Anthemion decorations
| G. KÖKDEMIR, "The augustan typological and stylistic features in anthemion decorations on sacrifical tables", in Anadolu, 27, 2004, 63-96. |
L'articolo riguarda le tavole sacrificali presenti nel cortile del Grande altare di Pergamo e negli altari di Artemide ad Efeso e Magnesia, datate normalmente in epoca ellenistica, ma per le quali alcune caratteristiche presenti sull'anthemion sembrano invece indicare una decorazione in epoca augustea. Le prime ricostruzioni della tavola sacrificale dell'altare di Artemide a Magnesia si erano basate su un blocco d'angolo del suo coronamento. Altre tavole sacrificali erano stata ipotizzata, nella medesima posizione, presso il Grande altare di Zeus a Pergamo e presso l'altare di Artemide ad Efeso. La decorazione ad anthemion di queste tre tavole, datata in età ellenistica, presenta tuttavia alcune caratteristiche tipologiche e stilistiche che sembrano indicare una datazione diversa.
Il blocco dell'angolo sinistro del coronamento della tavola di Magnesia presenta la medesima successione di modanature e le medesime misure rispetto ad altri due blocchi delle medesime dimensioni, ma l'anthemion in uno di essi sembra presentare una differenza nella resa[1].
Schemi
- Anthemion della tavola di Magnesia sul Meandro:
- palmette alternativamente aperte e chiuse nascenti dalle sole spirali volte in basso accostate dei tralci intermittenti ad S orizzontali simmetricamente contrapposti alla base (schema A-B-B).
- variante con coppie dei tralci fusi (unico tralcio con inflessione centrale e terminante in due spirali entrambe rivolte verso il basso): dalle spirali accostate nascono alternativamente palmette chiuse, palmette aperte con lobi diritti e calici di foglie lisce palmettiformi (ma nascenti da un calice d'acanto e non da una membrana vegetale) (schema A-B-B1).
Lo schema A-B-B o A-B-B1 è indicato nel testo come "trio scheme (palmetta chiusa, palmetta aperta, palmetta aperta uguale o diversa alla precedente), si riscontra anche nel propileo di Magnesia (architrave del lato est, figura 8, e sima del lato ovest, figura 10), in altri elementi architettonici di Priene (altare del bouleuterion, figura 11[2]), Stratonicea (tempio imperiale, figura 9) e Roma (basilica Emilia[3]), tutti di epoca augustea, e ancora su un coperchio di sarcofago di Hierapolis di epoca claudiaErrore nelle note: </ref> di chiusura mancante per il marcatore <ref>. Lo schema è costituito da palmette chiuse che si alternano a due palmette aperte o fiori di loto, dello stesso tipo (A-B-B) o in due varianti diverse (A-B-B1)[4].
Un diverso schema, indicato nel testo come "sextet scheme" (palmetta chiusa, fiore di loto, palmetta aperta, fiore di loto, palmetta aperta uguale o diversa dalla precedente, fiore di loto), è presente in uno dei blocchi decorati con meandro del podio dell'altare di Artemide ad Efeso, datato in epoca augustea (figura 14)[5].
- Anthemion del podio dell'altare di Artemide ad Efeso: palmette chiuse alternate a due palmette aperte con tralci intermittenti ridotti a due nastri con terminazione a spirale verso il basso uscenti dalla base di esse; tra le spirali rivolte verso il basso, ma non nascenti da queste, fiori di loto (schema A-B-C-B-C-B).
Lo schema inserisce un fiore di loto ripetuto tra gli elementi dello schema precedente. Lo stesso schema si ritrova sulla sima del lato est del propileo di Magnesia (figura 15) e su una base del Didymaion[6] (figura 16), dove compaiono due diverse varianti della palmetta aperta (schema (A-B-C-B-C1-B).
Il blocco di coronamento che si suppone pertinente alla tavola sacrificale dell'altare di Artemide ad Efeso presenta uno schema con otto elementi, indicato nel testo come "octet scheme" (palmetta chiusa, fiore di loto di tipo a, palmetta aperta di tipo a, fiore di loto di tipo b, palmetta chiusa, fiore di loto di tipo a, palmetta aperta di tipo b, fiore di loto di tipo b).
- Anthemion del coronamento della tavola sacrificale dell'altare di Artemide a Efeso: i tralci intermittenti ad S orizzontali, simmetricamente contrapposti, sono resi con uno stelo giraliforme(spirale volta in basso) nascente dalla foglia d'acanto alla base delle palmette; da questa girale nasce uno stelo terminante in una piccola spirale volta verso il basso e dall'unione di queste nascono fiori di loto con calice inferiore alternativamente liscio e acantizzante (figura 17[7]) (schema A-B-C-B1-A-B-C1-B1).
Un medesimo schema si ritrova sulla cornice della porta di Mitridate a Efeso (figura 18[8], sulla sima della facciata est del propileo di Magnesia (figura 19, con il fiore di loto che nasce indipendentemente dai tralci a girali uscenti dalla base delle palmette) e sul toro di una base del Didymaion (figura 20[9], con i tralci a girali uscenti dalla base dei fiori di loto anziché delle palmette; in entrambi gli esempi i fiori di loto sono inoltre tutti dello stesso tipo (schema A-B-C-B-A-B-C1-B).
