Studi / Appunti sugli ordini architettonici greci

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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Ordini architettonici greci

Gli ordini architettonici si basano sul sistema trilitico (due sostegni verticali e un elemento orizzontale portato) e nascono dalla trasposizione formale di questa struttura portante con valenza estetica.

In età greca vengono utilizzati sostanzialmente due ordini: dorico e ionico, che corrispondono a modalità diverse di concepire la progettazione architettonica e sono prodotto di due aree culturali differenti nell'ambito del mondo greco (Grecia, Peloponneso, Magna Grecia e Sicilia per l'ordine dorico; Asia Minore, Cicladi e colonie orientali per l'ordine ionico), che subiscono influssi dall'esterno diversi (principalmente dall'Egitto per l'ordine dorico e principalmente dalle culture orientali per l'ordine ionico). Il corinzio rappresenta una variante di epoca ellenistica dell'ordine ionico (e da questo derivò il composito, con un diverso capitello elaborato in epoca romana) e il tuscanico è una variante dell'ordine dorico, sviluppato in epoca romana, la cui definizione deriva tuttavia da un fraintendimento di Vitruvio da parte degli architetti e trattatisti rinascimentali[1].

Le regole sintattiche e gli elementi propri di questo linguaggio architettonico compaiono nel VII secolo a.C., contemporaneamente per i due ordini, in concomitanza del processo di litizzazione (sostituzione delle costruzioni in pietra a quelle in legno), in seguito all'introduzione di tetti in terracotta di peso maggiore e forse anche a seguito di maggiori contatti e influenze con l'esterno.

L'ordine è costituito dalla colonna (base - mancante nell'ordine dorico -, fusto e capitello) ovvero da un'pilastro o da un'anta (tratto terminale di un muro trattato come un pilastro), che in greco, vengono chiamati entrambi parastas. Nel caso di un tempio, questi sostegni verticali poggiano su uno stilobate (letteralmente "piano delle colonne"), il piano superiore di una piattaforma a gradini (in numero dispari, da 3 a 11), che prende il nome di crepidine (il cui riempimento interno si chiama crepidoma). I sostegni sorreggono la parte orizzontale portata, chiamata trabeazione, composta da architrave, fregio e cornice.

La principale distinzione tra ordine dorico e ionico, oltre che nel capitello, si trova nel fregio (per i greci diazoma o zoophoros): quello dorico è costituito da metope e triglifi, quello ionico da una fascia continua con decorazione dipinta o scolpita. La sua funzione in entrambi i casi è quella di mascherare le travi che compongono la struttura della copertura. Nell'ordine ionico più arcaico, a causa delle differenze nella pratica costruttiva, in corrispondenza del fregio dorico e sempre in relazione con le travi orizzontali del solaio, si trovano in realtà i dentelli e non il fregio continuo. La commistione successiva di fregio ionico (continuo) e di dentelli rappresenta dunque un controsenso rispetto all'originaria funzione dei due elementi.

La cornice si compone di sottocornice e di una gocciolatoio più sporgente (chiamato in seguito "corona"), con la funzione di interrompere la discesa dell'acqua piovana lungo i sostegni. Al di sopra l'elemento conclusivo è rappresentato dalla sima, che costituiva in origine il bordo delle tegole del tetto, rialzato in modo da creare un canale di gronda per l'acqua piovana. Doccioni (in seguito chiamati "gocciolatoi"), spesso a protome leonina, scaricano l'acqua dal canale di gronda. In facciata la cornice si raddoppia e corre sia orizzontalmente, sopra la trabeazione (geison orizzontale), sia lungo i bordi delle falde del tetto a spioventi (geison obliquo), formando un frontone che delimita un timpano, spazio triangolare che ospita sculture o decorazioni.

Gli ordini sono caratterizzati dalle loro diverse proporzioni interne, che prendono come unità di misura (modulo) il diametro di base della colonna. L'ordine dorico ha fusti più corti e tozzi di quello ionico e trabeazioni più spesse rispetto all'altezza della colonna. Queste differenze sono più marcate in età arcaica, ma si vanno man mano attenuando e in epoca ellenistica le proporzioni dei due ordini arriveranno ad essere quasi intercambiabili, consentendone la commistione.

