Differenze tra le versioni di "Nerone"
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| − | |valign= | + | |valign=bottom colspan=3|Negli articoli citati del catalogo si parla, come già detto, dei due capitelli mostrati qui sopra (sopra: capitello corinzieggiante di colonna dalle costruzioni neroniane sul Palatino e i particolari della sua decorazione; sotto: capitello corinzieggiante di tre quarti di colonna dalla villa di Nerone a Subiaco, foto frontale e del fianco sinistro e i particolari della sua decorazione) e del fusto di pilastro decorato proveniente dalla decorazione della ''Domus Aurea'', in marmo bianco con inserti in porfido e in serpentino, nella foto qui a sinistra. |
Nel catalogo sono inoltre mostrate le fotografie di due pezzi non esposti in mostra: una cornice ionica proveniente dal Ginnasio di Nerone (area di Sant'Andrea della Valle) e conservata all'Antiquarium del Celio<ref>V<small>ON</small> H<small>ESBERG</small> 2011, citato sopra, figura 8.</ref> e uno dei capitelli corinzi di lesena provenienti dal portico che fiancheggiava il tratto della via Sacra tra la ''Meta Sudans'' e il luogo dove poi sorse l'arco di Tito<ref>C. P<small>ANELLA</small>, "La Domus Aurea nella valle del Colosseo e sulle pendici della Velia e del Palatino", in in T<small>OMEI</small> - R<small>EA</small> 2011, pp.160-169, figura 4.</ref>. | Nel catalogo sono inoltre mostrate le fotografie di due pezzi non esposti in mostra: una cornice ionica proveniente dal Ginnasio di Nerone (area di Sant'Andrea della Valle) e conservata all'Antiquarium del Celio<ref>V<small>ON</small> H<small>ESBERG</small> 2011, citato sopra, figura 8.</ref> e uno dei capitelli corinzi di lesena provenienti dal portico che fiancheggiava il tratto della via Sacra tra la ''Meta Sudans'' e il luogo dove poi sorse l'arco di Tito<ref>C. P<small>ANELLA</small>, "La Domus Aurea nella valle del Colosseo e sulle pendici della Velia e del Palatino", in in T<small>OMEI</small> - R<small>EA</small> 2011, pp.160-169, figura 4.</ref>. | ||
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| − | Nella mostra sono stati inoltre esposti anche altri elementi architettonici, che tuttavia non compaiono in alcun luogo nel catalogo e che sono mostrati nelle foto seguenti. Si tratta di un insieme di capitelli appartenenti alla decorazione di parete di una sala degli ''horti'' di Agrippina (forse un ninfeo), rinvenuti nel 1999 sulle pendici del Gianicolo: quattro capitelli corinzieggianti di lesena, di cui uno sagomato ad angolo interno (foto qui sotto), e un piccolo capitello corinzieggiante figurato con delfini, appartenente ad una semicolonna dello stesso insieme con la relativa base attica (foto qui a destra). Gli elementi erano stati smontati e accuratamente conservati, probabilmente in seguito al loro smontaggio e previsto reimpiego per un cambiamento edilizio nell'edificio. Erano stati esposti nella mostra ''I colori del fasto. La domus del Gianicolo nei colori dell’antico'' (Roma, Museo nazionale romano, palazzo Altemps, 17 dicembre 2005 - 16 aprile 2006)<ref>[http://archeoroma.beniculturali.it/ada/attivita/studiricerche/mostre/gianicolo.html Scheda della mostra ''I colori del fasto''] sul sito della Soprintendenza archeologica di Roma.</ref>. | + | |colspan=2|Nella mostra sono stati inoltre esposti anche altri elementi architettonici, che tuttavia non compaiono in alcun luogo nel catalogo e che sono mostrati nelle foto seguenti. Si tratta di un insieme di capitelli appartenenti alla decorazione di parete di una sala degli ''horti'' di Agrippina (forse un ninfeo), rinvenuti nel 1999 sulle pendici del Gianicolo: quattro capitelli corinzieggianti di lesena, di cui uno sagomato ad angolo interno (foto qui sotto), e un piccolo capitello corinzieggiante figurato con delfini, appartenente ad una semicolonna dello stesso insieme con la relativa base attica (foto qui a destra). Gli elementi erano stati smontati e accuratamente conservati, probabilmente in seguito al loro smontaggio e previsto reimpiego per un cambiamento edilizio nell'edificio. Erano stati esposti nella mostra ''I colori del fasto. La domus del Gianicolo nei colori dell’antico'' (Roma, Museo nazionale romano, palazzo Altemps, 17 dicembre 2005 - 16 aprile 2006)<ref>[http://archeoroma.beniculturali.it/ada/attivita/studiricerche/mostre/gianicolo.html Scheda della mostra ''I colori del fasto''] sul sito della Soprintendenza archeologica di Roma.</ref>. |
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Versione attuale delle 23:24, 15 dic 2011
| M. A. TOMEI, R. REA (a cura di), Nerone (catalogo mostra, Roma 2011), Milano 2011. |
Dell'epoca di Nerone si conservano pochissimi resti architettonici e pochissimo si conosce sulla decorazione architettonica del periodo. Nell'ambito del catalogo ne trattano brevemente due articoli.
| A. VISCOGLIOSI, "«Qualis artifex pereo». L'architettura neroniana", in TOMEI - REA 2011, pp.92-107. |
A p. 100-101. Gli esemplari di capitelli corinzieggianti esposti, provenienti dalla villa neroniana a Subiaco e dalle costruzioni neroniane sul Palatino mostrano un'"accentuazione calligrafica dei dettagli" che non stravolge tuttavia le forme del modello stabilito in epoca augustea.
