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	<title>DecArch - Decorazione architettonica romana - Contributi utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi utente</subtitle>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCorn.jpg&amp;diff=4094</id>
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		<updated>2008-12-06T18:35:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Coronamento&amp;lt;/br&amp;gt;, Lazio, Palestrina, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale)&amp;lt;/br&amp;gt;, Fine del II secolo a.C. (età repubblicana)&amp;lt;/br&amp;gt;in travertino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lazio Palestrina]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Coronamenti]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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		<updated>2008-12-06T18:32:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Coronamento in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lazio Palestrina]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=4092</id>
		<title>File:PraenCapCor.jpg</title>
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		<updated>2008-12-06T18:30:35Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna&amp;lt;/br&amp;gt; Lazio, Palestrina, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale)&amp;lt;/br&amp;gt;Fine del II secolo a.C. (età repubblicana)&amp;lt;/br&amp;gt;in travertino.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Capitelli corinzi italici]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lazio Palestrina]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Discussioni_utente:MM&amp;diff=4091</id>
		<title>Discussioni utente:MM</title>
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		<updated>2008-12-06T18:28:37Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;OK è qui che ti devo rispondere?&lt;br /&gt;
Ho visto la sistemazione delle misure, come sempre sei pecisa e chiarissima!--[[Utente:MaxB|MaxB]] 13:46, 30 mar 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Ho inserito nella bibliografia ragionata per l'ordine corinzio l'articolo di Strong su Journal of Roman Studies che però non compare sull'elenco delle riviste. Devo inserire qualche cosa per il link? o cosa si deve fare? scrivere la stessa cosa anche sotto quella voce?   Grazie e scusa per la mia &amp;quot;ignoranza&amp;quot; --[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:52, 4 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
::Nella bibliografia non mi pare di aver visto mai riportato il numero ISBN peraltro non previsto nella sezione &amp;quot;Aiuto&amp;quot;. Nell'inserimento che ho fatto qualche giorno fa nel settore Marmi io lo ho riportato. Credo sia utile, e ho visto anche che è già previsto nel sistema un link per la ricerca attraverso tale numero in alcune librerie. Sei daccordo nel metterlo quando lo si trova?--[[Utente:MaxB|MaxB]] 20:10, 5 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Vitruvio, Palladio''' ecc.&lt;br /&gt;
Nello scorrere la bibliografia mi sono imbattuto per caso in una pubblicazione che riporta il De Architectura di Vitruvio che, giustamente, è catalogata sotto il nome dell'autore del libro. Ho provato a cercare Vitruvio un po ovunque sul sito ma non ho trovato nessun riferimento a pubblicazioni del De Architectura. &lt;br /&gt;
Credo sarebbe opportuno trovere il modo di poter rintracciare rapidamente pubblicazioni come appunto il &amp;quot;De Architectura&amp;quot; di Vitruvio o i &amp;quot;Quattro libri dell'architettura&amp;quot; del Palladio o altre ancora, se esistono. Forse si potrebbe inserire nella bibliografia per autore sotto il nome Vitruvio, Palladio ecc. un riferimento alle pubblicazioni che riportano e commentano i loro scritti.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 12:45, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
: Mi correggo, utilizzando la casella Ricerca sulla sinistra della pagina si evidenziano tutti i riferimenti relativi al nome cercato nella bibliografia. OK - va benissimo così, scusa per il disturbo--[[Utente:MaxB|MaxB]] 12:53, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bollettino d'arte'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Il numero delle pagine della memoria di M. Romano è sicuro (31-70), ho la fotocopia sotto al naso. Per quanto riguarda i numeri di riferimento non so neanche io cosa significhi esattamente la dicitura - s.VI 76 - mentre il n° del bollettino è decisamente il 70. Quando lo ho richiesto, tempo fà, in biblioteca ho dovuto indicare tutti quei numeri che avevo preso, tra l'altro, da una bibliografgia di un'altra pubblicazione.&lt;br /&gt;
La prossima volta che andrò in biblioteca mi informerò e ti farò sapere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Per quanto riguarda l'inserimento nei luoghi hai ragione. Non avevo fatto caso alla possibilità . Ottimo!, provvederò.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:35, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
::E' giusto, la pubblicazione di M. Romano non parla in generale di Roma. Ben fatto!--[[Utente:MaxB|MaxB]] 06:34, 7 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Pagine lunghe'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Cara MM, &lt;br /&gt;
messaggio ricevuto: d'ora in poi opererò le modifiche alla bibliografia lavorando per sezioni più piccole senza selezionare l'intera pagina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
p.s. Ho notato anch'io che ci hai messo un pò a trovare il mio messaggio. D'ora in poi ti scriverò sempre qui.--[[Utente:AF80|AF80]] 03:28, 17 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cara MM,&lt;br /&gt;
Spero che oggi ti senta meglio. Comunque non sono in ufficio!!! Oggi faccio pomeriggio(ho avvisato da ieri),e in casa mi hanno finalmente riattivato la connessione...ne approfitto subito... è bello sentirsi connessi col resto del mondo comodamente seduti a casa propria in pantofole!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Caricamento foto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho caricato una foto del fregio architrave a girali di via del teatro di Marcello su cui, appena possibile, proverò a fare una scheda. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due domande: &lt;br /&gt;
*Il file è piuttosto pesente, ho visto che a volte hai caricato foto pesanti e a volte solo ridotte, poichè credo ci siano limitazioni di spazi totali, quale è il criterio suggerito per decidere sulla pesantezza dei file di immagine?&lt;br /&gt;
*La datazione del fregio-architrave in questione, flavia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
dai uno sguardo anche alla descrizione che ho messo se è ok.&lt;br /&gt;
Grazie, Ciao, --[[Utente:MaxB|MaxB]] 19:09, 23 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P.S. Devo mettere i collegamenti alle categorie. E' il caso di inserire una categoria ''Elementi architettonici con girali''? (attualmente c'è solo ''Elementi architettonici con girali animate'')&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Inserimento nuova scheda'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Stavo provando ad inserire una nuova scheda per il fregio-architrave flavio di via del Teatro di Marcello ma poi mi sono fermato per un dubbio: Posso usare la &amp;quot;''scheda vuota''&amp;quot; utilizzando la funzione '''modifica''' senza che poi la scheda vuota scompaia sostituita dalla nuova scheda o devo creare una pagina nuova? come? Ho provato a cercare su ''Aiuto'' ma non ho trovato indicazioni in proposito--[[Utente:MaxB|MaxB]] 19:28, 1 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:: Ok, Grazie&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Immagine Capitello ionico Aquileia inserita 1 maggio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Attenzione, mi sembra che nella descrizione, dopo Aquileia, sia rimasta una frase dell'immagine precedente (reimpiego in Santa Maria in Trastevere). Se invece la cosa è corretta e si riferisce ad un esemplare simile  allora conviene forse dare qualche indicazione in più --[[Utente:MaxB|MaxB]] 03:19, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Nuova scheda Fregio-architrave via Teatro di Marcello'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho inserito una nuova scheda. Primo errore che non sono stato in grado di correggere è, nel titolo, Roma con la lettera minuscola!!!. Poi ce ne saranno sicuramente altri oltre a possibili descrizioni non esatte. Ti prego di darci una occhiata quando avrai tempo. L'ultimo punto inserito, quello delle particolarità, forse non è molto chiaro. Proverò a studiare un disegno od uno schizzo per illustrarlo megio, sempre che ciò non esca fuori dalla concezione delle &amp;quot;schede&amp;quot; così come previste.&lt;br /&gt;
Resto in attesa di tuoi commenti critici.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:09, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:PS. devo aver fatto casino con le categorie, la scheda non compare nelle categorie che ho richiamato, evidentemente devo ancora imparare!!!&lt;br /&gt;
--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:16, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Aiuto Bibliografia: cos'è &amp;quot;pflanzlischen Voluten&amp;quot;?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho inserito la bibliografia di Ronczewski in tedesco, ma di un titolo mi sfugge il senso (*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römische Kapitelle mit pflanzlischen Voluten&amp;quot;, ''AA'' (''Archäologischer Anzeiger''), 1931, 1-102.) e l'ho inserito solo sotto l'anno di pubblicazione, la rivista, e l'autore... pensi tu a metterlo al posto giusto nella Bibliografia ragionata?&lt;br /&gt;
Grazie&lt;br /&gt;
--[[Utente:AF80|AF80]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Categorie capitelli ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho collocato  Immagine:PraenCapCor.jpg fra i capitelli corinzi italici, ma non sono per niente convinto(per mia ignoranza). Vedi tu. --[[Utente:PG|PG]] 12:25, 6 dic 2008 (CST)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Discussioni_utente:MM&amp;diff=4090</id>
		<title>Discussioni utente:MM</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Discussioni_utente:MM&amp;diff=4090"/>
		<updated>2008-12-06T18:25:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: New section: Categorie capitelli&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;OK è qui che ti devo rispondere?&lt;br /&gt;
Ho visto la sistemazione delle misure, come sempre sei pecisa e chiarissima!--[[Utente:MaxB|MaxB]] 13:46, 30 mar 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Ho inserito nella bibliografia ragionata per l'ordine corinzio l'articolo di Strong su Journal of Roman Studies che però non compare sull'elenco delle riviste. Devo inserire qualche cosa per il link? o cosa si deve fare? scrivere la stessa cosa anche sotto quella voce?   Grazie e scusa per la mia &amp;quot;ignoranza&amp;quot; --[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:52, 4 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
::Nella bibliografia non mi pare di aver visto mai riportato il numero ISBN peraltro non previsto nella sezione &amp;quot;Aiuto&amp;quot;. Nell'inserimento che ho fatto qualche giorno fa nel settore Marmi io lo ho riportato. Credo sia utile, e ho visto anche che è già previsto nel sistema un link per la ricerca attraverso tale numero in alcune librerie. Sei daccordo nel metterlo quando lo si trova?--[[Utente:MaxB|MaxB]] 20:10, 5 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Vitruvio, Palladio''' ecc.&lt;br /&gt;
Nello scorrere la bibliografia mi sono imbattuto per caso in una pubblicazione che riporta il De Architectura di Vitruvio che, giustamente, è catalogata sotto il nome dell'autore del libro. Ho provato a cercare Vitruvio un po ovunque sul sito ma non ho trovato nessun riferimento a pubblicazioni del De Architectura. &lt;br /&gt;
Credo sarebbe opportuno trovere il modo di poter rintracciare rapidamente pubblicazioni come appunto il &amp;quot;De Architectura&amp;quot; di Vitruvio o i &amp;quot;Quattro libri dell'architettura&amp;quot; del Palladio o altre ancora, se esistono. Forse si potrebbe inserire nella bibliografia per autore sotto il nome Vitruvio, Palladio ecc. un riferimento alle pubblicazioni che riportano e commentano i loro scritti.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 12:45, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
: Mi correggo, utilizzando la casella Ricerca sulla sinistra della pagina si evidenziano tutti i riferimenti relativi al nome cercato nella bibliografia. OK - va benissimo così, scusa per il disturbo--[[Utente:MaxB|MaxB]] 12:53, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bollettino d'arte'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Il numero delle pagine della memoria di M. Romano è sicuro (31-70), ho la fotocopia sotto al naso. Per quanto riguarda i numeri di riferimento non so neanche io cosa significhi esattamente la dicitura - s.VI 76 - mentre il n° del bollettino è decisamente il 70. Quando lo ho richiesto, tempo fà, in biblioteca ho dovuto indicare tutti quei numeri che avevo preso, tra l'altro, da una bibliografgia di un'altra pubblicazione.&lt;br /&gt;
La prossima volta che andrò in biblioteca mi informerò e ti farò sapere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:Per quanto riguarda l'inserimento nei luoghi hai ragione. Non avevo fatto caso alla possibilità . Ottimo!, provvederò.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:35, 6 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
::E' giusto, la pubblicazione di M. Romano non parla in generale di Roma. Ben fatto!--[[Utente:MaxB|MaxB]] 06:34, 7 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Pagine lunghe'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Cara MM, &lt;br /&gt;
messaggio ricevuto: d'ora in poi opererò le modifiche alla bibliografia lavorando per sezioni più piccole senza selezionare l'intera pagina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
p.s. Ho notato anch'io che ci hai messo un pò a trovare il mio messaggio. D'ora in poi ti scriverò sempre qui.--[[Utente:AF80|AF80]] 03:28, 17 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cara MM,&lt;br /&gt;
Spero che oggi ti senta meglio. Comunque non sono in ufficio!!! Oggi faccio pomeriggio(ho avvisato da ieri),e in casa mi hanno finalmente riattivato la connessione...ne approfitto subito... è bello sentirsi connessi col resto del mondo comodamente seduti a casa propria in pantofole!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Caricamento foto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho caricato una foto del fregio architrave a girali di via del teatro di Marcello su cui, appena possibile, proverò a fare una scheda. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due domande: &lt;br /&gt;
*Il file è piuttosto pesente, ho visto che a volte hai caricato foto pesanti e a volte solo ridotte, poichè credo ci siano limitazioni di spazi totali, quale è il criterio suggerito per decidere sulla pesantezza dei file di immagine?&lt;br /&gt;
*La datazione del fregio-architrave in questione, flavia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
dai uno sguardo anche alla descrizione che ho messo se è ok.&lt;br /&gt;
Grazie, Ciao, --[[Utente:MaxB|MaxB]] 19:09, 23 apr 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P.S. Devo mettere i collegamenti alle categorie. E' il caso di inserire una categoria ''Elementi architettonici con girali''? (attualmente c'è solo ''Elementi architettonici con girali animate'')&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Inserimento nuova scheda'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Stavo provando ad inserire una nuova scheda per il fregio-architrave flavio di via del Teatro di Marcello ma poi mi sono fermato per un dubbio: Posso usare la &amp;quot;''scheda vuota''&amp;quot; utilizzando la funzione '''modifica''' senza che poi la scheda vuota scompaia sostituita dalla nuova scheda o devo creare una pagina nuova? come? Ho provato a cercare su ''Aiuto'' ma non ho trovato indicazioni in proposito--[[Utente:MaxB|MaxB]] 19:28, 1 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:: Ok, Grazie&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Immagine Capitello ionico Aquileia inserita 1 maggio'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Attenzione, mi sembra che nella descrizione, dopo Aquileia, sia rimasta una frase dell'immagine precedente (reimpiego in Santa Maria in Trastevere). Se invece la cosa è corretta e si riferisce ad un esemplare simile  allora conviene forse dare qualche indicazione in più --[[Utente:MaxB|MaxB]] 03:19, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Nuova scheda Fregio-architrave via Teatro di Marcello'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho inserito una nuova scheda. Primo errore che non sono stato in grado di correggere è, nel titolo, Roma con la lettera minuscola!!!. Poi ce ne saranno sicuramente altri oltre a possibili descrizioni non esatte. Ti prego di darci una occhiata quando avrai tempo. L'ultimo punto inserito, quello delle particolarità, forse non è molto chiaro. Proverò a studiare un disegno od uno schizzo per illustrarlo megio, sempre che ciò non esca fuori dalla concezione delle &amp;quot;schede&amp;quot; così come previste.&lt;br /&gt;
Resto in attesa di tuoi commenti critici.--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:09, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
:PS. devo aver fatto casino con le categorie, la scheda non compare nelle categorie che ho richiamato, evidentemente devo ancora imparare!!!&lt;br /&gt;
--[[Utente:MaxB|MaxB]] 16:16, 2 mag 2008 (CDT)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Aiuto Bibliografia: cos'è &amp;quot;pflanzlischen Voluten&amp;quot;?'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Ho inserito la bibliografia di Ronczewski in tedesco, ma di un titolo mi sfugge il senso (*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römische Kapitelle mit pflanzlischen Voluten&amp;quot;, ''AA'' (''Archäologischer Anzeiger''), 1931, 1-102.) e l'ho inserito solo sotto l'anno di pubblicazione, la rivista, e l'autore... pensi tu a metterlo al posto giusto nella Bibliografia ragionata?&lt;br /&gt;
Grazie&lt;br /&gt;
--[[Utente:AF80|AF80]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Categorie capitelli ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho collocato questa immagine: [[Immagine:PraenCapCor.jpg]] fra i capitelli corinzi italici, ma non sono per niente convinto(per mia ignoranza). Vedi tu. --[[Utente:PG|PG]] 12:25, 6 dic 2008 (CST)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=4089</id>
		<title>File:PraenCapCor.jpg</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=4089"/>
		<updated>2008-12-06T18:24:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
[[Categoria:Capitelli corinzi italici]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lazio Palestrina]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=4088</id>
		<title>File:PraenCapCor.jpg</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=4088"/>
		<updated>2008-12-06T18:21:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lazio Palestrina]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4087</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4087"/>
		<updated>2008-12-06T18:20:03Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DSC00396_-_Menade_-_inizio_sec._III_dC_da_orig_II_sec_aC_-_da_Terme_Caracalla.jpg Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pensare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=1473&amp;amp;cat=Mostre Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.adnkronos.com/IGN/Pcm/data/Pcm/lefoto/2008/apr/trionfi_romani/pezzo.htm qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/criptoportico.htm criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PalestrinaForoCapitelloCorinzioItalico.jpg‎|thumb|350px|center|Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCapCor.jpg‎|thumb|350px|center|Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCorn.jpg‎‎|thumb|350px|center|Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti di visite archeologiche| Praeneste]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4086</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4086"/>
		<updated>2008-12-06T18:13:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DSC00396_-_Menade_-_inizio_sec._III_dC_da_orig_II_sec_aC_-_da_Terme_Caracalla.jpg Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pensare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=1473&amp;amp;cat=Mostre Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.adnkronos.com/IGN/Pcm/data/Pcm/lefoto/2008/apr/trionfi_romani/pezzo.htm qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/criptoportico.htm criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:CapCorIt.jpg‎|thumb|350px|center|Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCapCor.jpg‎|thumb|350px|center|Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCorn.jpg‎‎|thumb|350px|center|Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti di visite archeologiche| Praeneste]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4085</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4085"/>
		<updated>2008-12-06T18:12:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DSC00396_-_Menade_-_inizio_sec._III_dC_da_orig_II_sec_aC_-_da_Terme_Caracalla.jpg Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pensare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=1473&amp;amp;cat=Mostre Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.adnkronos.com/IGN/Pcm/data/Pcm/lefoto/2008/apr/trionfi_romani/pezzo.htm qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/criptoportico.htm criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:CapCorIt.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCapCor.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCorn.jpg‎‎|thumb|200px|center|Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti di visite archeologiche| Praeneste]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4084</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=4084"/>
		<updated>2008-12-06T18:08:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DSC00396_-_Menade_-_inizio_sec._III_dC_da_orig_II_sec_aC_-_da_Terme_Caracalla.jpg Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pensare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=1473&amp;amp;cat=Mostre Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.adnkronos.com/IGN/Pcm/data/Pcm/lefoto/2008/apr/trionfi_romani/pezzo.htm qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.mclink.it/personal/MF3996/DecArch/Studi07.html criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:CapCorIt.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCapCor.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCorn.jpg‎‎|thumb|200px|center|Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti di visite archeologiche| Praeneste]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3980</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3980"/>
		<updated>2008-12-03T18:00:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I)), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/salinas/sito/pagine/col_menade.htm Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pernsare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.culturalweb.it/dettaglio.asp?versione=Italiano&amp;amp;ID_Articolo=14089&amp;amp;ID_Rubrica=1 Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma404.jpg%22 qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.mclink.it/personal/MF3996/DecArch/Studi07.html criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:CapCorIt.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCapCor.jpg‎|thumb|200px|center|Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:PraenCorn.jpg‎‎|thumb|200px|center|Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCorn.jpg&amp;diff=3979</id>
		<title>File:PraenCorn.jpg</title>
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		<updated>2008-12-03T17:55:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Coronamento in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Coronamento in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=3978</id>
		<title>File:PraenCapCor.jpg</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=File:PraenCapCor.jpg&amp;diff=3978"/>
		<updated>2008-12-03T17:55:20Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3976</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3976"/>
		<updated>2008-12-03T17:52:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piano primo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_primo.htm piano] (sala I)), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete [http://sights.seindal.dk/photo/3574,s610.html qui] e [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma395.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la [http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/salinas/sito/pagine/col_menade.htm Menade] dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pernsare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la [http://www.culturalweb.it/dettaglio.asp?versione=Italiano&amp;amp;ID_Articolo=14089&amp;amp;ID_Rubrica=1 Matidia] dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede [http://sights.seindal.dk/photo/3571,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma405.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma404.jpg%22 qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Secondo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_secondo.htm secondo piano] sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma426.jpg qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete [http://www.cittadipalestrina.it/foto/MUSEO/roma413.jpg qui] e [http://sights.seindal.dk/photo/3577,s610.html qui].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Terzo piano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al [http://www.geocities.com/Athens/Crete/2194/museo/piano_terzo.htm terzo piano], nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Criptoportico ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel [http://www.mclink.it/personal/MF3996/DecArch/Studi07.html criptoportico] sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio italico, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Altre notizie ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/images/109images/roman/republican/praeneste_recon.jpg Immagine] del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L'Antro delle sorti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio normale, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3975</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3975"/>
		<updated>2008-12-03T17:44:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del piano (sala I)), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete qui e qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la Menade dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pernsare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la Matidia dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del secondo piano sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete qui e qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al terzo piano, nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel criptoportico sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio italico, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio italico di colonna, in travertino, esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagine del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio normale, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3974</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3974"/>
		<updated>2008-12-03T17:42:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La visita nel Museo Archeologico Nazionale Prenestino inizia dalla sala dove sono raccolte le immagini della Fortuna rinvenute nel santuario e nei complessi cittadini. Spicca in particolare una statua femminile panneggiata, in marmo bigio, di dimensioni maggiori che il vero, ora mancante della testa e delle braccia, che dovevano essere intagliate a parte in marmo bianco. Il pannello del museo (leggibile sulla pagina web del piano (sala I)), ci informa che la scultura venne ritrovata nel complesso forense e la identifica, per il vestito scuro, con un'Iside, assimilata alla Fortuna (così riporta Coarelli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini della scultura sono presenti in rete qui e qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La datazione nel II sec. a.C., suscita tuttavia qualche perplessità (bisognerebbe approfondire le ragioni che hanno portato a proporla) anche in ragione della somiglianza che sembra di poter notare tra questa statua frammentaria ed altri esempi della media età imperiale, come l'Iside di Ostia (F.Zevi, scheda nel catalogo della Mostra sui Marmi colorati della Roma Imperiale,Roma 2002). Da appurare, inoltre, se l'uso di scolpire la figura con vesti in marmo colorato e parti nude in marmo bianco possa risalire così indietro nel tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iside inoltre non sembra rappresentare l'unico soggetto attestato per sculture in marmo bigio, come mostra la Menade dalle terme di Caracalla ora a Palermo, pubblicata sempre nel catalogo della mostra) e si potrebbe ugualmente pernsare alla raffigurazione di un personaggio della casa imperiale, eventualmente assimilato alla divinità: a questo proposito la scultura di Praeneste potrebbe essere confrontata con la Matidia dal teatro romano di Sessa Aurunca (dopo la mostra sui Marmi Colorati esposta nella mostra su &amp;quot;Adriano, le memorie al femminile&amp;quot;, a Tivoli), che tuttavia presenta un panneggio più mosso e ricco rispetto agli altri esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella centrale sala IV di questo piano, ai lati della celebre Triade Capitolina, sono esposti due fusti di colonna in marmo africano con scanalature doriche di piccole dimensioni, che avrebbero potuto essere pertinenti ad un'edicola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine della colonna si intravede qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Davanti, nell'atrio di ingresso, presso gli armadietti per depositare le borse, si trova, a terra, un capitello corinzieggiante, forse in marmo, con forme ancora organiche, ma ideazione e resa che sembrano poco raffinate, di difficile datazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala V, dedicata all'età augustea, si trova un basamento triangolare per un candelabro con una raffinata decorazione a vaso centrale e girali raddoppiate che si dipartono da sileni alati (?) sugli angoli. Da notare l'invenzione dell'ala della figura mitologica, che si arrotola a formare quasi una delle girali, richiamando la terminazione a foglia dell'ala dei Pegasi nei capitelli del tempio di Marte Ultore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del basamento si trova in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Un altare dedicato al Divo Augusto presenta cornucopie angolari che sorreggono ghirlande molto ricche e chiaroscurate, con una resa piuttosto raffinata (alcuni elementi vegetali si perdono a bassissimo rilievo sullo sfondo dietro la girale, che invece sporge in modo accentuato). Sarebbe interessante un confronto con le ghirlande del fregio con fanciulle attribuito all'Aula del Colosso nel Foro di Augusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il basamento è incorniciato superiormente e inferiormente da semplici modanature lisce e presenta sul dado ampie superfici lisce a contrasto con gli elementi decorativi fortemente chiaroscurati e sporgenti. Sui lati e sul retro sono presenti al centro strumenti sacrificali, mentre sulla fronte un clipeo profondamente incavato ospita un busto dell'imperatore divinizzato, con diadema, probabilmente metallico, che doveva essere aggiunto a parte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nella sala VI, dedicata all'epoca imperiale, si trova un rilievo raffigurante il trionfo di Traiano (probabilmente quello postumo sui Parti), mancante della parte destra. La scena figurata è rappresentata con i modi dell'&amp;quot;arte plebea&amp;quot;: allineamento paratattico delle figure, prospettiva resa ingenuamente, figure di dimensioni commisurate alla loro importanza e non alle proporzioni reali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine del rilievo si trova in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rilievo termina a sinistra con una breve superficie liscia, vuota, prima della ricca incorniciatura che doveva circondarlo su quattro lati; la superficie inferiore di appoggio delle figure, sporgente dal fondo, termina ugualmente prima dell'incorniciatura con un taglio obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le modanature dell'incorniciatura cominciano, a partire dall'esterno, con un piccolo fregio a girali animate, utilizzato in funzione di modanatura decorata, dove tori, leoni, cavalli, cerbiatti, in corsa sono avvolti ciascuno dall'estremità del tralcio di una delle girali. L'andamento della corsa, degli animali segue quello orizzontale e verticale dell'incorniciatura, ma in modo molto naturale, non rigido, con l'intermezzo di figure rampanti. Le girali nascono da un cespo d'acanto che doveva trovarsi al centro del lato superiore: ciò permetterebbe di ricostruire la larghezza complessiva originale del rilievo, e sembrerebbe pertanto indicare che a destra manchi quasi solo l'incorniciatura, mentre la scena figurata dovrebbe considerarsi quasi completa (a differenza della ricostruzione proposta sul pannello del museo). Il motivo decorativo del piccolo fregio si presenta fortemente chiaroscurato, con il fondo che va incavandosi dietro le figure e i tralci vegetali, con un marcato andamento concavo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle girali segue un listello sottile e accentuatamente sporgente, un kyma lesbio trilobato molto simile a quello presente sul tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare (solo il nastro degli archetti sembra appena più appiattito, ma sembrano invece corrispondere la scelta e l'alternanza dei motivi pendenti interni agli archetti), e infine un astragalo a fusarole e perline, con fusarole della tipica forma &amp;quot;a cappelletto&amp;quot;. Anche queste modanature decorate presentano accentuato chiaroscuro e il fondo incavato dietro gli elementi decorativi, secondo modalità tipiche della decorazione tardo-flavia, che continua in epoca traianea, malgrado le innovazioni introdotte nel cantiere del Foro di Traiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala VIII presenta un fregio-architrave con scena (molto rovinata) di battaglia nel fregio. L'architrave con profilo piuttosto appiattito (la gola rovescia del coronamento presenta un andamento quasi perfettamente verticale) ha una struttura poco canonica, che ricorda quella dell'architrave interno della cella dal tempio di Apollo in circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo seminaturalistico presente sul coronamento mostra archetti con nastri appena concavi e margini sottolineati; l'elemento interno sembra trasformare la consueta foglia lanceolata in un piccolo calice liscio da cui emerge la cima di una foglia retrostante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delle due fasce dell'architrave, quella inferiore, con superficie che superiormente termina a cavetto contro il gradino inferiore della fascia superiore, è decorata con baccellature, insolitamente strette e distanziate, con spazio interno riempito inferiormente per circa un terzo/un quarto dell'altezza. Il motivo delle baccellature è presente anche sulla fascia superiore dell'architrave della peristasi del tempio di Apollo in Circo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel cortile del secondo piano sono conservati due acroteri angolari con maschere d'acanto da cui si dipartono girali, con foglie dai lobi distinti da solchi di trapano, con volumi massicci e disegno ancora organico: una datazione possibile sembrerebbe intorno agli inizi del III sec. d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Su questo piano ci sono sale dedicate ai corredi tombali, con le celebri &amp;quot;ciste prenestine&amp;quot;, e alla serie di cippi e segnacoli per tombe, tra cui quelli tipici, a forma di pigna liscia, sorretti spesso da basi decorate con acanto dalle forme ancora tardo-repubblicane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un'immagine di alcuni esemplari compare in rete qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XII centrale conserva alle pareti un mosaico tardo repubblicano con tessere in cotto,in selce e in calcare (rosso, bianco e nero).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagini del mosaico sono presenti in rete qui e qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* La sala XV, in fondo, è dedicata ai cospicui esempi della decorazione architettonica fittile, tra cui si distinguono una sima invece in bronzo, decorata con baccellature, e altri frammenti con decorazioni vegetali dello stesso materiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Al terzo piano, nella sala XVI, quella del celebre mosaico nilotico, si trova il plastico ricostruttivo del santuario, mentre a terra si notano due capitelli dorici con forme canoniche e sommoscapo con fusto liscio, e un capitello corinzio di II-III d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Nel criptoportico sono conservati numerosi frammenti della decorazione architettonica del santuario. A partire dall'estremità sinistra (guardando la facciata), incontriamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un frammento di &amp;quot;mensola decorata da un rilievo a seguito di riutilizzo&amp;quot;, come recita la didascalia del museo. Nel caso, della mensola si conserverebbe parte dell'incorniciatura sul lato anteriore, con un grande kyma di foglie rovescie, piuttosto abraso, sormontato da un listello, e sotto una decorazione a foglie come frequentemente si trova a decorare il rocchetto della mensola sul lato anteriore. La mensola vera e propria sarebbe invece stata eliminata per ottenere un rilievo, che ne rimpiazza l'originaria faccia inferiore, con tre figure ora acefale vestite con una corta tunica. Si tratta però di un'ipotesi che andrebbe verificata: la mensola, a giudicare dalle dimensioni dell'incorniciatura, avrebbe dovuto essere di dimensioni notevoli, e le figure non sembrerebbero forse di epoca molto successiva a quella che potrebbe attribuirsi alla modanatura decorata. D'altra parte, se non si accettasse l'ipotesi della didascalia andrebbe spiegata la presenza di una modanatura intagliata sul &amp;quot;piano superiore&amp;quot; di un rilievo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo fregio dorico in travertino, ad andamento concavo in pianta, che dovrebbe appartenere all'interno di un ambiente a pianta circolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un piccolo capitello composito con tralci vegetali nel canale delle volute che proseguono anche all'interno delle spirali e lunette tra gli sgusci del kyma ionico dell'echino, che dovrebbe appartenere alla seconda metà del II- III secolo d.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello ionico, datato al III-IV secolo d.C. dalla didascalia del Museo, che presenta tuttavia una struttura ancora ben articolata. Sui fianchi al di sopra del rocchetto è presente una superficie liscia verticale; l'echino presenta un kyma ionico con spazi tra gli elementi non approfonditi, sgusci sottili e lancette libere come elementi intermedi; agli angoli si trovano semipalmette con lobi rigonfi dai margini sporgenti. La presenza di queste caratteristiche sembra indicare piuttosto un esemplare più antico e di resa poco raffinata, piuttosto che un'epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un fusto scanalato di colonna in marmo africano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un lungo settore con iscrizione del fregio-architrave pertinente al colonnato corinzio del piazzale su questa terrazza del santuario (databile al II sec. a.C.). Dagli elementi ancora in situ all'estremità destra del criptoportico, gli elementi di architrave erano suddivisi in due blocchi, uno anteriore e uno posteriore (come per l'architrave della peristasi del tempio di Marte Ultore). Il fregio ionico liscio con iscrizione e l'architrave a due fasce separate da gradino presentano entrambi un coronamento con listello e gola rovescia: particolare il profilo di questa modanatura, con la curva inferiore che prosegue in una sorta di becco, sporgente quando il punto di partenza superiore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, un piccolo fregio-architrave liscio in marmo proconnesio, con architrave a due fasce e coronamento costituito da uno spesso listello con cavetto sottostante (che sembrerebbe un listello con gola rovescia semplificati, con la curva superiore della gola non intagliata e fusa con il listello soprastante, come spesso accade in epoca tarda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un bellissimo capitello corinzio italico proveniente dalla Basilica del Foro cittadino, in travertino, con foglie d'acanto molto plastiche, quasi fossero in terracotta. Le nervature della foglia sono rese con una serie di spigoli vivi che si sovrappongono gli uni agli altri e l'ottima conservazione permette di apprezzare la resa raffinata. Nella struttura della decorazione, da notare la foglia d'acanto che nasce dietro la foglia angolare della seconda corona e che accompagna le elici, che sembra quasi fusa in modo poco organico con la foglia sottostante. Da notare ancora l'iscrizione sul piano superiore (presente anche su altri capitelli conservati nell'area archeologica dell'&amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
      Capitello corinzio italico, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
      Capitello corinzio italico di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
      esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico in marmo bianco che sembrerebbe lunense, probabilmente ancora di pieno II secolo d.C. e forse, se l'identificazione del marmo è corretta, opera di imitazione di qualche officina locale. Una piccola foglia liscia è presente tra gli spigoli dell'abaco e le spirali delle volute e compaiono ancora i caulicoli con stelo stretto e liscio, e grande orlo sferico, da cui il calice nasce poco organicamente decentrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**un capitello corinzio asiatico delle serie più tarde presenta l'abaco con un curioso andamento obliquo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**di fronte, a terra una &amp;quot;base tuscanica&amp;quot;, con imoscapo del fusto, ovolo e gola diritta sopra il plinto, in travertino stuccato. Il fusto, ora liscio, si presentava in origine scanalato, con un suo rivestimento in stucco ancora conservato, mentre le scanalature sono state poi riempite nella fase di stuccatura a cui appartengono anche le modanature della base: si tratta forse di una rilavorazione di uno degli originali elementi del santuario in epoca post-antica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
**accanto si trova un elemento di cornice ionica decorato su tre lati, che nella didascalia del museo viene denominato &amp;quot;parte di soffitto marmoreo da S.Cesareo&amp;quot;, e datato al I secolo d.C. A partire dall'alto le modanature sono costituite da listello, sima a gola diritta decorata con un anthemion a tralci obliqui vegetalizzati e con palmette e calici pendenti. La corona è decorata da una successione di tralci ad S, tutti nello stesso senso, separati da elementi verticali e con spirali occupate da rosette. Il soffitto è decorato da baccellature prive di elemento intermedio e con doppia lunetta inferiore; negli spazi quadrati agli angoli sono presenti rosette a quattro petali. Il sottostante kyma ionico presenta larghe freccette e sgusci piatti e larghi. Seguono dentelli quadrati, piccoli in proporzione alle altre modanature e con sbarrette intermedie sullo stesso piano della superficie anteriore. Le modanature terminano inferiormente con un grande kyma di foglie rovesce. Me dimensioni proporzionalmente ridotte dei dentelli, e in particolare la resa delle palmette dell'anthemion, con i lobi &amp;quot;tubolari&amp;quot;, sembrerebbero indicare un'epoca più tarda di quella attribuita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* All'estremità destra (in corrispondenza del moderno ascensore) restano due colonne e una lesena di testata, con relativa trabeazione, del portico corinzio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La base attica è priva di plinto, ma intagliata insieme all'imoscapo e presenta una scozia stretta e profonda. Le scanalature del fusto terminano inferiormente contro una breve superficie obliqua, mentre superiormente sono bruscamente troncate con una terminazione diritta anziché curvilinea, lasciando una breve superficie liscia prima dell'incurvarsi finale del fusto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitello corinzio è di tipo &amp;quot;normale&amp;quot;, con larghi caulicoli scanalati. Le foglie d'acanto presentano le nervature convesse, con strette concavità dei lobi, e zone d'ombra circolari tendenti ad una forma ovale. Una piccola foglia svolge la funzione del calicetto per lo stelo del fiore dell'abaco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La volta di copertura del portico, ancora in parte conservata, presenta ricavati nel cementizio dei cassettoni quadrangolari, con le modanature di incorniciatura disposte prospetticamente, ossia più larghe inferiormente e più strette superiormente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come è noto, il Museo è ospitato nel palazzo Barberini, che sorge sopra i resti della parte superiore del santuario. Nelle sale sono visibili i pochi resti murari della tholos superiore e, al primo piano (piano di ingresso) tracce delle colonne scanalate, delle basi e della pavimentazione del doppio portico semicircolare corinzio che coronava la cavea teatrale. La facciata del palazzo, che ricalca la fronte di questo portico, conserva ancora gli elementi in travertino dello zoccolo e del coronamento del podio su cui questo si elevava, con semplici modanature lisce. La cavea tetrale svolge ora le funzioni di scenografica gradinata di accesso al palazzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagine del plastico del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strada moderna, al livello del criptoportico, attraversa la grande terrazza superiore lungo il suo lato di fondo, che in origine era costituito da un settore centrale con arcate inquadrate da semicolonne ioniche, affiancato da doppi portici corinzi, con un ordine di maggiore altezza rispetto a quello delle semicolonne. All'interno del &amp;quot;criptoportico&amp;quot;, che era stato trasformato in cisterna ed è ora stato sistemato come ambiente espositivo del museo, si sono già descritte le colonne e la trabeazione ancora in situ, che appartenevano alla fila di colonne interna, con capitelli corinzi &amp;quot;normali&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Sulla facciata si conservano ancora settori della trabeazione e capitelli di semicolonne, sia ionico-talici, che corinzio-italici, oltre che fusti e basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal lato opposto della strada si accede alla parte restante della terrazza superiore (con lo stesso biglietto di ingresso del Museo), dove il doppio portico corinzio proseguiva anche sui lati: restano pochi resti murari ed elementi di basi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qui, per mezzo dei resti della scalinata centrale, si scende ad una stretta terrazza su cui prospetta il muro di contenimento della terrazza superiore, in origine decorato da arcate alternate con nicchie ad edicola, inquadrate da semicolonne ioniche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scendendo ancora si raggiunge la terrazza degli emicicli, di cui restano cospicui resti in particolare di quello di destra (guardando la facciata), che doveva essere il vero &amp;quot;antro delle sorti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Gli emicicli erano costituiti da un portico semianulare, con colonne ioniche (capitelli ionico-italici), coperto da una volta a botte e avevano un sedile lungo il muro di fondo. Gli altri tratti del lato di fondo avevano invece un portico dorico rettilineo.&lt;br /&gt;
Nell'emiciclo di sinistra si conservano, inserite nella muratura che doveva fare da base al sedile, delle mensole in travertino a forma di S, decorate sui lati da nastri che si avvolgono in volute e da rosette, molto simili a quelle che decorano le metope del fregio dorico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal centro della terrazza degli emicicli si dipartono le due rampe che permettevano di salire al santuario, suddivise in una strada scoperta e in un portico dorico, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti dello stilobate, inclinato ma con settori circolari dal piano orizzontale dove poggiavano le colonne. Si riporta che i capitelli dorici del portico presentavano l'abaco inclinato per accordarsi la trabeazione, il cui andamento doveva accompagnare la pendenza della rampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulla terrazza ai piedi della rampa si conservano un elemento di architrave con lacunare a ghirlanda di foglie di quercia e un elemento di cornice (?) con un kyma di foglie, che sono probabilmente attribuibili al III sec.d.C., e inoltre un elemento di fregio-architrave dorico in travertino, probabilmente pertinente alla decorazione del santuario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella città, sul fianco della cattedrale, c'è l'accesso all'area archeologia dell' &amp;quot;Antro delle sorti&amp;quot;, che veniva tradizionalmente considerata ancora parte del santuario, il suo settore inferiore, dove si svolgevano le funzioni oracolari. Si tratta invece probabilmente di un'area pubblica cittadina, forse la basilica forense. Le due aule absidate alle estremità una delle quali (a sinistra entrando), parzialmente scavata nella roccia, era stata identificata con il vero e proprio antro delle sorti, e conserva un mosaico con pesci. L'altra era decorata in origine con il mosaico nilotico oggi nel Museo. Entrambi i mosaici, come l'intera struttura, sono databili al II sec. a.C., nell'ambito della grande ristrutturazione urbana di cui fa parte anche la costruzione del santuario. Le due aule sono state riferite al culto di Iside e Serapide.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello spazio si conservano diversi elementi architettonici, tra cui diversi esemplari di capitelli corinzio-italici (altri sono in situ sulle semicolonne applicate sulla parete di fondo, e altri ancora sono tuttora visibili sulla facciata del palazzo del Seminario, che aveva occupato l'edificio antico (all'epoca della visita in restauro).&lt;br /&gt;
Esiste inoltre anche un capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot;, simile a quelli visti in opera nel criptoportico del museo, con grandi caulicoli scanalati e foglie d'acanto dalle nervature convesse, con zone d'ombra quasi circolari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio normale, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello corinzio &amp;quot;normale&amp;quot; di colonna, in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre alla stessa epoca dovrebbero appartenere gli elementi di fregio-architrave dorico, sempre in travertino, con metope decorate da rosette di vario tipo, e gli elementi di coronamento, forse pertinente ad un'edicola (è conservato almeno un elemento con modanature decorate su due lati adiacenti). Il coronamento presenta modanature con caratteri ancora ellenistici: il kyma ionico ha sgusci che si incavano a contenere l'ovulo, dal nastro sottile che gira anche nella parte inferiore e separati da lancette, pure molto sottili, strette tra gli sgusci. I dentelli sono stretti e allungati, separati da spazi ridotti, e il kyma lesbio trilobato presenta il fiore intermedio non completamente distinto dagli archetti, il cui nastro ne costituisce ancora in parte il contorno esterno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento, Palestrina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Coronamento in travertino,&lt;br /&gt;