Modanature

Dal punto di vista della decorazione le modanature hanno la funzione di raccordare tra loro gli elementi strutturali e funzionali. Sono presenti anche nell'architettura egizia (modanature a quarto di cerchio o semicerchio convesso o concavo), ma sono molto più articolate nell'architettura greca.

Dal quarto di cerchio concavo (cavetto), decorato da foglie d'acqua, derivano il becco di civetta, in cui la cima della foglia è ripiegata in avanti, e la gola diritta, in cui la parte inferiore assume un profilo convesso contrapposto al profilo concavo della parte superiore, sempre decorata da foglie d'acqua e successivamente da un motivo ad anthemion (alternanza di palmette e fiori di loto).

Dal semicerchio concavo si sviluppa la scozia, con concavità maggiormente accentuata, utilizzata nelle basi o alla base dei muri. In alcuni casi presenta una decorazione scanalata.

Dal semicerchio convesso deriva il toro, che ha profilo più vicino ad una ellisse o ad un'iperbole, utilizzato in combinazione con la scozia nelle basi o nelle basi dei muri.

Dal quarto di cerchio convesso deriva l'ovolo, decorato con una sequenza di foglie trasformate in ovuli contenuti in sgusci e separati da lancette (kyma ionico), e la gola rovescia con l'aggiunta di un elemento concavo inferiore, decorata con una sequenza di foglie che assumono forma cuoriforme (kyma lesbio).

Una tipica modanatura di separazione è un profilo a semicerchio convesso di piccole proporzioni, che prende il nome di tondino, decorato con una sequenza di rocchetti e perline (astragalo a fusarole e perline) o altri motivi decorativi. Altra modanatura di separazione a profilo angolare è il listello Altre decorazioni si applicavano su fasce piane (meandro, treccia, rosette)

In area dorica le decorazioni sono più spesso dipinte, in area ionica (con maggiore disponbilità di marmo, che rende possibile l'intaglio) sono più spesso scolpite.

Ordine dorico

Nomenclatura dell'ordine dorico
Ordine dorico del Partenone di Atene

Nell'ordine dorico il fusto si presenta appoggiato direttamente sulla crepidine, senza la base, con scanalature (in latino striae e in greco rabdoi) a spigolo vivo e poco profonde (scanalatura dorica), in genere in numero di 20. Il fusto presenta inoltre una rastremazione (diminuzione progressiva del diametro dalla base alla sommità) e un'entasi (entasis, rigonfiamento) a circa 1/3 dell'altezza (ma il diametro del rigonfiamento non è mai superiore al diametro di base). Le scanalature si interrompono bruscamente alle estremità del fusto.

Il capitello dorico si compone di un abaco quadrato, più spesso in età arcaica, e di un echino (dal termine greco con significato di "cuscino"), che in età arcaica era maggiormente espanso e rigonfio, ma progressivamente si riduce fino ad un profilo quasi rettilineo. Sotto l'echino sono presenti gli anuli , in genere in numero di 3: si tratta di piccole incisioni a sezione triangolare realizzate sulla circonferenza alla base dell'echino, forse con la funzione di allontanare l'acqua piovana dalla superficie delle scanalature. Il collarino è la parte terminale del fusto scanalato lavorata insieme al capitello; l'hypotrachelion separa il collarino dal resto del fusto: si tratta di una nuova serie di incisioni, che avevano forse lo scopo di mascherare le irregolarità nella sovrapposizione delle scanalature e di proteggere durante il montaggio il bordo inferiore del blocco.

Nel 'capitello d'anta (coronamento di anta) i lati dell'abaco possono essere decorati e l'echino è sostituito da un becco di civetta decorato con foglie (kyma dorico), mentre il collarino presenta una fascia, a volte decorata con rosette.

