Studi / Appunti sul capitello nabateo

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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Capitello nabateo di colonna in calcare reimpiegato nella "Blue chapel" (cappella episcopale) di Petra

Daszewski 1990

Tratto da W. A. DASZEWSKI (traduzione di Z. KISS), "Nouvelles recherches sur la côte nord de l'Egypte. Un type méconnu de chapiteau", in Etudes et Travaux. Studia i Prace, 15, 1990, 102-124 (abstract on-line): in diversi edifici rinvenuti a Marina El-Alamein, sulla costra settentrionale egiziana, datati dal tardo-ellenistico al tardo-antico, sono stati identificati capitelli del tipo "corinzio semplificato", caratterizzato da "una tendenza all'astrazione e da una geometrizzazione degli elementi realistici della decorazione architettonica". Rimane ancor aperta la questione delle analogie con la regione nabatea.

Laroche-Traunecker 2000

Tratto da F. LAROCHE-TTRAUNECKER, "Chapiteaux «nabatéens», «corinthiens inachevés» ou «simplifiés»? Nouveaux exemples en Egypte", in Ktema, 25, 2000, 207-213 (testo on line)

Capitelli nabatei dalla fine del I secolo a.C. alla metà del II secolo d.C.

  • tipo "classico" con due "corni" e una "bozza" al centro dei lati concavi dell'abaco
  • tipo "decorato" con superfici coperte da decorazioni vegetali o più raramente anche figurate.

Il capitello più antico rinvenuto è quello della tomba B6 a Egra (tomna a scale con pilastri agli angoli), datato al nono anno di regno di Areta IV nel I secolo a.C.

A Cipro si trovano nel tempio romano di Afrodite ad Amatunte, costruito alla fine del I secolo d.C.

I capitelli nabatei sono costituiti da una parte superiore con "corni" angolari lisci e da una parte inferiore con due o tre cilindri di diametro decrescente, ma maggiore del fusto sottostante. Hanno preso il nome, dai primi esemplari, ritrovati nella regione nabatea[1], ma sono poi stati rinvenuti anche a Cipro e in Egitto[2]. Le loro origini hanno suscitato numerose discussioni[3]: secondo alcuni si tratterebbe di capitelli corinzi sbozzati, mentre per altri sarebbe la creazione di un ordine particolare, in seguito alla presenza di superfici perfettamente rifinite e con dettagli derivati dal modello del capitello corinzio.

La figura 1 del testo mostra l'area di diffusione dei capitelli nabatei, mentre la figura 2 mosta una disegni di capitelli, distinti tra "scolpiti", "non finiti", "sbozzati" e "schematizzati": vi sono presenti i capitelli corinzi ellenistici di Dendera (sia "scolpiti" che "non finiti"), di Kom Ombo (di tutti e quattro i tipi e anzi con due possibili varianti di capitelli "non finiti"), di Marina el-Alamein ("non finito"), di Coptos ("sbozzato") e di Amatunte a Cipro ("schematizzato") e ancora capitelli corinzieggianti di Naga ("scolpito",) e di Douch ("schematizzato").

Nel sito di Douch, all'estremità meridionale dell'oasi di Khargeh, in uno scavo del 1976 sono stati rinvenuti i capitelli appartenenti ad un portico del santuario di Iside e Serapide, successivo alla porta datata all'epoca di Traiano o di Adriano. I capitelli in due blocchi: quella superiore, fortemente svasata, ha quattro sporgenze in forma di volute che ricordano quelle del capitello ionico, mentre la parte inferiore dovrebbe corrispondere alle due corone di foglie d'acanto, ma non sporge a sufficienza rispetto al diametro superiore del fusto perché queste potessero esserne ricavate. Il capitello trova confronti con quelli del chiosco di Naga nell'Alta Nubia. I fusti di colonna, rinvenuti nell'Ottocento, erano stati ritenuti non terminati e lo scopritore riferì che sulle superfici dei capitelli si notavano tracce di pittura rossa, all'epoca interpretate come disegno preparatorio per il successivo intaglio, ma che possono anche essere stati invece preliminari ad una decorazione dipinta[4]: in tal modo si spiegherebbe l'invenzione di una forma semplice con superfici liscie e meno soggetta a rottura da parte degli scalpellini.

Gros 2001

P. GROS, L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici, Varese, 2001: capitolo su "Capitelli nabatei o cipro-corinzi".

Bessac-Raboteau 2002

J.C. BESSAC, A. RABOTEAU, "Archéologie expérimentale à propos des chapiteaux «nabatéens» du temple d'Aphrodite à Amathonte (Chypre)", in Bulletin de correspondance hellénique, 126,2, 2002, 415-430.

Esperienza di realizzazione di un capitello di tipo nabeateo come quelli del tempio di Afrodite ad Amatunte (Cipro) in calcare. L'esperienza ha provato che sarebbe stato possibile realizzare delle foglie d'acanto sulle bozze sporgenti della parte inferiore del capitello nabateo.

Note

  1. D. SCHLUMBERGER, "Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie", in Syria, 14, 1933, 283-317.
  2. Alle note 2 e 3 del testo i capitelli nabatei di Cipro e di Egitto pubblicati.
  3. Riportare da SCHLUMBERGER 1933, opera citata alla nota 1, nella sua nota 10. Altri riferimenti sono alle note
  4. I monumenti egiziani ricevevano spesso una decorazione a stucco o dipinta, invece che scolpita