esemplare conservato nella Basilica (area archeologica dell' &amp;quot;Antro delle Sorti&amp;quot;, presso la cattedrale).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si segnala, infine, tra gli altri elementi architettonici presenti nell'area, un blocco di fregio-architrave in marmo, probabilmente databile nella seconda metà del II secolo, con fregio a girali (non ben conservato) e architrave a due fasce, separate da un piccolo kyma lesbio trilobato), coronato da un motivo a rosette incorniciate, kyma ionico e astragalo a fusarole e perline.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Preaeneste:elementi_di_decorazione_architettonica_e_altre_sculture_del_Museo&amp;diff=3973</id>
		<title>Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo</title>
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		<updated>2008-12-03T17:38:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Nuova pagina: &amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 a...&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;small&amp;gt;Avvertenza: il testo qui pubblicato non ha le caratteristiche di uno studio scientifico: si tratta solo di impressioni e appunti su possibili spunti di ricerca. (visita del 29 agosto 2004)&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3972</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<updated>2008-12-03T17:37:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, [[L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero‎|&amp;quot;L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici&amp;quot;]], Varese, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[The Temple of Castor in the Forum Romanum]]&amp;quot;, BSR, 30, 1962, 1-30. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Appunti ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M.M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, Appunti da visite archeologiche: [[Preaeneste:elementi di decorazione architettonica e altre sculture del Museo]] (2004)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=The_Temple_of_Castor_in_the_Forum_Romanum&amp;diff=3971</id>
		<title>The Temple of Castor in the Forum Romanum</title>
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		<updated>2008-12-03T17:34:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0| D.E.STRONG, J.B. WARD PERKINS, &amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, BSR, 30, 1962, 1-30.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'articolo nasce dall'esigenza di riesaminare le problematiche relative alla datazione del tempio. Inizialmente era stato suggerito che l'elevato fosse attribuibile ad una ricostruzione, non menzionata dalle fonti, di epoca traianea o adrianea, mentre successivamente era stato datato alla fase augustea (dedica di Tiberio a nome suo e del fratello Druso nel 6 d.C.). Questa datazione augustea era però stata messa in discussione da von Gerkan, che riteneva la decorazione architettonica diversa da quella del Foro di Augusto e dunque sicuramente di altra epoca.&lt;br /&gt;
Le osservazioni di von Gerkan si basavano tuttavia essenzialmente sul presupposto che vi sia un unico stile decorativo augusteo, quello del tempio di Marte Ultore, mentre in quest'epoca di sviluppo e seprimentazione si possono trovare una varietà di stili diversi. Il Foro di Augusto e il tempio di Marte Ultore rappresentano solo uno di questi stili, in netto contrasto con la ricca ornamentazione di alcuni edifici contemporanei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le basi di colonna ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella decorazione greca si era sviluppata la base attica, con due tori separati da una profonda scozia intermedia (presente ad esempio nell'Eretteo o nel tempio di Athena Nike ad Atene). Il toro superiore è normalmente più piccolo rispetto a quello inferiore; può poggiare direttamente sullo stilobate oppure, a partire dall'epoca ellenistica, sopra un basso plinto, intagliato separatamente o nello stesso blocco.&lt;br /&gt;
Nel tempio dei Castori sono invece adoperate delle basi composite: di proporzioni più alte presentano tra i due tori due scozie separate da una modanatura sporgente. Come di consueto in età imperiale non sono intagliate insieme all'imoscapo del fusto, ma insieme ad un alto plinto (in parte nascosto dalla pavimentazione).&lt;br /&gt;
Questa forma sembra essere stata un'invenzione romana: gli esempi in ambito orientale sono rari e non sembrano antecedenti al II secolo d.C. Bisogna piuttosto guardare l'Italia tardo-repubblicana, dove la base attica è ben attestata già dalla seconda metà del II secolo a.C. Esistono esempi con proporzioni molto varie, da basi con tori quasi della stessa misura e scozia intermedia poco profonda, ad altre con scozia bassa e profonda. In generale le basi tendono comunque ad essere prive di plinto.&lt;br /&gt;
A Roma erano invece composite, con due scozie, le basi in tufo del tempio A di Largo Argentina (prima di ricevere un pesante rivestimento in stucco che le trasformò in basi attiche ortodosse ad una sola scozia) e quelle molto simili del tempio B, in travertino rivestito in stucco. Qui le proporzioni sono le stesse di una base attica, con l'unica scozia rimpiazzata da due più piccole, separate da una sporgente lingua di pietra. Altre basi dello stesso tipo sono visibili nel tempio di via delle Botteghe Oscure, ma le proporzioni più alte e il carattere più elaborato della modanatura che separa le due scozie fanno propendere per una datazione più tarda.&lt;br /&gt;
Con la diffusione dell'utilizzo del marmo in età augustea le basi composite compaiono in numerosi edifici: il tempio di Apollo in Circo, con basi di proporzioni e decorazione sofisticate, ma prive di plinto; o le quattro basi ancora in situ nel tempio di Saturno pertinenti alla ricostruzione di Munazio Planco, che sembrano ancora la traduzione in marmo di quelle di Largo Argentina.&lt;br /&gt;
Successivamente si continuerà ad utilizzare la forma composita con due scozie, ma le basi saranno sempre intagliate insieme al plinto. La resa della modanatura sporgente tra le due scozie viene ripresa dal modello della base ionica: come in altri casi, in età augustea vanno elaborandosi influssi di diversa origine che si fonderanno nella creazione della nuova forma romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== I capitelli ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I capitelli sono intagliati in due blocchi separati di marmo lunense. Questa pratica, adottata in diversi edifici di età augustea, doveva essere dovuta a ragioni di risparmio di materiale in cava e di maggiore semplicità di trasporto e di montaggio. Inoltre si trattava probabilmente di modalità di lavorazione tradizionali: non essendo disponibili facilmente grandi blocchi di tufo o travertino, le grandi costruzioni repubblicane hanno elementi architettonici suddivisi in più blocchi. Con la diffusione dell'uso del marmo e una maggiore padronanza tecnica, queste ragioni vennero meno e la pratica venne abbandonata (sicuramente entro la metà del I secolo d.C. se non già dopo la fine dell'età augustea), consentendo una maggiore libertà nella determinazione delle proporzioni interne del capitello.&lt;br /&gt;
Le due corone di foglie occupano circa metà dell'altezza totale, con un abaco proporzionalmente piuttosto alto. Entrambe queste caratteristiche sono tipiche della prima età imperiale, mentre successivamente le corone crescono proporzionalmente in altezza e di conseguenza le volute si appiattiscono e i caulicoli si riducono.&lt;br /&gt;
Le elici con le spirali terminali intrecciate tra loro sono una caratteristica piuttosto rara (le ritroviamo solo nel tempio di Giove a Baalbeck e in un capitello del Museo di Cherchel, oltre che in alcuni capitelli corinzieggianti), che sembra dovuta al clima di sperimentazione proprio dell'epoca augustea.&lt;br /&gt;
Un altro dettaglio insolito è costituito dalla presenza di una foglietta che emerge dal calice e va a sovrapporsi al margine interno delle volute Il piccolo calice tra elici e volute è una variante di una caratteristica tipica dei capitelli del secondo triumvirato. Nel caso del tempio dei Castori tuttavia lo stelo si sviluppa in un tralcio vegetale sul cavetto dei lati dell'abaco.&lt;br /&gt;
La decorazione dei lati dell'abaco (tralcio vegetale sul cavetto e kyma ionico sull'ovolo, in questo caso) compare abbastanza presto nella decorazione di Roma e dell'Italia. L'autore afferma che si ritrova raramente dopo l'epoca giulio-claudia. Più frequente è invece la decorazione del cavetto dell'abaco con baccellature.&lt;br /&gt;
I caulicoli presentano lo stelo decorato da baccellature verticali e un orlo convesso a scanalature orizzontali: si tratta della forma comune di età augustea (anche con baccellature a spirale, o con orlo convesso liscio). Gli steli dei caulicoli decorati con baccellature compaiono anche in seguito, ma queste sono sempre più accentuatamente concave e con spazi intermedi più profondamente intagliati, mentre gli orli presentano vari kymatia fogliacei. Nel tempio dei Castori, inoltre, compare un piccolo motivo decorativo (una semilunetta con una ghianda) all'estremità superiore di ogni baccellatura. La variante deriva probabilmente dall'incurvarsi in fuori della cima della baccellature in molti esempi augustei (per esempio nel tempio di Marte Ultore).&lt;br /&gt;
Le foglie d'acanto di entrambe le corone sono suddivise in cinque lobi principali, separati da zone d'ombra a goccia inclinate, determinate dal sovrapporsi delle fogliette, mentre più tardi saranno verticali e tendenti ad una forma &amp;quot;a cuneo&amp;quot; più che &amp;quot;a goccia&amp;quot;. Un'ampia nervatura, con la superficie scanalata, corre dalla zona d'ombra alla base della foglia, e presenta la terminazione superiore ripiegata in fuori, in modo analogo a quanto visibile sui capitelli del tempio di Marte Ultore. Le fogliette sono intagliate in modo naturalistico e non sono concave, ma percorse da una nervatura centrale a rilievo.&lt;br /&gt;
La fotografia di un particolare della foglia d'acanto del capitello, la stessa pubblicata sull'articolo a stampa, compare in rete qui.&lt;br /&gt;
Infine il kyma ionico presente sui lati dell'abaco presenta sgusci con il nastro che recede verso lo sfondo sotto la punta dell'ovulo e la superficie anteriore del nastro si inclina verso l'interno. La lancetta è stretta e con nervatura centrale a spigolo, si restringe verso la punta ed è profondamente intagliata solo inferiormente. Anche queste caratteristiche, in particolare il nastro degli sgusci inclinato verso l'interno, non sembrano presenti oltre l'epoca augustea.&lt;br /&gt;
In generale quindi il disegno e le decorazioni dei capitelli indicano abbastanza chiaramente una datazione agustea. L'intaglio dell'acanto richiama da vicino quello del Foro di Augusto. Bisogna ricordare che un giudizio sulla datazione dell'esemplare può emergere solo da una visione d'insieme: per attardamenti o precoci evoluzioni alcune caratteristiche si possono ritrovare anche in altre epoche, ma difficilmente tutte insieme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La trabeazione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La trabeazione si presenta come quella consueta dell'ordine corinzio. La cornice con soffitto sporgente sorretto da mensole si ritrova anche nei primi edifici in marmo costruiti nella capitale. Come in molti esemplari di epoca repubblicana e primo imperiale, i dentelli rimangono un elemento preponderante della decorazione, mentre successivamente saranno di dimensioni più ridotte, assimilati per importanza alle altre modanature decorate.&lt;br /&gt;
Tutte le modanature sono decorate, ad eccezione della sima. I motivi sono quelli che compaiono nella decorazione in marmo a partire dalla prima età augustea (tra il 30 e il 20 a.C.): kyma ionico, astragalo a fusarole e perline, kyma lesbio continuo e kyma lesbio trilobato.&lt;br /&gt;
La corona è decorata con baccellature, riprendendo un motivo molto diffuso nella decorazione architettonica romana più antica. In età augustea compaiono diversi esempi di corone decorate, con motivo a meandro o con baccellature. Anche successivamente la corona si presenta spesso decorata, tranne che nei periodi in cui prevale un più severo stile decorativo.&lt;br /&gt;
Anche la seconda fascia dell'architrave presenta una decorazione: un anthemion a calici fogliacei diritti e a palmette rovesce. La decorazione di una delle fasce dell'architrave si trova anche in altri esempi di prima età imperiale e in qualche caso, in epoca flavia, tutte e tre le fasce sono riccamente ornate. Successivamente le fasce si presentano più frequentemente lisce.&lt;br /&gt;
Il lacunare dell'architrave,infine, presenta un motivo simmetrico con massicci tralci rivestiti da foglie d'acanto, ed è incorniciato da un kyma ionico e un astragalo a fusarole e perline. I lacunari più antichi compaiono su edifici datati intorno al 20 a.C.: sia il tempio di Apollo in Circo che l' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto hanno lacunari larghi, decorati da motivi complessi A partire dall'epoca giulio-claudia si comincia a incurvare i lati corti del lacunare per ospitare il fiore dell'abaco del sottostante capitello.&lt;br /&gt;
Wegner, a causa della larghezza dei lacunari, arriva a datare in epoca traianea la decorazione del tempio di Apollo in Circo, che invece è molto simile a quella dell' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto, e per simili ragioni data la Maison Carrée di Nîmes all'epoca flavia, andando contro le testimonianze fornite dalle iscrizioni.&lt;br /&gt;
Altre caratteristiche presenti nella trabeazione sono abbastanza inusuali. La sima è separata dalla corona per mezzo di un kyma ionico: questo elemento si trova su piccole cornici del periodo tra il 30 e il 15 a.C. (per esempio una presente nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure). Nel tempio di Apollo in Circo e nell' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto la corona manca e sotto la sima è presente solo il kyma ionico. Questi due edifici sembrano accomunati al tempio dei Castori dal profilo poco ortodosso della trabeazione. Successivamente il motivo ricomparirà negli edifici tardo-adrianei con decorazione di influsso microasiatico.&lt;br /&gt;
L'architrave presenta le fasce separate da un kyma lesbio: questo motivo non è insolito, al posto del più comune astragalo a fusarole e perline, soprattutto in epoca flavia, ma è già presente a partire dall'epoca giulio-claudia.&lt;br /&gt;
In generale si può dunque affermare che il disegno e lo schema generale della decorazione non presentano motivi tipici di epoche più tarde, e al contrario alcuni di questi motivi sono propri esclusivamente del primo periodo imperiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le baccellature hanno una lunga storia nella decorazione architettonica etrusca e romana. Nei primi esempi, che includono i rivestimenti in terracotta tardo-etruschi, le baccellature non presentano elementi intermedi: questi compaiono, insieme ad una lunetta di base, solo a partire dal periodo tardo-augusteo. A questa lunetta, in epoca giulio-claudia, può sovrapporsi a volte una foglietta dentellata, mentre in epoca flavia si tende a sovrapporre una serie di tre o più lunette.&lt;br /&gt;
L'anthemion dell'architrave presenta tralci intermittenti obliqui a forma di S, decorati con rosette nella spirale terminale; dall'unione delle spirali contigue simmetricamente contrapposte nascono palmette aperte rovesce e doppi calici a V a due foglie d'acanto: da questi si originano steli rivestiti da più calici sovrapposti, che scavalcano i tralci intermittenti e terminano in rosette nello spazio libero a lato delle palmette. La presenza di tralci ad S non vegetalizzati insieme a calici d'acanto e tralci vegetali sembra richiamare alcuni motivi presenti nei fregi vegetali del Foro di Augusto. Anche l'architrave dell'ordine minore della Basilica Emilia presenta i tralci ad S con rosette nell'estremità spiraliforme.&lt;br /&gt;
Il motivo vegetale presente come decorazione del pannello del lacunare, presenta una vegetalizzazione ancora subordinata al disegno generale, a differenza di quanto accade in epoca flavia. Anche la resa degli elementi vegetali ricorda quella degli esempi augustei e giulio-claudi.&lt;br /&gt;
I kymatia ionici presentano ovuli di forma ovale, leggermente appuntiti inferiormente, profondamente intagliati e contenuti in sgusci che si incurvano al di sotto della punta dell'ovulo. Il nastro degli sgusci si assottiglia inferiormente e la sua superficie anteriore, leggermente concava, è ancora inclinata verso l'interno. Tra gli sgusci è presente una lancetta, stretta e profondamente intagliata, che si assottiglia inferiormente, con nervatura centrale a spigolo. Negli esempi augustei si ritrova sempre la stessa forma del nastro dello sguscio, leggermente concavo e più o meno marcatamente inclinato verso l'interno, mentre le lancette sono a volte intagliate più profondamente solo nella parte inferiore. In epoca giulio-claudia si tende ad utilizzare le forme tardo-augustee, con lancette poco profondamente intagliate e nastri degli sgusci inclinati verso l'interno. Alla fine del periodo compare come elemento intermedio la forma &amp;quot;a freccetta&amp;quot;, che rimane prevalente in tutta l'epoca flavia, e un trattamento completamente diverso degli sgusci. Il kyma ionico a lancette viene ripreso in epoca traianea e adrianea, ma la forma degli sgusci rimane differente.&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo compare nel tempio dei Castori nell'incorniciatura delle mensole della cornice e come modanatura di separazione tra prima e seconda fascia dell'architrave. La forma è quella tipica dell'età augustea, con una serie di foglie rovesce collegate da connessioni arcuate con nervatura centrale che si apre in una forma triangolare abbastanza stretta: la superficie delle due metà della foglia è leggermente concava, con margini, appena più rilevati, sottolineati da una sottile incisione. Questa forma, con la solcatura centrale più o meno profondamente intagliata e più o meno aperta, si ritrova in tutti gli esempi augustei. In epoca flavia il profilo delle foglie si presenta più angoloso, mentre lo spazio interno agli archetti assume forme più arrotondate nella parte superiore.&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio trilobato è presente nella sottocornice al di sopra dei dentelli e come coronamento del fregio, in due versioni dai dettagli leggermente diversi. Nel primo caso gli archetti hanno il lobo superiore allungato, in cui si inserisce una sorta di bulbo da cui si originano gli elementi pendenti che occupano lo spazio interno, a doppio calice, in due versioni che si alternano tra loro. Il nastro si articola in un profondo solco centrale accompagnato da due superfici con un accenno di concavità e tra gli archetti compaiono fiori costituiti da un calice fogliaceo aperto.&lt;br /&gt;
Il kyma presente come coronamento del fregio presenta invece archetti con lobi superiori più larghi e gli archetti stessi sono più ampi; il nastro è concavo, privo del profondo solco centrale. Gli elementi interni sono nuovamente doppi calici pendenti vegetalizzati&lt;br /&gt;
Nell'epoca augustea lo sviluppo del motivo è piuttosto complesso: nei primi esempi si notano archetti con nastro sottile, con lobi superiori ridotti. Gli elementi vegetali pendenti all'interno degli archetti erano già conosciuti in esempi ellenistici e si trovano anche in forme simili nel tempio di Apollo in Circo. Nel Foro di Augusto troviamo forme diverse, basate essenzialmente sulla versione greca classica, con fiori intermedi ed elementi interni non vegetalizzati.&lt;br /&gt;
L'astragalo si compone di perline ovali abbastanza allungate e di ampie fusarole biconvesse, in una forma largamente diffusa, a partire dal Foro di Augusto. In esempi di epoca primo-augustesa le fusarole sono piano-convesse, mentre in epoca flavia possono assumere la tipica forma &amp;quot;a rocchetto&amp;quot;; in epoca traianea ed adrianea le fusarole biconvesse sono piuttosto strette e finemente intagliate.&lt;br /&gt;
I dentelli, che assumono un'importanza predominante nella cornice, sono proporzionalmente abbastanza alti e stretti, con spazi intermedi approssimativamente pari alla metà della loro larghezza. Tra di essi è presente una sbarretta leggermente rientrante, un elemento che forse deriva dagli spazi intermedi parzialmente intagliati di alcuni esempi della prima età augustea e che compare per la prima volta nel Foro di Augusto. Negli altri esempi augustei si ripetono le proporzioni alte e strette, spesso con spazi intermedi più stretti all'inizio del periodo (30-10 a.C.). In epoca posteriore i dentelli tendono invece ad assumere una forma più tendente al quadrato e ad avere le medesime proporzioni delle altre modanature decorate principali. In età flavia la sbarretta intermedia viene rimpiazzata dal &amp;quot;motivo ad occhiali&amp;quot;, per essere poi riportata in auge in epoca traianea ed adrianea, ma con alcune differenze.&lt;br /&gt;
Le mensole delle prime trabeazioni marmoree romane erano piane e quasi prive di decorazione. I profili più comunemente utilizzati erano quelli impiegati nella Regia e nel tempio di Apollo Palatino: da quest'ultimo, con l'aggiunta di una foglia d'acanto che riveste la faccia inferiore, derivano alcuni esempi augustei. La mensola con classico profilo ad S e foglia d'acanto inferiore, utilizzata nel tempio dei Castori, diverrà quella tipica delle cornici romane. L'acanto della foglia presenta caratteristiche augustee. I cassettoni sono incorniciati da una modanatura decorata come negli esempi della Grecia classica (la tholos di Epidauro).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Materiali,metodi di costruzione, datazione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitolo successivo dell'articolo si occupa di questioni relative ai materiali e ai metodi di costruzione, in relazione alle problematiche della datazione dell'edificio. In particolare il marmo lunense, impiegato nel tempio dei Castori, è quello preferito per i grandi cantieri augustei, mentre successivamente verrà progressivamente rimpiazzato dal marmo pentelico e poi dal proconnesio. Questa diversa scelta viene ritenuta dovuta a motivi di gusto e non solo determinata da ragioni economiche o produttive: nell'arco di Tito le parti inferiori del monumento sono in marmo pentelico e il marmo lunense è presente solo nella parte superiore. In epoca traianea la peristasi del tempio di Venere Genitrice sembra essere stata interamente in marmo lunense, mentre la decorazione interna della cella incorpora elementi in marmo orientale.&lt;br /&gt;
Il fregio del tempio dei Castori si compone di blocchi con giunti obliqui, in modo da funzionare come una piattabanda, e lo stesso compare nell'architrave: si tratta di un espediente spesso utilizzato in Asia Minore, ma presente, ad esempio, anche sull'architrave del portico del Foro di Pompei ricostruito dopo il terremoto del 63 d.C. A Roma troviamo due esempi persino più complessi nell'ordine della facciata del Tabularium e nel tempio ionico del Foro Boario (tempio di Portuno, detto &amp;quot;della Fortuna Virile&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione la datazione dei resti dell'elevato del tempio dei Castori viene riportata alla fase della dedica di Tiberio del 6 d.C., respingendo la possibilità di una non attestata ricostruzione in epoca traianea. Aver riportato questo tempio al contesto di epoca augustea, e le sue differenze con la decorazione del Foro, inaugurato solo otto anni prima, rendono evidente la presenza di diversi stili contemporanei per la decorazione architettonica augustea, che non si riduce allo stile conservativo e di ripresa classicheggiante del Foro di Augusto, ma manifesta inoltre una straordinaria volontà di sperimentare forme nuove, all'interno della pratica convenzionale. Alcune di queste sperimentazioni non trovarono seguito, mentre altre, come il capitello composito, dovettero aspettare almeno mezzo secolo prima di diventare di uso comune. Molte elaborazioni delle epoche successive trovano qui le loro radici e l'epoca augustea deve essere considerata il grande momento di sperimentazione originale nel campo della decorazione architettonica romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Appendice ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All'articolo viene aggiunta un'appendice, con una nota relativa ad un fregio-architrave con rilievo storico (scena di battaglia tra Romani e Galli), conservato nel Palazzo Ducale di Mantova e proveniente da Roma. Si conserva anche parte dell'architrave, con coronamento a kyma lesbio continuo e astragalo e le due fasce superiori separate da un piccolo kyma ionico. La somiglianza delle modanature decorate con quelle presenti nel tempio dei Castori (in particolare la sottile linea incisa che accompagna il contorno degli archetti nel kyma lesbio continuo) fa sorgere il dubbio che si trattasse di parte della decorazione interna della cella del tempio. Il soggetto del rilievo potrebbe riferirsi ad una delle campagne di Tiberio e Druso contro i Germani, oppure ad una delle epifanie dei Dioscuri, per esempio nella sconfitta di Mario ad opera di Cimbri e Teutoni.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=The_Temple_of_Castor_in_the_Forum_Romanum&amp;diff=3970</id>
		<title>The Temple of Castor in the Forum Romanum</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=The_Temple_of_Castor_in_the_Forum_Romanum&amp;diff=3970"/>
		<updated>2008-12-03T17:33:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0| D.E.STRONG, J.B. WARD PERKINS, &amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, BSR, 30, 1962, 1-30.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'articolo nasce dall'esigenza di riesaminare le problematiche relative alla datazione del tempio. Inizialmente era stato suggerito che l'elevato fosse attribuibile ad una ricostruzione, non menzionata dalle fonti, di epoca traianea o adrianea, mentre successivamente era stato datato alla fase augustea (dedica di Tiberio a nome suo e del fratello Druso nel 6 d.C.). Questa datazione augustea era però stata messa in discussione da von Gerkan, che riteneva la decorazione architettonica diversa da quella del Foro di Augusto e dunque sicuramente di altra epoca.&lt;br /&gt;
Le osservazioni di von Gerkan si basavano tuttavia essenzialmente sul presupposto che vi sia un unico stile decorativo augusteo, quello del tempio di Marte Ultore, mentre in quest'epoca di sviluppo e seprimentazione si possono trovare una varietà di stili diversi. Il Foro di Augusto e il tempio di Marte Ultore rappresentano solo uno di questi stili, in netto contrasto con la ricca ornamentazione di alcuni edifici contemporanei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le basi di colonna ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella decorazione greca si era sviluppata la base attica, con due tori separati da una profonda scozia intermedia (presente ad esempio nell'Eretteo o nel tempio di Athena Nike ad Atene). Il toro superiore è normalmente più piccolo rispetto a quello inferiore; può poggiare direttamente sullo stilobate oppure, a partire dall'epoca ellenistica, sopra un basso plinto, intagliato separatamente o nello stesso blocco.&lt;br /&gt;
Nel tempio dei Castori sono invece adoperate delle basi composite: di proporzioni più alte presentano tra i due tori due scozie separate da una modanatura sporgente. Come di consueto in età imperiale non sono intagliate insieme all'imoscapo del fusto, ma insieme ad un alto plinto (in parte nascosto dalla pavimentazione).&lt;br /&gt;
Questa forma sembra essere stata un'invenzione romana: gli esempi in ambito orientale sono rari e non sembrano antecedenti al II secolo d.C. Bisogna piuttosto guardare l'Italia tardo-repubblicana, dove la base attica è ben attestata già dalla seconda metà del II secolo a.C. Esistono esempi con proporzioni molto varie, da basi con tori quasi della stessa misura e scozia intermedia poco profonda, ad altre con scozia bassa e profonda. In generale le basi tendono comunque ad essere prive di plinto.&lt;br /&gt;
A Roma erano invece composite, con due scozie, le basi in tufo del tempio A di Largo Argentina (prima di ricevere un pesante rivestimento in stucco che le trasformò in basi attiche ortodosse ad una sola scozia) e quelle molto simili del tempio B, in travertino rivestito in stucco. Qui le proporzioni sono le stesse di una base attica, con l'unica scozia rimpiazzata da due più piccole, separate da una sporgente lingua di pietra. Altre basi dello stesso tipo sono visibili nel tempio di via delle Botteghe Oscure, ma le proporzioni più alte e il carattere più elaborato della modanatura che separa le due scozie fanno propendere per una datazione più tarda.&lt;br /&gt;
Con la diffusione dell'utilizzo del marmo in età augustea le basi composite compaiono in numerosi edifici: il tempio di Apollo in Circo, con basi di proporzioni e decorazione sofisticate, ma prive di plinto; o le quattro basi ancora in situ nel tempio di Saturno pertinenti alla ricostruzione di Munazio Planco, che sembrano ancora la traduzione in marmo di quelle di Largo Argentina.&lt;br /&gt;
Successivamente si continuerà ad utilizzare la forma composita con due scozie, ma le basi saranno sempre intagliate insieme al plinto. La resa della modanatura sporgente tra le due scozie viene ripresa dal modello della base ionica: come in altri casi, in età augustea vanno elaborandosi influssi di diversa origine che si fonderanno nella creazione della nuova forma romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== I capitelli ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I capitelli sono intagliati in due blocchi separati di marmo lunense. Questa pratica, adottata in diversi edifici di età augustea, doveva essere dovuta a ragioni di risparmio di materiale in cava e di maggiore semplicità di trasporto e di montaggio. Inoltre si trattava probabilmente di modalità di lavorazione tradizionali: non essendo disponibili facilmente grandi blocchi di tufo o travertino, le grandi costruzioni repubblicane hanno elementi architettonici suddivisi in più blocchi. Con la diffusione dell'uso del marmo e una maggiore padronanza tecnica, queste ragioni vennero meno e la pratica venne abbandonata (sicuramente entro la metà del I secolo d.C. se non già dopo la fine dell'età augustea), consentendo una maggiore libertà nella determinazione delle proporzioni interne del capitello.&lt;br /&gt;
Le due corone di foglie occupano circa metà dell'altezza totale, con un abaco proporzionalmente piuttosto alto. Entrambe queste caratteristiche sono tipiche della prima età imperiale, mentre successivamente le corone crescono proporzionalmente in altezza e di conseguenza le volute si appiattiscono e i caulicoli si riducono.&lt;br /&gt;
Le elici con le spirali terminali intrecciate tra loro sono una caratteristica piuttosto rara (le ritroviamo solo nel tempio di Giove a Baalbeck e in un capitello del Museo di Cherchel, oltre che in alcuni capitelli corinzieggianti), che sembra dovuta al clima di sperimentazione proprio dell'epoca augustea.&lt;br /&gt;
Un altro dettaglio insolito è costituito dalla presenza di una foglietta che emerge dal calice e va a sovrapporsi al margine interno delle volute Il piccolo calice tra elici e volute è una variante di una caratteristica tipica dei capitelli del secondo triumvirato. Nel caso del tempio dei Castori tuttavia lo stelo si sviluppa in un tralcio vegetale sul cavetto dei lati dell'abaco.&lt;br /&gt;
La decorazione dei lati dell'abaco (tralcio vegetale sul cavetto e kyma ionico sull'ovolo, in questo caso) compare abbastanza presto nella decorazione di Roma e dell'Italia. L'autore afferma che si ritrova raramente dopo l'epoca giulio-claudia. Più frequente è invece la decorazione del cavetto dell'abaco con baccellature.&lt;br /&gt;
I caulicoli presentano lo stelo decorato da baccellature verticali e un orlo convesso a scanalature orizzontali: si tratta della forma comune di età augustea (anche con baccellature a spirale, o con orlo convesso liscio). Gli steli dei caulicoli decorati con baccellature compaiono anche in seguito, ma queste sono sempre più accentuatamente concave e con spazi intermedi più profondamente intagliati, mentre gli orli presentano vari kymatia fogliacei. Nel tempio dei Castori, inoltre, compare un piccolo motivo decorativo (una semilunetta con una ghianda) all'estremità superiore di ogni baccellatura. La variante deriva probabilmente dall'incurvarsi in fuori della cima della baccellature in molti esempi augustei (per esempio nel tempio di Marte Ultore).&lt;br /&gt;
Le foglie d'acanto di entrambe le corone sono suddivise in cinque lobi principali, separati da zone d'ombra a goccia inclinate, determinate dal sovrapporsi delle fogliette, mentre più tardi saranno verticali e tendenti ad una forma &amp;quot;a cuneo&amp;quot; più che &amp;quot;a goccia&amp;quot;. Un'ampia nervatura, con la superficie scanalata, corre dalla zona d'ombra alla base della foglia, e presenta la terminazione superiore ripiegata in fuori, in modo analogo a quanto visibile sui capitelli del tempio di Marte Ultore. Le fogliette sono intagliate in modo naturalistico e non sono concave, ma percorse da una nervatura centrale a rilievo.&lt;br /&gt;
La fotografia di un particolare della foglia d'acanto del capitello, la stessa pubblicata sull'articolo a stampa, compare in rete qui.&lt;br /&gt;
Infine il kyma ionico presente sui lati dell'abaco presenta sgusci con il nastro che recede verso lo sfondo sotto la punta dell'ovulo e la superficie anteriore del nastro si inclina verso l'interno. La lancetta è stretta e con nervatura centrale a spigolo, si restringe verso la punta ed è profondamente intagliata solo inferiormente. Anche queste caratteristiche, in particolare il nastro degli sgusci inclinato verso l'interno, non sembrano presenti oltre l'epoca augustea.&lt;br /&gt;
In generale quindi il disegno e le decorazioni dei capitelli indicano abbastanza chiaramente una datazione agustea. L'intaglio dell'acanto richiama da vicino quello del Foro di Augusto. Bisogna ricordare che un giudizio sulla datazione dell'esemplare può emergere solo da una visione d'insieme: per attardamenti o precoci evoluzioni alcune caratteristiche si possono ritrovare anche in altre epoche, ma difficilmente tutte insieme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La trabeazione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La trabeazione si presenta come quella consueta dell'ordine corinzio. La cornice con soffitto sporgente sorretto da mensole si ritrova anche nei primi edifici in marmo costruiti nella capitale. Come in molti esemplari di epoca repubblicana e primo imperiale, i dentelli rimangono un elemento preponderante della decorazione, mentre successivamente saranno di dimensioni più ridotte, assimilati per importanza alle altre modanature decorate.&lt;br /&gt;
Tutte le modanature sono decorate, ad eccezione della sima. I motivi sono quelli che compaiono nella decorazione in marmo a partire dalla prima età augustea (tra il 30 e il 20 a.C.): kyma ionico, astragalo a fusarole e perline, kyma lesbio continuo e kyma lesbio trilobato.&lt;br /&gt;
La corona è decorata con baccellature, riprendendo un motivo molto diffuso nella decorazione architettonica romana più antica. In età augustea compaiono diversi esempi di corone decorate, con motivo a meandro o con baccellature. Anche successivamente la corona si presenta spesso decorata, tranne che nei periodi in cui prevale un più severo stile decorativo.&lt;br /&gt;
Anche la seconda fascia dell'architrave presenta una decorazione: un anthemion a calici fogliacei diritti e a palmette rovesce. La decorazione di una delle fasce dell'architrave si trova anche in altri esempi di prima età imperiale e in qualche caso, in epoca flavia, tutte e tre le fasce sono riccamente ornate. Successivamente le fasce si presentano più frequentemente lisce.&lt;br /&gt;
Il lacunare dell'architrave,infine, presenta un motivo simmetrico con massicci tralci rivestiti da foglie d'acanto, ed è incorniciato da un kyma ionico e un astragalo a fusarole e perline. I lacunari più antichi compaiono su edifici datati intorno al 20 a.C.: sia il tempio di Apollo in Circo che l' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto hanno lacunari larghi, decorati da motivi complessi A partire dall'epoca giulio-claudia si comincia a incurvare i lati corti del lacunare per ospitare il fiore dell'abaco del sottostante capitello.&lt;br /&gt;
Wegner, a causa della larghezza dei lacunari, arriva a datare in epoca traianea la decorazione del tempio di Apollo in Circo, che invece è molto simile a quella dell' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto, e per simili ragioni data la Maison Carrée di Nîmes all'epoca flavia, andando contro le testimonianze fornite dalle iscrizioni.&lt;br /&gt;
Altre caratteristiche presenti nella trabeazione sono abbastanza inusuali. La sima è separata dalla corona per mezzo di un kyma ionico: questo elemento si trova su piccole cornici del periodo tra il 30 e il 15 a.C. (per esempio una presente nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure). Nel tempio di Apollo in Circo e nell' &amp;quot;arco partico&amp;quot; di Augusto la corona manca e sotto la sima è presente solo il kyma ionico. Questi due edifici sembrano accomunati al tempio dei Castori dal profilo poco ortodosso della trabeazione. Successivamente il motivo ricomparirà negli edifici tardo-adrianei con decorazione di influsso microasiatico.&lt;br /&gt;
L'architrave presenta le fasce separate da un kyma lesbio: questo motivo non è insolito, al posto del più comune astragalo a fusarole e perline, soprattutto in epoca flavia, ma è già presente a partire dall'epoca giulio-claudia.&lt;br /&gt;
In generale si può dunque affermare che il disegno e lo schema generale della decorazione non presentano motivi tipici di epoche più tarde, e al contrario alcuni di questi motivi sono propri esclusivamente del primo periodo imperiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le baccellature hanno una lunga storia nella decorazione architettonica etrusca e romana. Nei primi esempi, che includono i rivestimenti in terracotta tardo-etruschi, le baccellature non presentano elementi intermedi: questi compaiono, insieme ad una lunetta di base, solo a partire dal periodo tardo-augusteo. A questa lunetta, in epoca giulio-claudia, può sovrapporsi a volte una foglietta dentellata, mentre in epoca flavia si tende a sovrapporre una serie di tre o più lunette.&lt;br /&gt;
L'anthemion dell'architrave presenta tralci intermittenti obliqui a forma di S, decorati con rosette nella spirale terminale; dall'unione delle spirali contigue simmetricamente contrapposte nascono palmette aperte rovesce e doppi calici a V a due foglie d'acanto: da questi si originano steli rivestiti da più calici sovrapposti, che scavalcano i tralci intermittenti e terminano in rosette nello spazio libero a lato delle palmette. La presenza di tralci ad S non vegetalizzati insieme a calici d'acanto e tralci vegetali sembra richiamare alcuni motivi presenti nei fregi vegetali del Foro di Augusto. Anche l'architrave dell'ordine minore della Basilica Emilia presenta i tralci ad S con rosette nell'estremità spiraliforme.&lt;br /&gt;
Il motivo vegetale presente come decorazione del pannello del lacunare, presenta una vegetalizzazione ancora subordinata al disegno generale, a differenza di quanto accade in epoca flavia. Anche la resa degli elementi vegetali ricorda quella degli esempi augustei e giulio-claudi.&lt;br /&gt;
I kymatia ionici presentano ovuli di forma ovale, leggermente appuntiti inferiormente, profondamente intagliati e contenuti in sgusci che si incurvano al di sotto della punta dell'ovulo. Il nastro degli sgusci si assottiglia inferiormente e la sua superficie anteriore, leggermente concava, è ancora inclinata verso l'interno. Tra gli sgusci è presente una lancetta, stretta e profondamente intagliata, che si assottiglia inferiormente, con nervatura centrale a spigolo. Negli esempi augustei si ritrova sempre la stessa forma del nastro dello sguscio, leggermente concavo e più o meno marcatamente inclinato verso l'interno, mentre le lancette sono a volte intagliate più profondamente solo nella parte inferiore. In epoca giulio-claudia si tende ad utilizzare le forme tardo-augustee, con lancette poco profondamente intagliate e nastri degli sgusci inclinati verso l'interno. Alla fine del periodo compare come elemento intermedio la forma &amp;quot;a freccetta&amp;quot;, che rimane prevalente in tutta l'epoca flavia, e un trattamento completamente diverso degli sgusci. Il kyma ionico a lancette viene ripreso in epoca traianea e adrianea, ma la forma degli sgusci rimane differente.&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio continuo compare nel tempio dei Castori nell'incorniciatura delle mensole della cornice e come modanatura di separazione tra prima e seconda fascia dell'architrave. La forma è quella tipica dell'età augustea, con una serie di foglie rovesce collegate da connessioni arcuate con nervatura centrale che si apre in una forma triangolare abbastanza stretta: la superficie delle due metà della foglia è leggermente concava, con margini, appena più rilevati, sottolineati da una sottile incisione. Questa forma, con la solcatura centrale più o meno profondamente intagliata e più o meno aperta, si ritrova in tutti gli esempi augustei. In epoca flavia il profilo delle foglie si presenta più angoloso, mentre lo spazio interno agli archetti assume forme più arrotondate nella parte superiore.&lt;br /&gt;
Il kyma lesbio trilobato è presente nella sottocornice al di sopra dei dentelli e come coronamento del fregio, in due versioni dai dettagli leggermente diversi. Nel primo caso gli archetti hanno il lobo superiore allungato, in cui si inserisce una sorta di bulbo da cui si originano gli elementi pendenti che occupano lo spazio interno, a doppio calice, in due versioni che si alternano tra loro. Il nastro si articola in un profondo solco centrale accompagnato da due superfici con un accenno di concavità e tra gli archetti compaiono fiori costituiti da un calice fogliaceo aperto.&lt;br /&gt;
Il kyma presente come coronamento del fregio presenta invece archetti con lobi superiori più larghi e gli archetti stessi sono più ampi; il nastro è concavo, privo del profondo solco centrale. Gli elementi interni sono nuovamente doppi calici pendenti vegetalizzati&lt;br /&gt;
Nell'epoca augustea lo sviluppo del motivo è piuttosto complesso: nei primi esempi si notano archetti con nastro sottile, con lobi superiori ridotti. Gli elementi vegetali pendenti all'interno degli archetti erano già conosciuti in esempi ellenistici e si trovano anche in forme simili nel tempio di Apollo in Circo. Nel Foro di Augusto troviamo forme diverse, basate essenzialmente sulla versione greca classica, con fiori intermedi ed elementi interni non vegetalizzati.&lt;br /&gt;
L'astragalo si compone di perline ovali abbastanza allungate e di ampie fusarole biconvesse, in una forma largamente diffusa, a partire dal Foro di Augusto. In esempi di epoca primo-augustesa le fusarole sono piano-convesse, mentre in epoca flavia possono assumere la tipica forma &amp;quot;a rocchetto&amp;quot;; in epoca traianea ed adrianea le fusarole biconvesse sono piuttosto strette e finemente intagliate.&lt;br /&gt;
I dentelli, che assumono un'importanza predominante nella cornice, sono proporzionalmente abbastanza alti e stretti, con spazi intermedi approssimativamente pari alla metà della loro larghezza. Tra di essi è presente una sbarretta leggermente rientrante, un elemento che forse deriva dagli spazi intermedi parzialmente intagliati di alcuni esempi della prima età augustea e che compare per la prima volta nel Foro di Augusto. Negli altri esempi augustei si ripetono le proporzioni alte e strette, spesso con spazi intermedi più stretti all'inizio del periodo (30-10 a.C.). In epoca posteriore i dentelli tendono invece ad assumere una forma più tendente al quadrato e ad avere le medesime proporzioni delle altre modanature decorate principali. In età flavia la sbarretta intermedia viene rimpiazzata dal &amp;quot;motivo ad occhiali&amp;quot;, per essere poi riportata in auge in epoca traianea ed adrianea, ma con alcune differenze.&lt;br /&gt;
Le mensole delle prime trabeazioni marmoree romane erano piane e quasi prive di decorazione. I profili più comunemente utilizzati erano quelli impiegati nella Regia e nel tempio di Apollo Palatino: da quest'ultimo, con l'aggiunta di una foglia d'acanto che riveste la faccia inferiore, derivano alcuni esempi augustei. La mensola con classico profilo ad S e foglia d'acanto inferiore, utilizzata nel tempio dei Castori, diverrà quella tipica delle cornici romane. L'acanto della foglia presenta caratteristiche augustee. I cassettoni sono incorniciati da una modanatura decorata come negli esempi della Grecia classica (la tholos di Epidauro).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Materiali,metodi di costruzione, datazione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capitolo successivo dell'articolo si occupa di questioni relative ai materiali e ai metodi di costruzione, in relazione alle problematiche della datazione dell'edificio. In particolare il marmo lunense, impiegato nel tempio dei Castori, è quello preferito per i grandi cantieri augustei, mentre successivamente verrà progressivamente rimpiazzato dal marmo pentelico e poi dal proconnesio. Questa diversa scelta viene ritenuta dovuta a motivi di gusto e non solo determinata da ragioni economiche o produttive: nell'arco di Tito le parti inferiori del monumento sono in marmo pentelico e il marmo lunense è presente solo nella parte superiore. In epoca traianea la peristasi del tempio di Venere Genitrice sembra essere stata interamente in marmo lunense, mentre la decorazione interna della cella incorpora elementi in marmo orientale.&lt;br /&gt;
Il fregio del tempio dei Castori si compone di blocchi con giunti obliqui, in modo da funzionare come una piattabanda, e lo stesso compare nell'architrave: si tratta di un espediente spesso utilizzato in Asia Minore, ma presente, ad esempio, anche sull'architrave del portico del Foro di Pompei ricostruito dopo il terremoto del 63 d.C. A Roma troviamo due esempi persino più complessi nell'ordine della facciata del Tabularium e nel tempio ionico del Foro Boario (tempio di Portuno, detto &amp;quot;della Fortuna Virile&amp;quot;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione la datazione dei resti dell'elevato del tempio dei Castori viene riportata alla fase della dedica di Tiberio del 6 d.C., respingendo la possibilità di una non attestata ricostruzione in epoca traianea. Aver riportato questo tempio al contesto di epoca augustea, e le sue differenze con la decorazione del Foro, inaugurato solo otto anni prima, rendono evidente la presenza di diversi stili contemporanei per la decorazione architettonica augustea, che non si riduce allo stile conservativo e di ripresa classicheggiante del Foro di Augusto, ma manifesta inoltre una straordinaria volontà di sperimentare forme nuove, all'interno della pratica convenzionale. Alcune di queste sperimentazioni non trovarono seguito, mentre altre, come il capitello composito, dovettero aspettare almeno mezzo secolo prima di diventare di uso comune. Molte elaborazioni delle epoche successive trovano qui le loro radici e l'epoca augustea deve essere considerata il grande momento di sperimentazione originale nel campo della decorazione architettonica romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Appendice ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All'articolo viene aggiunta un'appendice, con una nota relativa ad un fregio-architrave con rilievo storico (scena di battaglia tra Romani e Galli), conservato nel Palazzo Ducale di Mantova e proveniente da Roma. Si conserva anche parte dell'architrave, con coronamento a kyma lesbio continuo e astragalo e le due fasce superiori separate da un piccolo kyma ionico. La somiglianza delle modanature decorate con quelle presenti nel tempio dei Castori (in particolare la sottile linea incisa che accompagna il contorno degli archetti nel kyma lesbio continuo) fa sorgere il dubbio che si trattasse di parte della decorazione interna della cella del tempio. Il soggetto del rilievo potrebbe riferirsi ad una delle campagne di Tiberio e Druso contro i Germani, oppure ad una delle epifanie dei Dioscuri, per esempio nella sconfitta di Mario ad opera di Cimbri e Teutoni.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3969</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, [[L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero‎|&amp;quot;L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici&amp;quot;]], Varese, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[The Temple of Castor in the Forum Romanum]]&amp;quot;, BSR, 30, 1962, 1-30. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Nuova pagina: {|border=1 align=center cellpadding=5 |- |bgcolor=#F0F0F0| D.E.STRONG, J.B. WARD PERKINS, &amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, BSR, 30, 1962, 1-30. |}&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
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&amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;,&lt;br /&gt;
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		<title>L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0| P. Gros, L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici, Varese, 2001.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Modanature e capitelli negli ultimi due secoli dell'età repubblicana ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei profili dei podi dei templi (esemplificati in una tavola che raccoglie quelli di alcuni templi di Roma e del Lazio tra il 150 e il 75.a.C. circa.), nei coronamenti le modanature tendono a diventare meno pesanti e più sottili; successivamente anche gli zoccoli tendono ad adottare una successione di modanature simmetrica a quella presente nel coronamento. Dagli inizi del I secolo a.C. si manifesta una sempre più accentuata tendenza a riprodurre nei coronamenti una sequenza semplificata simile a quella che si vede nelle cornici ioniche.&lt;br /&gt;
In età cesariano-augustea si sono probabilmente sviluppate forme embrionali di cornici con mensole: le mensole tendono ad avere forme piatte, o con curve leggere, vicine ai mutuli dell'ordine dorico.&lt;br /&gt;
Una serie di capitelli corinzi italici da Palestrina, Tivoli, Cori (tempio dei Dioscuri) e Pompei mostra le interpretazioni locali tra il 130-120 e l'80 a.C. del modello corinzio ellenistico. Questi capitelli corinzi italici presentano un kalathos poco slanciato, con una seconda corona proporzionalmente piuttosto alta; mancano i caulicoli e le elici tendono a sporgere in modo accentuato. Il fiore dell'abaco, molto grande, deborda inferiormente sul kalathos. Le foglie d'acanto hanno superfici rigonfie e un orlo arricciato che ostacola la percezione generale delle forme. Il modello, che si pensava fosse alessandrino, va invece probabilmente cercato nelle realizzazioni che si sviluppano a partire dal III sec. a.C. in ambiente siciliano e che vengono elaborate nelle diverse regioni italiane.&lt;br /&gt;
Un'evoluzione simile devono aver avuto i capitelli ionici italici, ma se ne conoscono solo pochi esemplari (e per esempio quelli del santuario di Monterinaldo nel Piceno sono ancora inediti).&lt;br /&gt;