L'architrave dorico è coronato con una tenia (taenia, fascia sporgente: molto ampia in età arcaica, si riduce progressivamente con il tempo), sulla cui faccia inferiore sono presenti le regule (regulae), piccoli elementi a parallelepipedi situati in corrispondenza dei triglifi del soprastante fregio e della stessa larghezza di essi. Le regule sono decorate inferiormente con gutte (guttae), generalmente 6, a forma di tronco di cono o in seguito a dischetto.

Il fregio dorico costituito da metope di forma quadrangolare e in genere tendenti al quadrato (ma in epoca arcaica sono anche di forma rettangolare più allungata), coronate da una fascia orizzontale ("capitello della metopa"), spesso con decorazioni scolpite o dipinte. Le metope sono separate da triglifi, costituiti da tre "glifi" (o scanalature), o più esattamente da due glifi interi e da due mezzi glifi ("emiglifi") ai margini, separati da fasce verticali dette "femori" Il tutto era chiuso verticalmente da una fascia orizzontale detta "capitello del triglifo". La forma della terminazione superiore del glifo (con uno sguscio accentuato in età arcaica e che tende a scomparire in età ellenistica) e la sua sezione variano nel tempo.

La cornice dorica presenta il soffitto del gocciolatoio arricchito da mutuli, sorta di tavolette rettangolari applicate, decorate da file di gutte (in genere 3 file di 6, ma il numero varia in epoca arcaica). I mutuli sono posti in corrispondenza dei triglifi e delle metope del fregio sottostante e sono separati da spazi vuoti detti "vie": sono della stessa larghezza dei triglifi, mentre il mutulo più due vie corrisponde alla larghezza della metopa. Il gocciolatoio sporgente presenta un becco di civetta, sormontato da una fascia più o meno rilevata, coronata da un altro becco di civetta. La sima poteva essere decorata da doccioni a forma di protome leonina, alcuni solo decorativi: erano effettivamente funzionanti solo quelli che si trovavano in corrispondenza delle sottostanti colonne. Il soffitto del geison obliquo non necessariamente presenta mutuli e gutte, ma può essere modanato con una forma a cavetto.

In verticale il filo esterno dell'architrave è allineato con il fusto della colonna, mentre la tenia sporge; i femori dei triglifi sono sulla stessa linea, mentre le metope sono leggermente arretrate. Spesso il fregio è costituito da due blocchi: quello esterno con triglifi e metope e uno interno ("antithema") che costituisce l'appoggio per le travi orizzontali della copertura della peristasi.

Correzioni ottiche

Soluzioni al problema del conflitto angolare
Evidenziazione delle correzioni ottiche in un tempio greco

Alla disposizione degli elementi, in particolare negli edifici di maggiore impegno, erano attuate correzioni ottiche di diverso tipo: variazione dimensionale di alcuni degli elementi, incurvamenti di superfici orizzontali e verticali, inclinazione di superfici verticali rispetto al piombo. Gli accorgimenti citati richiedevano tuttavia un grosso impegno nel progetto e nella realizzazione e si trovano solo in alcuni edifici di maggiore monumentalità.

Il problema maggiore era dato dal cosiddetto "conflitto angolare dell'ordine dorico": agli angoli della trabeazione le esigenze di avere triglifi e metope tutti della medesima larghezza e di allineare i triglifi sopra le colonne entravano in conflitto tra loro. Il problema venne risolto con l'allungamento dell'ultima metopa (soprattutto in Magna Grecia o in Sicilia) o con la contrazione angolare dell'ultimo intercolumnio (prevalentemente in Grecia). La correzione poteva anche essere diluita per le due ultime metope o per gli ultimi due intercolumni. Secondo Vitruvio il conflitto si sarebbe potuto risolvere collocando all'angolo due mezze metope, ma questa soluzione era considerata inaccettabile in epoca greca e anche in età romana gli esempi sono piuttosto rari.

