Portale del tempio di Apollo a Cirene

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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V. PURCARO L'agorà di Cirene. II,3. L'area meridionale del lato ovest dell'agorà, Roma 2001, (capitolo 4, "La seconda metà del IV secolo a.C.", 66-69 e 74-79, fig.37 e tavole 14-17).

Il testo tra parentesi quadre è estraneo al testo originale.

Il portale del tempio di Apollo a Cirene (fine del IV secolo a.C.)

Il portale marmoreo appartiene alla facciata orientale del tempio della fine del IV secolo a.C, ma venne smontato e riutilizzato poi nella fase successiva di epoca romana. A questa fase di IV secolo a.C. appartengono inoltre alcuni blocchi dell'architrave dorico (unica fascia liscia e coronato da taenia con regulae sottostanti) che faceva da coronamento alle pareti della cella (epikranitis)[1].

Gli stipiti verticali del portale presentano un'incorniciatura esterna costituita, a partire dall'esterno, da un motivo a treccia, listello, un "kyma dorico" e un astragalo a perline e fusarole. L'architrave orizzontale ripete le medesime modanature con al di sopra un kyma ionico e un kyma lesbio trilobato.

Il kyma ionico dell'architrave ha ovuli contenuti in sgusci sottili a nastro piatto, allargati superiormente, staccandosi dall'ovulo e separati da lancette. Gli spazi tra gli sgusci sono poco approfonditi, meno dello spazio tra ovulo e sguscio

Il kyma lesbio trilobato, presente sia nell'architrave che nel coronamento del capitello, è descritto con foglie naturalistiche, separate da sottili germogli. Presenta archetti di forma allungata, particolarmente nella parte inferiore, con sottile nastro piatto, unito alla base con quello dell'archetto contiguo; tra gli archetti è un fiore a petali appena rigonfi che si accostano al centro dando luogo ad una nervatura a spigolo, privo di stelo, che non avrebbe trovato spazio a causa dell'accostamento degli archetti contigui nella loro parte inferiore; all'interno degli archetti una foglia dalla lunga e sottile punta tronca, con nervatura centrale a spigolo.

La treccia, separata dal sottostante "kyma dorico" per mezzo di un listello, presenta nastri tubolari e riempimento a forma di rosetta Il "kyma dorico" [costituito da un motivo di foglie d'acqua con cime arrotondate, separate dalla nervatura centrale di foglie in secondo piano, da cui sembra derivare il motivo delle baccellature] presenta foglie d'acqua con margine rilevato a sottile nastro piatto e con nervatura centrale, ugualmente piatta; tra le foglie sono elementi lanceolati con la punta verso l'alto, definite "germogli". L'astragalo a fusarole e perline presenta perline quasi sferiche separate da coppie di grandi fusarole lenticolari.

Gli stipiti sono coronati da mezzi capitelli a sofà, con lato corto verso l'esterno, decorato dal solo rocchetto, e lato lungo all'interno. Sul margine anteriore del lato interno è un nastro ad S allungata, leggermente concavo, sporgente dallo sfondo. Il bordo inferiore è definito da un doppio motivo a corda. Il lato lungo interno è decorato con un calice a due foglie in un angolo da cui si dipartono tralci disposti orizzontalmente che occupano tutta la superficie e da cui nascono foglie, calicetti, viticci e fiori. In alto il capitello è coronato da un "kyma dorico" e da un kyma lesbio trilobato, simili a quelli degli stipiti, tranne che per il fatto che le foglie d'acqua del "kyma dorico" non presentano la nervatura centrale.

Il capitello a sofà del portale, lato interno
La terminazione superiore dello stipite verticale con mezzo capitello a sofà
Le modanature dello stipite del portale
Le modanature dell'architrave del portale
Il motivo a treccia nello stipite

Capitello a sofà

Collocato come coronamento degli stipiti del portale, con strombatura interna, presenta sul lato corto di facciata la sola decorazione del rocchetto, mentre la decorazione vegetale si sviluppa sul lato interno.

Questa forma di capitello è utilizzata dall'epoca arcaica, sia come coronamento di stele o pilastro, sia in architettura come capitello d'anta o di lesena o parasta[2]. È caratterizzato dall'andamento a S, dei lati della faccia principale, che si può presentare priva di decorazione oppure con decorazione sia figurata[3] che vegetale, con palmette centrali da cui nascono steli ai lati terminanti in rosette[4], oppure con un anthemion con fiori di loto dalla cui base si originano tralci terminanti a spirale dalle cui unioni nascono palmette; le foglie allungate del fiore di loto sono accostate alle estremità creando un'incorniciatura per le palmette[5]. Questo motivo ad anthemion compare frequentemente dipinto nella ceramica o nelle terrecotte architettoniche di epoca arcaica[6].