A fronte di queste realizzazioni &amp;quot;locali&amp;quot;, spiccano i capitelli corinzi in marmo pentelico del tempio rotondo del Foro Boario, com'è noto analoghi quelli dell'Hekateion di Lagina, con kalathos slanciato e foglie d'acanto dal disegno insieme &amp;quot;rigoroso e morbido&amp;quot;. Un altro esempio è rappresentato dai capitelli in travertino del tempio rotondo di Largo Argentina, che ugualmente riprendono modelli asiatici (Heilmeyer ne ha rilevato l'analogia con quelli dell'agorà di Messene). I doppi caulicoli sembrano rappresentare l'esito di una ricerca decorativa già presente in Asia Minore (Mileto, Diocesarea): non si altera la struttura generale del capitello e il raddoppio esprime al meglio la funzione portante di questi elementi decorativi, rigorosamente verticali e con profonde scanalature pure verticali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Capitelli e trabeazioni ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei capitelli l'età augustea non introduce novità. In un primo momento si affermano forme di acanto disposte rigidamente e con fogliette appuntite (&amp;quot;a cardo&amp;quot;), tipiche del periodo del secondo triumvirato e dell'ultimo ventennio del I a.C. (tempio del Divo Giulio, tempio di Saturno, tempio di Apollo Palatino), con foglie dalle profonde scanalature e fogliette contrapposte simmetricamente senza mai sovrapporsi, con caulicoli rigidi e scanalati e con elici e volute sottili. Spesso sono presenti degli steli che si avvolgono mollemente e terminano in piccole rosette negli angoli liberi tra elici e volute. A volte due foglie allungate che nascono dai calici rivestono parzialmente la zona superiore delle volute.&lt;br /&gt;
L'evoluzione è rappresentata da capitelli che in contrapposizione a questo &amp;quot;linearismo un po' astratto&amp;quot;, tendono a ridare importanza ai valori plastici, forse sulla base di modelli asiatici: nel capitello del tempio di Apollo in Circo i lobi sono incavati a conchiglia e i bordi ondulati delle foglie animano il kalathos, che quasi scompare sotto gli elementi vegetali.&lt;br /&gt;
Infine viene trovato un equilibrio nelle creazioni monumentali dell'epoca medio-augustea, (capitelli del tempio di Marte Ultore). Il kalathos diventa il prolungamento naturale del fusto e le lunghe foglie d'acanto vi si dispongono intorno, con la nervatura centrale che ne sorregge la struttura senza far perdere la delicatezza del modellato. Le fogliette sono ovali come foglie d'olivo e si sovrappongono dividendosi in modo asimmetrico nei lobi, come nei modelli asiatici, formando zone d'ombra a goccia. L'inclinazione dei caulicoli accentua la loro funzione portante. Le volute hanno ampi nastri con bordi rilevati e sembrano sorreggere effettivamente gli spigoli dell'abaco con la loro terminazione spiraliforme, a sua volta sostenuta dalla foglia ripiegata del calice. La forma è simile anche nel tempio dei Dioscuri del Foro romano, che vi aggiunge l'invenzione delle elici intrecciate (che si ritrova anche nel tempio di Giove a Baalbeck).&lt;br /&gt;
Si generalizza l'uso dell'architrave a tre fasce e il coronamento tende ad essere intagliato su una gola rovescia, sormontata da un listello. I fregi mostrano un gusto per modelli tardo-classici e primo-ellenistici (ad esempio il fregio con doppio anthemion e palmette disposte orizzontalmente dei portici del Foro di Augusto). Ben presto si impongono motivi vegetali, come le ghirlande di alloro tra bucrani e candelabri del tempio di Apollo in Circo e i girali di acanto, ancora nei portici del Foro e soprattutto nell'Ara Pacis. Sauron ha individuato una realizzazione di questi motivi vegetali ad opera inizialmente di artigiani neoattici e il loro forte valore simbolico, legato alla nuova età dell'oro inaugurata con il principato augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Lo sviluppo del corinzio romano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ricerche di Sauron illustrano esemplarmente la tendenza ad una &amp;quot;semantizzazione&amp;quot; delle forme originarie dell'arte greca, che attribuisce ad esse nuovi significati senza modificarle radicalmente.&lt;br /&gt;
In questo periodo si mette a punto la cornice con mensole (o &amp;quot;modiglioni&amp;quot;, chiamata anche &amp;quot;corinzia&amp;quot;). Il soffitto della cornice ionica tradizionale si amplia e accoglie elementi sporgenti, con il compito di sostenere la parte terminale superiore della trabeazione. Gli spazi intermedi si organizzano come cassettoni (o &amp;quot;lacunari&amp;quot;). Von Hesberg ha ricostruito le fasi dell'elaborazione di questa nuova forma a partire dal II sec. a.C.&lt;br /&gt;
In un primo momento (tempio del Divo Giulio) le mensole sono piatte, a lastra, molto simili ai mutuli dorici. Viene poi introdotto uno schema con profilo lievemente ondulato (tempio di Saturno), mentre il tempio di Apollo Palatino e quello di Apollo in Circo mostrano una mensola con rigonfiamento anteriore di tipo rodio; una variante di origine pergamena, con rigonfiamento centrale, compare nel tempio di Marte Ultore. La prima manifestazione di quello che diverrà il modello romano si ha nelle mensole ad S (&amp;quot;a volute&amp;quot;) del tempio dei Dioscuri nel Foro.&lt;br /&gt;
I cassettoni, in un primo tempo semplicemente occupati da motivi diversi, vengono poi incavati e incorniciati da bordi, prima semplici e poi raddoppiati, con kymatia ionici e lesbici trilobati e l'unico motivo decorativo sarà costituito da rosette di forma circolare.&lt;br /&gt;
I primi esempi di cornici con mensole (tempio del Divo Giulio, Regia, tempio di Saturno) dipendevano più dalla commistione degli ordini ereditata dall'età ellenistica, mentre quelli dell'ultimo periodo augusteo (tempio dei Dioscuri e tempio della Concordia nel Foro romano, tempio di Roma e Augusto a Pola) applicano una composizione del tutto nuova, i cui valori plastici sottolineano la dimensione verticale delle grandi trabeazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La Narbonense e gli esordi del corinzio romano ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le formule adottate a Roma trovano presto applicazione in questa provincia, già aperta agli influssi ellenistici: qui le prime applicazioni del corinzio romano si possono seguire meglio che altrove.&lt;br /&gt;
I templi &amp;quot;gemelli&amp;quot; di Glanum (il più piccolo degli inizi degli anni 30 a.C., e il più della fine dello stesso decennio o degli inizi del successivo) consentono l'esame di tutta la decorazione architettonica di un edificio templare. Il podio comprende uno zoccolo con gola diritta, ovolo e cavetto, tutti rovesciati, a cui si contrappone nel coronamento un cavetto sopra un ovolo liscio. Le basi attiche hanno una scozia piuttosto stretta e profonda, ma già inquadrata da listelli. I capitelli hanno kalathos poco slanciato e foglie d'acanto profondamente scanalate, con fogliette allungate e appuntite (&amp;quot;a chele di astice&amp;quot;) che formano vuoti simmetrici dove si incontrano i lobi; le elici e le volute sono sottili e invadono i lati dell'abaco. L'architrave è a tre fasce e la cornice presenta mensole con accentuato rigonfiamento posteriore e con pulvino anteriore, e cassettoni decorati da rosette, ma anche da altri motivi (per esempio armi). La decorazione vegetale appare rigida ed esasperatamente lineare e sono presenti motivi riempitivi sommari; la sima è decorata con un ricco anthemion. La pesantezza delle modanature, la ricerca di una decorazione che copra tutte le superfici e le cadute di tono che si manifestano qua e là nel disegno o nella resa, fa pensare ad una realizzazione da parte di officine che certamente conoscevano cartoni provenienti dall'Italia e nel contempo potevano rielaborarli con una certa libertà e vivacità creativa.&lt;br /&gt;
Altri templi della regione (della Valetudo, sempre a Glanum, e nel Vernégues), fino alla fine degli anni 20 a.C. rappresentano ancora questa fase di sperimentazione, con uno stile che rifiuta qualsiasi animazione naturalistica (le foglie d'acanto ad esempio continuano a presentare suddivisioni simmetriche); una caratteristica è inoltre la mancanza dei dentelli alla base della cornice. Le stesse caratteristiche si ritrovano anche in edifici profani, come nel teatro di Arles.&lt;br /&gt;
Nell'ultimo ventennio del I sec. a.C. si afferma invece la suddivisione asimmetrica delle foglie d'acanto (peribolo dei templi di Glanum, porta di Augusto a Nîmes, Pont Flavien di Saint Chamas). Le stesse caratteristiche compaiono, ancora, nel teatro di Arles in frammenti di cornice, dove compaiono per la prima volta i dentelli e un'elaborazione canonica del kyma lesbio (detto &amp;quot;a staffa&amp;quot;) sulla gola rovescia alla base della cornice.&lt;br /&gt;
Foglie d'acanto con lobi asimmetrici si trovano anche nella Maison Carrée (realizzata nel 5 d.C.), con forme più evidentemente naturalistiche. In questo tempio si fondono in una concezione unitaria i modelli provenienti dalla grande architettura coeva con alcune particolarità dovute alle maestranze locali. L'edificio è concepito ad imitazione del tempio di Apollo in Circo, ma subisce l'influenza anche del modello del tempio di Marte Ultore (modanature del podio, base attica con ampia scozia, capitelli). Nei capitelli, che fondono esigenze tettoniche e vivacità decorativa, le fogliette dei lobi dell'acanto evitano tuttavia ogni sovrapposizione, i caulicoli più inclinati danno in generale al kalathos un aspetto meno slanciato, i lati dell'abaco sono decorati con kyma ionico e baccellature, testimoniando l'opera di maestranze locali. Nella trabeazione del tempio si mescolano proporzioni canoniche con particolari poco ortodossi. La cornice presenta mensole con rigonfiamento anteriore, vicine a quelle del tempio di Apollo, ma ad esse si sovrappone una corona a sua volta dotata di piccolo soffitto con peduncolo. (come nell'arco di Orange). Il fregio a girali d'acanto rappresenta una delle realizzazioni più antiche, precedente a quella del tempio di Roma e Augusto a Pola: la ricchezza del rivestimento di foglie d'acanto dei tralci e i piccoli animali introdotti, spesso poco visibili dal basso, testimoniano nuovamente di una realizzazione locale, con mani, diverse da quelle dei capitelli e di diverse capacità. I cartoni ufficiali si diffondono di pari passo con l'ideologia augustea e la sua traduzione simbolica nella decorazione.&lt;br /&gt;
Il tempio di Vienne presenta un ordine corinzio realizzato in almeno due diverse fasi: il profilo della cornice sembra sproporzionato rispetto al resto della trabeazione e ci sono due tipi di capitelli: i più antichi, prossimi al retro, hanno lobi con fogliette disposte simmetricamente e con zone d'ombra a goccia e a triangolini e devono essere datati intorno al 20 a.C., mentre quelli verso la facciata hanno acanto più morbido e volute sporgenti sotto gli spigoli dell'abaco potrebbero essere del 40 d.C.&lt;br /&gt;
Altri frammenti marmorei appartenevano ad edifici non più conservati, come il Capitolium di Narbona, che deve appartenere ancora all'epoca augustea, mentre il tempio di Orange e il tempio del Forum adiectum di Arles sono già di epoca tiberiana.&lt;br /&gt;
Al di fuori della Narbonense conosciamo a Saintes e in Aquitania, ad opera di D.Tardy, frammenti architettonici di grandi dimensioni che possono essere attribuiti ancora all'età augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Epoca flavia a Roma ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Roma il tempio di Vespasiano ci offre l'occasione di osservare lo sviluppo dello stile decorativo urbano: i capitelli corinzi hanno proporzioni rigorosamente definite e ricercano una vivacità ornamentale esplicitata nei giochi chiaroscurali e nei profondi approfondimenti realizzati con il trapano: le potenzialità decorative del corinzio tardo-augusteo vengono sfruttate al massimo, con una spiccata animazione. Anche le modanature decorate vanno nella stessa direzione, con un'accentuata vegetalizzazione dei motivi tradizionali o la scelta sistematica di motivi più elaborati (anthemion vegetalizzato nel coronamento dell'architrave, per esempio) e con la volontà di riempire tutti gli spazi vuoti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Capitelli &amp;quot;nabatei&amp;quot; o &amp;quot;cipro-corinzi&amp;quot; ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fenomeno della coesistenza delle tradizioni ornamentali locali con la diffusione quasi universale dei sitemi decorativi romani, o per lo meno italici nella seconda metà del I secolo d.C., si manifesta chiaramente nel tempio di Apollo Hylates a Kourion (Cipro), nella sua ricostruzione della fine del I secolo d.C. I capitelli sono formati da due elementi sovrapposti: alla base una sorta di echino circolare sormontato da due anelli più larghi, e sopra una sorta di kalathos con sporgenze angolari, decorato solo da una bugna sporgente al centro di ogni faccia. L'impressione di &amp;quot;non finito&amp;quot; non corrisponde al vero: le superfici sono perfettamente rifinite, e al più si potrebbe ipotizzare una decorazione dipinta di cui tuttavia non resta traccia.&lt;br /&gt;
Questa forma di capitello è presente in Siria settentrionale, Palestina, Arabia e gli esempi più antichi sono datati agli ultimi decenni del I secolo a.C. A Cipro li ritroviamo anche nel tempio di Afrodite ad Amatunte e nei portici di Salamina (da cui la denominazione di capitelli &amp;quot;cipro-corinzi&amp;quot; al posto di quella più diffusa di capitelli &amp;quot;nabatei&amp;quot;). Si tratta di un particolare filone dello sviluppo del capitello corinzio orientale, che si sviluppa alla fine dell'epoca ellenistica: compare infatti nella regione nabatea e in Egitto contemporaneamente alla diffusione dei capitelli corinzi con foglie d'acanto, probabilmente come una versione semplificata di questi. Nel tempio augusteo a Philae (Egitto) questa forma viene utilizzata in posizione secondaria, per i capitelli di lesena della faccia posteriore, mentre i capitelli del pronao recano normali capitelli corinzi con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Età adrianea a Roma ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I capitelli corinzi del Pantheon, splendidamente conservati, mostrano con chiarezza l'evoluzione del modello tardo-flavio del tempio di Vespasiano: si conserva il gusto per la vivacità ornamentale e il chiaroscuro e il senso della distribuzione dei volumi, ma le corone di foglie d'acanto, in proporzione più alte, rendono l'insieme più slanciato ed elegante; le fogliette sono più allungate, i lobi si dispongono &amp;quot;a cucchiaio&amp;quot; e si moltiplicano le nervature che animano la parte centrale della foglia e che si aprono a triangolo alla base della prima corona, accentuando l'impressione di morbidezza e leggerezza.&lt;br /&gt;
Nel tempio di Venere e Roma sono riconoscibili invece caratteristiche orientali e più precisamente microasiatiche (Traianeum di Pergamo) in particolare nella trabeazione: architrave a due fasce, cornice con mensole parallelepipede e soffitto prolungato con peduncolo, sima a palmette.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Età antonina e severiana a Roma ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel periodo di circa un secolo che separa l'avvento di Antonino Pio (138 d.C.) dalla morte di Alessandro Severo (235 d.C.), la straordinaria prosperità delle province orientali e la conseguente imponente attività edilizia, favorisce la diffusione di modelli di tale origine anche nelle architetture ufficiali di Roma. Il fenomeno evidenzia la progressiva fine della preminenza romana, a cui si contrappone la vitalità inventiva degli ambienti provinciali. Si va manifestando un gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; sempre più accentuato che fa nascere forme tormentate, sovrabbondanti, ricche di giochi chiaroscurali, ma ancora perfettamente dominate. Anche la supposta &amp;quot;rinascita flavia&amp;quot; di epoca severiana è un esempio di questa linea di tendenza, favorita da un uso del trapano ormai prevalente.&lt;br /&gt;
La decorazione del tempio di Adriano tradisce l'attiva partecipazione di maestranze microasiatiche, pur se inserita nel solco dei grandi cantieri precedenti: lo mostrano per esempio le fogliette disposte a ventaglio nei lobi sull'acanto dei capitelli, che sembrano più fragili anche se conservano la loro morbidezza, o anche il primo esempio di adozione di un fregio convesso e dell'architrave a due fasce, mentre la cornice presenta mensole parallelepipede ad architrave e corona con peduncolo (come nel tempio di Venere e Roma e in precedenza nella Maison Carré di Nîmes o successivamente nel tempio di Serapide sul Quirinale).&lt;br /&gt;
Il tempio di Antonino e Faustina ritorna al fregio piano, anziché convesso, ma mantiene l'architrave a due fasce e una cornice ionica, senza mensole.&lt;br /&gt;
L'ultimo esempio nel tempio di Serapide sul Quirinale, conserva frammenti di un capitello, in cui ancora più accentuata è la tendenza decorativa, come mostra la dentellatura della nervatura centrale delle foglie d'acanto e nell'orlo del caulicolo, profondamente scavato. La cornice è ionica.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3965</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<updated>2008-12-02T13:52:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, [[L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero‎|&amp;quot;L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici&amp;quot;]], Varese, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3964</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<updated>2008-12-02T13:51:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ros&amp;lt;/small&amp;gt;, [[L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero‎|&amp;quot;L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici&amp;quot;]], Varese, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=L%27architettura_romana_dagli_inizi_del_III_secolo_a.C_alla_fine_dell%27alto_impero&amp;diff=3963</id>
		<title>L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C alla fine dell'alto impero</title>
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		<updated>2008-12-02T13:49:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: creo pagina&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0| P. Gros, L'architettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell'alto impero. I monumenti pubblici, Varese, 2001.&lt;br /&gt;
|}&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3944</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
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		<updated>2008-11-28T08:05:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0|A. VISCOGLIOSI, &amp;quot;Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il tempio di Apollo in Circo nel quadro dell'evoluzione della decorazione architettonica di stile corinzio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
* la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
* l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
* l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03DivGiu2.jpg|thumb|right|200px|Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta. ]]&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03DivGiu1.jpg|thumb|right|200px|‎ Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.]]&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03CornApSos.jpg‎|thumb|right|200px|Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03FrForoRom.jpg‎|thumb|right|200px|Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03AcantoApSosCap.jpg|thumb|right|200px|‎Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano]]&lt;br /&gt;
[[Immagine:St03ForoAug.jpg‎|thumb|right|200px|Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Quinto capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nono capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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		<updated>2008-11-28T07:57:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio
fotografia di Massimo Baldi&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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		<updated>2008-11-28T07:56:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2008-11-28T07:56:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;/div&gt;</summary>
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particolare con foglie d'acanto.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2008-11-28T06:44:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
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particolare con foglie d'acanto.&lt;/p&gt;
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particolare con foglie d'acanto.&lt;/div&gt;</summary>
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particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;/p&gt;
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0|A. VISCOGLIOSI, &amp;quot;Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il tempio di Apollo in Circo nel quadro dell'evoluzione della decorazione architettonica di stile corinzio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
* la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
* l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
* l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio viticci&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto sulla cornice del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fregio del Foro Romano, acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto capitello tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
		Acanto capitello Foro di Augusto&lt;br /&gt;
Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
	Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Quinto capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nono capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3933</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3933"/>
		<updated>2008-11-28T06:38:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0|A. VISCOGLIOSI, &amp;quot;Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
|}&lt;br /&gt;
Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il tempio di Apollo in Circo nel quadro&lt;br /&gt;
dell'evoluzione della decorazione architettonica di stile corinzio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
* la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
* l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
* l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio viticci&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto sulla cornice del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fregio del Foro Romano, acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto capitello tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
		Acanto capitello Foro di Augusto&lt;br /&gt;
Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
	Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Quinto capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nono capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3932</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
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		<updated>2008-11-28T06:37:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0|A. VISCOGLIOSI, &amp;quot;Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo&amp;quot;, Roma, 1996.|}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il tempio di Apollo in Circo nel quadro&lt;br /&gt;
dell'evoluzione della decorazione architettonica di stile corinzio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
* la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
* l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
* l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio viticci&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto sulla cornice del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fregio del Foro Romano, acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto capitello tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
		Acanto capitello Foro di Augusto&lt;br /&gt;
Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
	Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Quinto capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nono capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3931</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3931"/>
		<updated>2008-11-28T06:36:44Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{|border=1 align=center cellpadding=5&lt;br /&gt;
|-&lt;br /&gt;
|bgcolor=#F0F0F0|A. VISCOGLIOSI, &amp;quot;Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo&amp;quot;, Roma, 1996.}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il tempio di Apollo in Circo nel quadro&lt;br /&gt;
dell'evoluzione della decorazione architettonica di stile corinzio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
* la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
* l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
* l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio viticci&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto sulla cornice del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fregio del Foro Romano, acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto capitello tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
		Acanto capitello Foro di Augusto&lt;br /&gt;
Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
	Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Quinto capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nono capitolo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3930</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
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		<updated>2008-11-28T06:33:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Il libro, partendo da un accurata analisi del tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; (di cui si esaminano nei primi tre capitoli le vicende storiche e degli studi, i resti monumentali, l'architettura esterna e i materiali architettonici della cella, con catalogo ragionato di questi ultimi), si occupa nel quarto capitolo di quanto annunciato nella seconda parte del titolo: la formazione per vari passaggi dello stile decorativo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella premessa al quarto capitolo si affrontano questioni che possiamo chiamare &amp;quot;metodologiche&amp;quot;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
    * l'impossibilità di datare con certezza i monumenti con la precisione che sarebbe necessaria, a causa della lunga durata di esecuzione di alcuni cantieri per vicende economiche e politiche, e l'impossibilità, di conseguenza, di individuare lo scarto cronologico che passa dal momento della progettazione e delle varie fasi dell'esecuzione, a quello, meglio conosciuto, dell'inaugurazione del monumento;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
    * la necessità, quindi, dello studio &amp;quot;morfologico&amp;quot; della decorazione architettonica, con lo scopo di individuare modelli di sviluppo e seriazioni anche cronologiche, sulla base di tendenze comuni a gruppi di materiali;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
    * l'utilità, in questo studio, di percepire la decorazione e il suo stile nell'insieme, senza perdersi nella casistica dei confronti sui singoli particolari (questa risulta in effetti poco significativa proprio in un momento di formazione, caratterizzato dall'invenzione di nuovi schemi decorativi, con una progressiva fusione di diverse componenti, e da una grande varietà anche nelle capacità tecniche delle maestranze);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
    * l'importanza di distinguere tra le invenzioni del progettista nel disegno e l'esecuzione delle repliche più o meno meccaniche del modello, dove la formazione e l'epoca dell'esecutore potranno essere riconoscibili nella resa, nella &amp;quot;manualità corsiva&amp;quot; individuale, in modo analogo alla calligrafia personale nella scrittura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si prende quindi in considerazione in particolare la tipologia dell'acanto, in cui è meglio studiato e più chiaramente riconoscibile l'intreccio di elaborazioni progettuali nel disegno e di innovazioni tecniche nella resa che ne determina il percorso evolutivo, e che inoltre è presente come decorazione anche al di fuori degli elementi architettonici, nelle realizzazioni dell'artigianato di lusso. Le necessità dell'autorappresentazione determinavano una ricerca di continuo adeguamento alle &amp;quot;mode&amp;quot; (dal &amp;quot;centro del potere&amp;quot; alle periferie culturali) in una competizione tra i committenti e, di conseguenza, nelle maestranze, per un continuo rinnovamento dei repertori e la ricerca di un'eccellenza tecnica nella resa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante gli anni tra la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.) la situazione politica vede molti protagonisti, e un'attività edilizia a scopo propagandistico, incentrata soprattutto sulla maestosità degli edifici, sull'apparato scultoreo e sull'utilizzo del marmo, mentre la decorazione architettonica vera e propria entra ancora poco in gioco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio viticci&lt;br /&gt;
		&lt;br /&gt;
Capitello tempio Divo Giulio acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con viticcio tra elice e voluta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
Frammento di capitello dal tempio del Divo Giulio,&lt;br /&gt;
particolare con foglie d'acanto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si succedono il completamento del Foro di Cesare, la ricostruzione del tempio di Saturno, i restauri della Regia, il tempio del Divo Giulio e quello di Apollo Palatino e la fase sosiana del rifacimento del tempio di Apollo in Circo. Questi edifici presentano i primi capitelli corinzi in marmo certamente progettati ed eseguiti a Roma, con volute spesso non staccate dal kalathos e viticci con rosette tra elici e volute; l'acanto mostra le tipiche zone d'ombra a goccia e triangolini, determinati dal toccarsi delle fogliette aguzze. Il modello del capitello è quello corinzio classico, ma le volute non sono lavorate a giorno e l'acanto è fortemente stilizzato, per una semplificazione del modello a causa delle difficoltà che le maestranze romane ancora incontravano nella lavorazione di questo nuovo materiale. Questo nuovo modello di capitello, nello stile che viene definito &amp;quot;del secondo triumvirato&amp;quot; sarà utilizzato anche nelle realizzazioni della Gallia Narbonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la presa di potere da parte di Augusto (che riceve il titolo nel 27 a.C.) viene intrapreso il rinnovamento dei templi e degli edifici pubblici romani, celebrato dalle fonti. L'esempio meglio conservato di questo stile &amp;quot;protoaugusteo&amp;quot; è rappresentato proprio dal tempio di Apollo in Circo. L'acanto presente nei capitelli e nelle trabeazioni ricerca nuovamente il naturalismo (e l'autore ne sottolinea l'aspetto &amp;quot;croccante&amp;quot;): le fogliette sono più larghe e piatte, le nervature riacquistano consistenza con margini sottolineati e sostengono la parte cedevole della pagina della foglia all'interno dei lobi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto sulla cornice del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frammento di cornice con mensole dal tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più in generale, si nota un marcato sperimentalismo nella successione delle modanature e nella definizione delle forme (per esempio il &amp;quot;kyma a fichi&amp;quot;, o &amp;quot;Feigenkymation&amp;quot;), con un insistere sui valori plastici che sembra ritornare alla tradizione &amp;quot;medio-italica&amp;quot; abbandonando i modelli attici, reso possibile da maestranze più esperte.&lt;br /&gt;
Queste medesime caratteristiche (con una maggiore &amp;quot;secchezza&amp;quot; nell'ornamentazione e differenze di esecuzione nei singoli dettagli) si ritrovano nell' arco del Foro (&amp;quot;arco partico&amp;quot; secondo la denominazione tradizionale), mentre l'acanto sembra presente sui fregi a girale davanti al tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, sulle mensole di una cornice attualmente collocata nell'area del tempio di via delle Botteghe Oscure e in un acroterio da Alba Fucens.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fregio del Foro Romano, acanto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Particolare dell'acanto sul fregio nel Foro Romano, davanti al tempio del Divo Giulio&lt;br /&gt;
fotografia di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono questi i precedenti che permettono nel cantiere del Foro di Augusto l'elaborazione di un vero e proprio stile decorativo corinzio romano.&lt;br /&gt;
La questione del &amp;quot;neoatticismo&amp;quot; della decorazione del Foro sembra ridursi a singole citazioni, come le note Cariatidi, che tuttavia vengono inserite in un linguaggio architettonico assolutamente romano. I modelli della grande architettura greca (tra cui per esempio erano stati individuati i capitelli della tholos di Epidauro) dovevano essere già entrati in un repertorio comune e la ricchissima attività edilizia dei trent'anni precedenti a Roma rende improbabile la necessità di ricorrere a manodopera proveniente dall'Attica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Acanto capitello tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
		Acanto capitello Foro di Augusto&lt;br /&gt;
Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del tempio di Apollo Sosiano&lt;br /&gt;
Foto di Massimo Baldi&lt;br /&gt;
	Particolare delle foglie d'acanto sui capitelli del Foro di Augusto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Piuttosto sembra trattarsi di un adeguamento dello stile architettonico che si era andato sviluppando a Roma al gusto della classe dirigente, abituata agli oggetti di lusso importati dall'Attica e del loro altissimo standard qualitativo.&lt;br /&gt;
Un esempio significativo è rappresentato dai rilievi degli Horti Sallustiani (attualmente a Montemartini): un esemplare in marmo orientale (probabilmente docimeno) costituisce il modello, eseguito da un maestro, mentre gli altri, in marmo lunense, sono copie delle maestranze locali, comunque già esperte. La concezione del rilievo è tuttavia italica più che attica, e prova che Roma era ormai non solo centro di consumo, ma anche probabilmente il centro in cui si elaboravano i modelli, eseguiti poi, in certi casi, da artisti di diversa provenienza (e diverso repertorio), ma con adeguate capacità tecniche.&lt;br /&gt;
La scarsa conoscenza del repertorio decorativo rodio in quest'epoca non consente di definire invece con precisione l'apporto di questa scuola (a cui si potrebbe forse attribuire, in alternativa, il gusto &amp;quot;barocco&amp;quot; nella composizione dei rilievi degli Horti Sallustiani e con cui hanno forti attinenze le teste di Giove Ammone dell'attico dei portici del Foro).&lt;br /&gt;
Nell'ambito del cantiere del foro augusteo sembra siano comunque confluite tutte le esperienze disponibili: i modelli dei dettagli decorativi del progetto elaborato a Roma sono forniti da scultori di formazione neoattica e microasiatica, con qualità altissima, e tali modelli sono poi realizzati in serie dalle stesse maestranze, locali, che si erano formate nei grandi cantieri romani dell'epoca del secondo triumvirato e del primo periodo augusteo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel successivo quinto capitolo, il ricchissimo e vario apparato decorativo del tempio viene poi analizzato in dettaglio, ricostruendone una vivace originalità e la matrice medio-italica. Alcuni dei motivi, in particolare nei capitelli figurati, ne fanno inoltre il primo caso documentato in cui si affida un complesso messaggio propagandistico alla decorazione architettonica.&lt;br /&gt;
Ancora, nei capitoli successivi si ricostruisce l'articolazione interna della cella del tempio, nelle sue differenti fasi, compresa la decorazione scultorea, e si analizza l'evoluzione della decorazione degli spazi interni, dai precedenti nell'architettura monumentale della Grecia classica e del mondo ellenistico, alle realizzaioni del mondo romano in età tardorepubblicana e augustea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, nel nono e ultimo capitolo, viene ricostruita la posizione del linguaggio architettonico espresso nel tempio. Significativo l'impiego del marmo al posto di pietra tenera, terracotta e stucco, e il fatto che si tenti tuttavia di tradurre in questo nuovo materiale la raffinatissima decorazione degli edifici in pietra stuccata (pochissimo conosciuta a causa della deperibilità del materiale).&lt;br /&gt;
La cultura romana, per adeguarsi al ruolo e alla potenza della città, è costretta ad elaborare un nuovo linguaggio architettonico che possa dire proprio: il tempio di Apollo in Circo costituisce una importantissima fase intermedia di questa elaborazione, con una disinvolta e fertile aggregazione di motivi, con un colorismo che conquista tutte le superfici e con modifiche anche strutturali delle canoniche forme degli elementi architettonici in favore di una maggiore evidenza percettiva.&lt;br /&gt;
La formazione di questo linguaggio si svolge a Roma, attraverso un proliferare di botteghe che si adattano alle richieste, eventualmente con l'aiuto di specialisti di diversa origine, e in successive ondate si diffonde come koiné architettonica in tutto il territorio dell'impero. In Asia Minore e in Grecia si proseguono le tradizioni consolidate, che hanno fornito nel processo di sviluppo del nuovo linguaggio repertori decorativi e competenze tecniche, accogliendo anche le nuove forme elaborate a Roma. La Magna Grecia e la Sicilia perdono il loro ruolo di poli culturali, mentre nelle provincie occidentali la diffusione dei modelli urbani in architettura rappresenta uno dei più importanti veicoli di romanizzazione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3929</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<updated>2008-11-28T06:32:35Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3928</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo in &amp;quot;Circo&amp;quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Il_tempio_di_Apollo_%22in_Circo%22_e_la_formazione_del_linguaggio_architettonico_augusteo&amp;diff=3927</id>
		<title>Il tempio di Apollo &quot;in Circo&quot; e la formazione del linguaggio architettonico augusteo</title>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Prova&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>Studi e ricerche</title>
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&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del&lt;br /&gt;
linguaggio architettonico augusteo]]&amp;quot;, Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3925</id>
		<title>Studi e ricerche</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Studi_e_ricerche&amp;diff=3925"/>
		<updated>2008-11-28T06:29:03Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: nuovo testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;=Indice della sezione &amp;quot;Studi e ricerche&amp;quot;=&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Sintesi generali==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Gli ordini architettonici|Gli ordini architettonici]]&lt;br /&gt;
In questa pagina si tratteggia molto sinteticamente l'evoluzione storica e il significato architettonico degli ordini classici e delle varie tipologie dei loro elementi costitutivi, con alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Le modanature|Le modanature]]&lt;br /&gt;
Questa pagina costituisce un glossario ragionato con immagini per i nomi delle modanature lisce e decorate utilizzati nell'architettura greca e romana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Studi / Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo|Il Capitello dorico nella architettura greca nel VI e V secolo]]&lt;br /&gt;
Attraverso alcuni esempi, di cui esistono immagini disponibili, dei grandi templi dorici della Grecia propria, della Magna Grecia e della Sicilia, si traccia una sintesi dell'evoluzione del capitello dorico nell'architettura greca arcaica e classica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Testi pubblicati==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vedi [[:categoria:Pubblicazioni]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano]]&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Comune di Roma, 1994, 18-21&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: [[continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo]]&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'Occidente: arte, archeologia, storia. Studi in onore di Fernanda de' Maffei'', Roma 1996, pp.61-73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Resoconti di pubblicazioni==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''[[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin]]'', Cösfeld 1972.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa]]&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Elementi marmorei della scena del teatro di Hierapolis di Frigia e decorazione architettonica in Asia Minore|Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore]]&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388 (in corso)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some early examples of the composite capital]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;[[Some observations on early roman corinthian]]&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, [[Il tempio di Apollo &amp;quot;in Circo&amp;quot; e la formazione del&lt;br /&gt;
linguaggio architettonico augusteo]], Roma, 1996.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Pubblicazioni collettive===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*''[[L'art décoratif à Rome]] à la fin de la République et au début du Principat'' (tavola rotonda dell'École française de Rome, Roma 1979), Roma 1981. ISBN 2-7283-0033-X&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Appunti e ricerche| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Bibliografia_per_anno_di_pubblicazione&amp;diff=3921</id>
		<title>Bibliografia per anno di pubblicazione</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Bibliografia_per_anno_di_pubblicazione&amp;diff=3921"/>
		<updated>2008-11-11T18:07:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Torna all'[[Links e Bibliografia|indice per links e bibliografia]]'''&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
La pagina raccoglie un elenco delle pubblicazioni sulla decorazione architettonica divise per anno di pubblicazione (il più recente se più d'uno). All'interno dello stesso anno le pubblicazioni sono ordinate alfabeticamente per cognome dell'autore, il primo se più di uno, o dell'editore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===XIX secolo===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. B. C&amp;lt;small&amp;gt;IPRIANI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I cinque ordini dell'architettura di Andrea Palladio illustrati e ridotti a metodo facile'', Roma, 1801.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ELLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Catalogo della collezione di pietre usate dagli antichi'', Roma, 1842.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;ORSI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Delle pietre antiche'', Roma, 1845.&lt;br /&gt;
*J. M. M&amp;lt;small&amp;gt;AUCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architektonischen Ordnungen'', Potsdam, 1845.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Th. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Aestetik oder Wissenschaft des Schönen. III. Die Baukunst'', Stuttgart, 1852.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*L. B&amp;lt;small&amp;gt;RUZZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Iscrizioni sui marmi grezzi&amp;quot;, in ''Annali dell'instituto di corrispondenza Archeologica'', 42, 1870, pp. 106-204.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*C. C&amp;lt;small&amp;gt;HIPIEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Histoire critique des origines et de la formation des ordres grecs'', Paris 1876.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*O. P&amp;lt;small&amp;gt;UCHSTEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das ionische Kapitell'', Berlin 1887.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. B. B&amp;lt;small&amp;gt;ASILE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gli ordini architettonici della scuola italica&amp;quot;, in ''Atti dell'Accademia di scienze, lettere e belle arti, (Palermo)'', 10, 1887-88, 3-15.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. L&amp;lt;small&amp;gt;EPSIUS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Grieschische Marmorstudien'', Berlin, 1890.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;IEGL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stilfragen'', Berlin, 1893.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;EURER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das griechische Akanthus-ornament und seine natürlischen Vorbilder&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 11, 1896, 117-159.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARQUAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A Capital from the Temple of Jupiter Capitolinus in Rome&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 2, 1898, 19-25.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Inizio XX secolo===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ROOTE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Entstehung des jonischen Kapitells und seine Bedeutung für die griechische Baukunst'', Strassburg 1905.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;URM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das korintische Kapitell in Phigaleia&amp;quot;,  in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 9, 1906, 287-296.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*O. P&amp;lt;small&amp;gt;UCHSTEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die ionische Säule als klassisches Bauglied orientalischer Herkunft'', Leipzig 1907.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*C. H. D&amp;lt;small&amp;gt;UBOIS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Etude sur l'administration et explotation des carriers dans le monde romaine'', Paris 1908.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;EURER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Vergelichende Formenlehre des Ornamentes un der Pflanze'', Dresden 1909.&lt;br /&gt;
*M. S&amp;lt;small&amp;gt;CHEDE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike Traufleisten-Ornament'', Strassburg, 1909.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*R. D&amp;lt;small&amp;gt;ELBRÜCK&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Hellenistische Bauten in Latium'', Strassburg 1908-1912 &amp;lt;small&amp;gt;(in particolare per la definizione dei capitelli italici: 155 ss)&amp;lt;/small&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*F. N&amp;lt;small&amp;gt;OACK&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Baukunst des Altertums'', Berlin, 1911.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*W. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;LTEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Geschichte des altchristlichen Kapitells'', München 1913.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*C. W&amp;lt;small&amp;gt;EICKERT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das lesbische Kymation'', Munich-Leipzig 1913.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Baalbeck und Rom. Die römische Reichkunst in ihren Entwicklung und Differenzierung&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 29, 1914, 37-91.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Goldene Tor in Konstantinopel&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 39, 1914, 1-64.&lt;br /&gt;
*R. W&amp;lt;small&amp;gt;URZ&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Spirale und Volute'', München 1914.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*T. H&amp;lt;small&amp;gt;OMOLLE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'origine du chapiteau corinthien&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1916, 17-60.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Anni 1920===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Vorgeschichte des korintischen Kapitells'', Würzburg 1920.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. G&amp;lt;small&amp;gt;ÜTSCHOW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Untersuchungen zum korintischen Kapitelle&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 36, 1921, 44-83.&lt;br /&gt;
*G. P&amp;lt;small&amp;gt;ATRONI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello composito&amp;quot;, in ''Miscellanea in onore di E. Stampini'', Torino 1921, 151-155.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*W. B. D&amp;lt;small&amp;gt;INSMOOR&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Aeolic Capitals of Delphi'', in ''American Journal of Archaeology'', 27, 1923, 164-173.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Variantes des chapiteaux romains&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 8, 1923, 115-174.&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;ÖBELMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, E. F&amp;lt;small&amp;gt;IECHTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Gebälke'', I, Heidelberg 1923.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*H. L. E&amp;lt;small&amp;gt;BELING&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Origin of the Corinthian Capital&amp;quot;, in ''Art bulletin'', 1924, 75-81.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Deux chapiteaux du musée de Nimes et le chapiteau de l'Arco dei Leoni à Vérone&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 11, 1924, 267.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Stellung Dalmatiens in der römischen Reichskunst&amp;quot;, in ''Strena Buliciana'', Zagabr-Split 1924, 77-105.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A.M. W&amp;lt;small&amp;gt;OODWARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli nel teatro di Sparta&amp;quot;, in ''Annual of the British School at Athens'', 30, 1926-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Description des chapiteaux corinthiens et variés du Musée d'Alexandrie&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 16, 1927, 3-32.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Kapitelle aus Tarent&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1927, 263-296.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Kapitelle aus Tarent in Muesum von Bari&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1928, 29.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Seltene Kapitellformen&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1928, 41.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. M. C&amp;lt;small&amp;gt;OLINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per un corpus degli elementi architettonici romani isolati&amp;quot;, in ''Atti del I congresso nazionale di Studi Romani'', Roma 1929.&lt;br /&gt;
*C. P&amp;lt;small&amp;gt;RASCHNIKER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Zur Geschichte der Akroter'', Brünn-Prag-Leipzig-Wien 1929.&lt;br /&gt;
*G. W&amp;lt;small&amp;gt;ILPERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione costantiniana della basilica lateranense&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 6, 1929, 53-150.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Anni 1930===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römische Kapitelle mit pflanzlischen Voluten&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1931, 1-102.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;AJERLING&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Transformation of the Corinthian Capital in Rome and Pompei during the Later Republican Period&amp;quot;, in ''Corolla Archeologica principi hereditaris regni Sueciae Gustavo Adolpho dedicata'', London 1932, 118-131.&lt;br /&gt;