Tutti e tre gli schemi illustrati furono ampiamente usati in epoca romana, soprattutto nel periodo augusteo. In età ellenistica si utilizzano invece schemi a due elementi ("duet scheme"), con alternanza di una palmetta aperta (cornice del tempio di Atena a Priene, figura 21[10]), o chiusa (sima del Mausoleo di Alicarnasso, figura 22[11]), e di un fiore di loto (schema A-B), ovvero a quattro elementi ("quartet scheme"), con palmette, alternativamente chiuse e aperte, separate da fiori di loto (schema A-B-C-B), nel fregio del naiskos del Didymaion (figura 23)[12].
Tralci intermittenti
Nelle tre tavole sacrificali di Magnesia, di Efeso e di Pergamo, i tralci[13] nascono inferiormente dalle palmette, con la mediazione o meno di un calice di foglie d'acanto. Neanche questo motivo è in genere utilizzato in epoca ellenistica, dove solitamente i tralci nascono inferiormente dai fiori di loto: esempi sono nel tempio di Atena a Priene (figura 39[14]), nel tempio di Dioniso a Mileto (figura 40[15]), nella "stoà sacra" di Priene (figura 41[16]) e nel ginnasio di Eumene a Mileto (figura 42[17]); nel mausoleo di Belevi (figura 43[18]) i tralci sono invece nella forma dei tralci intermittenti a S disposti orizzontalmente e non nascono da uno degli elementi.
Viticci secondari
Sulla tavola sacrificale dell'altare Pergamo (figura 24[19]), dai tralci intermittenti che nascono alla base delle palmette, si originano viticci incurvati verso l'alto ai lati di esse e terminanti con un'inflorescenza. Questo modello si ritrova in esempi di epoca classica, come l'Eretteo (dove terminano con una rosetta: figura 44) e la tholos di Epidauro (dove terminano con una piccola palmetta aperta: figura 45) e del IV secolo a.C., nell'agorà di Taso (figura 46[20]). Negli esemplari citati, tuttavia i fiori terminali sono sempre gli stessi, mentre per la modanatura dell'altare di Pergamo variano accanto ad ogni palmetta (figura 47), come accade in esempi del periodo augusteo (sima della facciata est dei propilei di Magnesia, blocco con angolo sud del frontone a Berlino (figura 48).
Un simile impiego di steli terminanti in fiori di forme diverse si presenta anche in altri motivi decorativi con steli che emergono da un calice d'acanto centrale, sempre datati in epoca augustea: un esempio è la decorazione dei coronamenti d'anta (o capitelli d'anta) del propileo di Magnesia (figura 49[21]) o del tempio imperiale di Stratonicea (figura 50), o nel timpano delle edicole del terzo ordine nella scena del teatro di Stratonicea (figura 51[22]). La presenza di motivi diversi sui due lati rompe la simmetria presente nel disegno degli steli. Differenti terminazioni floreali si trovano anche negli steli giraliformi della decorazione di oggetti di arredamento di lusso, come in un cratere in argento del tesoro di Hildescheim[23] o in un trapezoforo marmoreo da una bottega di Roma[24]. Gli esempi ellenistici, al contrario, mostrano sempre motivi simmetricamente uguali sugli steli, come visibile nei coronamenti d'anta del tempio di Atena(figura54[25]) e del tempio di Zeus (figura 55[26]), a Priene, o del ginnasio di Samo (figura 56[27]).
Nello stesso contesto sono inquadrabili le varianti presenti sui motivi che si alternano nell'anthemion: sulla tavola sacrificale dell'altare di Artemide a Efeso, i calici del fiore di loto presentano alternativamente foglie lisce o d'acanto, mentre le foglie d'acanto alla base delle palmette sono diritte per le palmette aperte e con la cima incurvata per le palmette chiuse. Queste variazioni di dettaglio furono probabilmente introdotte per arricchire la decorazione e interrompere la monotonia.
Le caratteristiche riscontrate nello schema del motivo, nel disegno dei tralci intermittenti e nei viticci laterali terminanti in fiori di diverso tipo, tutte presenti principalmente su altri esempi di epoca augustea, suggeriscono secondo l'autore un rinnovamento delle tavole sacrificali in periodo augusteo[28]Per gli stessi motivi, secondo l'autore, il blocco di podio dell'altare di Artemide ad Efeso, o il tempio di Apollo Sminteo, tradizionalmente datati in età ellenistica, possono essere datati all'età augustea[29] e un loro rinnovamento in questo periodo è inquadrato nell'ambito della propaganda imperiale e della diffusione del culto di Augusto nelle province.