Un'altra correzione comune è l'incurvatura dello stilobate (che si rialza leggerissimamente verso il centro, di circa 3-4 cm). Secondo Vitruvio lo scopo era quello di evitare l'effetto ottico contrario di un infossamento centrale; secondo le interpretazioni moderne la funzione poteva essere anche quella di favorire il deflusso dell'acqua piovana che eventualmente fosse penetrata all'interno. Comportava ripercussioni sugli elementi dell'elevato che non poggiavano perfettamente in piano e dovevano essere appositamente sagomati.

Alle correzioni ottiche appartiene anche il rigonfiamento dell'entasi nei fusti, che secondo Vitruvio (che la chiama adiectio, ossia aggiunta) è ugualmente motivato dalla correzione di un opposto effetto ottico di inflessione a metà altezza, mentre secondo interpretazioni moderne potrebbe anche ricordare la naturale deformazione degli originali sostegni lignei sotto il peso delle coperture.

Le colonne erano inoltre inclinate leggermente verso l'interno (quelle d'angolo verso la diagonale): secondo Vitruvio l'accorgimento aveva lo scopo di correggere l'effetto di incombenza per chi si trovava ai piedi dell'edificio. Secondo le interpretazioni moderne l'insieme delle correzioni ottiche applicate ad un'edificio raggiunse in questo modo anche l'effetto di abbandonare una rigida impostazione geometrica e di rendere l'architettura vibratile, come un organismo vivente, ma questi concetti mancano nella trattatistica antica e non erano probabilmente conscientemente perseguiti.

Colore

In età arcaica si preferiscono i colori naturali (ocra, color terra, rosso mattone, bianco crema), mentre in età classica si preferisce enfatizzare con rosso, blu e bianco le parti costitutive: sono rosse le linee orizzontali continue, come la tenia dell'architrave o il gocciolatoio della cornice, e blu le regule , i triglifi e i mutuli, e spesso anche il fondo del timpano. La scelta di questi colori enfatizza le sporgenze e la profondità delle rientranze, accentuando la plasticità dell'edificio. Le parti strutturali (fusti delle colonne, l'architrave e le metope) sono invece bianche. Le gutte sono spesso di color oro, che ricorda forse la loro origine metallica.

Origine lignea

Secondo un'ipotesi che ha avuto larga fortuna gli elementi tipici della trabeazione dorica deriverebbero da primitive strutture lignee nate a scopi funzionali: i triglifi rappresenterebbero le lastre poste a protezione delle testate delle travi del tetto, mentre le metope deriverebbero da tavole di chiusura degli spazi vuoti interposti e in origine avrebbero occupato l'intera larghezza di un intercolumnio, tra le travi poste sopra le colonne. Le regule avrebbero rappresentato la parte visibile degli gli elementi a C che dovevano collegare i due travi affiancati costituenti l'architrave, disposti, in corrispondenza dei punti di maggior sollecitazione, ossia dove poggiavano le travi del tetto, mentre le gutte rappresenterebbero le teste dei chiodi che fissavano ad essi i triglifi. Nella cornice l'estremità sporgente dei piatti travetti obliqui dell'orditura delle falde tetto sarebbe rappresentata dai mutuli, fissati per mezzo di altri chiodi alle tegole sovrastanti, che costituivano la sopracornice.

Ordine ionico

Nomenclatura dell'ordine ionico

Le basi sono originariamente di due tipi: ionica asiatica, con plinto, due scozie e un toro scanalato, separati da coppie di tondini[2], oppure ionica attica, con plinto, toro, scozia e secondo toro, quest'ultimo spesso con varie decorazioni. Sarà il secondo tipo a diventare canonico in epoca successiva nella "base attica" romana.

I fusti scanalati presentano in genere con 24 scanalature che si incontrano con un listello, più profonde di quelle doriche. Alle estremità il fusto si allarga leggermente mediante una superficie incurvata (apofige o apofisi) terminante superiormente con un listello e un tondino e inferiormente con un semplice listello. Le scanalature finiscono sia superiormente che inferiormente con una terminazione curvilinea semisferica (cymbium).