*L. R&amp;lt;small&amp;gt;ESPIGHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Identificazione di un capitello del 'Laconicon' delle Terme di Agrippa conservato nei Musei Vaticani&amp;quot;, in ''''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'' (serie III), 7, 1932.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kapitelle des El Hasne in Petra&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 47, 1932, 77-105, e  in  ''Archäologischer Anzeiger'', 1932, 38-89.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*W. A&amp;lt;small&amp;gt;NDRAE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die ionische Saule. Bauform oder Symbol'', Berlin 1933.&lt;br /&gt;
*R. D&amp;lt;small&amp;gt;EMANGEL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La frise ionique'', Paris 1933.&lt;br /&gt;
*A. E. N&amp;lt;small&amp;gt;APP&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Bukranion und Guirlande. Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der hellenistischen und römischen Dekorationskunst'', Westheim 1933.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Eine Kapitellgruppe aus hadrianischer Zeit&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1933, 408-419.&lt;br /&gt;
*D. S&amp;lt;small&amp;gt;CHLUMBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie&amp;quot;, in ''Syria'', 14, 1933, 283-317.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*F. K&amp;lt;small&amp;gt;EMPTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Akanthus. Die Entstehung eines Ornamentsmotive'', Leipzig 1934.&lt;br /&gt;
*K. N&amp;lt;small&amp;gt;ORDENFALK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen zur Entstehung des Akanthusornament&amp;quot;, in ''Acta Archaeologica'', 4, 1934.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Tarentiner Kapitelle&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1934, 10-17.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Einige Spielarten von Pilasterkapitellen&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1934, 17-50.&lt;br /&gt;
*W.F. V&amp;lt;small&amp;gt;OLBACH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Intorno ai capitelli a foglia di loto in S.Vitale a Ravenna&amp;quot;, in ''Felix Ravenna'', 2, 1934, 124-129.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*H. K&amp;lt;small&amp;gt;ÄHLER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Dekorative Arbeiten aus der Werkstatt des Kostantins-bogen&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 51, 1936, 180-201.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;AUTZSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Kapitellstudien. Beiträge zu einer Geschchte des spätantiken Kapitells im Osten vom vierten bis ius siebente Jahrhundert'', Berlin-Leipzig 1936 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli tardoantichi, paleocristiani e bizantini|abstract]]).&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Profiles of Greek Mouldings'' Cambridge (Massachusetts) 1936.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTTINO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Intorno alla decorazione architettonica del tempio di Venere Genitrice'', Roma, 1937.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*R. T&amp;lt;small&amp;gt;HOUVENOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux romains tardifs de Tingitane et d'Espagne&amp;quot;, in ''Publications du Service des Antiquites du Maroc'', 3, 1938, 63-82&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*L. W. D&amp;lt;small&amp;gt;ALY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;An Inscribed Doric Capital from the Argive Heraion&amp;quot;, in ''Hesperia'', 8,2, 1939, 165-169.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T&amp;lt;small&amp;gt;SCHIRA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die frühchristlichen Basen und Kapitelle von S.Paolo fuori le mura&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 54, 1939, 99-111 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli a foglie lisce|abstract]]).&lt;br /&gt;
*H. K&amp;lt;small&amp;gt;ÄHLER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die römischen Kapitelle des Rheingebietes'', Berlin 1939.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;AUTZSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die römische Schmuckkunst in Stein&amp;quot;, in ''Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte'', 3, 1939, 3 ss.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Anni 1940===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*P. H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;LANKENHAGEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Flavische architektur und ihre Dekoration untersucht am Nervaforum'', Berlin 1940.&lt;br /&gt;
*L. C&amp;lt;small&amp;gt;REMA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per un corpus dei capitelli romani&amp;quot;, in ''Atti del III convegno nazionale di Storia dell'architettura'' (congresso Roma 1938), Roma 1940.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Säule und Ordnung in der frühchristlichen Architektur&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 55, 1940, 114-130.&lt;br /&gt;
*H. S&amp;lt;small&amp;gt;EYRIG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ornamenta Palmyrena antiquiora&amp;quot;, in ''Syria'', 21, 1940, 277.&lt;br /&gt;
*V. Z&amp;lt;small&amp;gt;IINO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riflessi architettonici italici in Grecia. Studi sul capitello&amp;quot;, in ''Atti del III Convegno Nazionale di Storia dell'Architettura'', (congresso Roma 1938), Roma 1940.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;APITANI&amp;lt;/small&amp;gt; D'A&amp;lt;small&amp;gt;RZAGO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per lo studio sistematico del materiale architettonico romano nell'Italia superiore&amp;quot;, in ''Rivista archeologica dell'antica provincia e diocesi di Como'', 125-6, 1941.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;AUTZSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die langobard Schmuckkunst in Oberitalien&amp;quot;, in ''Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte'', 5, 1941, 3 ss.&lt;br /&gt;
*V. Z&amp;lt;small&amp;gt;IINO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Introduzione al capitello composito&amp;quot;, in ''Palladio'', 3, 1941, 97-107.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ERKAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die augeblich etruskischen Pfeilerkapitelle in Pompeji&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 58, 1943, 157-177.&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTAGNOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello della Pigna Vaticana&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 71, 1943-45, 3-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Chapiteaux ioniques de l'Asclepeion d'Athénes&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 68-69, 1944-45, 340-374.&lt;br /&gt;
*C. W&amp;lt;small&amp;gt;EICKERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;West-östliches&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 59, 1944, 205-219.&lt;br /&gt;
*H. Z&amp;lt;small&amp;gt;ALOSCER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Entwicklung des koptischen Kapitells&amp;quot;, in ''Bulletin de la Société d'archéologie copte'', 10, 1944, 97-114.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;AKALAKIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum ionischen Eckkapitell&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 36, 1946, 31-54.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*R. H&amp;lt;small&amp;gt;AUGLID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Greek Acanthus. Problems of Origin&amp;quot;, in ''Acta Archaeologica'', 18, 1947, 93-116.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*J.D. C&amp;lt;small&amp;gt;ONDIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitello eolico di Eresso&amp;quot;, in ''Annuario della Scuola archeologica di Atene'', 24-26, 1946-48, 25-36.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;RESSEDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per la realizzazione del corpus dei capitelli&amp;quot;, in ''Atti del V convegno nazionale di Storia dell'architettura'', Perugia 1948.&lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studi particolari nell'ambito del Corpus dei capitelli: i capitelli di Spalato&amp;quot;, in ''Atti del V Convegno Nazionale di Storia dell'Architettura'', Perugia 1948, 1-8.&lt;br /&gt;
*I. S&amp;lt;small&amp;gt;ÖDERSTRÖM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studi sulla mensola romana dal periodo della tarda repubblica fino all'epoca flavia&amp;quot;, in ''Opuscola Archeologica'', 5, 1948, 145-158.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Anni 1950===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. N&amp;lt;small&amp;gt;APOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello ionico a quattro facce a Pompei&amp;quot;, in ''Pompeiana. Raccolta di studi per il secondo centenario degli scavi a Pompei'', Napoli 1950, 1-36 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*J. M. C. T&amp;lt;small&amp;gt;OYNBEE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Peopled Scrolls: a Hellenistic Motif in Imperial Art&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 18, 1950, 1 ss.&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;OITSCHITZKY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Um die Enstehung des korintischen Baustils, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 38, 1950, 110-133.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;INARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux byzantines de Numidie actuellment au Musée de Carthage&amp;quot;, in ''Cahiers de Byrsa'', 1, 1951, 231-239.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;RESSEDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Origine e sviluppo del capitello a foglie lisce&amp;quot;, in ''Bollettino del Centro studi di Storia dell'Architettura'', 6, 1952, 9-11.&lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I capitelli romani di Aquileia'', Padova 1952.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Profiles of Western Greek Mouldings'', Rome 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*H. K&amp;lt;small&amp;gt;ÄHLER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Gebälke des Kostantinsbogens'' (''Römische Gebälke'', II, 2,2), Heidelberg, 1953 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Trabeazioni|abstract]]).&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;RAUS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Ranken der Ara Pacis. Ein Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der augusteischen Ornamentik'', Berlin 1953 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;RAUS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ornamentfriese vom Augustusforum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 1953, 46-57.&lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Note ai capitelli romani di Aquileia&amp;quot;, in ''Palladio'', 3, 1953, 135-136.&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Late Hadrianic Architectural Ornament in Rome&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 21, 1953, 118-151.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ERZONE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello di tipo corinzio dal IV all'VIII sec.&amp;quot;, in ''Forsuchungen zur Kunstgeschichte and christlichen Archäologie'', Baden Baden, 1953, 87-97.&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;OITSCHITZKY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Urform des dorischen Kapitells&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'',40, 1953.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*V. T&amp;lt;small&amp;gt;USA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitello figurato da Selinunte&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', 3, 1954.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;ISS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux de pilastres de l'époque de Vespasien au Musée des Beaux Arts&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 6, 1955, 5-13.&lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Una variante del tipo del capitello corinzio-italico comune all'architettura sicula ed a quella aquileiese&amp;quot;, in ''Atti del VII Congresso Internazionale di Storia dell'Architettura'' (Palermo, 1950), Palermo 1955, 251-254.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello paleocristiano&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1956, 37-40.&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, P.P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux toscans trouvés en Tunisie&amp;quot;, in ''Karthago'', 6, 1956, 11-19.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Problémes des origines des ordres à volutes&amp;quot;, in ''Études d'Archeologie classique'', 1, 1955-56, 119-131.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, L. P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elements architecturaux trouves en mer pres de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 7, 1956, 57-104 ([[Bibliografia / Marmo#Naufragi|abstract]]) &lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I capitelli romani della Venezia Giulia e dell'Istria'', Roma 1956.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Y. B&amp;lt;small&amp;gt;OYSAL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die korinthischen Kapitelle der hellenistichen Zeit Anatoliens&amp;quot;, in ''Anatolia'', 2, 1957, 123-132.&lt;br /&gt;
*I. N&amp;lt;small&amp;gt;ICOLAJEVIC&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;TOJKOVIC&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La décoracion architecturale sculptée de l'époque bas-romaine en Macédonie, en Serbie et au Monténégro'', Beograd 1957.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Ornamente kaiserzeitlichen Bauten Roms. Soffitten'', Köln-Gratz 1957.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ELLONI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I capitelli romani di Milano'', Padova 1958 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli in generale|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;AIURI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Portali con capitelli cubici a Pompei&amp;quot;, in ''Rendiconti dell'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli'', 33, 1958.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteau ionique d'Halicarnasse&amp;quot;, in ''Revue des Etudes Anciennes'', 61, 1959, 65-76.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;À propos des éléments architecturaux de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 10, 1959, 141-155.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1960===&lt;br /&gt;
*E. A&amp;lt;small&amp;gt;KURGAL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Vom Äolischen zum ionischen Kapitell&amp;quot;, in ''Anatolia'', 5, 1960, 1-7.&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;ISS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un chapiteau de la haute époque impériale recemment acquis&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 17, 1960, 3-8.&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Some early examples of the composite capital&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128 ([[Some early examples of the composite capital|sintesi]])&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Round Temple in the Forum Boarium&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 28, 1960, 7-32.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1961===&lt;br /&gt;
*W. A&amp;lt;small&amp;gt;LZINGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ionische Kapitell aus Ephesos&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 46, 1961-63, 105-136 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;IASCA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli a volute in Palestina&amp;quot;, in ''Rivista degli studi orientali'', 36, 1961, 189-197.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;IAZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTOS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los capiteles romanos de orden corintio de España y problemas de su estudio&amp;quot;, in ''Ampurias'', 32-33, 1960-61, 223-237.&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;INARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux à béliers et à aigles de Damous el Karita&amp;quot;, in ''Cahiers de Byrsa'', 9, 1960-61, 37-76.&lt;br /&gt;
*G. R&amp;lt;small&amp;gt;OUX&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'architecture de l'Argolide aux IVe et IIIe siécles avant J.-C.'', Paris, 1961.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kapitelle und friese vom Bogen der Sergier zu Pola&amp;quot;, in ''Bonner Jahrbücher'', 161, 1961, 263-276.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1962===&lt;br /&gt;
*M. E. B&amp;lt;small&amp;gt;ERTOLDI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Ricerche sulla decorazione architettonica del Foro di Traiano'' (''Studi Miscellanei'', 3), Roma 1962.&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;OËTHIUS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Of Tuscan Columns&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 66, 1962, 249-254.&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;IASCA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il capitello detto eolico in Etruria'', Firenze 1962.&lt;br /&gt;
*C. D’A&amp;lt;small&amp;gt;MBROSI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. S&amp;lt;small&amp;gt;ONZOGNO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La cava romana'', Trieste 1962.&lt;br /&gt;
*J. E&amp;lt;small&amp;gt;L&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;HEHADEH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Untersuchungen zum antiken Schmuck in Syrien'', (diss.) Berlin 1962.&lt;br /&gt;
*H. P. L'O&amp;lt;small&amp;gt;RANGE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ara Pacis Augustae. La zona floreale&amp;quot;, in ''Acta ad archaeologiam et artium historiam pertinentia'', 1, 1962, 7-16.&lt;br /&gt;
*E. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERCKLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike FIguralkapitelle'', Berlin 1962 (vedi [[Recensioni / Antike Figuralkapitelle|recensioni]]).&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 30, 1962, 1-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1963===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Some observations on early roman corinthian&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84 ([[Some observations on early roman corinthian|sintesi]]).&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;ASOWICZOVWNA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zagadniene dekoracji architektoniczneji. Kapitele korynckie z Muzeum Naradowego w Warszawie&amp;quot;, in ''Rocznik Muzeum Naradowego w. Warszawie'', 7, 1963, 211-260.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1964===&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;EL&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ARMEN&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;RAPOTE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los capiteles de Clunia&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 30, 1964, 171-184.&lt;br /&gt;
*R. F&amp;lt;small&amp;gt;ARIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli paleocristiani e paleobizantini di Salonicco&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1964, 132-177.&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;CAMACCA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli di S.Eufemia e di S.Maria a Grado&amp;quot;, in ''Aquileia Nostra'', 35, 1964, 149-163.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Roman Ionic Base in Corinth&amp;quot;, in ''Essays in memory of K.Lehman'', New York 1964, 300-303.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;USINI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il lapicida romano'', Roma 1964.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1965===&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ÖRKER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Blattkelchkapitelle. Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Arkitekturornamentik in Greichland'', Berlin 1965.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zu einigen spätantiken Figuralkapitellen&amp;quot;, in ''Deltion tes christianikes arkaiologhikes etaireios'', 1964-65, 71-81.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Entstehung der spätantiken zweizonen Tierkapitelle&amp;quot;, in ''Charistèrion eis A.K.Orlandou'', I, Athenai 1965, 136-144.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;EL&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ARMEN&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;RAPOTE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Los capiteles de Clunia. Hallazgos hasta 1964'' (''Monografias Clunienses'', II), Valladolid 1965.&lt;br /&gt;
*F. E&amp;lt;small&amp;gt;CKSTEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmorer Löwenwasserspeier in Mainz&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 72, 1965, 62 ss.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCATI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per una storia del capitello a volute&amp;quot;, in ''Rivista dell’Istituto nazionale d’archeologia e storia dell’arte'', 13-14, 1964-65, 5-9.&lt;br /&gt;
*B. N&amp;lt;small&amp;gt;EUTSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tarentinische und lukanische Vorstufen zu den Kopfkapitelle am italischen Forumtempel von Paestum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 72, 1965, 70-80.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;ALCHETTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni sull'architettura e la decorazione del Portico di Ottavia&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 17, 1965, 311-312.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Etruscan and Republican Roman Mouldings'' (''Memoirs of the American Academy in Rome'', 28), 1965.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1966===&lt;br /&gt;
*G. A&amp;lt;small&amp;gt;GNELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli bizantini del Museo di Messina&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 43, 1966.&lt;br /&gt;
*S. N. B&amp;lt;small&amp;gt;OBTSCHEW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Über den Zusammenhang zwischen den Kymatien und der Atragalschmuk in der antiken Architektur&amp;quot;, in ''Charistèrion eis A.K.Orlandou'', III, Athenai 1966, 410-412.&lt;br /&gt;
*J. B&amp;lt;small&amp;gt;OUBE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un chapiteau ionique de l'époque de Jube II in Volubilis&amp;quot;, in ''Bulletin d'archéologie marocaine'', 6, 1966, 109-194.&lt;br /&gt;
*B. F&amp;lt;small&amp;gt;ILARSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Remarques sur le décor architectural de la voie pretorienne au Camp de Dioclétien a Palmyre&amp;quot;, in ''Etudes et travaux'', 1966, 108-122.&lt;br /&gt;
*B. F&amp;lt;small&amp;gt;ILARSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nouveaux fragments de chapiteaux hétérodoxes á Palmyre&amp;quot;, in ''Etudes et travaux'', 1966, 123-228.&lt;br /&gt;
*B. F&amp;lt;small&amp;gt;ILARSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elements d'architecture du Ie siécle de N.E. découverts au Camp de Dioclétien á Palmyre&amp;quot;, in ''Studia palmiyrenskie'', 1966, 59-73.&lt;br /&gt;
*C. L&amp;lt;small&amp;gt;A&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;RANCHE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Greek Figural Capital&amp;quot;, in ''Berythus'', 16, 1966, 71-96.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Schmuckbasen des antiken Rom'', Münster 1966.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1967===&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I marmi decorati ostiensi&amp;quot;, in ''Dedalo'', 3,6, 1967, 49-72.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ALLICO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli antichi nella cattedrale di Catania&amp;quot;, in ''Palladio'', 17, 1967, 171-182.&lt;br /&gt;
*B. F&amp;lt;small&amp;gt;ILARSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Studia nad dekoracjami architektoniczymi Palmyry'', Warsawa 1967.&lt;br /&gt;
*E. F&amp;lt;small&amp;gt;ORSSMAN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Dorisch, Ionisch, Korinthisch'', Stockholm-Gšteborg-Uppsala 1967&lt;br /&gt;
*N. L. H&amp;lt;small&amp;gt;IRSCHLAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Head-capitals of Sardis&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 35, 1967, 106-114.&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;ISS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Deux chapiteaux romains de l'époque impériale&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 30, 1967, 7-17.&lt;br /&gt;
*C. P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Élements architecturaux punicisants de Thugga&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1967, 113-126.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;HEODORESCU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Remarques sur la composition et la chronologie du kymation ionique, suscitèes par quelques exemplaires decouvertes à Histria&amp;quot;, in ''Dacia'', 11, 1967, 95-120.&lt;br /&gt;
*G. T&amp;lt;small&amp;gt;RAVERSARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni critiche sul capitello della Pigna al Vaticano&amp;quot;, in ''Atti Convegni Lincei'', 1967, 106-114.&lt;br /&gt;
*J.B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;An Early Augustan Capital in the Forum Romanum, in ''British School at Rome. Papers'', 35, 1967, 23-28.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1968===&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux corinthiens hellénistiques d'Asie central découverts á Aï Khanoum&amp;quot;, in ''Syria'', 45, 1968, 111-151.&lt;br /&gt;
*A. D. B&amp;lt;small&amp;gt;ROCKMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die grieschische Ante. Eine tipologische Untersuchung'', Marburg 1968.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Luni, Parma, Velleia. Ricerche sulla decorazione architettonica romana'', Milano 1968 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*W. H&amp;lt;small&amp;gt;ÖPFNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum ionischen Kapitell bei Hermogenes und Vitruv&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 83, 1968, 213-234.&lt;br /&gt;
*J. K&amp;lt;small&amp;gt;RAMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein spätantike Kapitell aus dem Münster von Essen&amp;quot;, in ''Beiträge zur Archäologie des römischen Rheinlandes'', Düsseldorf 1968, 331-333.&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Carthage. Utique. Études d'architecture et d'urbanisme'', Paris 1968.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1969===&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Kapitell des Apollo Palatinus-Tempels&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 76, 1969, 183-204.&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ROISE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Éléments d'un ordre toscan provincial en Haute-Savoie&amp;quot;, in ''Gallia'', 27, 1969, 15-22.&lt;br /&gt;
*R. F&amp;lt;small&amp;gt;ARIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Corpus della scultura paleocristiana, bizantina ed altomedioevale di Ravenna. III. La scultura architettonica'', Roma 1969.&lt;br /&gt;
*R. F&amp;lt;small&amp;gt;ARIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni su due capitelli del museo arcivescovile di Ravenna&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 45, 1969, 107-117.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. A&amp;lt;small&amp;gt;NDREAU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bolsena. Les nouveaux éléments d'architecture dans les zones Sud et Sud-Est&amp;quot;, in ''Mélanges de l'école française de Rome. Antiquité'', 81, 1969, 119-136.&lt;br /&gt;
*K. M&amp;lt;small&amp;gt;ERTENS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Barockarchitektur und Säulenordnung&amp;quot;, in ''Wissenschaftl. Zeitschr. der Techn. Univ. Dresden'', 18, 1969.&lt;br /&gt;
*I. N&amp;lt;small&amp;gt;ICOLAJEVIC&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;TOJKOVIC&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux d'ordre corinthien de Sirmium&amp;quot;, in ''Akten des VII. internationalen Kongresses für christliche Archäologie'' (Trier, 1965), Città del Vaticano 1969, 653-660.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The geographical distribution of greek and roman ionic bases&amp;quot;, in ''Hesperia'', 39, 1969, 186-204.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1970===&lt;br /&gt;
*A. A&amp;lt;small&amp;gt;UDIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un chapiteau á tête au Musée Archéologique de Fourviére&amp;quot;, in ''Bulletin des musées et monuments lyonnais'', 4, 1970, 1-4.&lt;br /&gt;
*H. H. B&amp;lt;small&amp;gt;ÜSING&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die griechische Halbsäule'', Wiesbaden 1970.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;ONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Decorazione architettonica della Piazza dOro a Villa Adriana'', Roma 1970 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età adrianea a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
*W. D. H&amp;lt;small&amp;gt;EILMEYER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Korintische Normalkapitelle. Studien zur Geschichte der römischen Architekturdekoration'', (''Römische Mitteilungen'', suppl. 16), 1970.&lt;br /&gt;
*G. L&amp;lt;small&amp;gt;UCCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un singolare tipo di capitelli d'acqua&amp;quot;, in ''Venetia'', 2, 1970, 254-273.&lt;br /&gt;
*V. M&amp;lt;small&amp;gt;LADENOVA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux du revetement de la villa prés d'Ivailovgrad&amp;quot;, in ''Izd-vo na Bŭlgarskata akademia na naukite'', 32, 1970, 135-147.&lt;br /&gt;
*R. T&amp;lt;small&amp;gt;HOUVENOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sur quelques chapiteaux singuliers de Banasa&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du comité des travaux historiques et scientifiques Paris'', 6, 1970, 245-253.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;ALTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La colonne ciselée dans la Gaule Romaine'', Paris, 1970.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1971===&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;AMMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein Rundfries mit Bukranien und Girlanden&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 49, 1969-71, 23 ss.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;RAEMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le marbre a l'époque romaine&amp;quot;, in ''Revue Archeologique'', 1, 1971, pp.167-174.&lt;br /&gt;
*M. H&amp;lt;small&amp;gt;ONROTH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stadtrömische Girlanden'' (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien. Sonderschrift'' 18), Wien 1971.&lt;br /&gt;
*H, L&amp;lt;small&amp;gt;AUTER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ptoleamaïs in Libyen. Ein Beitrag sur Baukunst Alexandrias&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 86, 1971, 148 ss.&lt;br /&gt;
*C. L&amp;lt;small&amp;gt;EON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Bauornamentik des Trajansforum und ihre Stellung in der früh-und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Rom'', Wien-Köln-Gratz 1971. ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età traianea a Roma|abstract]])&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La villa del Casale a Piazza Armerina. Problemi: Elementi decorativi architettonici&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité'', 83, 1971, 207-233.&lt;br /&gt;
*G. R&amp;lt;small&amp;gt;OSADA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La tipologia e il significato dell' &amp;quot;ordinte tuscanico&amp;quot; nell'architettura di Roma&amp;quot;, in ''Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti'', 79, 1970-71, 65-110.&lt;br /&gt;
*R. T&amp;lt;small&amp;gt;URCAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les guirlandes dans l'antiquitè classique&amp;quot;, in ''Jahrbuch für Antike und Christentum'', 14, 1971, 92 ss.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Kapitelle und Basen. Beobachtungen zur Entstehung der grieschischen Säulenformen'', (''Beiheft der Bonner Jahrbücher'' 32), Düsseldorf 1971.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kymation und astragal&amp;quot;, in ''Marburger Winckelmann-Programm'', 1971-72, 1-13.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1972===&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, P. A. F&amp;lt;small&amp;gt;EVRIER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor des monuments chrétiens d'Afrique (Algerie, Tunisie)&amp;quot;, in ''Actas del VIII congreso international de Arqueologia cristiana'' (congresso Barcelona 1969), Città del Vaticano-Barcelona 1972, 5-55.&lt;br /&gt;
*H. L&amp;lt;small&amp;gt;AUTER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Kapitellefabrikation in spätrepublikanischer Zeit&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 79, 1972, 323-329.&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin'', Cösfeld 1972 ([[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin|sintesi]]).&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un'officina greca per gli elementi decorativi architettonici dell'anfiteatro di Lecce&amp;quot;, in ''Ricerche e studi (Quaderno del Museo archeologico provinciale &amp;quot;Francesco Ribezzo&amp;quot; di Brindisi)'', 6, 1972, 9-39 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Apulia et Calabria (Puglia)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;OTILI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'arco di Traiano a Benevento'', Roma, 1972.&lt;br /&gt;
*F.S&amp;lt;small&amp;gt;ALVIAT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Une image de l'Afrique sur en chapiteau á figures de Glanum&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 5, 1972, 21-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1973===&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;AMMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Hellenistische Kapitelle aus Ephesos&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 8, 1973, 219-234.&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das korintische Kapitelle des 4. und 3 Jahrhunderts v.Chr.'' (''Athenischen Mitteilungen Beiheft'', 3), Berlin 1973.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Traditions hellénistiques d'Orient dans le décor architectural des Temples romains de Gaule Narbonnaise&amp;quot;, in ''La Gallia romana'' (congresso Accademia dei Lincei, Roma 1971), Roma 1973, 167-181.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Recensione a Ch. F. Leon, Die Bauornamentik des Trajansforum und ihre Stellung in der früh-und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Rom, Wien 1971&amp;quot;, in ''Latomus'', 32, 1973, 917-919.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ONTAGNA&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ASQUINUCCI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica del tempio del Divo Giulio nel Foro Romano'' (''Monumenti Antichi dell'Accademia Nazionale dei Lincei'', I.4 48), Roma 1973.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Scavi di Ostia VII: I capitelli'', Roma 1973.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1974===&lt;br /&gt;
*H. D&amp;lt;small&amp;gt;RERUP&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zwei Kapitelle aus Italica&amp;quot;, in ''Archivo español de arqueologia'', 45-47, 1972-74, 91-102.&lt;br /&gt;
*G. G&amp;lt;small&amp;gt;ULLINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sull'origine del fregio dorico&amp;quot;, in ''Memorie dell'Accademia delle scienze di Torino'', IV, 31, 1974 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Fregi dorici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Schematic Composite Capital: a Study of Architectural Decoration at Rome in the Later Empire'', Ann Arbor 1974.&lt;br /&gt;
*M. L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Baroque Architecture in Classical Antiquity'', London 1974.&lt;br /&gt;
*F. M&amp;lt;small&amp;gt;AGI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I marmi del teatro di Domiziano a Castelgandolfo&amp;quot;, in ''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'', (serie III), 46, 1973-74, 63-77 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età flavia a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. N&amp;lt;small&amp;gt;EGEV&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nabatean Capitals in the Towns of the Negev&amp;quot;,in ''Israel Exploration Journal'', 21, 1974, 153-159.&lt;br /&gt;
*G. T&amp;lt;small&amp;gt;EDESCHI&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;RISANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capitelli romani figurati a Pisa'', Pisa 1974-75.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1975===&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;ARATTOLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sulla decorazione delle celle del Tempio di Venere e Roma all'epoca di Adriano&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 84, 1974-75, 133.&lt;br /&gt;
*F.W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Spolien in der spätantiken Architektur'', München 1975.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architecture romaine de Tunisie. L'ordre: rythmes et proportions dans le Tell'', Tunis 1975.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, M. P. R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia&amp;quot;, in ''Atti del convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e il 150º anniversario della sua scoperta'', II, Brescia 1975, 53-66 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. P. R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica romana in Parma'', Roma 1975 (vedi [[Recensioni / La decorazione architettonica romana in Parma|recensioni]]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1976===&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il materiale di spoglio nell'architettura tardoantica&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1976, 131-146 ([[Bibliografia / Reimpiego|abstract]]).&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Une carriére régionale en Afrique: la pierre de Keddel&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 83, 1976, 367-402.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Aurea Templa. Recherches sur l'architecture religieuse de Rome á l'epoque d'Auguste'' (''Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome'' 231) Rome 1976 (in particolare, sull'origine della cornice con mensole e del corinzio romano, 197-232 [[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;RAUS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Uberlegungen zum Bauornament&amp;quot;, in ''Hellenismus in Mittelitalien'' (congresso Göttingen, 1974), II, Göttingen 1976.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Fregio in marmo nero da Villa Adriana&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 28, 1976, 126-160.&lt;br /&gt;
*P. R&amp;lt;small&amp;gt;OOS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Observations on the Internal Proportions of the Ionic Dentil in the Aegean&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1976, 103-112.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1977===&lt;br /&gt;
*W. E. B&amp;lt;small&amp;gt;ETSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The History, Production and Distribution of the Late Antique Capital in Constantinople'', Ann Arbor 1977.&lt;br /&gt;
*E. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTEELS&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Les chapiteaux ioniques á quatre faces de Ordona&amp;quot;, in '' Bulletin de l'Institut historique belge de Rome'', 46-47, 1976-77.&lt;br /&gt;
*M. C&amp;lt;small&amp;gt;OCCO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Due tipi di capitelli a Pompei: corinzio-italico e a sofà&amp;quot;, in ''Cronache pompeiane'', 3, 1977, 57-155.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aspetti e problemi della decorazione architettonica romana in Romagna. Età tardo repubblicana e augustea&amp;quot;, in ''Studi romagnoli'', 28, 1977, 172-208.&lt;br /&gt;
*M. A. D&amp;lt;small&amp;gt;OLLFUS&amp;lt;/small&amp;gt;, F. V&amp;lt;small&amp;gt;ILPOUX&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Découverte d'un chapiteau corinthien au lieu-dit &amp;quot;les cateliers&amp;quot; à Noyers-sur-Andelys&amp;quot;, in ''BSNEP'', 43,1, 1977, 20-21.&lt;br /&gt;
*V. G&amp;lt;small&amp;gt;ALLIAZZO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli del museo civico di Vicenza. Contributo allo studio della decorazione architettonica del teatro di Berga&amp;quot;, in ''Aquileia nostra'', 48, 1977, 49-72.&lt;br /&gt;
*P. C. H&amp;lt;small&amp;gt;AMMOND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Capitals from the 'Temple of the Winged Lions' at Petra&amp;quot;, in ''Bulletin of the American Schools of Oriental Research'', 226, 1977, 47-51.&lt;br /&gt;
*F. S. K&amp;lt;small&amp;gt;LEINER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Artist in the Roman World. An Itinerant Workshop in Augustan Gaul&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité'', 89, 1977, 661-696.&lt;br /&gt;
*I. M&amp;lt;small&amp;gt;IRNICK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;On Some Architectural Fragments from Diocletian's Palace at Split&amp;quot;, in ''Archaeologia iugoslavica'', 18, 1977, 45-56.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Exportations de marbre Thasien à l'époque paléochrétienne: le cas des chapiteaux ioniques&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 101, 1977, 471-511.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1978===&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. P&amp;lt;small&amp;gt;RONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici degli Horrea Agrippiana&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 30, 1978, 107-131.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste, Pola. L'età augustea e giulio claudia'', Padova 1978 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*L. C&amp;lt;small&amp;gt;ENCIAIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli romani di Perugia&amp;quot;, in ''Annali della facoltà di lettere e filosofia di Perugia. Studi classici'', 15, 1977-78, 41-96 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli in generale|abstract]]).&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux chrétiens de Tunisie : variations sur un théme&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques et scientifiques Paris'', 1976-1978 (''Afrique du Nord'', 8), 217-228.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Entablements modillonnaires d'Afrique au IIe s. apr. J.-C. (À propos de la corniche des temples du Forum de Rougga)&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 85, 1978, 459-476.&lt;br /&gt;
*L. M&amp;lt;small&amp;gt;AURIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Saintes antiques'', Saintes 1978 ([[Bibliografia_/_Decorazione_architettonica_per_luoghi#Province galliche e alpine (Francia, Belgio, Austria, Svizzera)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Soffitten von Ephesos und Asia Minor&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien '', 52, 1978-80, 91-107.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1979===&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ACCINI&amp;lt;/small&amp;gt; L&amp;lt;small&amp;gt;EOTARDI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Scavi di Ostia X. Marmi di cava rinvenuti ad Ostia'', Roma 1979.&lt;br /&gt;
*F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T. L&amp;lt;small&amp;gt;UTTRELL&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B. L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ligorio, Palladio and the Decorated Roman Capital from le Mura di S. Stefano&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 47, 1979, 102-116.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;ADENAT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux tardifs du limes de Maurétanie Césarienne&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 14, 1979, 247-260.&lt;br /&gt;
*L. R. C&amp;lt;small&amp;gt;IELO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli della cripta nella cattedrale di S.Agata dei Goti&amp;quot;, in ''Napoli nobilissima'', 18, 1979, 105-116.&lt;br /&gt;
*J. J. C&amp;lt;small&amp;gt;OULTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Doric capitals: a proportional analysis&amp;quot;, in ''Annual of the British School at Athens'', 74, 1979, 81-153.&lt;br /&gt;
*C. D&amp;lt;small&amp;gt;UFOUR&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;OZZO&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Il reimpiego di marmi antichi nei monumenti medioevali e l'esordio della scultura architettonica del protoromanico a Genova&amp;quot;, in ''Bollettino d'arte'', 64,3, 1979, 1 ss.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Trois petit jalons dans l'histoire du rinceau animé en Proconsulare&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 13, 1979, 235-247.&lt;br /&gt;
*C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASPARRI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Aedes Concordiae Augustae'', Roma 1979.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. A&amp;lt;small&amp;gt;MY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La Maison Carrée de Nîmes'' (''Gallia'', Suppl., 38), Paris 1979.&lt;br /&gt;
*G. J&amp;lt;small&amp;gt;ENEWEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Bauornamentik und Skulpturenfragmente aus Rom der Originalsammlung des Archäologischen Instituts der Universität Innsbruck'' (diss.), Innsbruck, 1979.&lt;br /&gt;
*H, L&amp;lt;small&amp;gt;AUTER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen zur späthellenistischen Baukunst in Mittelitalien&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 94, 1979, 390-459.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;AVROPOULOU&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;SIUMIS&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;APANIKOLA&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;AKIRTZIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitals of the Rotonda Collection. Part II. Ionic Capitals&amp;quot;, in ''Makedonika'', 19, 1979, 218-235.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frammenti della decorazione architettonica della Domus Flavia sul Palatino&amp;quot;, in ''Piranesi nei luoghi di Piranesi'', II (catalogo mostra), Roma 1979.&lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ALKER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Corinthian capitals with ringed voids: the work of Athenian craftsmen in the second century AD&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1979, 103-129.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1980===&lt;br /&gt;
*D. A&amp;lt;small&amp;gt;LICU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ordine architectonice la Ulpia Traiana Sarmizegetusa&amp;quot;, in ''Apulum'', 19, 1981, 97-107 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Usi locali degli ordini architettonici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;AMMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elemente flavisch-trajanischer Architekturfassaden aus Ephesos&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 52, 1978-1980, 65-90.&lt;br /&gt;
*O. B&amp;lt;small&amp;gt;INGÖL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das ionische Normalkapitell in hellenistischen und römischen Zeit in Kleinasien'', (''Istanbuler Mitteilungen Beiheft'' 20), Tübingen 1980 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*G.F. C&amp;lt;small&amp;gt;ARETTONI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli ellenistici della casa di Augusto&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 87, 1980, 131-136.&lt;br /&gt;
*M. C&amp;lt;small&amp;gt;IMA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Decorazione architettonica&amp;quot;, &amp;quot;Il Tempio di Romolo al Foro Romano&amp;quot;, in ''Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura'', 1980, 103 e ss.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;ONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi antichi di Genova: decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia'', 1980.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale à l'époque paléochrétienne en Illyricum&amp;quot;, Atti del X Congresso di Archeologia Cristiana(Thessaloniki, 1980), 31-117&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;HEODORESCU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le chapiteau ionique grec'', Geneve, 1980.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ERGARA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli di spoglio nella cripta del Duomo di Otranto&amp;quot;, in ''Prospettiva'', 22, 1980, 60-67.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Konsolengeisa des Hellenismus und der frühen Kaiserzeit'', Mainz 1980 (vedi [[Recensioni / Konsolengeisa des Hellenismus und der frühen Kaiserzeit|recensioni]]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1981===&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;IAMPOLTRINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Peopled Scrolls di Florentia&amp;quot;, in ''Prospettiva'', 27, 1981.&lt;br /&gt;
*Z. C&amp;lt;small&amp;gt;OVACEFF&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Descoperiri arhitectonice si sculpturale de la Valu lui Traiani&amp;quot;, in ''Pontica'', 14, 1981, 277-282.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il problema del corinzio italico in Italia settentrionale. A proposito di un capitello non finito di Rimini&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École  française de Rome. Antiquité'', 93, 1981, 565-616 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli italici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;,  M. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSA&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;La decorazione architettonica di età repubblicana e primo imperiale nell'area adriatica&amp;quot;, in ''Abruzzo'', 19, 1981, 33 ss.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt; ''et al.'', ''Corpus der Kapitelle der Kirche von San Marco zu Venedig'', Weisbaden 1981.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;ONATI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Rimini antica. Il lapidario romano'', Rimini 1981.&lt;br /&gt;