I capitelli a sofà compaiono in quest'epoca anche in Magna Grecia, con decorazione presente solo sull'abaco ("kyma dorico" o anthemion) e in un caso la voluta terminale laterale sostituita da una rosetta[7].

Al V o IV secolo a.C. è stato datato un capitello d'anta di Corinto, decorato ancora con anthemion[8]. La tipologia si diffonde quindi a partire dal IV secolo a.C. in tutto il mondo greco: da un lato proseguono i modelli privi di ornamenti[9], o le decorazioni seguono, nelle aree più periferiche, i modelli elaborati in epoca arcaica[10]; contemporaneamente vengono inoltre elaborati nuovi schemi ornamentali, arricchiti da foglie e fiori e tralci secondari. Lo schema di base presenta tralci simmetrici, ai lati di una palmetta centrale, uscenti da un cespo di acanto al centro[11] oppure tralci uscenti da due cespi di acanto laterali, due dei quali terminanti in due semipalmette che si accostano a formare una palmetta centrale[12]. Il motivo del viticcio con volute e foglie è diffuso dal IV secolo a.C. anche nella toreutica e nell'oreficeria, nei mosaici; si trova anche nei coronamenti delle stele funerarie[13] nelle sime e nelle decorazioni in terracotta[14] e si arricchisce progressivamente di particolari.

Incorniciatura del portale e kyma lesbio trilobato

L'incorniciatura presenta sugli stipiti un astragalo a fusarole e perline, "kyma dorico" e motivo a treccia; gli stessi motivi girano anche sull'architrave superiore, coronato inoltre da un kyma lesbio e un kyma ionico: le modanature dell'architrave riprendono dunque quelle dell'architrave del tempio di Apollo.

Nel portale sia il kyma ionico[15], che varia poco nel tempo, sia il kyma lesbio[16] sono inseriti nella tradizione del IV secolo a.C.[17]. A Cirene gli esempi più antichi sono presenti sull'altare del santuario di Apollo[18] e sugli altari dell'agorà[19], e ancora nel coronamento e nello zoccolo della tomba N1[20], negli architravi delle tombe N36 e W115[21]. Il kyma lesbio trilobato diventa frequente nelle basi funerarie di Cirene a partire dalla metà del III secolo a.C.[22].

