-II del Kautzsch.
Un secondo esemplare, conservato nelle aiuole che costeggiano il viale di accesso al Museo archeologico mostra le sporgenze, tutte collegate insieme, da cui avrebbero dovuto essere intagliate le cime delle foglie delle due corone (ancora otto su entrambe le corone) e superiormente le bozze circolari per le volute, con la sporgenza per il nastro e i lati dell'abaco con al centro la bozza per il fiore dell'abaco. Mancano i calici. Da questo esemplare avrebbe probabilmente dovuto ricavarsi un capitello dei tipi III-IV del Kautzsch.
In un terzo esemplare, sempre nei giardini del Museo archeologico, mostra la sporgenza per le cime delle foglie della corona inferiore: la punta della cima ripiegata, spostata rispetto agli assi dei lati, mostra che la corona inferiore doveva avere un numero ridotto di foglie. Nella seconda corona sono presenti solo quattro cime di foglie al di sotto della bozza della spirale delle volute. I lati dell'abaco sono distinti solo tramite una linea incisa e al centro sporge la bozza semicircolare per i fiori dell'abaco: probabilmente da questo capitello avrebbe dovuto ricavarsi un esemplare dei tipi V-VIII

Capitelli ad acanto finemente dentellato

Un altro tipo di acanto presente nei capitelli costantinopolitani è quello definito "finemente dentellato"[37]. Si tratta di un acanto con i lobi delle foglie con contorno "frastagliato", introdotto a Roma nei capitelli corinzieggianti di I secolo d.C., mentre nei capitelli corinzi e compositi canonici compare dalla prima metà del II secolo nelle province orientali e dall'età severiana nelle province occidentali e a Roma. La sua diffusione deriva probabilmente dall'introduzione di modi di lavorazione abbreviati, con il trapano utilizzato per definire il contorno dei lobi dell'acanto. Queste modalità di lavorazione erano diffuse nelle officine delle cave di Docimium, che producevano anche sarcofagi a colonnette con elementi architettonici frastagliati, o di Afrodisia.[38]

CapCompArcoArgentari.jpg
HierapolisTeatroCCompAcantoFrastagliato.jpg
Capitello composito di lesena dell'Arco degli Argentari a Roma, di epoca severiana (204) (a sx) e capitello composito di semicolonna addossata a pilastro, dal secondo ordine della scena del teatro di Hierapolis, di epoca severiana (a dx).
Museo archeologico di Istanbul, sezione greco-romana, sarcofago di Sidamara (seconda metà del III secolo, da Konya, inv. 1179 T, particolare della decorazione con acanto frastagliato.
Museo archeologico di Istanbul, sezione greco-romana, particolari della decorazione con acanto frastagliato di due sarcofagi tipo Sidamara (seconda metà del III secolo): a sx, da Seleucia (inv. 466 T); a dx da Iznik (inv.5123 T).

La foglia di acanto così smaterializzata viene adoperata per la prima volta nei capitelli compositi della chiesa di San Giovanni di Studios (454)[39]: questa forma fu poi ampiamente esportati fino alla metà del VI secolo[2] [4].

Bibliografia e abbreviazioni

  • BARSANTI 1993 = C. BARSANTI, "Età protobizantina" (sezione della voce "Capitello"), in Enciclopedia dell'arte medievale, Treccani editore, 1993 (testo on line).
  • BARSANTI 1994 = C. BARSANTI, "Capitello bizantino" (sezione della voce "Capitello"), in Enciclopedia dell'arte antica, Treccani editore, 1994 (testo on line).
  • BARSANTI-GUIGLIA 2010 = C. BARSANTI, A. GUIGLIA, The sculptures of the Ayasofya Müzesi in Istanbul, Istanbul 2010.
  • DARK-HARRIS 2008 = K. R. DARK, A. L. HARRIS, "The Last Roman Forum: the Forum of Leo in Fifth-century Constantinople", in Greek, Roman and Byzantine Studies, 48, 2008, pp.57-69
  • KAUTZSCH 1936 = R. KAUTZSCH, Kapitellstudien. Beiträge zu einer Geschichte des spätantiken Kapitells im Osten vom vierten bis ins siebente Jahrhundert (Studien zur spätantiken Kunstgeschichte, 9), Berlin 1936.
  • PENSABENE 1986 = P. PENSABENE, "La decorazione architettonica, l’impiego del marmo e l’importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa (II-VI d.C)", in A. GIARDINA, Società romana e impero tardoantico, III, Le merci, Bari 1986, pp. 285-429.
  • PENSABENE 1993 = P. PENSABENE, Elementi architettonici di Alessandria e di altri siti egiziani (Repertorio d'arte dell'Egitto greco-romano, serie C, 3), Roma 1993.

Altra bibliografia

  • A. PRALONG, "La typologie des chapiteaux corinthiens tardifs en marbre de Proconnèse et la production d'Alexandrie", in Revue archéologique, 2000,1, pp.81-101
  • W. E. BETSCH, The History, Production and Distribution of the Late Antique Capital in Constantinople (dissertation, University of Pennsylvania9, Ann Arbor 1977.
  • F. W: DEICHMANN, Studien zur Architektur Konstantinopels im 5. und 6. Jahrhundert nach Christus (Deutsche Beiträge zur Altertumwissenschaft, 4), Baden-Baden 1956.
  • Ch. STRUBE, Polyeuktoskirche und Hagia Sophia. Umbildung und Auflösung antiker Formen. Entstehen Kämpferkapitells (Bayerische Akademie der Wissenschaften, 92), München 1984.