*H. D&amp;lt;small&amp;gt;RERUP&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Cinco capteles romanos del museo numantino de Soria&amp;quot;, in ''Celtiberia'', 62, 1981, 301-308.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Rinceaux antiques remployés dans la grande mosquée de Tunis: parenté de lor style avec celui de certains monuments de Carthage&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 17, 1981, 143-163.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les temples géminés de Glanum. Etude preliminaire&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 14, 1981, 125-158 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;EAR&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architectural Decoration&amp;quot;, in ''Excavations at Sidi Khrebisch - Benghazi (Berenice)'', I, (''Lybia Antiqua'' suppl.5), 1981.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Lo sviluppo dell'ordine corinzio in età tardo-republicana&amp;quot;, in ''L'art decoratif à Rome à la fin de la République et au debut du Principat'' (congresso Roma, 1979), Roma 1981, 19-56 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Ordine corinzio|abstract]]).&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La ''scaenae frons'' del teatro della villa di Domiziano a Castelgandolfo&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'', 4, 1981, 176-180.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Girlandenschmuck der republikanischen Zeit in Mittelitalien&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 88, 1981, 201.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ERGARA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi di spoglio nella chiesa di S.Basilio a Troia&amp;quot;, in ''Prospettiva'', 26, 1981, 57-60.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1982===&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Scultura e architettura, ovvero alcuni aspetti del decoro scolpito negli edifici costantinopolitani del V-VI secolo&amp;quot;, in ''Akten XVI internationaler Byzantinisten-kongress'' (congresso Wien 1981), II,4, (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 32,4), Wien 1982, I, 419-428.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un entablement d'Apisa Minus daté du règne d'Antonin le Pieux&amp;quot;, in ''Africa'', 7-8, 1982, 161-168.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sobre la sistematizacion del capitel corintio en la peninsula Iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 48, 1982, 25-39 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzi|abstract]]).&lt;br /&gt;
*N .H&amp;lt;small&amp;gt;ARRAZI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Chapiteaux de la grande Mosquée de Kairouan'', Tunis 1982.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elemente der frükaiserzeitlichen Aedikulaarchitektur&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 53, 1981-82, 43-86 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli figurati|abstract]]).&lt;br /&gt;
*V. I&amp;lt;small&amp;gt;DIL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Korintische Kapitelle im Museum von Izmir&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 53, 1981-82, 149-188.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les chapiteaux de Cherchell. Étude de la décoration architectonique''  (''Bulletin d’archéologie algérienne'', suppl.3), Alger 1982 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province africane occidentali (Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania libica)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica di Cherchel: cornici, architravi, soffitti, basi e pilastri&amp;quot;, in ''150-Jahr-Feier Deutsches Archäologisches Institut Rom'' (''Römische Mitteilungen'', suppl.25), Roma 1982, 116-169.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frammenti antichi del convento di S.Alessio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;PENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. D&amp;lt;small&amp;gt;EGRASSI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Frammenti antichi del convento di S. Alessio. La raccolta epigrafica del chiostro di S. Alessio'' (''Quaderni di studi romani'', 20), Roma 1982 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzi|abstract]]).&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Some ionic architectural fragments from the Athenian Agora&amp;quot;, in '' Studies in Athenian Architecture, Sculpture and Topography presented to Homer A. Thompson'' (''Hesperia supplements'', 20), Athens 1982, 192-205.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1983===&lt;br /&gt;
*M. L. C&amp;lt;small&amp;gt;ANCELA&amp;lt;/small&amp;gt; R&amp;lt;small&amp;gt;AMÍREZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RELLANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capiteles romanos procedentes de Bílbilis  (Calatayud)&amp;quot;, in ''Primer encuentro de estudios bilbilitanos'' I, Zaragoza 1983, 47-52.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architetture romane in museo'', ''I musei di Aquileia, I'' (''Antichità Altoadriatiche'', 23, 1983), Udine 1983, 127-158 ([[Bibliografia_/_Decorazione_architettonica_per_luoghi|abstract]]).&lt;br /&gt;
*G. M. D&amp;lt;small&amp;gt;ELLA&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;INA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le antichità a Chiusi. Un caso di &amp;quot;arredo urbano'', Roma 1983&lt;br /&gt;
*X. D&amp;lt;small&amp;gt;UPRÉ I &amp;lt;/small&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;AVENTÓS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Els capiteles corintis de l'arc de Berá'', Tarragona 1983.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;WORAKOWSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Quarries en Roman Province'', Varsavia 1983.&lt;br /&gt;
*J. G&amp;lt;small&amp;gt;ANZERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Entwicklung lesbischer Kymationsformen&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 98, 1983.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un atelier itinerant de marbriers&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 19, 1983, 75-84.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux de la colonnade du baptistére d'Aix-en-Provence&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 16, 1983, 223-224.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El capitel corintizante. Su difusion en la peninsula Iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 49, 1983, 73-93 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzieggianti|abstract]]).&lt;br /&gt;
*K. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum Dekor dorischer Kapitelle&amp;quot;, in ''Architectura'', 13, 1983, 1-12.&lt;br /&gt;
*V. K&amp;lt;small&amp;gt;OCKEL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Beobachtungen zum Tempel des Mars Ultor und zum Forum des Augustus&amp;quot;&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 90, 1983 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Monumenti romani|abstract]]).&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OIREL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Inventaire du lapidaire du Musée des Antiquités'' (diss. Université de Rouen), Rouen 1983.&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;IZZELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nuovi ritrovamenti riguardanti blocchi con fregi di epoca romana provenienti da monumenti funerari o da templi&amp;quot;, in ''Museo civico della Media Valle del Liri. Contributi'', Sora 1983, 50-54.&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;OTH&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ONGÈS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'acanthe dans le décor architectonique proto-augustéen en Provence&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 16, 1983, 103-134.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;AURON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les cippes funéraires gallo-romains á décor de rinceaux de Nîmes et de sa region&amp;quot;, in ''Gallia'', 41, 1983, 59-110.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;OLINET&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Dorisiende nabataïsche Kapitelle&amp;quot;, in ''Damaszener Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Orient-Abteilung''), 1, 1983, 307-312.&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I capitelli romani del Museo Archeologico di Verona'', Roma 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1984===&lt;br /&gt;
*T. F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Roman architectural ornament in Kent&amp;quot;, in ''Archaologia cantiana'', 100, 1984, 65-80 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province britanniche (Gran Bretagna)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*J. L. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; L&amp;lt;small&amp;gt;A&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ARRERA&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;NTÓN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Los capiteles romanos de Mérida'', (''Monografías Emeritenses'', 2), Badajoz 1984.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'évolution du décor architectonique an Afrique proconsulaire, des derniers temps de Carthage aux Antonins'', Aix-en-Provence 1984.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les vestiges du Capitole de Numlulis&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 52, 1984, 115-123.&lt;br /&gt;
*V. F&amp;lt;small&amp;gt;IOCCHI&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;ICOLAI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Considerazioni sulla decorazione architettonica altomedievale della basilica di Sant'Erasmo a Formia&amp;quot;, in ''Bollettino d'arte del Ministero per i beni culturali e ambientali'', 23, 1984, 51-64.&lt;br /&gt;
*J. G&amp;lt;small&amp;gt;ANZERT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das Kenotaph für Gaius Caesar in Limyra. Architektur und Bauornamentik'' (''Istanbuler Forschungen'' 35), 1984 &amp;lt;small&amp;gt;(vedi immagine di uno dei frammenti trattati nella [http://www.fabernett.com/cgi-bin/fab455/44429.html scheda del libro] sul sito dell'editore.&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El capitel compuesto en la peninsula iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 1984, 81-87.&lt;br /&gt;
*M. K&amp;lt;small&amp;gt;ORRES&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Attische-ionische Kapitelle des 6. u. 5. Jh.'' (diss.), München 1984.&lt;br /&gt;
*B. L&amp;lt;small&amp;gt;EHNOFF&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das ionische Normalkapitell von Typus 1:2:3 und die Augaben Vitruvs zum ionischen Kapitelle&amp;quot;, in H. K&amp;lt;small&amp;gt;NELL&amp;lt;/small&amp;gt;, B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di) ''Vitruv-Kolloquium'' (Darmstadt, 17-18 Juni 1982), Darmstadt 1984, 193-237.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli romani di spoglio dalla basilica romanica di S.Giusta&amp;quot;, in ''Nuovo Bollettino Archeologico Sardo'', 1, 1984, 259-269.&lt;br /&gt;
*J. P&amp;lt;small&amp;gt;ATRICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Development of the Nabatean Capital&amp;quot;, in ''Eretz Israel, Archaeological, Historical and Geographical Studies'', 17, Jerusalem 1984, 291.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Tempio di Saturno. Architettura e decorazione'' (''Lavori e studi di archeologia pubblicati dalla Soprintendenza archeologica di Roma'' 5), Roma 1984.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;RALONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;À propos des chapiteaux dits byzantins de Numidie du Musée de Carthage&amp;quot;, in ''Actes du Xe congrés international d'archéologie chrétienne'' (congresso, Salonicco, 1980, ''Studi di antichità cristiana'', 37), Città del Vaticano 1984, 445-462.&lt;br /&gt;
*F. P&amp;lt;small&amp;gt;RAYON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Genese der tuskanischen Säule&amp;quot;, in H. K&amp;lt;small&amp;gt;NELL&amp;lt;/small&amp;gt;, B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di) ''Vitruv-Kolloquium'' (Darmstadt, 17-18 Juni 1982), Darmstadt 1984, 141-162.&lt;br /&gt;
*S. S&amp;lt;small&amp;gt;ETTIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tribuit sua marmora Roma: sul reimpiego di sculture antiche&amp;quot;, in ''Lanfranco e Wiligelmo. Il duomo di Modena'', Milano, 1984, 309-317.&lt;br /&gt;
*W. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;IDOW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die hellenistischen Gebälke in Sizilien&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 91, 1984, 239-358.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale à l'époque paléochrétienne en Illyricum&amp;quot;, in ''Actes du Xe congrés international d'archéologie chrétienne'' (congresso, Salonicco, 1980, ''Studi di antichità cristiana'', 37), Città del Vaticano 1984, 31-117&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;OGLIANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici paleocristiani di Verona&amp;quot;, in ''Felix Ravenna'', 127-130, 1984-85, 419-435.&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un prototipo di capitello corinzio in Sabratha&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia della Libia'', 13, 1984, 87-103.&lt;br /&gt;
*M. V&amp;lt;small&amp;gt;AKLINOVA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ateliers de la sculpture architecturale à Nicopolis ad Nestum (Bulgarie)&amp;quot;, ''Actes du X&amp;lt;sup&amp;gt;e&amp;lt;/sup&amp;gt; Congrès international d'archéologie chrétienne'', Thessalonique-Città del Vaticano 1984, 641-650.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Säulenbasis des Mars-Ultor Tempels&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 99, 1984, 161-171.&lt;br /&gt;
*C.K. W&amp;lt;small&amp;gt;ILLIAMS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Doric Architecture and Early Capitals in Corinth&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 99, 1984, 67-75.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1985===&lt;br /&gt;
*P. A&amp;lt;small&amp;gt;RTHUR&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Marble of Mondragone&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 97-100.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Testimonianze bizantine in Ancona. Le spoglie paleocristiane del S.Ciriaco&amp;quot;, in ''Atti del VI congresso nazionale di Archeologia cristiana'' (congresso Pesaro-Ancona 1983), Ancona 1985, 387-404.&lt;br /&gt;
*G. P. B&amp;lt;small&amp;gt;USO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Metodo rapido di analisi elementale di residui insolubili di marmi cristallini&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 41-45.&lt;br /&gt;
*U. C&amp;lt;small&amp;gt;AIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römischen Marmorkandelaber'', Mainz 1985.&lt;br /&gt;
*R. C&amp;lt;small&amp;gt;HITHAM&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Classical Orders of Architecture'', New York 1985.&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;LARIDGE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sulla lavorazione dei marmi bianchi nella scultura di età romana&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 113-125.&lt;br /&gt;
*D. C&amp;lt;small&amp;gt;ORDISCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, Analisi di marmi provenienti da cave mediterranee di interesse archeologico mediante la tecnica di risonanza di spin elettronico (ESR), in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 35-40.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; V&amp;lt;small&amp;gt;OS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica nel periodo di romanizzazione dell'Etruria&amp;quot;, in ''La romanizzazione dell'Etruria'' (catalogo mostra Orbetello), Milano 1985, 161-163.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;IAZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTOS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capiteles corintios romanos de Hispania'', Madrid 1985.&lt;br /&gt;
*R. G&amp;lt;small&amp;gt;INOUVÉS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Dictionnaire méthodique de l'architecture grecque et romaine'', 1985.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Byrsa III. La basilique orientale et ses abords (Mission archéologique française à Carthage)'', (''Mélanges de l'école française de Rome. Antiquité'' suppl.) Roma 1985.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capiteles romanos de la provincia de Alicante&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'',  51, 1985, 93-101.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A proposito de un libro sobre capiteles corintos romanos de Espana&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 51, 1985, 246-252.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;An example of cutting marble using an handpick and chisel&amp;quot;, 127-134, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 127-134&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;AMBRAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, A, M&amp;lt;small&amp;gt;ULLER&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sarcophages decouvertes dans le carrieres de Saliari (Thasos)&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 75-81.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;New light on some phrygian marble quarries through a petrological study and the evaluation of Ca/Sr ratio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 47-55.&lt;br /&gt;
*H. M&amp;lt;small&amp;gt;IELSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Buntmarmore aus Rom in Antikenmuseum'', Berlin 1985.&lt;br /&gt;
*D. M&amp;lt;small&amp;gt;ONNA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L’identification des marbres, sa necesité, ses methodes, ses limites&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 15-34.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi di tradizione punica e italica nella produzione architettonica della Sardegna punico-romana&amp;quot;, in ''Studi Sardi'', 26, 1981-85, 93-99.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Su due collezioni di marmi dell'istituto di archeologia dell'Università di Roma&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 1-14.&lt;br /&gt;
*P. R&amp;lt;small&amp;gt;OCKWELL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Preliminary study of the carving techniques on the Column of Trajan&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 101-111.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;OLANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Su una cava romana di granito a Nicotera&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 83-96.&lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ALKER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The marble quarries of Proconnesos: isotopic evidence for the age of the quarries and for ''lenos''-sarcophagi carved ad Rome&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 57-68.&lt;br /&gt;
*J.P. W&amp;lt;small&amp;gt;ILLESME&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectural de pierre à Lutéce&amp;quot;, in ''Lutéce-Paris, de César à Clovis'', Paris 1985, 174-190.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1986===&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;RAEMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Répertoire des gisements de pierres ayant exporté leur production à l’époque romaine&amp;quot;, in ''Les ressources minérales et l’histoire de leur explotation'', Paris, 1986, pp.287-328.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Décor architectural et développement du Hauran du I&amp;lt;sup&amp;gt;er&amp;lt;/sup&amp;gt; siècle avant J.-C. au VII&amp;lt;sup&amp;gt;e&amp;lt;/sup&amp;gt; siècle après J.-C.&amp;quot;,in ''Hauran I. Recherches archéologiques sur la Syrie du Sud à l’époque hellénistique et romaine. Première Partie'' (''Institut Français du Proche Orient Bibliothèque archéologique et historique'', 124), II, Paris 1986, 261-309. &lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'évolution du décor architectonique&amp;quot;, in ''CEDAC'' (''Centre d'études et de documentation archéologique de la conservation de Carthage''), 7, 1986, 8-9.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Groupe de reliefs à décor architectonique&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 93, 1986.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Corinthian Capitals of the Capernaum Synagogue: A Revision&amp;quot;, in ''Levant'', 18,1986, 131-142.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capiteles de Barcino en los museos de Barcelona'', 1986.&lt;br /&gt;
*M. J&amp;lt;small&amp;gt;ANON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor architectonique de Narbonne. Les rinceaux'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'', Supplément 13), Paris 1986.&lt;br /&gt;
*D. K&amp;lt;small&amp;gt;INNEY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Spolia from the Baths of Caracalla in S.Maria in Trastevere&amp;quot;, in ''Art Bulletin'', 68, 1986, 379-397.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;ÖSTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Bauornamenik in Milet'', (''Istanbuler Mitteilungen'' Beheft 31), 1986.&lt;br /&gt;
*J. K&amp;lt;small&amp;gt;RAMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Stilmerkmale korinthischen Kapitelle des augehenden 3. und des 4. Jahrhunderts n.Chr. in Kleinasien&amp;quot;, in ''Festschrift F.W.Deichmann'', Bonn, 1986, 109-126.&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;OACK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Westgotenzeitliche Kapitelle im Duero-Gebiet und in Asturien&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 27, 1986.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422 ([[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa|sintesi]]).&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi di reimpiego&amp;quot;, in S. G&amp;lt;small&amp;gt;EMELLI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La cattedrale di Gerace'', Cosenza 1986, 127-144.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectural de Saintes Antique. Étude du 'Grand entablement corinthien' &amp;quot;, in ''Aquitania'', 4, 1986, 109-123.&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello dorico di Iasos: esempio di metodologia progettuale di periodo ellenistico&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', Suppl., 31-32, 1986, 67-82.&lt;br /&gt;
*C. T&amp;lt;small&amp;gt;ROSO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I materiali architettonici di età romana dei Civici Musei di Pavia&amp;quot;, in ''Bollettino della società pavese di storia patria'', 1986, pp.1-26.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1987===&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello polilobato mediobizantino conservato nel museo di Nicopolis&amp;quot;, in ''Nicopolis I (Proceedings of the First International Symposium on Nicopolis)'' (congresso 1984), Preveza 1987, 349-360.&lt;br /&gt;
*J.P. B&amp;lt;small&amp;gt;OST&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;ONTURET&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les décors architecturaux de la villa de Plassac (Gironde), style provincial et marbres pyrénéens'', 1987.&lt;br /&gt;
*R. C&amp;lt;small&amp;gt;HITHAM&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Säulenordnung der Antike und ihre Anwendung in der Architektur'', Stuttgart 1987.&lt;br /&gt;
*V. D&amp;lt;small&amp;gt;ÉROCHE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'acanthe de l'arc d'Hadrien et ses dérivés en Gréce propre&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 3, 1987, 425-453.&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;ISS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Pannonische Architekturelemente und Ornamentik in Ungarn'', Budapest 1987 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province illiriche e balcaniche (Albania, Repubbliche ex yugoslave, Romania, Ungheria, Bulgaria)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*H. L&amp;lt;small&amp;gt;AUTER&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;UFE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Geschichte des sikeliotisch-korintischen Kapitells. Der sogenannte italisch-republikanische Typus'', Mainz 1987.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica in marmo scolpito nel territorio dell'antica Nuceria&amp;quot;, in ''Rassegna storica salernitana'', (IV serie) 1, 1987, 7-58.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli romani della chiesa di S.Giuliano in Selargius&amp;quot;, in ''Quaderni della soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano'', II, 4, 1987, 43-50.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ANAZZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli della cripta della basilica di S.Salvatore a Brescia&amp;quot;, in ''Dai Civici Musei d'Arte e di Storia di Brescia: studi e notizie'', 3, 1987, 11-23&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'importazione di manufatti marmorei ad Aquileia&amp;quot;, in ''Vita sociale, artistica e commerciale di Aquileia romana'' (''Atti della 16. Settimana di studi aquileiesi''. ''Antichità altoadriatiche'' 29), Udine 1987, 365-399 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#X Venetia et Histria (Lombardia orientale, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;OTH&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ONGÈS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Fragment de chapiteau de pilastre trouvé à Narbonne (Clos de la Lombarde)&amp;quot;, in ''La maison à portiques du Clos de la Lombarde à Narbonne'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'', 16è suppl.), Paris 1987, 127-132.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ILVESTRINI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Sepulcrum Marci Artori Gemini. La tomba detta dei Platorini nel Museo Nazionale Romano'', Roma, 1987. &lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;INN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stadtrömische Marmorurnen'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 8), Mainz, 1987.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;OGLIANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frammenti di decorazione architettonica di recupero&amp;quot;, in ''Archeologia medievale a Bologna. Gli scavi nel convento di S. Domenico'', Bologna 1987, 217-223.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bauschmuck der Basilica Aemilia am Forum Romanum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 94, 1987.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gebälk von der Rostra am Forum Romanum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 94, 1987.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1988===&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;SGARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Stage of Workmanship of the Corinthian Capital in Proconnesus and its Export Form&amp;quot;, in ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade'', (NATO ASI Series, 153), Dordrecht-London-Boston 1988, 115-125.&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;TTYA&amp;lt;/small&amp;gt; O&amp;lt;small&amp;gt;UERTANI&amp;lt;/small&amp;gt;, N. D&amp;lt;small&amp;gt;ECHAISE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A propos d'un bloc d'architrave à soffitte figuré au Musée National du Bardo&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 5 (convegno Cagliari e Sassari, 1987), Sassari 1988, 56-97.&lt;br /&gt;
*O. C&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elements d'architecture romaine á Larnaca&amp;quot;, in ''Report of the Department of Antiquities Cyprus'', 2, 1988, 219-228 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli nabatei|abstract]]).&lt;br /&gt;
*J.C. F&amp;lt;small&amp;gt;ANT&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;The Roman Emperors in the Marble Business&amp;quot; , in N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;(a cura di), ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade. (Nato ASI Series,153)'', Dordrecht 1988, pp. 147-158.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Note sur un chapiteau ionique de Carthage&amp;quot;, in ''CEDAC'' (''Centre d'études et de documentation archéologique de la conservation de Carthage''), 9, 1988, 38-39.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Le Temple de Mercure à Gigthis : recherches sur le décor architectonique, in ''Africa'' , 10, 1988, 174-196.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le grand temple de Vallis et sa place dans l'architecture de la province romaine d'Afrique&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1988, 41-50.&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;ERGOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello ionico-italico da Torre Annunziata&amp;quot;, in ''Rivista di studi pompeiani'', 2, 1988, 49-56.&lt;br /&gt;
*J. G&amp;lt;small&amp;gt;ANZERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Augusteische Kymaformen&amp;quot;, in ''Kaiser Augustus und die verlorene Republik'' (catalogo mostra), Berlin 1988, 116.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bases para un estudio del capitel jonico en la peninsula iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 54, 1988, 65-113.&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Ionic Capital in Late Antique Rome'' (''Archaeologica'', 56), Roma 1988.&lt;br /&gt;
*N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Oxygen and Carbon Isotopic Data Base for Classical Marble&amp;quot;, in N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade'' (''Nato ASI Series'',153), Dordrecht 1988, 305-314.&lt;br /&gt;
*J. C. J&amp;lt;small&amp;gt;OULIA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les frises doriques de Narbonne'', (''Latomus'' 202), Bruxelles 1988.&lt;br /&gt;
*W. K&amp;lt;small&amp;gt;IRCHOFF&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Entwicklung des ionischen Volutenkapitells im 6. und 5. Jh. und seine Entstehung'' (diss. Marburg/Lahn 1974) 1988.&lt;br /&gt;
*J. L&amp;lt;small&amp;gt;APART&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux de marbre de l'Antiquité tardive et du Haut Moyen Age dans la Moyenne vallée de la Garonne&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du Comité des Travaux hitoriques et scientifiques'', 23-24, 1987-1988.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici in marmo&amp;quot;, in ''Anfiteatro Flavio. Immagine. Testimonianze. Spettacoli'', Roma 1988, 53-82 ([http://www.the-colosseum.net/ita/architecture/marbles_it.htm informazioni tratte da questo testo in rete]).&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;AURON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le message estétique des rinceaux de l'Ara Pacis Augustae&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1988, 3-40.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;EGAL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architectural Decoration in Byzantine Shivta'' (''BAR International Series'', 420), Oxford 1988.&lt;br /&gt;
*V. M. S&amp;lt;small&amp;gt;TROCKA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Wechselwirkungen der stadtrömischen und kleinasiatischen Architektur unter Trajan und Hadrian&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 38, 1988, 291-307.&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ILLA&amp;lt;/small&amp;gt;,'' I capitelli di Solunto'', (''Sikelika'', 3), Roma, 1988.&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Architektur-Dekoration der Cella des Apollo-Sosianus-Tempels&amp;quot;, in ''Kaiser Augustus und die verlorene Republik'' (catalogo mostra), Berlin, 1988, 136.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1989===&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ASARAN&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Anadolu Roma Çagi lotus-palmet örgesinde tip gelisimi&amp;quot;, in ''Türk arkeoloji dergisi'', 28, 1989, 53-72.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'esportazione di marmi dal Proconneso nelle regioni pontiche durante il IV-VI secolo&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte'', 12, 1989, 91-220.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectural en Syrie aux époques hellénistique et romaine&amp;quot;, in J.M. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;, W. O&amp;lt;small&amp;gt;RTHMANN&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Archéologie et Histoire de la Syrie, II, La Syrie de l’époque achéménide à l’avènement de l’Islam'', Saarbrücken, 1989, 457-476.&lt;br /&gt;
*E. D&amp;lt;small&amp;gt;OLCI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il marmo nella civiltà romana: la produzione e il commercio'', Carrara 1989.&lt;br /&gt;
*G.M. F&amp;lt;small&amp;gt;ABRINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Due altari con decorazioni a bucrani e festoni nel Maceratese&amp;quot;, in ''Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell'Antichità'', 6, 1986 (1989), 145-169.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Décor architectonique d'Afrique proconsulaire (IIIe avant J.-C. - Ier s. ap. J.-C.)'' I-II, Gap 1989.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Répertoire décoratif de l'Afrique Proconsulaire&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 25, 1989, 115-133.&lt;br /&gt;
*C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASPARRI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sulle lesene con tralci d'acanto a Villa Medici&amp;quot;, in ''Antikenzeichnung und Antikestudium in Renaissance und Frübarock'' (congresso Coburg 1986), Coburg 1989.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El desarrollo del capitel corintio-asiático en Córdoba&amp;quot;, in ''Ifigea'', 5-6, 1988-89, 117-128.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica di Mactaris&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 417 ss.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi di decorazione architettonica della Sardegna in età tardo-antica, in ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 761 ss.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;EDERSEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Parthenon and the Origin of the Corinthian Capital'' (''Odense University Classical Studies'' 13), Odense 1989.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Teatro romano di Ferento'', Roma 1989.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architettura e decorazione architettonica nell'Africa Romana: osservazioni&amp;quot;, ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 435 ss.&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ÜLZ&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Bauornamentik von Didyma'' (''Istanbuler Mitteilungen Beiheft'' 35), Tübingen 1989 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province dell'Asia_Minore (Turchia)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ÜLZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Bauornamentik des Zeustempels von Euromos&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 39, 1989, 451-453.&lt;br /&gt;
*P. R&amp;lt;small&amp;gt;OCKWELL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Lavorare la pietra. Manuale per l'archeologo, lo storico dell'arte e il restauratore'', Roma 1989.&lt;br /&gt;
*K. T&amp;lt;small&amp;gt;ANCKE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Figuralkassetten griechischer und römischer Steindecken'', Frankfurt am Main 1989.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor architectonique de Saintes Antique. I. Les chapiteaux et bases'' (''Aquitania'', supplément 5), Paris 1989.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The cyma reversa: a Classical Ornament in Northern Israel Late Roman Period&amp;quot;, in ''Gerión'', 7, 1989, 121-137.&lt;br /&gt;
*V. V&amp;lt;small&amp;gt;EMI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les chapiteaux ioniques à imposte de Gréce à l'époque paléochrétienne'', (Bulletin de correspondance hellénique suppl. 17), Paris 1989.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Designing the Roman Corinthian Order&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 2, 1989, 35-69.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1990===&lt;br /&gt;
*O. B&amp;lt;small&amp;gt;INGÖL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Überlegungen zum ionischen Gebälk&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 39, 1990, 102.&lt;br /&gt;
*M. L. B&amp;lt;small&amp;gt;RUTO &amp;lt;/small&amp;gt;, C. V&amp;lt;small&amp;gt;ANNICOLA &amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Strumenti e tecniche di lavorazione dei marmi antichi&amp;quot;, in ''Archeologia Classica'', 42, 1990, 287-324.&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il monumento funerario di via Mantova a Brescia'', Roma 1990.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;HINER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decoración arquitectónica en Saguntum'', Valencia, 1990.&lt;br /&gt;
*C. E&amp;lt;small&amp;gt;RTEL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Korintische Kapitelle aus pannonischen Limesorten&amp;quot;, in ''Akten des 14. Internationalen Limeskongresses'' (congresso Carnuntum, 1986), Wien 1990, 561-571.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Khirbet edh-Dharih: Architectural Decoration of the Temple&amp;quot;, in ''Proceedings of the First International Conference of ARAM: The Nabataeans'' (''Aram'', 2), 1990, 229-234.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das korinthische Kapitell im Alten Israel in der hellenistischen und römischen Periode. Studien zur Baudekoration im Nahen Osten'', Mainz 1990. &lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Some Remarks on Architectural Decoration in Palestine during the Hellenistic Period (3rd -1st centuries B.C.E.)&amp;quot;, in ''Akten des XIII. Internationalen Kongresses für Klassische Archäologie'', (Berlin, 1988), Mainz 1990, 434-436.&lt;br /&gt;
*K. F&amp;lt;small&amp;gt;REYBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stradtrömische Kapitelle aus der Zeit von Domitian bis Alexander Severus. Zur Arbeitsweise und Organisation stadrömischenr Werkstätten der Kaiserzeit'', Mainz 1990.&lt;br /&gt;
*U. W. G&amp;lt;small&amp;gt;ANS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Der Quellbezirk von Nimes. Zur Datierung und zum Stil seiner Bauten&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 97, 1990, 93.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bauornamentik als kulturelle Leitform&amp;quot;, in ''Stadtbild und Ideologie. Die Monumentalisierung hispanischer Städte zwischen Republik und Kaiserzeit'' (congresso Madrid, 1987), München 1990, 341-364 (&amp;quot;Córdoba und seine Architeckturornamentik&amp;quot;, in particolare: 341-352).&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Talleres locales de capiteles corintizantes en Colonia Patricia Corduba durante el periodo adrianeo&amp;quot;, in ''Archivo Español de Arqueología'', 63, 1990,161-182.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capiteles romanos de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Boletín de la Real Academia de Córdoba'', 119, 1990, 165-170.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il tempio di Saturno a Dougga e tradizioni architettoniche di origine punica&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 7 (convegno Sassari 1989), Sassari 1990, 251-293.&lt;br /&gt;
*B. P&amp;lt;small&amp;gt;ETTINAU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Transenne dell'Anfiteatro Flavio&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 93, 1989-90, 339-378.&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;FROMMER&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Wurzeln hermogeneischer Bauornamentik&amp;quot;, in W. H&amp;lt;small&amp;gt;ÖPFNER&amp;lt;/small&amp;gt;, E. L. S&amp;lt;small&amp;gt;CHWANDNER&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Hermogenes und die hochhellenistische Architektur'', Mainz 1990, 85-103.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Schede di materiale architettonico di epoca romana&amp;quot;, in ''Milano capitale dell'impero romano. 286-402 d. C.'' (catalogo mostra), Milano 1990, pp. 97; 125; 144; 165.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1991===&lt;br /&gt;
*A. A&amp;lt;small&amp;gt;UGENTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica della basilica di S. Paolo fuori le mura&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', 70, 1991, 61-86.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;OSSERT&amp;lt;/small&amp;gt;-R&amp;lt;small&amp;gt;ADTKE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die figürlichen Rundskulpturen und Reliefs aus Augst und Kaiseraugst'', (''Forschungen in Augst'' 16), Bern 1991 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province galliche e alpine (Francia, Belgio, Austria, Svizzera)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Figured Capitals in Roman Palestine. Marble Imports and Local Stone: Some Aspects of 'Imperial' and 'Provincial' Art&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1991, 119-144.&lt;br /&gt;
*H. H&amp;lt;small&amp;gt;EINRICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Kapitelle des Fortuna-Augusta-Tempels in Pompeji&amp;quot;, in ''Bautechnik der Antike'', 1991, 80.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein Tempel spätrepublikanischer Zeit mit Konsolengesims&amp;quot;, in ''Modus in rebus. Gedenkschrift für W. Schindler'', Berlin 1991.&lt;br /&gt;
*M. L&amp;lt;small&amp;gt;ÖHR&amp;lt;/small&amp;gt;, M. O&amp;lt;small&amp;gt;PPERMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frükaiserzeitliches korintisches Pilasterkapitelle im Robertinum zu Halle/Saale&amp;quot;, in ''Modus in Rebus. Gedenkschrift für W.Schindler'', Berlin 1991, 91.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Desarrollo de los órdenes arquitectónicos en los capiteles de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 33, 1991, 113-133.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El capitel corintio de hojas lisas en Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 1991, 2, 309-324 ([http://www.arqueocordoba.com/publ/anales/anales02/2-h.htm abstract in castigliano]).&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La produzione di elementi architettonici in Sardegna dai Flavi agli Antonini&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 8 (convegno Cagliari 1990), Sassari 1991, 855 ss.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Elementi di architettura alessandrina&amp;quot;, in ''Giornate di studio in onore di Achille Adriani'' (convegno Roma 1984. ''Studi miscellanei'' 28), Roma 1991, 31-85.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riflessi sull'architettura dei cambiamenti socio-economici del tardo II e III secolo in Tripolitania e nella Proconsolare&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 8 (convegno Cagliari 1990), Sassari 1991, 447-477.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Contributi per una ricerca sul reimpiego e il ‘recupero’ dell’antico nel Medioevo&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte'', s.III, 14-15, 1991-92, 305 ss.&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;OMANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Materiali di spoglio nel battistero di San Giovanni in Laterano: un riesame e nuove considerazioni&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', s.VI 76, 70, 1991, 31-70.&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;OTH&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ONGÈS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Petit chapiteau de pilastre du Clos de la Lombarde à Narbonne&amp;quot;, in Y. S&amp;lt;small&amp;gt;OLIER&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La basilique paléochrétienne du Clos de la Lombarde'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'', 23è suppl.), Paris 1991, 307-310.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Schede di materiale architettonico di epoca romana&amp;quot;, in ''Milano ritrovata. La Via sacra da San Lorenzo al Duomo'', Milano 1991, 187.&lt;br /&gt;
*M. T&amp;lt;small&amp;gt;RUNK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen zur Augster Bauornamentik und ihre Stellung in der Architekturdekoration Galliens und der Rhein- und Donauprovinzen&amp;quot;, in''Römische Tempel in den Rhein - und westlischen Donauprovinzen'', Augst 1991,104-142.&lt;br /&gt;
*M. T&amp;lt;small&amp;gt;RUNK&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Tempel in den Rhein - und westlischen Donauprovinzen'' (''Forschungen in Augst'' 14) Augst 1991.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Designing the Roman Corinthian Capital&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 59, 1991, 89-148.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1992===&lt;br /&gt;
*S. A&amp;lt;small&amp;gt;DAMO&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;USCETTOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica e l'arredo&amp;quot;, in ''Alla ricerca di Iside. Analisi, studi e restauri dell'Iseo pompeiano nel Museo di Napoli''  (Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Napoli 1992.&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;SGARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Objets de marbre finis, semi-finis et inacheves du Proconnese&amp;quot;, in M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Pierre eternelle du Nil au Rhin, carriers et prefabrication'', Bruxelles 1992, pp. 107-126.&lt;br /&gt;
*L. C&amp;lt;small&amp;gt;AMPAGNA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Note sulla decorazione architettonica della scena del teatro di Segesta&amp;quot;, in ''Giornate Internazionali di Studi sull'area elima'' (congresso Gibellina 1991), Pisa-Gibellina 1992.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Les linteaux à figures divines en Syrie méridionale&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1992/1, 65-102.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architecturale en Transjordanie de la période hellénistique à la création de la Province d'Arabie&amp;quot;, in ''Studies in the History and Archaeology of Jordan'', 4, 1992, 227-232.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;AGARITZ&amp;lt;/small&amp;gt;, Z. P&amp;lt;small&amp;gt;EARL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Isotopic and Artistic Appraisal of Corinthian Capitals from Caesarea Maritima: A Case Study&amp;quot;, in ''Caesarea Papers'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.5), Ann Arbor 1992, 214-221.&lt;br /&gt;
*U.W. G&amp;lt;small&amp;gt;ANS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Korinthiesierende Kapitelle der römischen Kaiserzeit, Schmuckkapitelle in Italien und den nordwestlichen Provinzen'', Köln-Weimar-Wien 1992.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capiteles Romanos de la Península Ibérica'' (''Studia archeologica'', 81), Valladolid,1992.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica della Sardegna romana'', S'Alvure editore, Oristano 1992.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;AGELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello non finito da Leptis Magna&amp;quot;, in ''Quaderni di archeologia della Libia'', 15, 1992, 235-252.&lt;br /&gt;
*&amp;quot;L'arc et la colonne toscane&amp;quot;, in M. P&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTTINO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Les Etrusques et l'Europe'' (catalogo mostra, Paris 1992), Paris 1992.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architettura imperiale in Egitto&amp;quot;, Roma e l'Egitto nell'antichità classica (colloquio, Il Cairo, 1989), Roma 1992, 273-298.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il tempio della Gens Septimia a Cuicul (Gemila)&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 9 (convegno Nuoro 1991), Sassari 1992, 771-802.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;CHÖRNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;''Eine dekorierte Säulenbasis''&amp;quot;, 1992.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Asolo. Teatro romano: lo scavo 1991. La decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia del Veneto'', 8, 1992.&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'architettura del II secolo in Tripolitania. A proposito della sima del Tempio a Divinità Ignota&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia della Libia'', 15, 1992, 253-282.&lt;br /&gt;
*J.B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marble in antiquity'', London 1992.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Gebälkfriese Römerzeitlicher Bauten'', Münster 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1993===&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;AYLÉ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux dérivés du corinthien dans la France du Nord&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 269-280&lt;br /&gt;
*F. M. B&amp;lt;small&amp;gt;ILLOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'apparition de l'acanthe dans le décor des toits du monde grec&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 39-74.&lt;br /&gt;
*J. C&amp;lt;small&amp;gt;ABANOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Constitution d'une banque de données sur les chapiteaux corinthiens et dérivés du corinthien: méthodes et perspectives&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 9-23.&lt;br /&gt;
*W. C&amp;lt;small&amp;gt;LARK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Merovingian revival acanthus at Saint-Denis&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 345-356&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Introduction de l'acanthe dans la sculpture monumentale du Proche-Orient à l'époque gréco-romaine, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 99-112.&lt;br /&gt;
*P. D&amp;lt;small&amp;gt;ONABEDIAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les métamorphoses de l'acanthe sur les chapiteaux arméniens du Ve au VIIe siécle&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 147-174.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A propos d'un bloc d'architrave à soffite figuré&amp;quot;, in ''Africa'', 11-12, 1992-1993, 19-30.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapitaux byzantins de Segermes&amp;quot;, in ''Africa'', 11-12, 1992-1993, 49-60.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La basilique de Bir El Knissia, les éléments d'architecture&amp;quot;, in ''Bir El Knissia at Carthage'', Ann Arbor 1993, 225-255.&lt;br /&gt;
*M. L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A Judean Contribution to Roman Decoration: an Ornamented Stone from the Temple Mount Reconsidered&amp;quot;, in ''Israel Exploration Journal'', 43, 1993, 235-240.&lt;br /&gt;
*E. G&amp;lt;small&amp;gt;RABINER&amp;lt;/small&amp;gt;, L. P&amp;lt;small&amp;gt;RESSOUYRE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux à feuilles d'acanthe fouettées par le vent&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 357-386.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Situation stylistique et chronologique du chapiteau corinthien de Vitruve&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 27-37.&lt;br /&gt;
*P. H&amp;lt;small&amp;gt;AUSER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectonique du portique du forum de Nyon&amp;quot;, in ''Politique édilitaire dans les provinces de l'Empire romain'', Cluj-Napoca 1993, 149-152.&lt;br /&gt;
*F. H&amp;lt;small&amp;gt;EBER&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;UFFRIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'acanthe dans le décor architectural&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 189-210.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capiteles romanos de Corduba Colonia Patricia'', Córdoba 1993.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Notas sobre la decoración arquitectonica del Africa romana y de la Bética en el siglo III&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 10 (convegno Oristano 1992), Sassari 1993, 1279 ss.&lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;ESOLELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il reimpiego di spoglie antiche nella Chiesa di S. Maria in Castagneto a Formia&amp;quot;, in ''Formianum'', 1, 1993.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ÜLLER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor pictural et architectural du sanctuaire gallo-romain de Bois-l'Abbé à Eu'', (tesi Università Lille III), Lille 1993.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Elementi architettonici di Alessandria e di altri siti egiziani'' (''Repertorio d'arte dell'Egitto greco-romano'', Serie C, 3), Roma 1993.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica dei monumenti provinciali di Tarraco&amp;quot;, in R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Els Monuments provincials de Tàrraco'' (''Documents d’Arqueologia classica'' 1), Tárraco 1993, 25-105.&lt;br /&gt;