Note

  1. Di questi blocchi si riferisce alla pagina 66, fig.36.
  2. E. WEIGAND, Vorgeschichte des Korinthischen Kapitells, Würzburg 1920, 45 ss.
  3. Capitello di Slavachori della metà del VI secolo a.C. (E. FICHTER, "Amykle", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 33, 1918, 209, n.1, fig.54; G. ROUX, L'architecture de l'Argolide au IV et III s. a. J.-C., Paris 1961, 384)
  4. Capitelli da Tegea (FICHTER 1918, citato, 212, figg.58 e 58 a; ROUX 1961, citato, 384).
  5. Capitello di Mistrà, della fine del VI secolo a.C. (FICHTER 1918, citato, 211, n.3, figg.57 e 57 a; ROUX 1961, citato, 384).
  6. Delfi, Samo, Taso e capitelli di Didyma (E. PONTREMOLI, B. HAUSSOULIER, Didymes, Paris 1904, 192 ss., tav.12).
  7. D. MERTENS, "Per l'urbanistica e l'architettura della Magna Grecia", in Megale Hellas: nome e immagine. Atti del XXI convegno di studi sulla Magna Grecia (convegno, Taranto 1981), Taranto 1982, 121, tav.17; F. KRAUSS, in P. ZANCANI MONTUORO, U. ZANOTTI BIANCO, Heraion alla foce del Sele, II, Roma 1954, 20 ss., fig. 7.
  8. O. BRONNER, "Excavation in Corinth 1934", in American Journal of Archaeology, 39, 1935, 66; ; ROUX 1961, citato, 384.
  9. Capitello di Oropos, con solo semipalmette all'angolo delle volute, del IV secolo (F. VERSACE "Tempel und Stoà im Amphiaraeion", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 33, 1908, 262 ss., tav.14,2; J.J. COULTHON, "The Stoà at the Amphiaraion", in Annual of the British School at Athens, 63, 1968, 163 e s., fig.12), capitelli di Vergina (To Anaktoto tes Verginas, Atene 1961, tav. 23,2), capitelli di Agrigento, datati ad epoca ellenistrica (L. BERNABÒ BREA, Akrai, Catania 1956, 138, n.10, tav.26,2.).
  10. Capitello di Apollonia con figura che emerge da una corona inferiore di foglie d'acanto, con fiori laterali e campo decorativo inquadrato da un astragalo terminante in volute sui lati corti (R. REY, "Fouilles de la mission française à Apollonie d'Illirye et à Durazzo (1923-1924)", in Albania, 1-2, 1925-1927, 16-18, fig.12; ROUX 1961, citato, 384).
  11. Capitelli di pilastro del tempio di Apollo a Didyma, realizzati in epoche diverse, su progetto della fine del IV secolo a.C. (F. KNACKFUSS, Didyma, Berlin 1941, 70 ss, tavv. 114, 118, 120, 127, 128, 131, 132; ROUX 1961, citato, 384). Il capitello di Cirene appartiene alla medesima tipologia e lo stesso motivo decorativo è presente anche in un frammento da Avlakia a Taso, della fine del IV secolo a.C. (P. BERNARD, "Le deux piliers sculptés de la porte de Zeus ed d'Hera", in Bulletin de correspondance hellénique, 1965,I, 84-85, fig.7).
  12. Capitello dell'anta meridionale del pronao del tempio di Atena Polias di Priene, 350-334 a.C. (T. WEIGAND, H. SCHRADER, Priene, 1904, 96, fig.64; M. SCHEDE, G. KLEINER, W. KLEISS, Die Ruinen von Priene, Berlin 1964, 28, fig.37 a p.34).
  13. H. MOEBIUS Die ornamente der griechischen Grabstelen klassischer und nachkalssischer Zeit, Berlin 1929; H. FROMING, "Zur Interpretation Vegetalbilischer Bekrönungen klassischer und spätklassischer Grabstelen", in Archäologischer Anzeiger, 1958, 218 ss.
  14. M. SCHEDE, Antike Traufleisten Ornament, Strassburg 1909, 36 ss, tavv.4-8; M. SCHEDE, Simaornamentik. Entwicklung der Anthemien und Rankenmotive bis zum IV Jahrhundert v. Cr., Strassburg 1909. Un esempio si trova su elementi di gronda di Taso. del IV secolo a.C. (R. MARTIN, Études thasiennes. VI, L'agorà. I, Paris 1959, 35 ss., tavv.24,2 e 26,1 e p.74, tav.22,4-5.
  15. Sul kyma ionico: D. THEDORESCU, "Remarques sur la composition et la chronologie du kymation ionique suscitées par quelques exemplaires découverts à Histria", in Dacia, 11, 1967, 95-120.
  16. C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, München 1913; H.C. BUTLER, Sardis II. Architecture I: the Temple of Artemis, Leyden 1925, 138-139, fig.134; L. SHOE, Profiles of Greek Mouldings, Cambridge 1936, 54 ss.; C. ERDER, Hellenistik Devir. Anadolu Mimarisinde, Kyma recta - Kyma reversa, Ankara 1967; W. ALZINGER, "Augusteische Architektur in Ephesos", in Sonderschriften des Österreichischen Archäologischen Institutes, 16, 1974, 119-126, tavv. 102-107; J. GANZERT, "Zur Entwicklung Lesbischer Kymationformen", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 98, 1983, 123-202; G. BAKALIS, "Zur Thasischen Architektur-Ornamentik", in Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien, 43, 1956-1958, 21ss (Taso); R. MARTIN, "L'architecture archaique de Thasos et l'Anatolie", in Mélanges Mansel, I, Ankara 1974, 461 ss. (Taso); W. KÖNINGS, "Archaische Bauglieder aus Kyzikos", in Anatolian studies, 31, 1981, 125-128 (Cizico); W. ZSCHIETZSCHMANN, Das Philippeion (Olympische Forschungen, I), 1944, 39 ss. (Philippeion di Olimpia); S. BULUC"The Tomb monument at Belevi near Ephesos", in Actes du Xe Congrès international d'Archéologie classique (convegno Ankara - Izmir 1973, 1978, 1087 (mausoleo di Belevi); J. BOARDMAN, Excavations in Chios 1952-1955, (Annual of the British School at Athens, supplemento 6), 85, fig.51 (Chio).
  17. Confronti simili sono nella cornice interna della Tholos di Epidauro, della metà del IV secolo a.C. (H. LECHAT, A. DEFRASSE, Epidaure, Paris 1895, 95 ss, tav. 7) e nella parete del tempio di Athena Alea a Tegea, datato tra il 360 e il 330 a.C.(C. DUGAS, J. BERCHMANS, M. CLEMMENSEN, Le sanctuaire d'Aléa Athéna à Tégée, Paris 1924, 37 ss., tav.64; N.J. NORMANN, "The Tempel of Athena Alea at Tegea", in American Journal of Archaeology, 88, 1984, 169-194).
  18. S. STUCCHI, Architettura cirenaica, Roma 1975, 58 ss., fig.46.
  19. STUCCHI1975, citato, 59, fig.48
  20. STUCCHI1975, citato, 79, fig.74; GANZERT 1983, citato, 153, fig71a-b.
  21. STUCCHI1975, citato, 71 e 75, figg.59-60.
  22. L. BESCHI, "Divinità funerarie cirenaiche", in Annuario della Scuola archeologica di Atene e delle Missioni italiane in Oriente, 47-48, 1969-1970, 182 ss.