Note

  1. PENSABENE 1986.
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 BARSANTI 1993
  3. BARSANTI 1993: "Gli scultori s'ispirarono evidentemente a modelli classici, ma nel riproporre il tradizionale lessico ornamentale dell'ordine corinzio palesarono una mutata sensibilità formale, percepibile in una latente dissoluzione del rigore compositivo nei rapporti proporzionali e nei valori tridimensionali, così come si avverte un disinteresse per l'esuberante naturalismo delle forme vegetali. Affiora piuttosto quella tendenza verso trascrizioni geometrizzanti e astratte degli elementi fitomorfi … che è forse uno degli aspetti stilistici più connotanti della scultura decorativa bizantina."
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 BARSANTI 1994
  5. KAUTZSCH, 1936, pp.40-64
  6. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.24-25.
  7. KAUTZSCH 1936: esemplari datati di Costantinopoli, alle pagine 40-51.
  8. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.25, fig.11.
  9. BARSANTI-GUiGLIA 2010, pp.80-81
  10. KAUTZSCH, 1936, pp.51-53: 1)"Weichzackiger Akanthus, nur Außenhelices, keine Kaules, Hullblätter oder Innenhelices" (con acanto "a dentellatura morbida", solo volute, senza caulicoli, calici o elici); 2) "Desgleichen, Blattfächer unter den Außenhelices" (come il precedente, con foglie sotto le volute).
  11. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.80, fig.75.
  12. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.80.
  13. PENSABENE 1993, n.477.
  14. BARSANTI-GUiGLIA 2010, pp.81-82, figg.76-77.
  15. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.83
  16. PENSABENE 1993, p.170; BARSANTI-GUiGLIA 2010, pp.22-23 e pp.82-83.
  17. C. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.24, fig.9.
  18. C. BARSANTI-GUiGLIA 2010, p.24, fig.10.
  19. Il kyma ionico presenta ovuli piatti e appuntiti inferiormente (quindi ancora con un sopra e un sotto distinti), contenuti in sgusci "a parentesi" (ovvero che non sembrano chiudersi inferiormente sotto l'ovulo); tra di essi sono presenti freccette con piccola punta a brevi alette allargate e con asta che si biforca superiormente a formare una sorta di piccolo calice.
  20. DARK-HARRIS 2008, in particolare p.60 per il capitello e l'imposta. Per la ricostruzione della colonna di Leone vedi scheda sul sito Byzantium1200.com
  21. BARSANTI-GUiGLIA 2010, pp.83-84, fig.79, inventario 49; attribuito alla prima metà del V secolo. Su questa basilica vedi scheda sul sito dell'institute of Fine Arts della New York University (T. Mathews, The Byzantine Churches of Istanbul). Secondo DARK-HARRIS 2008, p.60, invece, la basilica avrebbe fatto parte del foro di Leone I (e il capitello dovrebbe dunque essere datato anch'esso al 471).
  22. KAUTZSCH, 1936, pp.53-59: 3) "Akanthus mit aufgekrümmten Innenzacken (acanto "con fogliette interne verticali", in riferimento all'andamento verticale della foglietta più interna dei lobi, che forma il "dente" della "maschera"); 4) "Lederblätter" ("nastri di cuoio", in riferimento alla forma a nastro appena rilevata dallo sfondo del kalathos delle volute).
  23. BARSANTI-GUIGLIA 2010, pp.82-83, fig.78.
  24. KAUTZSCH, 1936, pp.59-61: 5) "Kapitelle mit V-Lederblättern (capitelli con volute a "nastro di cuoio" con andamento a V); 6) "Leierkapitelle" (capitelli a lira).
  25. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.85.
  26. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.85, fig.81.
  27. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.85, fig.80.
  28. KAUTZSCH 1936, pp.61-62, 7) "Kapitelle mit Abdachung der Kernmasse" (letteralmente "capitelli con inclinazione della massa del nucleo")
  29. BARSANTI-GUIGLIA 2010, pp.85-86. A questa tipologia appartengono i capitelli esportati da Costantinopoli insieme a tutti gli elementi marmorei dei colonnati e dell'arredo per una chiesa che naufragarono presso Marzameni: il naufragio è stato datato in base a frammenti ceramici associati all'epoca giustinianea: G. KAPITÄN, "Church Wreck of Marzamemi", in Archaelogy, 22/2, 1969, pp. 122-133; G. KAPITÄN, "Elementi architettonici per una basilica dal relitto navale del VI secolo di Marzamemi (Siracusa)", in Corso di cultura sull'arte ravennate e bizantina, 27, Ravenna 1980, pp. 71-136. Appartiene a questo tipo anche un capitello dal Museo bizantino di Tessalonica Foto su Flickr.com dell'utente John S. Y. Lee.
  30. BARSANTI-GUIGLIA 2010, pp.85-86, fig.83.
  31. BARSANTI-GUIGLIA 2010, pp.114-115, fig. 128 e a p.112.
  32. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.125, fig.146
  33. KAUTZSCH 1936, pp.62-64: 8) "Kapitelle mit Hüllbattfächern under Lederblättern oder Abdachung ("capitelli con foglie del calice sotto le volute a nastro o a spigolo")
  34. BARSANTI 1994; BARSANTI-GUIGLIA 2010, pp.124-125.
  35. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.124, fig.143.
  36. BARSANTI-GUIGLIA 2010, p.124, fig. 144.
  37. KAUTZSCH 1936, p.64 ("kleingezackter Akanthus", in inglese definito "fine-toothed acanthus").
  38. P. PENSABENE, "Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore", in D. DE BERNARDI FERRERO, G. CIOTTA, P. PENSABENE (a cura di), Il teatro di Hierapolis di Frigia, Genova 2007, pp.250-252 (sintesi su questo sito).
  39. Per un'immagine vedi: Immagine dei capitelli e della trabeazione (da Istanbulium.net).