Il capitello ionico è costituito da un abaco, spesso mancante nei capitelli ionici più arcaici, ma con lati a vista profilati quando presente, dalle volute, con la centro l'"occhio della voluta", a volte decorato con elementi aggiunti, raccordate frontalmente da un elemento rettilineo ("canale delle volute") e di lato dal pulvino (chiamato anche "balaustrino" o "rocchetto"). Il canale delle volute, convesso e inflesso al centro negli esempi arcaici e poi leggermente concavo e tendente al rettilineo, è bordato da sottili modanature lisce (listelli o tondini), a volte raddoppiate o triplicate, che proseguono nell'avvolgimento della voluta. Il pulvino è formato da due tronchi di cono dai lati incurvati, serrati al centro, nella parte più stretta, da un "balteo" e con varie decorazioni. Sotto il canale delle volute si trova l'echino, sagomato con profilo ad ovolo liscio (quarto di cerchio), in genere decorato con kyma ionico. L'angolo tra l'echino e il soprastante canale delle volute è mascherato da una palmetta. Sotto l'echino un astragalo rappresenta la modanatura conclusiva dell'apofige del fusto. La parte superiore del fusto intagliata insieme al capitello è il collarino e spesso presenta una fascia decorata in luogo delle scanalature.

Il capitello presenta dunque una netta differenziazione tra lati frontali e fianchi, creando un problema con varietà di diverse soluzioni per le colonne situate agli angoli. La soluzione più comune è la realizzazione di un capitello "ionico angolare", con due facce a volute sui lati adiacenti e la voluta centrale disposta in diagonale. Un altra soluzione è la realizzazione di un capitello ionico "a quattro facce", tutte a volute.

Il capitello d'anta, coronato da un abaco con lati modanati, presenta generalmente un lato frontale con tre modanature sovrapposte separate da modanature di raccordo, mentre i fianchi presentano una decorazione vegetale.

L'architrave si articola in tre fasce aggettanti, e progressivamente più alte, spesso separate da modanature di raccordo, con coronamento costituito da modanature decorate che tendono a raddoppiarsi. Sul retro può presentare solo due fasce, sormontate dal coronamento, per consentire l'appoggio dei blocchi di soffitto a cassettoni della copertura della peristasi.

Il fregio si presenta a fascia continua, con decorazione vegetale o figurata. Presenta un'incurvatura alla base che ne allarga la superficie di appoggio, forse a protezione delle decorazioni durante il montaggio. Il fregio è coronato superiormente da modanature decorate. Negli edifici più arcaici il fregio (presente nei monumenti di maggior impegno) è alternativo alla presenza dei dentelli (presenti invece in edifici minori): i dentelli rappresentano comunque in origine una parte strutturale della decorazione al pari del fregio e non una semplice modanatura decorata, come progressivamente accade in epoca romana. Lo spazio vuoto tra i dentelli è chiamato da Vitruvio intertignum (ossia "tra i tigna", o "travetti").

La cornice era costituita dalla sola parte superiore (sopracornice), con gocciolatoio sporgente e sima, separati da una modanatura di raccordo. La sima si presenta tipicamente a gola diritta, con doccioni a protome leonina, inseriti spesso in una decorazione vegetale.

Origini nell'architettura lignea

La forma a volute del capitello potrebbe essersi sviluppata in origine, nell'architettura lignea, dalle mensole applicate lateralmente alla terminazione del fusto, per allargare la base d'appoggio del soprastante architrave. Le tre fasce dell'architrave potrebbero rappresentare le travi sovrapposte da cui questo poteva essere costituito. Infine il fregio avrebbe avuto la funzione di mascherare le travi orizzontali della copertura della peristasi, che sono invece rappresentate nella loro parte sporgente pietrificata dai dentelli, per cui si comprende come mai questi due elementi caratteristici fossero in un primo momento alternativi. Un precedente dei dentelli potrebbe essere rappresentato a Micene, nella porta dei Leoni, da una serie di cerchietti che potrebbero rappresentare la terminazione di travetti cilindrici della copertura.