*P P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il reimpiego nell'età costantiniana a Roma&amp;quot;, in ''Costantino il Grande. Dall'antichità all'umanesimo. Colloquio sul cristianesimo nel mondo antico'' (convegno Macerata 1990), II, Macerata 1993.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;RALONG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Remarques sur les chapiteaux corinthiens tardifs en marbre de Proconnése (Ve-VIe siécles), in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 133-146.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;ASPI&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;ERRA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le chapiteau d'acanthe en Italie entre le Ve et le Xe siécle&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 175-188.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I documenti architettonici di Como romana. Catalogo degli elementi architettonici&amp;quot;, 'in 'Novum Comum 2050'' (convegno), Como, 1993, 89-141.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Alcune considerazioni sul rinvenimento di materiali architettonici romani a Como&amp;quot;, in ''Carta Archeologica della Lombardia III. Como. La città murata e la convalle'', Modena, 1993, 79-81.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;AURON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La promotion apollinienne de l'acanthe et la définition d'une esthétique classique à l'époque d'Auguste&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 75-98.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un type particulier d'acanthe à Qual'at Sern'an: les feuilles à limbes recreusées en cuiller&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 113-132.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Breve nota sui 'Capitelli di età romana da Porto Torres'. Un capitello corinzio inedito&amp;quot;, in ''Nuovo Bullettino archeologico sardo'', 5, 1993-1995,287-296.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;HIRION&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Survivances et avatars du chapiteau corinthien dans la vallée du Rhône et en Provence&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1994===&lt;br /&gt;
*X. B&amp;lt;small&amp;gt;ARRAL I&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;LTET&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'escultura arquitectónica i decorativa als monuments religiosos de l'Antiguitat Tardana a Hispánia&amp;quot;, in ''IIIª Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispánica'' (congresso Maó, 1988), Barcelona 1994, 41-48.&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;LARIDGE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi, Scultura, epigrafi ed elementi architettonici in pietra&amp;quot;, in ''Il complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi, Napoli (scavi 1983-1984)'', Galatina 1994, 85-90.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, E. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIN&amp;lt;/small&amp;gt;, C. M&amp;lt;small&amp;gt;ETZGER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Salona I. Catalogue de la sculpture architetcturale paléochrétienne de Salone'' (''Cahiers de l’Ecole Française de Rome'', 194.1) , Rome - Split 1994&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Recherches sur les éléments architecturaux du navire de Mahdia&amp;quot;, in ''Das Wrack'' (catalogo mostra), Köln 1994, 195-208.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. S&amp;lt;small&amp;gt;TEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Josephus on the Use of Marble in Building Projects of Herod the Great&amp;quot;, in ''Journal of Jewish Studies'', 45, 1994, 79-85.&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;REY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aphrodisias de Carie: les chapiteaux du temple&amp;quot;, in ''Le projet de Vitruve. Objet, destinataire et réception du de Architectura'', Roma 1994, 123-137.&lt;br /&gt;
*U. W. G&amp;lt;small&amp;gt;ANS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Hellenistische Architekturteile aus Hartgestein in Alexandria&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1994, 433-453.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementos arquitectónicos en Corduba Colonia Patricia&amp;quot;, in ''La ciudad en el mundo romano'' (''Actas del XIV Congreso Internacional de Arqueología Clásica''. 2. ''Comunicaciones''), Tarragona, 1994, 260-261.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un fragmento de capitel ibérico procedente de Los Villares de Andujar (Jaén)&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 5, 1994, 99-117.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La lavorazione del marmo attraverso i frammenti del Foro di Traiano&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Roma 1994, 18-21 ([[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano|testo nel sito]]).&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Foro di Traiano a Roma: un fregio inedito con sfingi&amp;quot;, in ''La ciudad en el mundo romano'' (''Actas del XIV Congreso Internacional de Arqueología Clásica''. 2. ''Comunicaciones''), Tarragona, 1994, 283-285.&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;VADIAH&amp;lt;/small&amp;gt;, Y. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Peopled&amp;quot; Scrolls in Roman Architectural Decoration in Israel. The Roman Theatre at Beth Shean/Scythopolis&amp;quot;, (''Rivista di Archeologia'' suppl. 12), 1994.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;AUL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Toskanische Kapitelle aus Trier und Umgebung&amp;quot;, in ''Trierer Zeitschrift für Geschichte und Kunst des Trierer Landes und seiner Nachbargebiete'', 57, 1994, 147-273.&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Untersuchungen zur kleinasiatischen Bauornamentik des Hellenismus'', Mainz 1994.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor architectonique de Saintes antique. II. Les entablements'', (''Aquitania'' supplément 7), Paris 1994.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Acanthus scrolls &amp;quot;peopled&amp;quot; with flowers. A classical ornament in the architectural decoration of Eretz Israel in the Roman and early Byzantine period&amp;quot;, in ''Rivista di Archeologia'', 18, 1994, 118-125.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1995===&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ARELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architettura greca a Caulonia. Edilizia monumentale e decorazione architettonica in una città della Magna Grecia'', Firenze 1995&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Alcune riflessioni sulla diffusione dei materiali di marmo proconnesio in Italia e in Tunisia&amp;quot;, in ''Akten des XII. internationalen Kongresses für christliche Archäologie'' (congresso Bonn 1991), (''Ergänzungband Jahrbuch für Antike und Christentum'', 20,1), Münster 1995, 515-523.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tempio di Bellona: studi preliminari&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'',12,1, 1995&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Basilica of Ascalon: Marble, Imperial Art and Architecture in Roman Palestine&amp;quot;, in ''The Roman and Byzantine Near East: Some Recent Archaeological Research'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.14), Ann Arbor 1995, 121-150.&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Recherches sur le décor architectonique de la région de Segermes&amp;quot;, in ''Africa Proconsularis'' I-II, Copenhagen 1995, 653-711.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sémantique des ordres à la fin de l'époque hellénistique et au début de l'Empire. Remarques préliminaires&amp;quot;, in ''Splendida civitas nostra. Studi in onore di Antonio Frova'', (''Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina'', 8), Roma 1995, 23-33.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tècnicas de talla en la decoraciòn arquitectònica de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 11 (convegno Cartagine 1994), Sassari 1995, 1123 ss.&lt;br /&gt;
*T. M&amp;lt;small&amp;gt;ATTERN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Segmentstab-Kanneluren. Zu Entwicklung und Verbreitung eines Bauornamentes&amp;quot;, in ''Boreas'',18, 1995, 57-76.&lt;br /&gt;
*M. E. M&amp;lt;small&amp;gt;ICHELI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un pilastrino dal santuario di Apollo a Cyrene&amp;quot;, in ''Quaderni di archeologia della Libia'', 17, 1995, 21-29.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le cornici dei portici laterali della piazza del Foro di Traiano&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'', 12,1, 1995, 159-161.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi del Foro di Traiano. Elementi architettonici&amp;quot;, in ''Luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Catalogo'', (catalogo mostra), Roma 1995, 196-241 (nn.92-110).&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;LIVIER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le chapiteau corinthien du domaine gallo-romain de la vigne de Saule, à Saint-Rémy, (Saône-et-Loire)&amp;quot;, in ''Revue archéologique de l’Est et du Centre-Est'', 46, 1995, 27-40.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le vie del marmo'', Roma 1995. &lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Sulla tecnica di lavorazione delle colonne del tempio tetrastilo di Thignica (Aïn Tounga)&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 11 (convegno Cartagine 1994), Sassari 1995, 1103 ss.&lt;br /&gt;
*G. P&amp;lt;small&amp;gt;ONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni sulle colonne monolitiche del Tempio di Traiano&amp;quot;, in ''I luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica'', (catalogo mostra), Roma 1995, 115-119.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;OHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Einige Bemerkungen zum Ursprung des 'feingezahnten Akanthus'&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 45, 1995, 109-121.&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Ornamentik des Apollon-Smintheus-Tempels in der Troas&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 45, 1995, 25-55.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;CHÖRNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Rankenfriese. Untersuchungen zur Baudekoration der späten Republik und frühen und mittlerene Kaiserzeit im Westen des Imperium Romanum'',(Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur, 15), Mainz, 1995.&lt;br /&gt;
*Ch. S&amp;lt;small&amp;gt;CHREITER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römische Schmuckbasen&amp;quot;, in ''Kölner Jahrbücher'', 28, 1995, 161-348.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Cornice in piombo da Bedriacum&amp;quot;, in ''Sibrium'', 22, 1992-93 (1995), 231-236.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les transformations des ordres d'architecture du Haut-Empire au Bas-Empire, l'exemple du composite en Aquitaine&amp;quot;, in ''La civilisation urbaine de l'Antiquité Tardive dans le Sud-Ouest de la Gaule'', (Actes du IIIe colloque Aquitanian, Toulouse, 1995).&lt;br /&gt;
*D. W&amp;lt;small&amp;gt;ANNAGAT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Säule und Kontext. Piedestale und Teilkannelierung in der griechischen Architektur'', 1995.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;URCH&amp;lt;/small&amp;gt;-K&amp;lt;small&amp;gt;OZELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. K&amp;lt;small&amp;gt;OZELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Roman quarries of Apse-Sarcophagi in Thassos of the second and third centuries&amp;quot;, in ''ASMOSIA III, 3rd International Conference'', London 1995, 39-47.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1996===&lt;br /&gt;
*W. A&amp;lt;small&amp;gt;LZINGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frühe ionische Säulen ausser architektonischem Verband&amp;quot;, in ''Fremde Zeiten I, Festschrift für Jürgen Borchhardt'', Wien 1996, 295-298.&lt;br /&gt;
*K. B&amp;lt;small&amp;gt;EMMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein tetrarchisches Figuralkapitell aus der Sammlung Villa Casali in Rom&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 103, 1996, 231-236.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, P. T&amp;lt;small&amp;gt;UCCI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Alcuni esempi di riuso dell'antico nell'area del Circo Flaminio&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome: Antiquité'', 108, 1996, 27-82.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marble, Urbanism, and Ideology in Roman Palestine: The Caesarea Example&amp;quot;, in ''Caesarea Maritima. A Retrospective after two Millennia'', Leiden 1996, 251-261.&lt;br /&gt;
*J. G&amp;lt;small&amp;gt;ANZERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Erdbebenfolgen an Säulen und Gebälk des Mars-Ultor-Tempels&amp;quot;, in ''Säule und Gebälk. Zu Struktur und Wandlungsprozess griechisch-römischer Architektur. Bauforschungskolloquium'' (congresso Berlin, 1994), ''Diskussionen zur archäologischen Bauforschung'', 6,1996, 197-202.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'Architecture romaine. I. Les monuments publics'', Paris 1996.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica di Cordova. Sulla funzione dell'ornamentazione architettonica in una città romana&amp;quot;, in ''Colonia Patricia Corduba una reflexión arqueológica'', Sevilla 1996, 155-174.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;De ornamentis templi urbis. Reconstructing the main order of the Temple of Venus and Roma in Rome&amp;quot;, in ''Opuscola Romana'', 20, 1996, 47-67.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;An Ionic capital from the Villa of Livia at Prima Porta&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'' 21, 1996, 102- 105.&lt;br /&gt;
*S. J. M&amp;lt;small&amp;gt;C&amp;lt;/small&amp;gt;N&amp;lt;small&amp;gt;ALLY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Architectural Decoration of the Diocletian's Palace: Ornament in Context'', (''BAR International Series'', 639), 1996 ([http://www.ajaonline.org/archive/104.1/i_toc.html recensione di T.F.C. Blagg in ''American Journal of Archaeology'',104,1, 2000]).&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ATIHASIC&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kamena arhitektonska dekoracija hramova u Nezakciju&amp;quot;, in ''Histria antiqua'', 2, 1996, 91-110.&lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;ESOLELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Alcuni elementi architettonici sporadici di Formia romana&amp;quot;, in ''Formianum'', 4, 1996.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'occidente: arte, archeologia, storia'' (Studi in onore di Fernanda de' Maffei), Roma 1996, 61-73 ([[Continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo|testo sul sito]]).&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;VADIAH&amp;lt;/small&amp;gt;, Y. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Miscellaneous Ornamented Architectural Elements in Roman Caesarea&amp;quot;, in ''Caesarea Maritma: Retrospective After Two Millenia'', Leiden, New York, Köln 1996, 262-304.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli bizantini e bizantineggianti della cripta del duomo di Trani&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'occidente: arte, archeologia, storia'' (Studi in onore di Fernanda de' Maffei), Roma 1996, 375-408.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Programmi decorativi e architettura del tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano&amp;quot;, in ''Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi'' (''Studi Miscellanei'' 29), II, Roma 1996, 239-269.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OLITO&amp;lt;/small&amp;gt;, F. Z&amp;lt;small&amp;gt;EVI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un elemento architettonico dal tempio di Via delle Botteghe Oscure&amp;quot;, in ''Bollettino dei musei comunali di Roma'', n.s. 10,1996, 39-62.&lt;br /&gt;
*S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capiteles corintios de Cartagena&amp;quot;, in ''Colonia Patricia Corduba. Una reflexión arqueológica'' (congresso Córdoba 1993), Córdoba 1996, 221-234.&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sul reimpiego di scultura antica a Venezia&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia'', 20, 1996, 119-138.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The corinthian cornice in Northern Eretz Israel in the Roman and Byzantine periods&amp;quot;, in ''Homenaje a José Ma. Blázquez'', III, Madrid 1996, 357-386.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1997===&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;ARBANERA&amp;lt;/small&amp;gt;, S. P&amp;lt;small&amp;gt;ERGOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici antichi e post-antichi riutilizzati nella c.d. Casa dei Crescenzi. La &amp;quot;memoria dell'antico&amp;quot; nell'edilizia civile a Roma&amp;quot;', in ''Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma'', 98, 1997, 301-328.&lt;br /&gt;
*O. B&amp;lt;small&amp;gt;INGÖL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das sogenannte Rosetten-Kapitel des Artemis-Tempels von Ephesos&amp;quot;, in ''Komos, Festschrift für Thuri Lorenz zum 65. Geburstag'', Wien 1997, 19-22.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Inventaire et étude du lapidaire gallo-romain d'Evreux&amp;quot;, in ''Revue Archéologique de l'Ouest'', 14, 1997.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;ILLON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Figured Pilaster Capitals from Aphrodisias&amp;quot;, in &amp;quot;American Journal of Archaeology&amp;quot;, 101, 1997.&lt;br /&gt;
*M.G. F&amp;lt;small&amp;gt;ILETICI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il frammento nel restauro archeologico. L'integrazione di alcuni capitelli del Tempio Rotondo al Foro Boario&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum 1997.&lt;br /&gt;
*T. M. G&amp;lt;small&amp;gt;OLDA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Puteale und verwandte Monumente'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 16), Mainz 1997.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;ORSO&amp;lt;/small&amp;gt;, E. R&amp;lt;small&amp;gt;OMANA&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Vitruvio. De architectura'', Torino 1997.&lt;br /&gt;
*D. K&amp;lt;small&amp;gt;INNEY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Spolia. Damnatio and renovatio memoriae&amp;quot;, in ''Memoirs of the American Academy in Rome'', 42, 1997,120-122.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;AISCHBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmor in Rom&amp;quot;, in ''Palilia'', 1, Weisbaden 1997.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Artes decorativas en la Córdoba romana&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 8, 1997, 69-94.&lt;br /&gt;
*B. N&amp;lt;small&amp;gt;UMRICH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Architectur der römischen Grabdenkmäler aus Neumagen'', Trier, 1997.&lt;br /&gt;
*E. P. M&amp;lt;small&amp;gt;C&amp;lt;/small&amp;gt;G&amp;lt;small&amp;gt;OWAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Origins of the Athenian Ionic Capital&amp;quot;, in ''Hesperia'', 66,2, 1997, 209-233.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Edilizia pubblica e committenza, marmi e officine in Italia meridionale e in Sicilia durante il II e III secolo d.C.&amp;quot;, in ''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'', 69, 1996-97, 3-88 ([http://www.spolia.it/online/it/argomenti/archeologia/materiale_antico/1997/riuso.htm sintesi on-line]).&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi d'importazione, pietre locali e committenza nella decorazione architettonica di età severiana in alcuni centri delle province Syria et Palestina e Arabia&amp;quot;, in ''Le province dell'impero. Miscellanea in onore di Maria Floriani Squarciapino'' (''Archeologia Classica'', 49, 1997), Roma 1997, 275-422.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici dalla Casa di Augusto sul Palatino&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 104, 1997, 149-192.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica di Uchi Maius: studio preliminare sui capitelli&amp;quot;, in ''Uchi Maius'' 1, Sassari, 1997, 361-389.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nota sui capitelli di età romana da Porto Torres. Considerazioni su un capitello corinzio inedito&amp;quot;, in ''Almanacco Gallurese'', 6, 1997-98, 264-269.&lt;br /&gt;
*L. V&amp;lt;small&amp;gt;ANDEPUT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Architectural Decoration in Roman Asia Minor. A Case Study: Sagalassos'' (''Studies in Eastern Mediterranean Archaeology'' I), Turnhout, 1997.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ITTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La reintegrazione dell'ordine composto della &amp;quot;Curia&amp;quot; di Paestum&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum, 1997.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ITTI&amp;lt;/small&amp;gt;, O. V&amp;lt;small&amp;gt;OZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il tempio dorico corinzio di Paestum: proposte per la sistemazione della decorazione architettonica&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum, 1997.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1998===&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ESSIÉRE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Note et restitution de quelques éléments d'architectures provenant de Bailleul&amp;quot;, in ''Bailleul, 2000 ans d'histoire'', (catalogo mostra) Lille, 1998.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;RANDS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Entstehung einer Stadt. Beobachtungen zur Bauornamentik von Resafa&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 77-92.&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, M. S&amp;lt;small&amp;gt;OLIGO&amp;lt;/small&amp;gt;, B. T&amp;lt;small&amp;gt;URI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Provenance study of white marble blocks and architectural elements from Porto and their contribution to the history of the marble trade&amp;quot;, in ''ASMOSIA V, 5th International Conference'', Boston, 1998, pp. 347-358.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;ENNERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum Vorbilcharakter Justinianischer Bauplastik für die mittelbyzantinische Kapitellproduktion&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 119 ss.&lt;br /&gt;
*K. F&amp;lt;small&amp;gt;REYBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Formenvielfalt frühkaiserzeitlicher Bauornamentik in hellenisierten Osten (1. jh. v.Chr. - 1. jh. n. Chr.)&amp;quot; e &amp;quot;Zur Produktionweise stadrömischer Marmordekoration in severischer Zeit&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 19-24 e 37-42.&lt;br /&gt;
*C. J&amp;lt;small&amp;gt;ÄGGI&amp;lt;/small&amp;gt;. &amp;quot;Spolie oder Neuanfertigung? Überlegungen zur Bauskulptur des Tempietto sul Clitunno, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 105-112.&lt;br /&gt;
*J. K&amp;lt;small&amp;gt;RAMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen su den Methoden der Klassifizierung und Datierung frühchristlischer oströmischer Kapitelle,, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 43-58.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Roman Blattkelch capital: typology, origin and aspects of employment&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'', 22-23, 1997-1998, 91-126.&lt;br /&gt;
*M. J. M&amp;lt;small&amp;gt;ADRID&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ALANZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El orden toscano en Carthago Nova&amp;quot;, in ''Anales de Prehistoria y Arqueología'', 13-14. 1997-1998, 149-180.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Modelos romanos en la arcquitectura monumental de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Archivo Español de Arqueología'',71, 1998, 113-137.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decoración arquitectónica de Colonia Patricia. Una aproximación a la arquitectura y al urbanismo de la Córdoba romana'', Córdoba 1998.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTÍNEZ&amp;lt;/small&amp;gt; R&amp;lt;small&amp;gt;ODRÍGUEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los capiteles romanos de Carthago Nova (Hispania Citerior)&amp;quot;, in ''De les estructures indígenes a la organització provincial romana de la Hispania Citerior'', (Itaca, Annexos, 1), Barcelona 1998, 317-336.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica di età costantiana sull'Arco di Costantino: l'archivolto del fornice centrale&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'', (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 101-115.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;AYMO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'antico nella Calabria medievale fra architettura di prestigio e necessità&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Moyen age'', 110, 1998, 1, 341-357.&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;OACK&amp;lt;/small&amp;gt;-H&amp;lt;small&amp;gt;ALEY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Byzantinische Elemente in mozarabischen Baudekor, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 113-118.&lt;br /&gt;
*R. P&amp;lt;small&amp;gt;ARAPETTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli nabatei a Gerasa&amp;quot;, in ''Mesopotamia'', 33, 1998, 309-319.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marmi antichi II. Cave e tecnica di lavorazione, provenienze, distribuzione'' (''Studi Miscellanei'' 31), Roma 1998 (nel volume in particolare: P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aggiornamenti, nuove acquisizioni e riordino dei marmi di cava del canale di Fiumicino&amp;quot;, 1-22).&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Nota sul reimpiego e il recupero dell'antico in Puglia e Campania tra V e IX secolo&amp;quot;, in ''Incontri di popoli e culture tra V e IX secolo. Atti delle V Giornate di studio sull'età romanobarbarica'' (convegno Benevento, 1997), Napoli 1998, 181-231.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Progetto unitario e reimpiego nell'arco di Costantino&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'' (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 13-42.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Parte superiore dell'arco: composizione strutturale e classificazione dei marmi&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'' (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 139-156.&lt;br /&gt;
*U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tradition und Innovation: Kapitellskulptur in Lykien&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 67-76.&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ETROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Capitals of Roman-Ionic Order from Moesia and Thracia (I-IV)'', Sofia 1998.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;OHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Kapitelle des Trajantempels von Pergamon&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994), (''Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 25-36.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;OHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Kapitellproduktion der römischen Kaiserzeit in Pergamon'' (''Pergamenische Forschungen'', 10), Berlin 1998.&lt;br /&gt;
*H. G. S&amp;lt;small&amp;gt;EVERIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Konstantinopler Bauskulptur und die Provinz Ägypten&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''&amp;lt;u&amp;gt;Spätantike und byzantinische Bauskulptur&amp;lt;/u&amp;gt;'' (Beiträge Symposions Mainz 1994), (''Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 93-104.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, A. G&amp;lt;small&amp;gt;UIGLIA&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UIDOBALDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale en marbre au VIe siècle à Constantinople et dans les régions sous influence constantinopolitaine&amp;quot;, in ''Acta XIII Congressus internationalis Archaeologiae christianae (congresso Split-Porec 1994), Split, Citttà del Vaticano, 1998, II, 301-376.&lt;br /&gt;
*M. T&amp;lt;small&amp;gt;RUNK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Bauornamentik des römischen Theaters von Segóbriga&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 39, 1998, 151-175.&lt;br /&gt;
*Ch. T&amp;lt;small&amp;gt;SIGONAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un atelier local de sculpture architecturale dans la région de Myloptamos (Crète centrale): les trois chapiteaux paléochrétiens d'Elephterna&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 122, 1998, 357-375.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Hellenistic Elements in Herodian Architeture and Decoration&amp;quot;, in ''The Howard Gilman International Conferences, I, Hellenic and Jewish Arts: Interaction, Tradition and Renewal'', Tel Aviv, 1998, 143-170.&lt;br /&gt;
*T. Z&amp;lt;small&amp;gt;OLLT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Ionische Kämpferkapitell. Definitionsprobleme&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'' 19), Stuttgart 1998, 59-66.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===1999===&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ARATTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi della decorazione architettonica provenienti dall'area del teatro&amp;quot;, in ''Elaiussa Sebaste I, Campagna di scavo 1995-1997'', Roma 1999, 225-227.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ODON&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;I materiali: gli elementi architettonici&amp;quot;, in ''Oppidum Nesactium. Una città istro-romana'', (''Testis Temporum'', 1), Roma 1999.&lt;br /&gt;
*E. B&amp;lt;small&amp;gt;OTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Palmkapitelle aus Dakien&amp;quot; , in ''Acta Musei Napocensis'', 36 / I, 1999, 163-168.&lt;br /&gt;
*L. M. M. F&amp;lt;small&amp;gt;ERNANDES&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capitéis romanos da Lusitânia Ocidental'', 2, Lisboa 1999.&lt;br /&gt;
*M. F&amp;lt;small&amp;gt;INCKER&amp;lt;/small&amp;gt;, P. S&amp;lt;small&amp;gt;ILLIÈRES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;À propos du remploi d'èlèments architectoniques lors de reconstructions antiques : quelques exemples à Baelo Claudia&amp;quot;, in ''Hommages à C. Domergue'', (''Pallas'', 50, 1999), 263-283.&lt;br /&gt;
*M. G&amp;lt;small&amp;gt;REENHALGH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Spolia in Fortifications: Turkey, Syria and North Africa&amp;quot;, in ''Ideologie e pratiche del reimpiego nell'alto medioevo'' (Settimane di studio del Centro italiano di studi sull'alto medioevo, 46, Spoleto 1998), Spoleto 1999, 785-935 ([http://rubens.anu.edu.au/new/books_and_papers/spoleto.paper/introduction.html introduzione on-line]).&lt;br /&gt;
*B. H&amp;lt;small&amp;gt;EBERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römerzeitliches Architekturfragment aus Nussdorf&amp;quot;, in ''Pro Austria romana'', 49, 1/2, 1999, 27.&lt;br /&gt;
*B. H&amp;lt;small&amp;gt;EBERT&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Römische Säulenbasis&amp;quot;, in ''Pro Austria romana'', 49, 1/2, 1999, 28.&lt;br /&gt;
*G. J&amp;lt;small&amp;gt;ENEWEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Verkehrte Wege. Zu zwei korinthischen Kapitellen in Ephesos&amp;quot;, in ''Steine und Wege, Festschrift für Dieter Knibbe zum 65. Geburstag'', (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'' Sonderschrift 32), Wien 1999, 43-50.&lt;br /&gt;
*S. K&amp;lt;small&amp;gt;ARAGÖZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Lokalisierung einer Marmorwerkstätte in Ephesos&amp;quot;, ''Steine und Wege, Festschrift für Dieter Knibbe zum 65. Geburstag'', (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'' Sonderschrift 32), Wien 1999,  55-59.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Superimposed orders, the use of the architectural orders in multi-storeyed structures of the Roman Imperial era&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'' 24, 1999, 117-154.&lt;br /&gt;
*M. J. M&amp;lt;small&amp;gt;ADRID&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ALANZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;El conjunto arqueológico de la Plaza de los Tres Reyes (Cartagena): Elementos Arquitectónicos&amp;quot; (''CNA'' XXIV), Cartagena 1999, 89-96.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;AISCHBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Some remarks on the topography and history of Imperial’s Rome marble imports&amp;quot;, in M. SCHVOERER (ed.), ''Archéomatériaux - Marbles et autres roches'', Bordeaux 1999, pp. 325-334.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ATHEA&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ÖRTSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Rankenpfeiler und -pilaster: Schmuckstützen mit vegetabilen Dekor, vornehmlich aus Italien und den westlichen Provinzen'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 17), Mainz 1999.&lt;br /&gt;
*S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementos de decoración arquitectónica hallados en Cartagena&amp;quot;, in ''Hommages à C.Domergue'' (''Pallas'', 50, 1999), 211-231.&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Vom Wachsen antiker Säulenwälder. Zu Projektierung und Finanzierung antiker Bauten in Westkleinasien und anderswo&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 114, 1999, 19-63.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;CHÖRNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Rankenornamentik der römischen Kaiserzeit in Ephesos. Einheimische Traditionen - stadtrömische Modelle'', 1999.&lt;br /&gt;
*J. S&amp;lt;small&amp;gt;KOCZYLAS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Gestein aus dem Steinbruch von Hotnica und die architektonischen Elemente in den römischen Bauwerken von Niedermoesien&amp;quot;, in ''The Limes on Lower Danube from Diocletianus till Heraclius'', (Acts of the conference, Bulgaria,1998), Svishtov, 1999.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I marmi della Canonica. Considerazioni sulla decorazione architettonica romana di Novara&amp;quot; e &amp;quot;Elementi architettonici e rilievi&amp;quot;, in ''Epigrafi a Novara. Il Lapidario della Canonica di Santa Maria'', (''Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte''. Monografie, 7), Torino 1999, 113-118 e 119-124. &lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli romani nella chiesa di S. Platano a Villa Speciosa (CA). Decorazione architettonica, economia e problemi di reimpiego nel basso Campidano&amp;quot;, in ''Studi Sardi'', 32, 1999, 171-201.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ancora sulle testimonianze scultoree di età romana nella città di Sassari: una nota sul capitello nella chiesa della Madonna del Latte Dolce&amp;quot;, in ''Sacer'', 6, 1999, 157-166.&lt;br /&gt;
*G. T&amp;lt;small&amp;gt;EDESCHI&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;RISANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Disiecta membra del Portico di Ottavia in San Paolo fuori le Mura e nel Duomo di Pisa&amp;quot;, in ''Bollettino dei monumenti, musei e gallerie pontificie'',19, 1999, 87-99.&lt;br /&gt;
* P. V&amp;lt;small&amp;gt;ITTI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''&amp;quot;La curia&amp;quot;. Poseidonia - Paestum, IV. Forum ouest-sud-est'' (''Collection de l'École Française de Rome'' 42), Rome 1999, 83-105.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2000===&lt;br /&gt;
*L. E. B&amp;lt;small&amp;gt;AUMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Artisanat et cahiers de modèles dans la sculpture grecque classique. Le cas des reliefs votifs&amp;quot;, in ''L'artisanat en Gréce ancienne. Les productions, les diffusions'' (congresso Lyon 1998), Lille 2000, 41-61.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ESSIÉRE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux du Musée National de Carthage: Approche méthodologique et typologie&amp;quot;, in ''Séminaire d'archéologie de l'Université de Poitiers'', Poitiers 2000.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'ornementation architecturale urbaine dans le nord-ouest de la Gaule&amp;quot;, in ''Caesarodunum'', 26-27, 2000. &lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTELLANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riutilizzo e rilavorazione dei marmi romani nell'abbazia altomedievale di S. Vincenzo al Volturno&amp;quot;, in ''II Congresso Nazionale di Archeologia Medievale'' (congresso Brescia, 2000), Firenze 2000, 304-308 (il testo è scaricabile in formato .pdf a partire dal [http://192.167.112.135/NewPages/EDITORIA/SAMI2.html Portale di archeologia medievale] dell'Università degli studi di Siena).&lt;br /&gt;
*S. C&amp;lt;small&amp;gt;IRANNA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Spolia e caratteristiche del reimpiego nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura a Roma'', Dedalo Librerie editore, 2000.&lt;br /&gt;
*J. L. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; L&amp;lt;small&amp;gt;A&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ARRERA&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;NTÓN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decoración arquitectónica de los foros de Augusta Emerita'', Roma 2000.&lt;br /&gt;
*Z. D&amp;lt;small&amp;gt;IMITROV&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ionic Capitals from Nicopolis ad Istrum&amp;quot;, in ''The Roman and Late Roman City. International Conference'' (congresso Veliko Turnovo 2000).&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'activité d'officines de marbriers venues de Carthage à Sufetula&amp;quot;, in ''Actes du colloque de Sbeïtla'', 2000.&lt;br /&gt;
*M. T. L&amp;lt;small&amp;gt;ACHIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gli elementi architettonici&amp;quot;, in G. R&amp;lt;small&amp;gt;OSADA&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di),  ''Il teatro romano di Asolo. Valore e funzione di un complesso architettonico urbano sulla scena del paesaggio'', Dosson di Treviso 2000, 97-103.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Studies in Roman architecture, configuring the classical orders'' (PhD), Uppsala 2000.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Rustication and decor in Roman architecture: their reflection in the architecture of the 16th century with special attention to their use in the classical orders&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'', 25, 2000.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ARGINEANU&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ÂRSTOIU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Friesen mit Bukranions von Histria&amp;quot;, in ''Istro-Pontica. Muzeul Tulcean la a 50-a aniversare (1950-2000)'', Tulcea 2000, 115-135.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;INGUZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aspetti della decorazione marmorea e architettonica della basilica di San Marco&amp;quot; e &amp;quot;Catalogo delle tipologie di capitelli e plutei&amp;quot;, in ''Marmi della Basilica di San Marco - capitelli, plutei, rivestimenti, arredi'', Udine 2000, 29-122 e 123-169.&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ETROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Capital of Roman-Ionic Order from Deultum&amp;quot;, in ''The Roman and Late Roman City. International Conference'' (congresso, Veliko Turnovo 2000).&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Frammenti architettonici antichi nella basilica di San Lorenzo a Milano&amp;quot;, ''Milano tra l'età repubblicana e l'età augustea'', (Convegno di studi, Milano 1999), Milano 2000, 201-215.&lt;br /&gt;
*T. M. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Staatliche Museen zu Berlin, Preussischer Kulturbesitz, Skulpturesammlung und Museum für Byzantinische Kunst. Band 8. Westliche Bauornamentik und Bauskulptur'', Wiesbaden, 2000.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;, I. E. M. E&amp;lt;small&amp;gt;DLUND&amp;lt;/small&amp;gt;-B&amp;lt;small&amp;gt;ERRY&amp;lt;/small&amp;gt;,'' Etruscan and Republican Roman mouldings. A reissue'', (University Museum Monograph 107), 2000. &lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I programmi decorativi della villa: temi, colori, riflessi&amp;quot;, ''Adriano. Architettura e progetto, catalogo della mostra'' (Tivoli, Villa Adriana), Milano 2000, 63-67.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Scavo nell'atrio della Torre Civica (1983): i reperti. 7. Materiali lapidei. 1. Elementi architettonici, lastre di rivestimento e tessere musive&amp;quot; e &amp;quot;Scavo di S. Maria delle Cacce (1979): i reperti. 7. Materiali lapidei, in ''Archeologia urbana a Pavia. Parte seconda 2000'', Milano, 2000, 36-38 e108-109. &lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nuovi dati sulla decorazione architettonica di Uchi Maius: le cornici e le mensole&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 13 (convegno Djerba 1998), Roma 2000, 735-753.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Villaspeciosa. I capitelli romani nella chiesa di S. Platano&amp;quot;, in ''Almanacco gallurese'', 8, 2000-2001, 117-123.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2001===&lt;br /&gt;
*M. A&amp;lt;small&amp;gt;L&amp;lt;/small&amp;gt;-D&amp;lt;small&amp;gt;AIRE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die fünfschiffige Basilika in Gadara - Umm Qais Jordanien. Studien zu frühchristlichen Sakralbauten des fünfschiffigen Typus im Orient'', Marburg 2001.&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;ARLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Origins of the Greek Architectural Orders'', Cambridge 2001 ([http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2002/2002-08-30.html recensione] di R. F. Townsen, in ''Bryn Mawr Classical Review'', 2002.08.30).&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Étude préliminaire du lapidaire architectonique&amp;quot;, in ''Reims, rue Rockfeller, Document Final de Synthése'', (DRAC, SRA), Reims 2001.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
*E. D&amp;lt;small&amp;gt;I&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ILIPPO&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ALESTRAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Scultura e decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Concordia Sagittaria. Tremila anni di storia'', Venezia 2001, 213-235.&lt;br /&gt;
*G. M. F&amp;lt;small&amp;gt;ABRINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Fregi funerari di tipo ionico dal Piceno romano&amp;quot;, in ''Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell'antichità'', 2001, 83-112.&lt;br /&gt;
*J.C. F&amp;lt;small&amp;gt;ANT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Rome marble’s Yards&amp;quot;, in ''Journal of Roman Archaeology'', 14, 2001, pp.167-198.&lt;br /&gt;
*D. K&amp;lt;small&amp;gt;INNEY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Roman Architectural Spolia&amp;quot;, in ''The Tide of Influence'' (congresso Roma 2000), in ''Proceedings of American Philosophical Society'', 145, 2, 2001 (il testo, senza immagini, è scaricabile in formato .pdf a partire dal [http://www.aps-pub.com/proceedings/1452/0600toc.htm sito della American Philosophical Society]).&lt;br /&gt;
*T. M&amp;lt;small&amp;gt;ATTERN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Gesims und Ornament. Zur stadtrömischen Architektur von der Republik bis Septimius Severus'', Münster 2001.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;AYMO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riuso dell'antico nei monumenti ruggeriani in Mileto&amp;quot;, in G. O&amp;lt;small&amp;gt;CCHIATO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Ruggero I e la provincia melitana'' (catalogo mostra), Soveria Mannelli 2001, 41-50  ([http://www.omceovv.it/storia_normanni/normanni/morrone.htm testo on-line]).&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;AKOB&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Bauphasen des Groma-Gebäudes im Legionslager von Lambaesis&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 108, 2001, 7-40 ([http://www.dainst.org/index.php?id=3202&amp;amp;sessionLanguage=en abstract])&lt;br /&gt;
*S. R&amp;lt;small&amp;gt;ODERO&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ÉREZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Algunos aspectos de la decoración arquitectónica del Traianeum de Italica&amp;quot;, in ''Romula'', 1, 2001, 75-106.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Arredi e decorazioni di Acqui romana: sculture, pavimenti, elementi architettonici&amp;quot;, in ''Museo Archeologico di Acqui Terme. La città'', 2001, 47-50.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sostegni scanalati e modanati. A proposito degli arredi in marmo e pietra di età romana in Cisalpina&amp;quot;, in ''Il modello romano. Problemi di tecnologia, artigianato e arte in Cisalpina'' (''Flos Italiae. Documenti di archeologia della Cisalpina romana'', I), Firenze 2001, 93-111.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2002===&lt;br /&gt;
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*D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architettura e decorazione di età flavia a Hierapolis di Frigia&amp;quot;, in ''Hierapolis IV: Saggi in onore di Paolo Verzone'', Roma 2002.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''I marmi colorati della Roma Imperiale'', Roma 2002.&lt;br /&gt;
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*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;AYMO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architettura normanna a Mileto e in Calabria&amp;quot;, in ''Daidalos'', 2,2, 2002, 58-65.&lt;br /&gt;
*J. M. N&amp;lt;small&amp;gt;OGUERA&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ELDRÁN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un edificio del centro monumental de Carthago Nova: análisis arquitectónico-decorativo e hipótesis interpretativas&amp;quot;, in ''Journal of Roman Archaeology'', 15, 2002, 63-96.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OLITO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il meandro dall'arte greca ai monumenti augustei&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte'', s.III, 25, 2002, 91-112.&lt;br /&gt;
*E. C. P&amp;lt;small&amp;gt;ORTALE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un nuovo capitello &amp;quot;corinzio-italico&amp;quot; da Creta: osservazioni in margine al problema dei rapporti tra Gortina e Siracusa in età ellenistica.&amp;quot;, in ''Creta antica'', 3, 2002, 279-300.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Presbiterio di S. Maria in Valle a Cividale del Friuli: analisi di alcuni elementi di decorazione architettonica di età romana&amp;quot;, in ''Cividale longobarda. Materiali per una rilettura archeologica'', Milano 2002, 251-264.&lt;br /&gt;
*C. S&amp;lt;small&amp;gt;TRUBE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Baudekoration im Nordsyrischen Kalksteinmassiv'', II (''Damaszener Forschungen'' 11), Mainz 2002.&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ILLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Motivi bacchici nella decorazione architettonica dei capitolia africani di età imperiale. Ipotesi di interpretazione&amp;quot;, in ''Iconografia 2001. Studi sull'immagine'' (Atti del Convegno, Padova, 2001), Padova 2002.&lt;br /&gt;
*B. F. W&amp;lt;small&amp;gt;EBER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Säulenordnung des archaischen Dionysostempel von Myus&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 52, 2002.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tripods, Triglyphs, and the Origin of the Doric Frieze&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 106, 2002, 353-390.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2003===&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;OLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Flavian Amphitheatre: the Cavea and the Portico. Comments about the Quality, Quantity and the Working of its Marbles&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese])&lt;br /&gt;
*E. M. B&amp;lt;small&amp;gt;OPP&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Bauornamentik in den antiken Wohnhäusern des Hauran &amp;quot;, in ''Kulturkonflikte im Vorderen Orient an der Wende vom Hellenismus zur römischen Kaiserzeit'', 2003.&lt;br /&gt;
*F. M. C&amp;lt;small&amp;gt;IFARELLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il tempio di Giunone Moneta sull'acropoli di Segni: storia, topografia e decorazione architettonica'', (''Studi su Segni antica, 1''), Roma 2003.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ancient marbles from monumental structures in the Circus Flaminius in Rome and plastered travertine architectonical elements from the Temples of Bellona and Apollo Sosianus&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese]).&lt;br /&gt;
*M. D'&amp;lt;small&amp;gt;ONOFRIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), '' Rilavorazione dell'antico nel Medioevo'', Roma 2003, ISBN 88-8334-091-4&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decoración arquitectónica en la Colonia Clunia Sulpicia'' (''Studia archeologica'', 92), Valladolid 2003.&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;., R. T&amp;lt;small&amp;gt;YKOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitals with Fine-toothed Acanthus and the Quarries of Dokimeion&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese]).&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;INGUZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmi e capitelli&amp;quot;, in ''Museo di San Marco'', Venezia 2003, 175-197.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;AMELI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il reimpiego degli Spolia nelle chiese medievali della Sardegna'', S'Alvure editore, 2003.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il riuso in Calabria&amp;quot;, in F. A. C&amp;lt;small&amp;gt;UTERI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''I Normanni in finibus Calabriae'', Soveria Mannelli 2003, 77-94&lt;br /&gt;
*J. S&amp;lt;small&amp;gt;ARABIA&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;AUTISTA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Los elementos arquitectónicos ornamentales en el Tolmo de Minateda'', Hellín - Albacete, 2003.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;AURON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Esthétique et pouvoir: l'architecture et l'ornement à Rome à la fin de la République et au début du Principat&amp;quot;, in ''Ars et Ratio. Sciences, art et métiers dans la philosophie hellénistique et romaine'' (atti del colloquio internazionale, Créteil-Fontenay-Paris 1997) (collection ''Latomus'' 273), Bruxelles 2003, 194-206.&lt;br /&gt;
*B. S&amp;lt;small&amp;gt;CHRETTLE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Der Tempelbezirk auf dem Frauenberg bei Leibnitz. Untersuchungen zu Architektur und Bauornamentik''(''Nachrichtenblatt der Archäologischen Gesellschaft Steiermark''), Wien, 2003.&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aquileia: scavi dell'edificio pubblico detto &amp;quot;delle grandi Terme&amp;quot;. Campagne 2002-2003. La decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Aquileia Nostra'', 74, 2003, 232-243.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2004===&lt;br /&gt;