- ↑ L'autore attribuisce questa differenza a mani diverse e non ad una diversa cronologia e nota che differenze di resa nella stessa tipologia o addirittura nello stesso elemento si riscontrano anche in altri elementi della decorazione architettonica romana d'Asia Minore, per esempio nella decorazione a girali delle basi di colonna adrianee del Didymaion (S. PÜLZ, Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Bauornamentik von Didyma (Istanbuler Mitteilungen Beiheft 35), Tübingen 1989, 25-27, tav.3,1-2). Tuttavia nel caso di Magnesia, si tratta di una differenza non solo di resa, semplificata rispetto al modello, ma di una differenza di disegno, con i due tralci intermittenti ad S simmetricamente accostati trasformati in un unico tralcio con inflessione centrale e due spirali terminali rivolte entrambe verso il basso; lo schema inoltre sembrerebbe presentare due diverse forme di palmette aperte, una con lobi lanceolati diritti, privi della solcatura centrale che segna i lobi della palmetta chiusa, ma nascente da una simile membrana vegetale, e una con lobi incurvati, sempre privi della solcatura centrale e nascente da un piccolo calice d'acanto, forse inteso come un calice di foglie lisce. Il differente motivo e in particolare la semplificazione dei tralci intermittenti, che sembra frutto di un'incomprensione, potrebbero indicare una copia dal modello precedente per un parziale rifacimento successivo, più che una differenza di mano nell'ambito del medesimo cantiere. La forma degli sgusci nel kyma ionico e le fusarole sferiche dell'astragalo sembrano anch'esse indicare un'epoca differente.
- ↑ F. RUMSCHEID, Untersuchungen zur kleinasiatischen Bauornamentik des Hellenismus, Mainz 1994, 58-59, tav.164,4
- ↑ D. E. S<smal>TRONG</smal>, J. B. W<smal>ARD</smal> P<smal>ERKINS</smal> "The Temple of Castor in the Forum Romanum", in British School at Rome. Papers, 30, 1962, tav.XIX,b.
- ↑ Altre varianti riguardano inoltre le diverse forme assunte dai tralci intermittenti ad S orizzontali che sono alla base del motivo. Sono inoltre presenti differenze di resa e probabilmente di datazione, molto evidenti in particolare tra gli esemplari presenti in diversa posizione sulle due facciate del propileo di Magnesia.
- ↑ C. BASARAN, "Anadolu Roma Çagi lotus-palmet örgesinde tip gelisimi", in Türk arkeoloji dergisi, 28, 1989, 29 e 152-153; RUMSCHEID 1994, già citato, tav.36,4.
- ↑ PÜLZ 1989, già citato, 130-131, tav.2.2.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.35,7.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, 16-17, tav.38,2.
- ↑ PÜLZ 1989, già citato, tav.2.2.
- ↑ I tralci desinenti in spirali volte verso il basso si originano dai fiori di loto e dalla loro unione nasce la palmetta; RUMSCHEID 1994, già citato, tav.156.10.
- ↑ Si tratta in effetti di due semipalmette accostate che ricompongono una palmetta chiusa, nascenti dalla estremità dei tralci che sorgono sotto il fiore di loto; RUMSCHEID 1994, già citato, tav.48.1.
- ↑ I tralci hanno lo stesso andamento di Priene.
- ↑ Alla nota 62 l'autore chiarisce la definizione dei termini inglesi utilizzati per indicare i tralci intermittenti dell'anthemion.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.151.3.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.97.3.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.165.2.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.103.2.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.14.2.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.124.3.
- ↑ Il tralcio intermittente ad S ad andamento orizzontale si presenta in questo esempio vegetalizzato e le foglie acantizzanti di profilo che lo rivestono si accostano a formare dei calici disposti orizzontalmente, da cui nascono inflorescenze a pigna: calici e inflorescenze coprono e rimpiazzano la spirale terminale dei tralci; i due sottili viticci che nascono dietro la base delle palmette e dei fiori di loto, si incurvano verso l'alto e sono uniti da un balteo, dando origine ad un calice aperto con pistillo centrale a cono. Il disegno del motivo è dunque arricchito da numerose varianti.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.90.4.
- ↑ H. MERT, "Der Theater-Tempelkomplex von Stratonikeia", in Patris und Imperium. Kulturelle und politische Identität iin den Städten der römischen Provinzen Kleinasiens in der frühen Kaiserzeit (convegno Colonia 1998, 2002, fig.13.
- ↑ P. ZANKER, Augusto e il potere delle immagini (traduzione italiana dell'originale tedesco, München 1987) Torino 1989, fig.144.
- ↑ ZANKER 1989, già citato, fig.211.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.151.5.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.162.7.
- ↑ RUMSCHEID 1994, già citato, tav.178.6.
- ↑ F. RUMSCHEID, "Die Ornamentik des Apollon-Smintheus-Tempels in der Troas", in Istanbuler Mitteilungen (Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul), 45, 1995, 25-55
- ↑ La datazione proposta, risulta fondata sulle marcate concordanze nel disegno del motivo e non prende in considerazione la resa dei motivi, che negli esempi presentati sembra invece raggiungere esiti di qualità molto diversa e le cui differenze sono forse in parte ascrivibili anche ad una diversa cronologia.