Colore

Nell'ordine ionico il colore non sottolineava la struttura degli elementi dell'ordine, ma accentuava piuttosto il valore decorativo ed era applicato non solo sugli elementi in pietra stuccata, ma anche sul marmo. Le modanature dipinte o la coloritura dei fregi e dei rilievi figurati presentano spesso il fondo blu.

Architettura ionico arcaica in Asia Minore

  • Tempio di Era a Samo (575-570 a.C.). Le basi erano costituite da una scozia e da un toro superiore scanalato (con decorazione realizzata mediante il tornio). I capitelli potrebbero essere stati della tipologia a toro o a doppio toro, attestata da colonne votive, sui fianchi del tempio, e a volute sulla fronte. Resta il capitello d'anta dell'altare monumentale, con la sovrapposizione di tre ovoli, i due superiori con kyma ionico e quello inferiore con anthemion e astragalo, mentre sui fianchi la decorazione consiste in tre volute sovrapposte progressivamente aggettanti, completate da girali d'acanto.
  • Tempio di Artemide a Efeso, iniziato nel 560 a.C. I resti frammentari dell'elevato rendono discussa la ricostruzione. Le basi sembrano essere state di due tipi: sovrapposto ad una doppia scozia separata da una coppia di listelli, al di sopra di un plinto quadrangolare può trovarsi un toro scanalato che alterna elementi scanalati e convessi, ovvero una modanatura a gola decorata con kyma lesbio a foglie e lancette. Alcuni rocchi delle colonne, forse quelli inferiori, presentano figure scolpite, e alcuni fusti presentano un numero elevato di scanalature, fino a 48, a spigolo vivo. Capitelli a volute con abaco, erano presenti ini due diversi tipi il più ricco è caratterizzato da rosette al posto delle volute e kyma lesbio al posto del kyma ionico sull'echino. I tipi più ricchi dal punto di vista decorativo si trovavano forse in facciata, alternati al tipo meno ricco sui fianchi. Forse i capitelli situati agli angoli erano realizzati di tipo angolara e forse capitelli a toro erano adoperati nelle colonne interne. La trabeazione poteva essere costituita da un architrave a fasce, coronato da un kyma ionico, da una fila di dentelli oppure da un fregio figurato, coronati da un secondo kyma ionico, e da una cornice con corona e sima, molto alta, con gocciolatoi a protome leonina. Probabilmente mancava un frontone.
  • Didymaion di Mileto, forse contemporaneo al tempio di Efeso o solo leggermente più tardo. Le basi avevano doppia scozia e toro scanalato come ad Efeso, il rocchio inferiore di alcuni fusti presentava figure scolpite sovrapposte alle scanalature. Il capitello ionico senza abaco presentava nastro delle volute convesso e pulvino scanalato; è provata la presenza di un capitello ionico angolare. La trabeazione si componeva di architrave a fasce coronato da kyma ionico e decorato in parte da figure che si sovrapponevano alle fasce. Seguivano dentelli, o forse un fregio figurato che riprendeva le figure presenti anche sull'architrave, un secondo kyma ionico di coronamento, il gocciolatoio sporgente e una sima oppure antefisse (con la sima esistente tra i resti che coronava invece la trabeazione della cella ipetra).

Note

  1. Jacopo Barozzi da Vignola, Regola delli cinque ordini d'architettura. La prima edizione, non datata, forse del 1562, è composta da 32 tavole in folio e le edizioni successive e le traduzioni sono state molteplici, con aggiunta di tavole (37 tavole nell'edizione del 1607 e un’ulteriore aggiunta di 8 tavole con le porte di Michelangelo dal 1635); Andrea Palladio, I quattro libri dell'architettura, 1570.
  2. Un esempio di epoca ellenistica (III secolo a.C.) sono le basi del tempio di Artemide a Sardi (vedi fotografia sul sito Thais.it 1 gennaio 2010.

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