*J.M. Á&amp;lt;small&amp;gt;LVAREZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTINEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. N&amp;lt;small&amp;gt;OGALES&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ASARRATE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Programas decorativos del Foro colonial de Augusta Emerita. El &amp;quot;Templo de Diana&amp;quot; - templo de culto imperial&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 293-335.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;ASARI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Iuppiter Ammon e Medusa nell'Adriatico Nordorientale. Simbologia imperiale nella decorazione architettonica forense'', (Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina, 18), Roma 2004.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ORGHINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi'', Roma 2004 ISBN 88-8016-181-4.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica dei templi del Circo Flaminio: il tempio di Bellona&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 37-53.&lt;br /&gt;
*Z. D&amp;lt;small&amp;gt;IMITROV&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Fries-Architrave aus Serdica verziert im Stil der aphrodisischen Steinmetzschule&amp;quot;, in ''Archaeologia Bulgarica'', 8, 2004, 29-43.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;OMINGO&amp;lt;/small&amp;gt;, I. F&amp;lt;small&amp;gt;IZ&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, J. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Etapas y elementos de la decoración arquitectónica en el desarrollo monumental de la ciudad de Tarraco (s.II A.C. - I D.C)&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 115-151.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Esquisse d'une analyse sèmantique des premires sèries de chapiteau corinthiens &amp;quot;normaux&amp;quot; en Gaule Narbonnaise&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 85-98.&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los programas arquitectónicos de época imperial en el Conventus Cluniensis&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 275-292.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Edifici pubblici nelle città della ''Germania Inferior''&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 99-114.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;ÖSTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Bauornamentik von Milet. 1. Die Bauornamentik der frühen und mittleren Kaiserzeit'' (''Milet. Ergebnisse der Ausgrabungen und Untersuchungen'', 7), Berlin - New York 2004.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Pietre e marmi antichi. Natura, caratterizzazione, origine, storia d'uso, diffusione, collezionismo'', Padova 2004.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;IVERANI&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Reimpiego senza ideologia. La lettura antica degli spolia, dall'Arco di Costantino all'età di Teodorico&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 111, 2004, 383-434.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decoración arquitectónica en Colonia Patricia en el perìodo julio-claudio&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 337-354.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica del Foro Traiano a Roma&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 55-71.&lt;br /&gt;
*J. M. N&amp;lt;small&amp;gt;OGUERA&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ELDRÁN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Antefijas romanas de Carthago Nova&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 44, 2004.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Dos frizos marmóreos en la Acrópolis de Tarraco, el Templo de Augusto y el complejo provincial de culto imperial&amp;quot;, in J. R. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ DE&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Simulacra Romae. Roma y las capitales provinciales del Occidente Europeo. Estudios arqueólogicos'', Tarragona 2004, 73-86 ([http://www.cervantesvirtual.com/portal/simulacraromae/libro.htm pagina da cui è possibile scaricare l'articolo in formato .pdf]).&lt;br /&gt;
*S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decoración arquitectónica de época augústea en Cartagena&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 153-218.&lt;br /&gt;
*O. R&amp;lt;small&amp;gt;ODRÍGUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UTIÉRREZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Programas decorativos de época severiana en Itálica&amp;quot;, in S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 355-378.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;OLINET&amp;lt;/small&amp;gt;, G. A. P&amp;lt;small&amp;gt;LATTNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike Architektur und Bauornamentik. Grundformen und Grundbegriffe'', Wien 2004.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Un candelabro monumentale per l'arredo del Capitolium romano di Brescia&amp;quot;, in ''Archivio Storico Lombardo'', 2004. &lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Originali tardoantichi e protobizantini e imitazioni medioevali tra i capitelli di San Donato a Murano&amp;quot;, in ''Convegno Società e cultura in età tardoantica. Atti dell'incontro'' (congresso Udine 2003), Udine 2004, 233-257.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le cornici&amp;quot;, in ''La catacomba di Santa Cristina a Bolsena'', Roma, 2004.&lt;br /&gt;
*W. T&amp;lt;small&amp;gt;RILLMICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los programas aquitectónicos de época julio-claudia en la Colonia Augusta Emerita&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004.&lt;br /&gt;
*L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica del Foro di Augusto a Roma&amp;quot;, in in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2005===&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ESSIÉRE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectonique de la basilique paléochrétienne de Bir-Ftouha (Carthage, Tunisie)&amp;quot;, in ''Bir Ftouha: a Pilgrimage Church Complex at Carthage'' (''Journal of Roman Archaeology'' suppl. 59) 2005.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica in pietra locale a Leptis Magna tra il I e il II sec. d.C. Maestranze e modelli decorativi nell'architettura pubblica&amp;quot;, in ''Archeologia Classica'', 56, 2005, 189-224.&lt;br /&gt;
*E. C&amp;lt;small&amp;gt;HRISTOF&amp;lt;/small&amp;gt;, G. E&amp;lt;small&amp;gt;RATH&amp;lt;/small&amp;gt; K&amp;lt;small&amp;gt;OINER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Antike Architekturfragmente aus Tavium. Erste Ergebnisse&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 55, 2005.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;AMELI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica della città di Nora'', S'Alvure editore, 2005.&lt;br /&gt;
*C. A. P&amp;lt;small&amp;gt;FAFF&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capital C from the Argive Heraion&amp;quot;, in ''Hesperia'', 74,4, 2005, 575-584&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I reperti marmorei dal complesso di Santa Giulia a Brescia&amp;quot;, in ''Scavi nel complesso di Santa Giulia a Brescia. Le domus'', Firenze, 2005&lt;br /&gt;
*B. S&amp;lt;small&amp;gt;ÖĞÜT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein hellenistisches Kapitell aus dem Rauhen Kilikien: Das korinthische Kapitell von Efrenk&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 55, 2005. &lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Miscellanea di capitelli aquileiesi&amp;quot;, in ''Aquileia dalle origini alla costituzione del ducato longobardo. La cultura artistica in età romana (II sec. a.C. - III sec. d.C.)'', 2005, 173-191.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2006===&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;IZIL&amp;lt;/small&amp;gt;, F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein neugefundenes Pfeilerkapitell aus dem frühhellenistischen Mylasa&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 56 2006. &lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;IETKE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studien zur frühbyzantinischen Bauornamentik im Rauhen Kilikien: Vorbilder und Datierungsmöglichkeiten von Kapitellen&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 56 2006. &lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Produzione scultorea e decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Dertona historia patriae. Storia di Tortona dalla preistoria ad oggi, volume II, L’età romana II sec. a.C. - V sec. d.C.'', Tortona 2006, 197-280.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il lusso del riposo. Arredi marmorei nelle ville romane&amp;quot;, ''Vivere in villa'', (atti del convegno, Ferrara 2003), Firenze, 2006. &lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ESTPHALEN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studien zur frühbyzantinischen Bauornamentik im Rauhen Kilikien: Diokaisareia/Uzuncaburç&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 56, 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===2007===&lt;br /&gt;
*L. A&amp;lt;small&amp;gt;LBANESE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marmi romani dal Museo Civico Federico Eusebio di Alba'' Savigliano 2007; all'interno M. G&amp;lt;small&amp;gt;OMEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studio petrografico e ipotesi sulla provenienza dei marmi&amp;quot; &amp;lt;small&amp;gt;([http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/455/luisa-albanese-marmi-romani-dal-museo-civico-federico-e.html scheda del libro su Archeogate])&amp;lt;/small&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;APRIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Vesta Aeterna: L'Aedes vestae e la sua decorazione architettonica'', Roma 2007.&lt;br /&gt;
*F. D&amp;lt;small&amp;gt;EMMA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Monumenti pubblici di Puteoli. Per un Archeologia dell'Architettura'' (''Monografie della Rivista Archeologica Classica'' 3), Roma 2007.&lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;ESOLELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architettura e decorazione architettonica nell'edilizia pubblica dei centri costieri del Lazio meridionale. Minturnae Formiae e Tarracina'' (''Monografie della Rivista Archeologica Classica'' 4), Roma 2007.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;AYMO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello bizantino da Mileto vecchia&amp;quot;, in ''Rogerius'', 10, 2007, 127-130.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, pp.229-388.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Bibliografia e sitografia| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
	</entry>
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		<id>http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Bibliografia_per_autore&amp;diff=3920</id>
		<title>Bibliografia per autore</title>
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		<updated>2008-11-11T18:02:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;PG: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Torna all'[[Links e Bibliografia|indice per links e bibliografia]]'''&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Elenco degli autori che hanno trattato di decorazione architettonica, in ordine alfabetico per cognome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;small&amp;gt;Lo spazio è considerato come se fosse un carattere alfabetico e nell'ordine viene prima della A; non sono considerati ai fini dell'ordinamento alfabetico segni diacritici e apostrofi, come se non esistessero; più opere dello stesso autore sono ordinate per anno di pubblicazione; i nomi tedeschi con &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; sono ordinati senza tener conto della particella nobiliare; i libri di più autori sono riportati sotto ognuno dei nomi, dopo le opere ad autore singolo, indipendentemente dall'anno di pubblicazione.&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==A==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*S. A&amp;lt;small&amp;gt;DAMO&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;USCETTOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica e l'arredo&amp;quot;, in ''Alla ricerca di Iside. Analisi, studi e restauri dell'Iseo pompeiano nel Museo di Napoli''  (Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Napoli 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. A&amp;lt;small&amp;gt;GNELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli bizantini del Museo di Messina&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 43, 1966.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. A&amp;lt;small&amp;gt;KURGAL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Vom Äolischen zum ionischen Kapitell&amp;quot;, in ''Anatolia'', 5, 1960, 1-7.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. A&amp;lt;small&amp;gt;LBANESE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marmi romani dal Museo Civico Federico Eusebio di Alba'' Savigliano 2007; all'interno M. G&amp;lt;small&amp;gt;OMEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studio petrografico e ipotesi sulla provenienza dei marmi&amp;quot; &amp;lt;small&amp;gt;([http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/455/luisa-albanese-marmi-romani-dal-museo-civico-federico-e.html scheda del libro su Archeogate])&amp;lt;/small&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*M. A&amp;lt;small&amp;gt;L&amp;lt;/small&amp;gt;-D&amp;lt;small&amp;gt;AIRE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die fünfschiffige Basilika in Gadara - Umm Qais Jordanien. Studien zu frühchristlichen Sakralbauten des fünfschiffigen Typus im Orient'', Marburg 2001.&lt;br /&gt;
*D. A&amp;lt;small&amp;gt;LICU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ordine architectonice la Ulpia Traiana Sarmizegetusa&amp;quot;, in ''Apulum'', 19, 1981, 97-107 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Usi locali degli ordini architettonici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*W. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;LTEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Geschichte des altchristlichen Kapitells'', München 1913.&lt;br /&gt;
*J.M. Á&amp;lt;small&amp;gt;LVAREZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTINEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. N&amp;lt;small&amp;gt;OGALES&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ASARRATE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Programas decorativos del Foro colonial de Augusta Emerita. El &amp;quot;Templo de Diana&amp;quot; - templo de culto imperial&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 293-335.&lt;br /&gt;
*W. A&amp;lt;small&amp;gt;LZINGER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ionische Kapitell aus Ephesos&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 46, 1961-63, 105-136 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Frühe ionische Säulen ausser architektonischem Verband&amp;quot;, in ''Fremde Zeiten I, Festschrift für Jürgen Borchhardt'', Wien 1996, 295-298.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. &amp;lt;u&amp;gt;A&amp;lt;small&amp;gt;MY&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''La Maison Carrée de Nîmes'' (''Gallia'', Suppl., 38), Paris 1979.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*W. A&amp;lt;small&amp;gt;NDRAE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die ionische Saule. Bauform oder Symbol'', Berlin 1933&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. &amp;lt;u&amp;gt;A&amp;lt;small&amp;gt;NDREAU&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Bolsena. Les nouveaux éléments d'architecture dans les zones Sud et Sud-Est&amp;quot;, in ''Mélanges de l'école française de Rome. Antiquité'', 81, 1969, 119-136.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;SGARI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Stage of Workmanship of the Corinthian Capital in Proconnesus and its Export Form&amp;quot;, in ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade'', (NATO ASI Series, 153), Dordrecht-London-Boston 1988, 115-125.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Objets de marbre finis, semi-finis et inacheves du Proconnese&amp;quot;, in M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Pierre eternelle du Nil au Rhin, carriers et prefabrication'', Bruxelles 1992, 107-126.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;TTYA&amp;lt;/small&amp;gt; O&amp;lt;small&amp;gt;UERTANI&amp;lt;/small&amp;gt;, N. D&amp;lt;small&amp;gt;ECHAISE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A propos d'un bloc d'architrave à soffitte figuré au Musée National du Bardo&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 5 (convegno Cagliari e Sassari, 1987), Sassari 1988, 56-97.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. A&amp;lt;small&amp;gt;UDIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un chapiteau á tête au Musée Archéologique de Fourviére&amp;quot;, in ''Bulletin des musées et monuments lyonnais'', 4, 1970, 1-4.&lt;br /&gt;
*A. A&amp;lt;small&amp;gt;UGENTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica della basilica di S. Paolo fuori le mura&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', 70, 1991, 61-86.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==B==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ACCINI&amp;lt;/small&amp;gt; L&amp;lt;small&amp;gt;EOTARDI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Scavi di Ostia X. Marmi di cava rinvenuti ad Ostia'', Roma 1979.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;AKALAKIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum ionischen Eckkapitell&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 36, 1946, 31-54.&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;AMMER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ein Rundfries mit Bukranien und Girlanden&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 49, 1969-71, 23 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Hellenistische Kapitelle aus Ephesos&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 8, 1973, 219-234.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elemente flavisch-trajanischer Architekturfassaden aus Ephesos&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 52, 1978-1980, 65-90.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ARATTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi della decorazione architettonica provenienti dall'area del teatro&amp;quot;, in ''Elaiussa Sebaste I, Campagna di scavo 1995-1997'', Roma 1999, 225-227.&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;ARATTOLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sulla decorazione delle celle del Tempio di Venere e Roma all'epoca di Adriano&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 84, 1974-75, 133.&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;ARBANERA&amp;lt;/small&amp;gt;, S. P&amp;lt;small&amp;gt;ERGOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici antichi e post-antichi riutilizzati nella c.d. Casa dei Crescenzi. La &amp;quot;memoria dell'antico&amp;quot; nell'edilizia civile a Roma&amp;quot;', in ''Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma'', 98, 1997, 301-328.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ARELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architettura greca a Caulonia. Edilizia monumentale e decorazione architettonica in una città della Magna Grecia'', Firenze 1995&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;ARLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Origins of the Greek Architectural Orders'', Cambridge 2001 ([http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2002/2002-08-30.html recensione] di R. F. Townsen, in ''Bryn Mawr Classical Review'', 2002.08.30).&lt;br /&gt;
*X. B&amp;lt;small&amp;gt;ARRAL I&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;LTET&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'escultura arquitectónica i decorativa als monuments religiosos de l'Antiguitat Tardana a Hispánia&amp;quot;, in ''IIIª Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispánica'' (congresso Maó, 1988), Barcelona 1994, 41-48.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Scultura e architettura, ovvero alcuni aspetti del decoro scolpito negli edifici costantinopolitani del V-VI secolo&amp;quot;, in ''Akten XVI internationaler Byzantinisten-kongress'' (congresso Wien 1981), II,4, (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 32,4), Wien 1982, I, 419-428.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Testimonianze bizantine in Ancona. Le spoglie paleocristiane del S.Ciriaco&amp;quot;, in ''Atti del VI congresso nazionale di Archeologia cristiana'' (congresso Pesaro-Ancona 1983), Ancona 1985, 387-404.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un capitello polilobato mediobizantino conservato nel museo di Nicopolis&amp;quot;, in ''Nicopolis I (Proceedings of the First International Symposium on Nicopolis)'' (congresso 1984), Preveza 1987, 349-360.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'esportazione di marmi dal Proconneso nelle regioni pontiche durante il IV-VI secolo&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte'', 12, 1989, 91-220.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Alcune riflessioni sulla diffusione dei materiali di marmo proconnesio in Italia e in Tunisia&amp;quot;, in ''Akten des XII. internationalen Kongresses für christliche Archäologie'' (congresso Bonn 1991), (''Ergänzungband Jahrbuch für Antike und Christentum'', 20,1), Münster 1995, 515-523.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, A. G&amp;lt;small&amp;gt;UIGLIA&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UIDOBALDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale en marbre au VIe siècle à Constantinople et dans les régions sous influence constantinopolitaine&amp;quot;, in ''Acta XIII Congressus internationalis Archaeologiae christianae (congresso Split-Porec 1994), Split, Citttà del Vaticano, 1998, II, 301-376.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ASARAN&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;Anadolu Roma Çagi lotus-palmet örgesinde tip gelisimi&amp;quot;, in ''Türk arkeoloji dergisi'', 28, 1989, 53-72.&lt;br /&gt;
*G. B. B&amp;lt;small&amp;gt;ASILE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gli ordini architettonici della scuola italica&amp;quot;, in ''Atti dell'Accademia di scienze, lettere e belle arti, (Palermo)'', 10, 1887-88, 3-15.&lt;br /&gt;
*L. E. B&amp;lt;small&amp;gt;AUMER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Artisanat et cahiers de modèles dans la sculpture grecque classique. Le cas des reliefs votifs&amp;quot;, in ''L'artisanat en Gréce ancienne. Les productions, les diffusions'' (congresso Lyon 1998), Lille 2000, 41-61.&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Das Kapitell des Apollo Palatinus-Tempels&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 76, 1969, 183-204.&lt;br /&gt;
**''Das korintische Kapitelle des 4. und 3 Jahrhunderts v.Chr.'' (''Athenischen Mitteilungen Beiheft'', 3), Berlin 1973.&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. P&amp;lt;small&amp;gt;RONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici degli Horrea Agrippiana&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 30, 1978, 107-131.&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;AYLÉ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les chapiteaux dérivés du corinthien dans la France du Nord&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 269-280&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ELLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Catalogo della collezione di pietre usate dagli antichi'', Roma 1842.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ELLONI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''I capitelli romani di Milano'', Padova 1958 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli in generale|abstract]]).&lt;br /&gt;
*K. B&amp;lt;small&amp;gt;EMMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein tetrarchisches Figuralkapitell aus der Sammlung Villa Casali in Rom&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 103, 1996, 231-236.&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux corinthiens hellénistiques d'Asie central découverts á Aï Khanoum&amp;quot;, in ''Syria'', 45, 1968, 111-151.&lt;br /&gt;
*M. E. B&amp;lt;small&amp;gt;ERTOLDI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Ricerche sulla decorazione architettonica del Foro di Traiano'' (''Studi Miscellanei'', 3), Roma 1962.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;ESSIÉRE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Note et restitution de quelques éléments d'architectures provenant de Bailleul&amp;quot;, in ''Bailleul, 2000 ans d'histoire'', (catalogo mostra) Lille, 1998.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les chapiteaux du Musée National de Carthage: Approche méthodologique et typologie&amp;quot;, in ''Séminaire d'archéologie de l'Université de Poitiers'', Poitiers 2000.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le décor architectonique de la basilique paléochrétienne de Bir-Ftouha (Carthage, Tunisie)&amp;quot;, in ''Bir Ftouha: a Pilgrimage Church Complex at Carthage'' (''Journal of Roman Archaeology'' suppl. 59) 2005.&lt;br /&gt;
*W. E. B&amp;lt;small&amp;gt;ETSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The History, Production and Distribution of the Late Antique Capital in Constantinople'', Ann Arbor 1977.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica in pietra locale a Leptis Magna tra il I e il II sec. d.C. Maestranze e modelli decorativi nell'architettura pubblica&amp;quot;, in ''Archeologia Classica'', 56, 2005, 189-224.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;OLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Flavian Amphitheatre: the Cavea and the Portico. Comments about the Quality, Quantity and the Working of its Marbles&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese])&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, P. T&amp;lt;small&amp;gt;UCCI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Alcuni esempi di riuso dell'antico nell'area del Circo Flaminio&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome: Antiquité'', 108, 1996, 27-82.&lt;br /&gt;
*F. M. B&amp;lt;small&amp;gt;ILLOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'apparition de l'acanthe dans le décor des toits du monde grec&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 39-74.&lt;br /&gt;
*O. B&amp;lt;small&amp;gt;INGÖL&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Das ionische Normalkapitell in hellenistischen und römischen Zeit in Kleinasien'', (''Istanbuler Mitteilungen Beiheft'' 20), Tübingen 1980 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Überlegungen zum ionischen Gebälk&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 39, 1990, 102.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Das sogenannte Rosetten-Kapitel des Artemis-Tempels von Ephesos&amp;quot;, in ''Komos, Festschrift für Thuri Lorenz zum 65. Geburstag'', Wien 1997, 19-22.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*T. F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Roman architectural ornament in Kent&amp;quot;, in ''Archaologia cantiana'', 100, 1984, 65-80 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province britanniche (Gran Bretagna)|abstract]]).&lt;br /&gt;
**''Roman Architectural Ornament in Britain'', (''British Archaeological Reports'' 329) 2002&lt;br /&gt;
*F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T. L&amp;lt;small&amp;gt;UTTRELL&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B. L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ligorio, Palladio and the Decorated Roman Capital from le Mura di S. Stefano&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 47, 1979, 102-116.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
*P. H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;LANKENHAGEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Flavische architektur und ihre Dekoration untersucht am Nervaforum'', Berlin 1940.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*S. N. B&amp;lt;small&amp;gt;OBTSCHEW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Über den Zusammenhang zwischen den Kymatien und der Atragalschmuk in der antiken Architektur&amp;quot;, in ''Charistèrion eis A.K.Orlandou'', III, Athenai 1966, 410-412.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ODON&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;I materiali: gli elementi architettonici&amp;quot;, in ''Oppidum Nesactium. Una città istro-romana'', (''Testis Temporum'', 1), Roma 1999.&lt;br /&gt;
*A. B&amp;lt;small&amp;gt;OËTHIUS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Of Tuscan Columns&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 66, 1962, 249-254.&lt;br /&gt;
*E. M. B&amp;lt;small&amp;gt;OPP&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Bauornamentik in den antiken Wohnhäusern des Hauran &amp;quot;, in ''Kulturkonflikte im Vorderen Orient an der Wende vom Hellenismus zur römischen Kaiserzeit'', 2003.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;ORGHINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi'', Roma 2004 ISBN 88-8016-181-4.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;ÖRKER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Blattkelchkapitelle. Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Arkitekturornamentik in Greichland'', Berlin 1965.&lt;br /&gt;
*C. B&amp;lt;small&amp;gt;OSSERT&amp;lt;/small&amp;gt;-R&amp;lt;small&amp;gt;ADTKE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die figürlichen Rundskulpturen und Reliefs aus Augst und Kaiseraugst'', (''Forschungen in Augst'' 16), Bern 1991 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province galliche e alpine (Francia, Belgio, Austria, Svizzera)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*J. P. B&amp;lt;small&amp;gt;OST&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;ONTURET&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les décors architecturaux de la villa de Plassac (Gironde), style provincial et marbres pyrénéens'', 1987.&lt;br /&gt;
*E. B&amp;lt;small&amp;gt;OTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Palmkapitelle aus Dakien&amp;quot; , in ''Acta Musei Napocensis'', 36 / I, 1999, 163-168.&lt;br /&gt;
*J. B&amp;lt;small&amp;gt;OUBE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un chapiteau ionique de l'époque de Jube II in Volubilis&amp;quot;, in ''Bulletin d'archéologie marocaine'', 6, 1966, 109-194.&lt;br /&gt;
*Y. B&amp;lt;small&amp;gt;OYSAL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die korinthischen Kapitelle der hellenistichen Zeit Anatoliens&amp;quot;, in ''Anatolia'', 2, 1957, 123-132.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;RAEMER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le marbre a l'époque romaine&amp;quot;, in ''Revue Archeologique'', 1, 1971, pp.167-174.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Répertoire des gisements de pierres ayant exporté leur production à l’époque romaine&amp;quot;, in ''Les ressources minérales et l’histoire de leur explotation'', Paris, 1986, 287-328.&lt;br /&gt;
*G. B&amp;lt;small&amp;gt;RANDS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Die Entstehung einer Stadt. Beobachtungen zur Bauornamentik von Resafa&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 77-92.&lt;br /&gt;
**''Die Bauornamentik von Resafa-Sergiupolis. Studien zur spätantiken Architektur und Bauausstattung in Syrien und Nordmesopotamien'', (''Resafa VI''), Mainz 2002.&lt;br /&gt;
*A. D. B&amp;lt;small&amp;gt;ROCKMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die grieschische Ante. Eine tipologische Untersuchung'', Marburg 1968.&lt;br /&gt;
*P. B&amp;lt;small&amp;gt;ROISE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Éléments d'un ordre toscan provincial en Haute-Savoie&amp;quot;, in ''Gallia'', 27, 1969, 15-22.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Inventaire et étude du lapidaire gallo-romain d'Evreux&amp;quot;, in ''Revue Archéologique de l'Ouest'', 14, 1997.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'ornementation architecturale urbaine dans le nord-ouest de la Gaule&amp;quot;, in ''Caesarodunum'', 26-27, 2000.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Étude préliminaire du lapidaire architectonique&amp;quot;, in ''Reims, rue Rockfeller, Document Final de Synthése'', (DRAC, SRA), Reims 2001.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, M. S&amp;lt;small&amp;gt;OLIGO&amp;lt;/small&amp;gt;, B. T&amp;lt;small&amp;gt;URI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Provenance study of white marble blocks and architectural elements from Porto and their contribution to the history of the marble trade&amp;quot;, in ''ASMOSIA V, 5th International Conference'', Boston, 1998, 347-358.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. &amp;lt;u&amp;gt;B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;OLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Flavian Amphitheatre: the Cavea and the Portico. Comments about the Quality, Quantity and the Working of its Marbles&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese])&lt;br /&gt;
*M. L. B&amp;lt;small&amp;gt;RUTO &amp;lt;/small&amp;gt;, C. V&amp;lt;small&amp;gt;ANNICOLA &amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Strumenti e tecniche di lavorazione dei marmi antichi&amp;quot;, in ''Archeologia Classica'', 42, 1990, 287-324.&lt;br /&gt;
*L. B&amp;lt;small&amp;gt;RUZZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Iscrizioni sui marmi grezzi&amp;quot;, in ''Annali dell'instituto di corrispondenza Archeologica'', 42, 1870, 106-204.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;B&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*H. H. B&amp;lt;small&amp;gt;ÜSING&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die griechische Halbsäule'', Wiesbaden 1970.&lt;br /&gt;
*G. P. B&amp;lt;small&amp;gt;USO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Metodo rapido di analisi elementale di residui insolubili di marmi cristallini&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 41-45.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==C==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. C&amp;lt;small&amp;gt;ABANOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Constitution d'une banque de données sur les chapiteaux corinthiens et dérivés du corinthien: méthodes et perspectives&amp;quot;, in ''L'Acanthe dans la sculpture monumentale de l'Antiquité à la Renaissance'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 9-23.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;ADENAT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux tardifs du limes de Maurétanie Césarienne&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 14, 1979, 247-260.&lt;br /&gt;
*U. C&amp;lt;small&amp;gt;AIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römischen Marmorkandelaber'', Mainz 1985.&lt;br /&gt;
*O. C&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elements d'architecture romaine á Larnaca&amp;quot;, in ''Report of the Department of Antiquities Cyprus'', 2, 1988, 219-228 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli nabatei|abstract]]).&lt;br /&gt;
*L. C&amp;lt;small&amp;gt;AMPAGNA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Note sulla decorazione architettonica della scena del teatro di Segesta&amp;quot;, in ''Giornate Internazionali di Studi sull'area elima'' (congresso Gibellina 1991), Pisa-Gibellina 1992.&lt;br /&gt;
*M. L. C&amp;lt;small&amp;gt;ANCELA&amp;lt;/small&amp;gt; R&amp;lt;small&amp;gt;AMÍREZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RELLANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capiteles romanos procedentes de Bílbilis  (Calatayud)&amp;quot;, in ''Primer encuentro de estudios bilbilitanos'' I, Zaragoza 1983, 47-52.&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;APRIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Vesta Aeterna: L'Aedes vestae e la sua decorazione architettonica'', Roma 2007.&lt;br /&gt;
*G. F. C&amp;lt;small&amp;gt;ARETTONI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli ellenistici della casa di Augusto&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 87, 1980, 131-136.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;ASARI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Iuppiter Ammon e Medusa nell'Adriatico Nordorientale. Simbologia imperiale nella decorazione architettonica forense'', (Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina, 18), Roma 2004.&lt;br /&gt;
*S. C&amp;lt;small&amp;gt;ASCELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il teatro romano di Sessa Aurunca'', Marina di Minturno 2002. ISBN 88-7425-000-2&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTAGNOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello della Pigna Vaticana&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 71, 1943-45, 3-30&lt;br /&gt;
*E. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTEELS&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Les chapiteaux ioniques á quatre faces de Ordona&amp;quot;, in '' Bulletin de l'Institut historique belge de Rome'', 46-47, 1976-77.&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;ASTELLANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riutilizzo e rilavorazione dei marmi romani nell'abbazia altomedievale di S. Vincenzo al Volturno&amp;quot;, in ''II Congresso Nazionale di Archeologia Medievale'' (congresso Brescia, 2000), Firenze 2000, 304-308 (il testo è scaricabile in formato .pdf a partire dal [http://192.167.112.135/NewPages/EDITORIA/SAMI2.html Portale di archeologia medievale] dell'Università degli studi di Siena).&lt;br /&gt;
*G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste, Pola. L'età augustea e giulio claudia'', Padova 1978 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
**''Architetture romane in museo'', ''I musei di Aquileia, I'' (''Antichità Altoadriatiche'', 23, 1983), Udine 1983, 127-158 ([[Bibliografia_/_Decorazione_architettonica_per_luoghi|abstract]]).&lt;br /&gt;
**''Il monumento funerario di via Mantova a Brescia'', Roma 1990.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, M. P. R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. &amp;lt;u&amp;gt;C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia&amp;quot;, in ''Atti del convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e il 150º anniversario della sua scoperta'', II, Brescia 1975, 53-66 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*F. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I marmi decorati ostiensi&amp;quot;, in ''Dedalo'', 3,6, 1967, 49-72.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. C&amp;lt;small&amp;gt;ENCIAIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli romani di Perugia&amp;quot;, in ''Annali della facoltà di lettere e filosofia di Perugia. Studi classici'', 15, 1977-78, 41-96 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli in generale|abstract]]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. &amp;lt;u&amp;gt;C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
*P. C&amp;lt;small&amp;gt;HINER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decoración arquitectónica en Saguntum'', Valencia, 1990.&lt;br /&gt;
*C. C&amp;lt;small&amp;gt;HIPIEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Histoire critique des origines et de la formation des ordres grecs'', Paris 1876.&lt;br /&gt;
*R. C&amp;lt;small&amp;gt;HITHAM&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''The Classical Orders of Architecture'', New York 1985.&lt;br /&gt;
**''Die Säulenordnung der Antike und ihre Anwendung in der Architektur'', Stuttgart 1987.&lt;br /&gt;
*E. C&amp;lt;small&amp;gt;HRISTOF&amp;lt;/small&amp;gt;, G. E&amp;lt;small&amp;gt;RATH&amp;lt;/small&amp;gt; K&amp;lt;small&amp;gt;OINER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Antike Architekturfragmente aus Tavium. Erste Ergebnisse&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 55, 2005.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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*A. C&amp;lt;small&amp;gt;IASCA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
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*S. C&amp;lt;small&amp;gt;IRANNA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Spolia e caratteristiche del reimpiego nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura a Roma'', Dedalo Librerie editore, 2000.&lt;br /&gt;
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'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. C&amp;lt;small&amp;gt;LARIDGE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
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*W. C&amp;lt;small&amp;gt;LARK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Merovingian revival acanthus at Saint-Denis&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 345-356&lt;br /&gt;
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*M. C&amp;lt;small&amp;gt;OCCO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Due tipi di capitelli a Pompei: corinzio-italico e a sofà&amp;quot;, in ''Cronache pompeiane'', 3, 1977, 57-155.&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNO&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;C&amp;lt;small&amp;gt;OLETTA&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Flavian Amphitheatre: the Cavea and the Portico. Comments about the Quality, Quantity and the Working of its Marbles&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese])&lt;br /&gt;
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*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;C&amp;lt;small&amp;gt;ORSO&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, E. R&amp;lt;small&amp;gt;OMANA&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Vitruvio. De architectura'', Torino 1997.&lt;br /&gt;
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*G. C&amp;lt;small&amp;gt;RESSEDI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
==D==&lt;br /&gt;
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*L. W. D&amp;lt;small&amp;gt;ALY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;An Inscribed Doric Capital from the Argive Heraion&amp;quot;, in ''Hesperia'', 8,2, 1939, 165-169.&lt;br /&gt;
*C. D’A&amp;lt;small&amp;gt;MBROSI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. S&amp;lt;small&amp;gt;ONZOGNO&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La cava romana'', Trieste 1962.&lt;br /&gt;
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*D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architettura e decorazione di età flavia a Hierapolis di Frigia&amp;quot;, in ''Hierapolis IV: Saggi in onore di Paolo Verzone'', Roma 2002.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;APITANI&amp;lt;/small&amp;gt; D'A&amp;lt;small&amp;gt;RZAGO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per lo studio sistematico del materiale architettonico romano nell'Italia superiore&amp;quot;, in ''Rivista archeologica dell'antica provincia e diocesi di Como'', 125-6, 1941.&lt;br /&gt;
*J. L. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; L&amp;lt;small&amp;gt;A&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ARRERA&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;NTÓN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Los capiteles romanos de Mérida'', (''Monografías Emeritenses'', 2), Badajoz 1984.&lt;br /&gt;
**''La decoración arquitectónica de los foros de Augusta Emerita'', Roma 2000.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Aspetti e problemi della decorazione architettonica romana in Romagna. Età tardo repubblicana e augustea&amp;quot;, in ''Studi romagnoli'', 28, 1977, 172-208.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il problema del corinzio italico in Italia settentrionale. A proposito di un capitello non finito di Rimini&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École  française de Rome. Antiquité'', 93, 1981, 565-616 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli italici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;,  M. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSA&amp;lt;/small&amp;gt;,  &amp;quot;La decorazione architettonica di età repubblicana e primo imperiale nell'area adriatica&amp;quot;, in ''Abruzzo'', 19, 1981, 33 ss.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Tempio di Bellona: studi preliminari&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'',12,1, 1995.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ancient marbles from monumental structures in the Circus Flaminius in Rome and plastered travertine architectonical elements from the Temples of Bellona and Apollo Sosianus&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica dei templi del Circo Flaminio: il tempio di Bellona&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 37-53.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''I marmi colorati della Roma Imperiale'', Roma 2002.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; V&amp;lt;small&amp;gt;OS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica nel periodo di romanizzazione dell'Etruria&amp;quot;, in ''La romanizzazione dell'Etruria'' (catalogo mostra Orbetello), Milano 1985, 161-163.&lt;br /&gt;
*N. A&amp;lt;small&amp;gt;TTYA&amp;lt;/small&amp;gt; O&amp;lt;small&amp;gt;UERTANI&amp;lt;/small&amp;gt;, N. &amp;lt;u&amp;gt;D&amp;lt;small&amp;gt;ECHAISE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;A propos d'un bloc d'architrave à soffitte figuré au Musée National du Bardo&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 5 (convegno Cagliari e Sassari, 1987), Sassari 1988, 56-97.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Säule und Ordnung in der frühchristlichen Architektur&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 55, 1940, 114-130.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il capitello paleocristiano&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1956, 37-40.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zu einigen spätantiken Figuralkapitellen&amp;quot;, in ''Deltion tes christianikes arkaiologhikes etaireios'', 1964-65, 71-81.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zur Entstehung der spätantiken zweizonen Tierkapitelle&amp;quot;, in ''Charistèrion eis A.K.Orlandou'', I, Athenai 1965, 136-144.&lt;br /&gt;
**''Die Spolien in der spätantiken Architektur'', München 1975.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il materiale di spoglio nell'architettura tardoantica&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1976, 131-146 ([[Bibliografia / Reimpiego|abstract]]).&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt; ''et al.'', ''Corpus der Kapitelle der Kirche von San Marco zu Venedig'', Weisbaden 1981.&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T&amp;lt;small&amp;gt;SCHIRA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die frühchristlichen Basen und Kapitelle von S.Paolo fuori le mura&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 54, 1939, 99-111 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli a foglie lisce|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;EL&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ARMEN&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;RAPOTE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Los capiteles de Clunia&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 30, 1964, 171-184.&lt;br /&gt;
**''Los capiteles de Clunia. Hallazgos hasta 1964'' (''Monografias Clunienses'', II), Valladolid 1965.&lt;br /&gt;
*R. D&amp;lt;small&amp;gt;ELBRÜCK&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Hellenistische Bauten in Latium'', Strassburg 1908-1912 &amp;lt;small&amp;gt;(in particolare per la definizione dei capitelli italici: 155 ss)&amp;lt;/small&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*G. M. D&amp;lt;small&amp;gt;ELLA&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;INA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le antichità a Chiusi. Un caso di &amp;quot;arredo urbano'', Roma 1983&lt;br /&gt;
*R. D&amp;lt;small&amp;gt;EMANGEL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La frise ionique'', Paris 1933.&lt;br /&gt;
*F. D&amp;lt;small&amp;gt;EMMA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Monumenti pubblici di Puteoli. Per un Archeologia dell'Architettura'' (''Monografie della Rivista Archeologica Classica'' 3), Roma 2007.&lt;br /&gt;
*M. D&amp;lt;small&amp;gt;ENNERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum Vorbilcharakter Justinianischer Bauplastik für die mittelbyzantinische Kapitellproduktion&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 119 ss.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;-F&amp;lt;small&amp;gt;EYDY&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Décor architectural et développement du Hauran du I&amp;lt;sup&amp;gt;er&amp;lt;/sup&amp;gt; siècle avant J.-C. au VII&amp;lt;sup&amp;gt;e&amp;lt;/sup&amp;gt; siècle après J.-C.&amp;quot;,in ''Hauran I. Recherches archéologiques sur la Syrie du Sud à l’époque hellénistique et romaine. Première Partie'' (''Institut Français du Proche Orient Bibliothèque archéologique et historique'', 124), II, Paris 1986, 261-309.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le décor architectural en Syrie aux époques hellénistique et romaine&amp;quot;, in J. M. D&amp;lt;small&amp;gt;ENTZER&amp;lt;/small&amp;gt;, W. O&amp;lt;small&amp;gt;RTHMANN&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Archéologie et Histoire de la Syrie, II, La Syrie de l’époque achéménide à l’avènement de l’Islam'', Saarbrücken, 1989, 457-476.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Khirbet edh-Dharih: Architectural Decoration of the Temple&amp;quot;, in ''Proceedings of the First International Conference of ARAM: The Nabataeans'' (''Aram'', 2), 1990, 229-234.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les linteaux à figures divines en Syrie méridionale&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1992/1, 65-102.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le décor architecturale en Transjordanie de la période hellénistique à la création de la Province d'Arabie&amp;quot;, in ''Studies in the History and Archaeology of Jordan'', 4, 1992, 227-232.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Introduction de l'acanthe dans la sculpture monumentale du Proche-Orient à l'époque gréco-romaine, ''L'Acanthe dans la sculpture monumentale de l'Antiquité à la Renaissance'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 99-112.&lt;br /&gt;
*V. D&amp;lt;small&amp;gt;ÉROCHE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'acanthe de l'arc d'Hadrien et ses dérivés en Gréce propre&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 3, 1987, 425-453.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. D&amp;lt;small&amp;gt;I&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ILIPPO&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ALESTRAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Scultura e decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Concordia Sagittaria. Tremila anni di storia'', Venezia 2001, 213-235.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;IAZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTOS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Los capiteles romanos de orden corintio de España y problemas de su estudio&amp;quot;, in ''Ampurias'', 32-33, 1960-61, 223-237.&lt;br /&gt;
**''Capiteles corintios romanos de Hispania'', Madrid 1985.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;ILLON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Figured Pilaster Capitals from Aphrodisias&amp;quot;, in &amp;quot;American Journal of Archaeology&amp;quot;, 101, 1997.&lt;br /&gt;
*Z. D&amp;lt;small&amp;gt;IMITROV&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ionic Capitals from Nicopolis ad Istrum&amp;quot;, in ''The Roman and Late Roman City. International Conference'' (congresso Veliko Turnovo 2000).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Fries-Architrave aus Serdica verziert im Stil der aphrodisischen Steinmetzschule&amp;quot;, in ''Archaeologia Bulgarica'', 8, 2004, 29-43.&lt;br /&gt;