Sia nella Domus aurea, sia nel portico dei predia di Julia Felix a Pompei, ricompaiono inoltre i pilastri a sezione rettangolare, già presenti nel rifacimento augusteo della basilica Emilia e in seguito non più utilizzati, che in entrambi i casi mostrano un riquadro rettangolare a metà altezza. L'esemplare urbano recava inoltre al posto delle scanalature incorniciature concentriche che riquadravano intarsiature in porfido rosso e serpentino. Anche i capitelli, ancora conservati nel portico pompeiano, sono molto simile ad esemplari sporadici rinvenuti nell'area della Domus aurea.
| H. VON HESBERG, "L'attività edilizia a Roma all'epoca di Nerone", in TOMEI - REA 2011, pp.108-116. |
Tra gli edifici costruiti a Roma da Nerone sono citati il Macellum magnum (anno 59), il tempio del divo Claudio (terrazza di sostruzione, iniziata da Agrippina nel 54), arco trionfale sul Campidoglio (eretto dal Senato e inaugurato nel 62), ricostruzione del tempio di Vesta e della casa delle vestali (dopo la distruzione del grande incendio del 64), l'anfiteatro ligneo del Campo Marzio (anno 57), terme di Nerone (inaugurate nel 62), ginnasio (resti rinvenuti presso la chiesa di Sant'Andrea della Valle; ad esso appartiene una cornice ionica conservata nell'Antiquarium del Celio, la cui immagine è alla fig.8)
A pp.115-116: Conosciamo la decorazione solo di pochi edifici neroniani, per lo più di rappresentanza. Negli edifici privati o negli spazi interni degli edifici pubblici sono utilizzati modelli diffusi nell'epoca precedente , ma con dettagli particolarmente sottolineati. Gli edifici pubblici di cui rimangono elementi di decorazione architettonica (ginnasio, terme, arco di trionfo) mostrano invece forme nuove, che prendono a modello l'architettura privata.
Elementi architettonici esposti nella mostra
| Negli articoli citati del catalogo si parla, come già detto, dei due capitelli mostrati qui sopra (sopra: capitello corinzieggiante di colonna dalle costruzioni neroniane sul Palatino e i particolari della sua decorazione; sotto: capitello corinzieggiante di tre quarti di colonna dalla villa di Nerone a Subiaco, foto frontale e del fianco sinistro e i particolari della sua decorazione) e del fusto di pilastro decorato proveniente dalla decorazione della Domus Aurea, in marmo bianco con inserti in porfido e in serpentino, nella foto qui a sinistra.
Nel catalogo sono inoltre mostrate le fotografie di due pezzi non esposti in mostra: una cornice ionica proveniente dal Ginnasio di Nerone (area di Sant'Andrea della Valle) e conservata all'Antiquarium del Celio[1] e uno dei capitelli corinzi di lesena provenienti dal portico che fiancheggiava il tratto della via Sacra tra la Meta Sudans e il luogo dove poi sorse l'arco di Tito[2]. | |||
| Nella mostra sono stati inoltre esposti anche altri elementi architettonici, che tuttavia non compaiono in alcun luogo nel catalogo e che sono mostrati nelle foto seguenti. Si tratta di un insieme di capitelli appartenenti alla decorazione di parete di una sala degli horti di Agrippina (forse un ninfeo), rinvenuti nel 1999 sulle pendici del Gianicolo: quattro capitelli corinzieggianti di lesena, di cui uno sagomato ad angolo interno (foto qui sotto), e un piccolo capitello corinzieggiante figurato con delfini, appartenente ad una semicolonna dello stesso insieme con la relativa base attica (foto qui a destra). Gli elementi erano stati smontati e accuratamente conservati, probabilmente in seguito al loro smontaggio e previsto reimpiego per un cambiamento edilizio nell'edificio. Erano stati esposti nella mostra I colori del fasto. La domus del Gianicolo nei colori dell’antico (Roma, Museo nazionale romano, palazzo Altemps, 17 dicembre 2005 - 16 aprile 2006)[3]. | |||
| Segue una trabeazione con cornice ionica liscia (schematizzata e ridotta) e con fregio-architrave dorico, appartenente alla fase augustea della Meta sudans e reimpiegato nei restauri claudi dopo un primo incendio[4]. Il disegno della decorazione vegetale delle metope e le rosette ricavate sull'architrave lo rendono molto caratteristico dal punto di vista delle scelte decorative (foto qui sotto). | |||
Note
- ↑ VON HESBERG 2011, citato sopra, figura 8.
- ↑ C. PANELLA, "La Domus Aurea nella valle del Colosseo e sulle pendici della Velia e del Palatino", in in TOMEI - REA 2011, pp.160-169, figura 4.
- ↑ Scheda della mostra I colori del fasto sul sito della Soprintendenza archeologica di Roma.
- ↑ S. ZEGGIO, G. PRANDINI, "Roma. Meta Sudans. I monumenti. Lo scavo. La storia", in FOLD&R, 2007, 99 (articolo scaricabile in formato .pdf), pp.21-22.