*W. B. D&amp;lt;small&amp;gt;INSMOOR&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Aeolic Capitals of Delphi'', in ''American Journal of Archaeology'', 27, 1923, 164-173.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. D&amp;lt;small&amp;gt;OLCI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il marmo nella civiltà romana: la produzione e il commercio'', Carrara 1989.&lt;br /&gt;
*M. A. D&amp;lt;small&amp;gt;OLLFUS&amp;lt;/small&amp;gt;, F. V&amp;lt;small&amp;gt;ILPOUX&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Découverte d'un chapiteau corinthien au lieu-dit &amp;quot;les cateliers&amp;quot; à Noyers-sur-Andelys&amp;quot;, in ''BSNEP'', 43,1, 1977, 20-21.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;OMINGO&amp;lt;/small&amp;gt;, I. F&amp;lt;small&amp;gt;IZ&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, J. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Etapas y elementos de la decoración arquitectónica en el desarrollo monumental de la ciudad de Tarraco (s.II A.C. - I D.C)&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 115-151.&lt;br /&gt;
*P. D&amp;lt;small&amp;gt;ONABEDIAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les métamorphoses de l'acanthe sur les chapiteaux arméniens du Ve au VIIe siécle&amp;quot;, in ''L'Acanthe dans la sculpture monumentale de l'Antiquité à la Renaissance'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 147-174.&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;ONATI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Rimini antica. Il lapidario romano'', Rimini 1981.&lt;br /&gt;
*M. D'&amp;lt;small&amp;gt;ONOFRIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), '' Rilavorazione dell'antico nel Medioevo'', Roma 2003, ISBN 88-8334-091-4&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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*H. D&amp;lt;small&amp;gt;RERUP&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zwei Kapitelle aus Italica&amp;quot;, in ''Archivo español de arqueologia'', 45-47, 1972-74, 91-102.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Cinco capteles romanos del museo numantino de Soria&amp;quot;, in ''Celtiberia'', 62, 1981, 301-308.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*C. H. D&amp;lt;small&amp;gt;UBOIS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Etude sur l'administration et explotation des carriers dans le monde romaine'', Paris 1908.&lt;br /&gt;
*C. D&amp;lt;small&amp;gt;UFOUR&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;OZZO&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Il reimpiego di marmi antichi nei monumenti medioevali e l'esordio della scultura architettonica del protoromanico a Genova&amp;quot;, in ''Bollettino d'arte'', 64,3, 1979, 1 ss.&lt;br /&gt;
*X. D&amp;lt;small&amp;gt;UPRÉ I &amp;lt;/small&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;AVENTÓS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Els capiteles corintis de l'arc de Berá'', Tarragona 1983.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;URM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das korintische Kapitell in Phigaleia&amp;quot;,  in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 9, 1906, 287-296.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, P. A. F&amp;lt;small&amp;gt;EVRIER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor des monuments chrétiens d'Afrique (Algerie, Tunisie)&amp;quot;, in ''Actas del VIII congreso international de Arqueologia cristiana'' (congresso Barcelona 1969), Città del Vaticano-Barcelona 1972, 5-55.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, E. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIN&amp;lt;/small&amp;gt;, C. M&amp;lt;small&amp;gt;ETZGER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Salona I. Catalogue de la sculpture architetcturale paléochrétienne de Salone'' (''Cahiers de l’Ecole Française de Rome'', 194.1) , Rome - Split 1994&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. D&amp;lt;small&amp;gt;WORAKOWSKA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Quarries en Roman Province'', Varsavia 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==E==&lt;br /&gt;
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*H. L. E&amp;lt;small&amp;gt;BELING&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Origin of the Corinthian Capital&amp;quot;, in ''Art bulletin'', 1924, 75-81.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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*F. E&amp;lt;small&amp;gt;CKSTEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Marmorer Löwenwasserspeier in Mainz&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 72, 1965, 62 ss.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;, I. E. M. E&amp;lt;small&amp;gt;DLUND&amp;lt;/small&amp;gt;-B&amp;lt;small&amp;gt;ERRY&amp;lt;/small&amp;gt;,'' Etruscan and Republican Roman mouldings. A reissue'', (University Museum Monograph 107), 2000. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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*J. E&amp;lt;small&amp;gt;L&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;HEHADEH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Untersuchungen zum antiken Schmuck in Syrien'', (diss.) Berlin 1962.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. C&amp;lt;small&amp;gt;HRISTOF&amp;lt;/small&amp;gt;, G. &amp;lt;u&amp;gt;E&amp;lt;small&amp;gt;RATH&amp;lt;/small&amp;gt; K&amp;lt;small&amp;gt;OINER&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Antike Architekturfragmente aus Tavium. Erste Ergebnisse&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 55, 2005.&lt;br /&gt;
*C. E&amp;lt;small&amp;gt;RTEL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Korintische Kapitelle aus pannonischen Limesorten&amp;quot;, in ''Akten des 14. Internationalen Limeskongresses'' (congresso Carnuntum, 1986), Wien 1990, 561-571.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==F==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. M. F&amp;lt;small&amp;gt;ABRINI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Due altari con decorazioni a bucrani e festoni nel Maceratese&amp;quot;, in ''Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell'Antichità'', 6, 1986 (1989), 145-169.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Fregi funerari di tipo ionico dal Piceno romano&amp;quot;, in ''Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell'antichità'', 2001, 83-112.&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;AJERLING&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Transformation of the Corinthian Capital in Rome and Pompei during the Later Republican Period&amp;quot;, in ''Corolla Archeologica principi hereditaris regni Sueciae Gustavo Adolpho dedicata'', London 1932, 118-131.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ALLICO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli antichi nella cattedrale di Catania&amp;quot;, in ''Palladio'', 17, 1967, 171-182.&lt;br /&gt;
*J. C. F&amp;lt;small&amp;gt;ANT&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Roman Emperors in the Marble Business&amp;quot; , in N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade'' (''Nato ASI Series'',153), Dordrecht 1988, 147-158.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Rome marble’s Yards&amp;quot;, in ''Journal of Roman Archaeology'', 14, 2001, 167-198.&lt;br /&gt;
*R. F&amp;lt;small&amp;gt;ARIOLI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;I capitelli paleocristiani e paleobizantini di Salonicco&amp;quot;, in ''Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina'', Ravenna 1964, 132-177.&lt;br /&gt;
**''Corpus della scultura paleocristiana, bizantina ed altomedioevale di Ravenna. III. La scultura architettonica'', Roma 1969.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Osservazioni su due capitelli del museo arcivescovile di Ravenna&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 45, 1969, 107-117.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*N. F&amp;lt;small&amp;gt;ERCHIOU&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Architecture romaine de Tunisie. L'ordre: rythmes et proportions dans le Tell'', Tunis 1975.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Une carriére régionale en Afrique: la pierre de Keddel&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 83, 1976, 367-402.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapiteaux chrétiens de Tunisie : variations sur un théme&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques et scientifiques Paris'', 1976-1978 (''Afrique du Nord'', 8), 217-228.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Trois petit jalons dans l'histoire du rinceau animé en Proconsulare&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 13, 1979, 235-247.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Rinceaux antiques remployés dans la grande mosquée de Tunis: parenté de lor style avec celui de certains monuments de Carthage&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 17, 1981, 143-163.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un entablement d'Apisa Minus daté du règne d'Antonin le Pieux&amp;quot;, in ''Africa'', 7-8, 1982, 161-168.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un atelier itinerant de marbriers&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 19, 1983, 75-84.&lt;br /&gt;
**'L'évolution du décor architectonique an Afrique proconsulaire, des derniers temps de Carthage aux Antonins'', Aix-en-Provence 1984.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les vestiges du Capitole de Numlulis&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 52, 1984, 115-123.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'évolution du décor architectonique&amp;quot;, in ''CEDAC'' (''Centre d'études et de documentation archéologique de la conservation de Carthage''), 7, 1986, 8-9.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Groupe de reliefs à décor architectonique&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 93, 1986.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Note sur un chapiteau ionique de Carthage&amp;quot;, in ''CEDAC'' (''Centre d'études et de documentation archéologique de la conservation de Carthage''), 9, 1988, 38-39.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le Temple de Mercure à Gigthis : recherches sur le décor architectonique, in ''Africa'' , 10, 1988, 174-196.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le grand temple de Vallis et sa place dans l'architecture de la province romaine d'Afrique&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1988, 41-50.&lt;br /&gt;
**''Décor architectonique d'Afrique proconsulaire (IIIe avant J.-C. - Ier s. ap. J.-C.)'' I-II, Gap 1989.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Répertoire décoratif de l'Afrique Proconsulaire&amp;quot;, in ''Antiquités africaines'', 25, 1989, 115-133.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;A propos d'un bloc d'architrave à soffite figuré&amp;quot;, in ''Africa'', 11-12, 1992-1993, 19-30.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapitaux byzantins de Segermes&amp;quot;, in ''Africa'', 11-12, 1992-1993, 49-60.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La basilique de Bir El Knissia, les éléments d'architecture&amp;quot;, in ''Bir El Knissia at Carthage'', Ann Arbor 1993, 225-255.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Recherches sur les éléments architecturaux du navire de Mahdia&amp;quot;, in ''Das Wrack'' (catalogo mostra), Köln 1994, 195-208.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Recherches sur le décor architectonique de la région de Segermes&amp;quot;, in ''Africa Proconsularis'' I-II, Copenhagen 1995, 653-711.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'activité d'officines de marbriers venues de Carthage à Sufetula&amp;quot;, in ''Actes du colloque de Sbeïtla'', 2000.&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;ERGOLA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello ionico-italico da Torre Annunziata&amp;quot;, in ''Rivista di studi pompeiani'', 2, 1988, 49-56.&lt;br /&gt;
*L. M. M. F&amp;lt;small&amp;gt;ERNANDES&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capitéis romanos da Lusitânia Ocidental'', 2, Lisboa 1999.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, P. A. &amp;lt;u&amp;gt;F&amp;lt;small&amp;gt;EVRIER&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Le décor des monuments chrétiens d'Afrique (Algerie, Tunisie)&amp;quot;, in ''Actas del VIII congreso international de Arqueologia cristiana'' (congresso Barcelona 1969), Città del Vaticano-Barcelona 1972, 5-55.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*B. F&amp;lt;small&amp;gt;ILARSKA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Remarques sur le décor architectural de la voie pretorienne au Camp de Dioclétien a Palmyre&amp;quot;, in ''Etudes et travaux'', 1966, 108-122.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Nouveaux fragments de chapiteaux hétérodoxes á Palmyre&amp;quot;, in ''Etudes et travaux'', 1966, 123-228.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elements d'architecture du Ie siécle de N.E. découverts au Camp de Dioclétien á Palmyre&amp;quot;, in ''Studia palmiyrenskie'', 1966, 59-73.&lt;br /&gt;
**''Studia nad dekoracjami architektoniczymi Palmyry'', Warsawa 1967.&lt;br /&gt;
*M.G. F&amp;lt;small&amp;gt;ILETICI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il frammento nel restauro archeologico. L'integrazione di alcuni capitelli del Tempio Rotondo al Foro Boario&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum 1997.&lt;br /&gt;
*M. F&amp;lt;small&amp;gt;INCKER&amp;lt;/small&amp;gt;, P. S&amp;lt;small&amp;gt;ILLIÈRES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;À propos du remploi d'èlèments architectoniques lors de reconstructions antiques : quelques exemples à Baelo Claudia&amp;quot;, in ''Hommages à C. Domergue'', (''Pallas'', 50, 1999), 263-283.&lt;br /&gt;
*V. F&amp;lt;small&amp;gt;IOCCHI&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;ICOLAI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Considerazioni sulla decorazione architettonica altomedievale della basilica di Sant'Erasmo a Formia&amp;quot;, in ''Bollettino d'arte del Ministero per i beni culturali e ambientali'', 23, 1984, 51-64.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Corinthian Capitals of the Capernaum Synagogue: A Revision&amp;quot;, in ''Levant'', 18,1986, 131-142.&lt;br /&gt;
**''Das korinthische Kapitell im Alten Israel in der hellenistischen und römischen Periode. Studien zur Baudekoration im Nahen Osten'', Mainz 1990. &lt;br /&gt;
**&amp;quot;Some Remarks on Architectural Decoration in Palestine during the Hellenistic Period (3rd -1st centuries B.C.E.)&amp;quot;, in ''Akten des XIII. Internationalen Kongresses für Klassische Archäologie'', (Berlin, 1988), Mainz 1990, 434-436.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Figured Capitals in Roman Palestine. Marble Imports and Local Stone: Some Aspects of 'Imperial' and 'Provincial' Art&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1991, 119-144.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;A Judean Contribution to Roman Decoration: an Ornamented Stone from the Temple Mount Reconsidered&amp;quot;, in ''Israel Exploration Journal'', 43, 1993, 235-240.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Basilica of Ascalon: Marble, Imperial Art and Architecture in Roman Palestine&amp;quot;, in ''The Roman and Byzantine Near East: Some Recent Archaeological Research'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.14), Ann Arbor 1995, 121-150.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marble, Urbanism, and Ideology in Roman Palestine: The Caesarea Example&amp;quot;, in ''Caesarea Maritima. A Retrospective after two Millennia'', Leiden 1996, 251-261&lt;br /&gt;
*M. L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;AGARITZ&amp;lt;/small&amp;gt;, Z. P&amp;lt;small&amp;gt;EARL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Isotopic and Artistic Appraisal of Corinthian Capitals from Caesarea Maritima: A Case Study&amp;quot;, in ''Caesarea Papers'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.5), Ann Arbor 1992, 214-221.&lt;br /&gt;
*M. L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. S&amp;lt;small&amp;gt;TEIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Josephus on the Use of Marble in Building Projects of Herod the Great&amp;quot;, in ''Journal of Jewish Studies'', 45, 1994, 79-85.&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;OMINGO&amp;lt;/small&amp;gt;, I. &amp;lt;u&amp;gt;F&amp;lt;small&amp;gt;IZ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, J. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Etapas y elementos de la decoración arquitectónica en el desarrollo monumental de la ciudad de Tarraco (s.II A.C. - I D.C)&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 115-151.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. F&amp;lt;small&amp;gt;ORSSMAN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Dorisch, Ionisch, Korinthisch'', Stockholm-Gšteborg-Uppsala 1967&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. F&amp;lt;small&amp;gt;REY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Aphrodisias de Carie: les chapiteaux du temple&amp;quot;, in ''Le projet de Vitruve. Objet, destinataire et réception du de Architectura'', Roma 1994, 123-137.&lt;br /&gt;
*K. F&amp;lt;small&amp;gt;REYBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Stradtrömische Kapitelle aus der Zeit von Domitian bis Alexander Severus. Zur Arbeitsweise und Organisation stadrömischenr Werkstätten der Kaiserzeit'', Mainz 1990.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zur Formenvielfalt frühkaiserzeitlicher Bauornamentik in hellenisierten Osten (1. jh. v.Chr. - 1. jh. n. Chr.)&amp;quot; e &amp;quot;Zur Produktionweise stadrömischer Marmordekoration in severischer Zeit&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 19-24 e 37-42.&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Luni, Parma, Velleia. Ricerche sulla decorazione architettonica romana'', Milano 1968 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, M. P. R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia&amp;quot;, in ''Atti del convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e il 150º anniversario della sua scoperta'', II, Brescia 1975, 53-66 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==G==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. G&amp;lt;small&amp;gt;ALLIAZZO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli del museo civico di Vicenza. Contributo allo studio della decorazione architettonica del teatro di Berga&amp;quot;, in ''Aquileia nostra'', 48, 1977, 49-72.&lt;br /&gt;
*U. W. G&amp;lt;small&amp;gt;ANS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Der Quellbezirk von Nimes. Zur Datierung und zum Stil seiner Bauten&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 97, 1990, 93.&lt;br /&gt;
**''Korinthiesierende Kapitelle der römischen Kaiserzeit, Schmuckkapitelle in Italien und den nordwestlichen Provinzen'', Köln-Weimar-Wien 1992.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Hellenistische Architekturteile aus Hartgestein in Alexandria&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1994, 433-453.&lt;br /&gt;
*J. G&amp;lt;small&amp;gt;ANZERT&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zur Entwicklung lesbischer Kymationsformen&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 98, 1983.&lt;br /&gt;
**''Das Kenotaph für Gaius Caesar in Limyra. Architektur und Bauornamentik'' (''Istanbuler Forschungen'' 35), 1984 &amp;lt;small&amp;gt;(vedi immagine di uno dei frammenti trattati nella [http://www.fabernett.com/cgi-bin/fab455/44429.html scheda del libro] sul sito dell'editore.&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Augusteische Kymaformen&amp;quot;, in ''Kaiser Augustus und die verlorene Republik'' (catalogo mostra), Berlin 1988, 116.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Erdbebenfolgen an Säulen und Gebälk des Mars-Ultor-Tempels&amp;quot;, in ''Säule und Gebälk. Zu Struktur und Wandlungsprozess griechisch-römischer Architektur. Bauforschungskolloquium'' (congresso Berlin, 1994), ''Diskussionen zur archäologischen Bauforschung'', 6,1996, 197-202.&lt;br /&gt;
*C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASPARRI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Aedes Concordiae Augustae'', Roma 1979.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Sulle lesene con tralci d'acanto a Villa Medici&amp;quot;, in ''Antikenzeichnung und Antikestudium in Renaissance und Frübarock'' (congresso Coburg 1986), Coburg 1989.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. &amp;lt;u&amp;gt;G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ERKAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die augeblich etruskischen Pfeilerkapitelle in Pompeji&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 58, 1943, 157-177.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*R. G&amp;lt;small&amp;gt;INOUVÉS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Dictionnaire méthodique de l'architecture grecque et romaine'', 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*T. M. G&amp;lt;small&amp;gt;OLDA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Puteale und verwandte Monumente'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 16), Mainz 1997.&lt;br /&gt;
*L. A&amp;lt;small&amp;gt;LBANESE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marmi romani dal Museo Civico Federico Eusebio di Alba'' Savigliano 2007; all'interno M. &amp;lt;u&amp;gt;G&amp;lt;small&amp;gt;OMEZ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Studio petrografico e ipotesi sulla provenienza dei marmi&amp;quot; &amp;lt;small&amp;gt;([http://www.archaeogate.org/classica/pubblicazione/455/luisa-albanese-marmi-romani-dal-museo-civico-federico-e.html scheda del libro su Archeogate])&amp;lt;/small&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. G&amp;lt;small&amp;gt;RABINER&amp;lt;/small&amp;gt;, L. P&amp;lt;small&amp;gt;RESSOUYRE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux à feuilles d'acanthe fouettées par le vent&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 357-386.&lt;br /&gt;
*M. G&amp;lt;small&amp;gt;REENHALGH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Spolia in Fortifications: Turkey, Syria and North Africa&amp;quot;, in ''Ideologie e pratiche del reimpiego nell'alto medioevo'' (Settimane di studio del Centro italiano di studi sull'alto medioevo, 46, Spoleto 1998), Spoleto 1999, 785-935 ([http://rubens.anu.edu.au/new/books_and_papers/spoleto.paper/introduction.html introduzione on-line]).&lt;br /&gt;
*M. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ROOTE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Entstehung des jonischen Kapitells und seine Bedeutung für die griechische Baukunst'', Strassburg 1905.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Traditions hellénistiques d'Orient dans le décor architectural des Temples romains de Gaule Narbonnaise&amp;quot;, in ''La Gallia romana'' (congresso Accademia dei Lincei, Roma 1971), Roma 1973, 167-181.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Recensione a Ch. F. Leon, Die Bauornamentik des Trajansforum und ihre Stellung in der früh-und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Rom, Wien 1971&amp;quot;, in ''Latomus'', 32, 1973, 917-919.&lt;br /&gt;
**''Aurea Templa. Recherches sur l'architecture religieuse de Rome á l'epoque d'Auguste'' (''Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome'' 231) Rome 1976 (in particolare, sull'origine della cornice con mensole e del corinzio romano, 197-232 [[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Entablements modillonnaires d'Afrique au IIe s. apr. J.-C. (À propos de la corniche des temples du Forum de Rougga)&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 85, 1978, 459-476.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les temples géminés de Glanum. Etude preliminaire&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 14, 1981, 125-158 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les chapiteaux de la colonnade du baptistére d'Aix-en-Provence&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 16, 1983, 223-224.&lt;br /&gt;
**''Byrsa III. La basilique orientale et ses abords (Mission archéologique française à Carthage)'', (''Mélanges de l'école française de Rome. Antiquité'' suppl.) Roma 1985.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Situation stylistique et chronologique du chapiteau corinthien de Vitruve&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité, Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 27-37.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La sémantique des ordres à la fin de l'époque hellénistique et au début de l'Empire. Remarques préliminaires&amp;quot;, in ''Splendida civitas nostra. Studi in onore di Antonio Frova'', (''Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina'', 8), Roma 1995, 23-33.&lt;br /&gt;
**''L'Architecture romaine. I. Les monuments publics'', Paris 1996.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Esquisse d'une analyse sèmantique des premires sèries de chapiteau corinthiens &amp;quot;normaux&amp;quot; en Gaule Narbonnaise&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 85-98.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. A&amp;lt;small&amp;gt;MY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La Maison Carrée de Nîmes'' (''Gallia'', Suppl., 38), Paris 1979.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. A&amp;lt;small&amp;gt;NDREAU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bolsena. Les nouveaux éléments d'architecture dans les zones Sud et Sud-Est&amp;quot;, in ''Mélanges de l'école française de Rome. Antiquité'', 81, 1969, 119-136.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;ORSO&amp;lt;/small&amp;gt;, E. R&amp;lt;small&amp;gt;OMANA&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Vitruvio. De architectura'', Torino 1997.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;G&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, A. G&amp;lt;small&amp;gt;UIGLIA&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UIDOBALDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale en marbre au VIe siècle à Constantinople et dans les régions sous influence constantinopolitaine&amp;quot;, in ''Acta XIII Congressus internationalis Archaeologiae christianae (congresso Split-Porec 1994), Split, Citttà del Vaticano, 1998, II, 301-376.&lt;br /&gt;
*G. G&amp;lt;small&amp;gt;ULLINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sull'origine del fregio dorico&amp;quot;, in ''Memorie dell'Accademia delle scienze di Torino'', IV, 31, 1974 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Fregi dorici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. A. G&amp;lt;small&amp;gt;UTIERREZ&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;EHEMERID&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Sobre la sistematizacion del capitel corintio en la peninsula Iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 48, 1982, 25-39 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzi|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El capitel corintizante. Su difusion en la peninsula Iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 49, 1983, 73-93 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzieggianti|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El capitel compuesto en la peninsula iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 1984, 81-87.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Capiteles romanos de la provincia de Alicante&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'',  51, 1985, 93-101.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;A proposito de un libro sobre capiteles corintos romanos de Espana&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 51, 1985, 246-252.&lt;br /&gt;
** ''Capiteles de Barcino en los museos de Barcelona'', 1986.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Bases para un estudio del capitel jonico en la peninsula iberica&amp;quot;, in ''Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid'', 54, 1988, 65-113.&lt;br /&gt;
**''Capiteles Romanos de la Península Ibérica'' (''Studia archeologica'', 81), Valladolid, 1992.&lt;br /&gt;
**''La decoración arquitectónica en la Colonia Clunia Sulpicia'' (''Studia archeologica'', 92), Valladolid 2003.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Los programas arquitectónicos de época imperial en el Conventus Cluniensis&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 275-292.&lt;br /&gt;
*M. G&amp;lt;small&amp;gt;ÜTSCHOW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Untersuchungen zum korintischen Kapitelle&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 36, 1921, 44-83.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==H==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*P. C. H&amp;lt;small&amp;gt;AMMOND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Capitals from the 'Temple of the Winged Lions' at Petra&amp;quot;, in ''Bulletin of the American Schools of Oriental Research'', 226, 1977, 47-51.&lt;br /&gt;
*N .H&amp;lt;small&amp;gt;ARRAZI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Chapiteaux de la grande Mosquée de Kairouan'', Tunis 1982.&lt;br /&gt;
*R. H&amp;lt;small&amp;gt;AUGLID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Greek Acanthus. Problems of Origin&amp;quot;, in ''Acta Archaeologica'', 18, 1947, 93-116.&lt;br /&gt;
*P. H&amp;lt;small&amp;gt;AUSER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectonique du portique du forum de Nyon&amp;quot;, in ''Politique édilitaire dans les provinces de l'Empire romain'', Cluj-Napoca 1993, 149-152.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. H&amp;lt;small&amp;gt;EBER&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;UFFRIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'acanthe dans le décor architectural&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité, Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 189-210.&lt;br /&gt;
*B. H&amp;lt;small&amp;gt;EBERT&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Römerzeitliches Architekturfragment aus Nussdorf&amp;quot;, in ''Pro Austria romana'', 49, 1/2, 1999, 27.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Römische Säulenbasis&amp;quot;, in ''Pro Austria romana'', 49, 1/2, 1999, 28.&lt;br /&gt;
*W. D. H&amp;lt;small&amp;gt;EILMEYER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Korintische Normalkapitelle. Studien zur Geschichte der römischen Architekturdekoration'', (''Römische Mitteilungen'', suppl. 16), 1970.&lt;br /&gt;
*H. H&amp;lt;small&amp;gt;EINRICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Kapitelle des Fortuna-Augusta-Tempels in Pompeji&amp;quot;, in ''Bautechnik der Antike'', 1991, 80.&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''The Schematic Composite Capital: a Study of Architectural Decoration at Rome in the Later Empire'', Ann Arbor 1974.&lt;br /&gt;
**''The Ionic Capital in Late Antique Rome'' (''Archaeologica'', 56), Roma 1988.&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;., R. T&amp;lt;small&amp;gt;YKOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitals with Fine-toothed Acanthus and the Quarries of Dokimeion&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese]).&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Exportations de marbre Thasien à l'époque paléochrétienne: le cas des chapiteaux ioniques&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 101, 1977, 471-511.&lt;br /&gt;
*K. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum Dekor dorischer Kapitelle&amp;quot;, in ''Architectura'', 13, 1983, 1-12.&lt;br /&gt;
*N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Oxygen and Carbon Isotopic Data Base for Classical Marble&amp;quot;, in N. H&amp;lt;small&amp;gt;ERZ&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Classical Marble: Geochemistry, Technology, Trade'' (''Nato ASI Series'',153), Dordrecht 1988, 305-314.&lt;br /&gt;
*H. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; H&amp;lt;small&amp;gt;ESBERG&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Konsolengeisa des Hellenismus und der frühen Kaiserzeit'', Mainz 1980 (vedi [[Recensioni / Konsolengeisa des Hellenismus und der frühen Kaiserzeit|recensioni]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Lo sviluppo dell'ordine corinzio in età tardo-republicana&amp;quot;, in ''L'art decoratif à Rome à la fin de la République et au debut du Principat'' (congresso Roma, 1979), Roma 1981, 19-56 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Ordine corinzio|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La ''scaenae frons'' del teatro della villa di Domiziano a Castelgandolfo&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'', 4, 1981, 176-180.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Girlandenschmuck der republikanischen Zeit in Mittelitalien&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 88, 1981, 201.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elemente der frükaiserzeitlichen Aedikulaarchitektur&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 53, 1981-82, 43-86 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli figurati|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Bauornamentik als kulturelle Leitform&amp;quot;, in ''Stadtbild und Ideologie. Die Monumentalisierung hispanischer Städte zwischen Republik und Kaiserzeit'' (congresso Madrid, 1987), München 1990, 341-364 (&amp;quot;Córdoba und seine Architeckturornamentik&amp;quot;, in particolare: 341-352).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ein Tempel spätrepublikanischer Zeit mit Konsolengesims&amp;quot;, in ''Modus in rebus. Gedenkschrift für W. Schindler'', Berlin 1991.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica di Cordova. Sulla funzione dell'ornamentazione architettonica in una città romana&amp;quot;, in ''Colonia Patricia Corduba una reflexión arqueológica'', Sevilla 1996, 155-174.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Edifici pubblici nelle città della ''Germania Inferior''&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 99-114.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*N. L. H&amp;lt;small&amp;gt;IRSCHLAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Head-capitals of Sardis&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 35, 1967, 106-114.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*T. H&amp;lt;small&amp;gt;OMOLLE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L'origine du chapiteau corinthien&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1916, 17-60.&lt;br /&gt;
*M. H&amp;lt;small&amp;gt;ONROTH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stadtrömische Girlanden'' (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien. Sonderschrift'' 18), Wien 1971.&lt;br /&gt;
*W. H&amp;lt;small&amp;gt;ÖPFNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zum ionischen Kapitell bei Hermogenes und Vitruv&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 83, 1968, 213-234.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. P. B&amp;lt;small&amp;gt;USO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;lt;u&amp;gt;H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Metodo rapido di analisi elementale di residui insolubili di marmi cristallini&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 41-45.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;lt;u&amp;gt;H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;New light on some phrygian marble quarries through a petrological study and the evaluation of Ca/Sr ratio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 47-55.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==I==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;D&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. I&amp;lt;small&amp;gt;DIL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Korintische Kapitelle im Museum von Izmir&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 53, 1981-82, 149-188.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==J==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;J&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*C. J&amp;lt;small&amp;gt;ÄGGI&amp;lt;/small&amp;gt;. &amp;quot;Spolie oder Neuanfertigung? Überlegungen zur Bauskulptur des Tempietto sul Clitunno, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 105-112.&lt;br /&gt;
*M. J&amp;lt;small&amp;gt;ANON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor architectonique de Narbonne. Les rinceaux'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'', Supplément 13), Paris 1986.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;J&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. J&amp;lt;small&amp;gt;ENEWEIN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Bauornamentik und Skulpturenfragmente aus Rom der Originalsammlung des Archäologischen Instituts der Universität Innsbruck'' (diss.), Innsbruck, 1979.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Verkehrte Wege. Zu zwei korinthischen Kapitellen in Ephesos&amp;quot;, in ''Steine und Wege, Festschrift für Dieter Knibbe zum 65. Geburstag'', (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'' Sonderschrift 32), Wien 1999, 43-50.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;J&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. C. J&amp;lt;small&amp;gt;OULIA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les frises doriques de Narbonne'', (''Latomus'' 202), Bruxelles 1988.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==K==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*H. K&amp;lt;small&amp;gt;ÄHLER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Dekorative Arbeiten aus der Werkstatt des Kostantins-bogen&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 51, 1936, 180-201.&lt;br /&gt;
**''Die römischen Kapitelle des Rheingebietes'', Berlin 1939.&lt;br /&gt;
**''Die Gebälke des Kostantinsbogens'' (''Römische Gebälke'', II, 2,2), Heidelberg, 1953 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Trabeazioni|abstract]]).&lt;br /&gt;
*S. K&amp;lt;small&amp;gt;ARAGÖZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Lokalisierung einer Marmorwerkstätte in Ephesos&amp;quot;, ''Steine und Wege, Festschrift für Dieter Knibbe zum 65. Geburstag'', (''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'' Sonderschrift 32), Wien 1999,  55-59.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;AUTZSCH&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Kapitellstudien. Beiträge zu einer Geschchte des spätantiken Kapitells im Osten vom vierten bis ius siebente Jahrhundert'', Berlin-Leipzig 1936 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli tardoantichi, paleocristiani e bizantini|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Die römische Schmuckkunst in Stein&amp;quot;, in ''Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte'', 3, 1939, 3 ss.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Die langobard Schmuckkunst in Oberitalien&amp;quot;, in ''Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte'', 5, 1941, 3 ss.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. K&amp;lt;small&amp;gt;EMPTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Akanthus. Die Entstehung eines Ornamentsmotive'', Leipzig 1934.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*D. K&amp;lt;small&amp;gt;INNEY&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Spolia from the Baths of Caracalla in S.Maria in Trastevere&amp;quot;, in ''Art Bulletin'', 68, 1986, 379-397.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Spolia. Damnatio and renovatio memoriae&amp;quot;, in ''Memoirs of the American Academy in Rome'', 42, 1997,120-122.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Roman Architectural Spolia&amp;quot;, in ''The Tide of Influence'' (congresso Roma 2000), in ''Proceedings of American Philosophical Society'', 145, 2, 2001 (il testo, senza immagini, è scaricabile in formato .pdf a partire dal [http://www.aps-pub.com/proceedings/1452/0600toc.htm sito della American Philosophical Society]).&lt;br /&gt;
*E. K&amp;lt;small&amp;gt;IRCHNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Griechenland und Rom: Reliefs, Bauornamentik und Geräte'' (''Gipsformerei, Staatliche Mussen zu Berlin, Preussischer Kulturbesitz'', XVIII, ''Katalog der Originalabgüsse Gipsformerei'', 5), Berlin 2002.&lt;br /&gt;
*W. K&amp;lt;small&amp;gt;IRCHOFF&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Entwicklung des ionischen Volutenkapitells im 6. und 5. Jh. und seine Entstehung'' (diss. Marburg/Lahn 1974) 1988.&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;ISS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les chapiteaux de pilastres de l'époque de Vespasien au Musée des Beaux Arts&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 6, 1955, 5-13.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un chapiteau de la haute époque impériale recemment acquis&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 17, 1960, 3-8.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Deux chapiteaux romains de l'époque impériale&amp;quot;, in ''Bulletin du Musée Hongrois des Beaux Arts'', 30, 1967, 7-17.&lt;br /&gt;
**''Pannonische Architekturelemente und Ornamentik in Ungarn'', Budapest 1987 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province illiriche e balcaniche (Albania, Repubbliche ex yugoslave, Romania, Ungheria, Bulgaria)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;IZIL&amp;lt;/small&amp;gt;, F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein neugefundenes Pfeilerkapitell aus dem frühhellenistischen Mylasa&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 56 2006. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. S. K&amp;lt;small&amp;gt;LEINER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Artist in the Roman World. An Itinerant Workshop in Augustan Gaul&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité'', 89, 1977, 661-696.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. K&amp;lt;small&amp;gt;OCKEL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Beobachtungen zum Tempel des Mars Ultor und zum Forum des Augustus&amp;quot;&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 90, 1983 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Monumenti romani|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. K&amp;lt;small&amp;gt;ORRES&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Attische-ionische Kapitelle des 6. u. 5. Jh.'' (diss.), München 1984.&lt;br /&gt;
*R. K&amp;lt;small&amp;gt;ÖSTER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Römische Bauornamenik in Milet'', (''Istanbuler Mitteilungen'' Beheft 31), 1986.&lt;br /&gt;
**''Die Bauornamentik von Milet. 1. Die Bauornamentik der frühen und mittleren Kaiserzeit'', (''Milet. Ergebnisse der Ausgrabungen und Untersuchungen'', 7), Berlin - New York 2004.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;quot;An example of cutting marble using an handpick and chisel&amp;quot;, 127-134, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 127-134.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;AMBRAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, A, M&amp;lt;small&amp;gt;ULLER&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sarcophages decouvertes dans le carrieres de Saliari (Thasos)&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 75-81.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;URCH&amp;lt;/small&amp;gt;-K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. &amp;lt;u&amp;gt;K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Roman quarries of Apse-Sarcophagi in Thassos of the second and third centuries&amp;quot;, in ''ASMOSIA III, 3rd International Conference'', London 1995, 39-47.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. K&amp;lt;small&amp;gt;RAMER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ein spätantike Kapitell aus dem Münster von Essen&amp;quot;, in ''Beiträge zur Archäologie des römischen Rheinlandes'', Düsseldorf 1968, 331-333.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Stilmerkmale korinthischen Kapitelle des augehenden 3. und des 4. Jahrhunderts n.Chr. in Kleinasien&amp;quot;, in ''Festschrift F.W.Deichmann'', Bonn, 1986, 109-126.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Bemerkungen su den Methoden der Klassifizierung und Datierung frühchristlischer oströmischer Kapitelle,, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 43-58.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;RAUS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Die Ranken der Ara Pacis. Ein Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der augusteischen Ornamentik'', Berlin 1953 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età augustea a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Ornamentfriese vom Augustusforum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 1953, 46-57.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Uberlegungen zum Bauornament&amp;quot;, in ''Hellenismus in Mittelitalien'' (congresso Göttingen, 1974), II, Göttingen 1976.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*C. L&amp;lt;small&amp;gt;A&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;RANCHE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Greek Figural Capital&amp;quot;, in ''Berythus'', 16, 1966, 71-96.&lt;br /&gt;
*M. T. L&amp;lt;small&amp;gt;ACHIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gli elementi architettonici&amp;quot;, in G. R&amp;lt;small&amp;gt;OSADA&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di),  ''Il teatro romano di Asolo. Valore e funzione di un complesso architettonico urbano sulla scena del paesaggio'', Dosson di Treviso 2000, 97-103.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;AMBRAKI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, A, M&amp;lt;small&amp;gt;ULLER&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sarcophages decouvertes dans le carrieres de Saliari (Thasos)&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 75-81.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
*J. L&amp;lt;small&amp;gt;APART&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux de marbre de l'Antiquité tardive et du Haut Moyen Age dans la Moyenne vallée de la Garonne&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du Comité des Travaux hitoriques et scientifiques'', 23-24, 1987-1988.&lt;br /&gt;
*H, L&amp;lt;small&amp;gt;AUTER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Ptoleamaïs in Libyen. Ein Beitrag sur Baukunst Alexandrias&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 86, 1971, 148 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zur Kapitellefabrikation in spätrepublikanischer Zeit&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 79, 1972, 323-329.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Bemerkungen zur späthellenistischen Baukunst in Mittelitalien&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 94, 1979, 390-459.&lt;br /&gt;
**''Die Geschichte des sikeliotisch-korintischen Kapitells. Der sogenannte italisch-republikanische Typus'', Mainz 1987.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Pietre e marmi antichi. Natura, caratterizzazione, origine, storia d'uso, diffusione, collezionismo'', Padova 2004.&lt;br /&gt;
*G. P. B&amp;lt;small&amp;gt;USO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Metodo rapido di analisi elementale di residui insolubili di marmi cristallini&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 41-45.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;New light on some phrygian marble quarries through a petrological study and the evaluation of Ca/Sr ratio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 47-55.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*B. L&amp;lt;small&amp;gt;EHNOFF&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das ionische Normalkapitell von Typus 1:2:3 und die Augaben Vitruvs zum ionischen Kapitelle&amp;quot;, in H. K&amp;lt;small&amp;gt;NELL&amp;lt;/small&amp;gt;, B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di) ''Vitruv-Kolloquium'' (Darmstadt, 17-18 Juni 1982), Darmstadt 1984, 193-237.L&amp;lt;small&amp;gt;EON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Die Bauornamentik des Trajansforum und ihre Stellung in der früh-und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Rom'', Wien-Köln-Gratz 1971. ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età traianea a Roma|abstract]])&lt;br /&gt;
*G. L&amp;lt;small&amp;gt;EPSIUS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Grieschische Marmorstudien'', Berlin 1890.&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Carthage. Utique. Études d'architecture et d'urbanisme'', Paris 1968.&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, P.P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux toscans trouvés en Tunisie&amp;quot;, in ''Karthago'', 6, 1956, 11-19.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;À propos des éléments architecturaux de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 10, 1959, 141-155.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;ILJENSTOLPE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;De ornamentis templi urbis. Reconstructing the main order of the Temple of Venus and Roma in Rome&amp;quot;, in ''Opuscola Romana'', 20, 1996, 47-67.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;An Ionic capital from the Villa of Livia at Prima Porta&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'' 21, 1996, 102- 105.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Roman Blattkelch capital: typology, origin and aspects of employment&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'', 22-23, 1997-1998, 91-126.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Superimposed orders, the use of the architectural orders in multi-storeyed structures of the Roman Imperial era&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'' 24, 1999, 117-154.&lt;br /&gt;
**''Studies in Roman architecture, configuring the classical orders'' (PhD), Uppsala 2000.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Rustication and decor in Roman architecture: their reflection in the architecture of the 16th century with special attention to their use in the classical orders&amp;quot;, in ''Opuscula Romana'', 25, 2000.&lt;br /&gt;
*P. L&amp;lt;small&amp;gt;IVERANI&amp;lt;/small&amp;gt; &amp;quot;Reimpiego senza ideologia. La lettura antica degli spolia, dall'Arco di Costantino all'età di Teodorico&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 111, 2004, 383-434.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. L&amp;lt;small&amp;gt;ÖHR&amp;lt;/small&amp;gt;, M. O&amp;lt;small&amp;gt;PPERMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Frükaiserzeitliches korintisches Pilasterkapitelle im Robertinum zu Halle/Saale&amp;quot;, in ''Modus in Rebus. Gedenkschrift für W.Schindler'', Berlin 1991, 91.&lt;br /&gt;
*H. P. L'O&amp;lt;small&amp;gt;RANGE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ara Pacis Augustae. La zona floreale&amp;quot;, in ''Acta ad archaeologiam et artium historiam pertinentia'', 1, 1962, 7-16.&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, J. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. L&amp;lt;small&amp;gt;UCCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un singolare tipo di capitelli d'acqua&amp;quot;, in ''Venetia'', 2, 1970, 254-273.&lt;br /&gt;
*F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;UTTRELL&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, M. B. L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ligorio, Palladio and the Decorated Roman Capital from le Mura di S. Stefano&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 47, 1979, 102-116.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;Y&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Baroque Architecture in Classical Antiquity'', London 1974.&lt;br /&gt;
*F. C. B&amp;lt;small&amp;gt;LAGG&amp;lt;/small&amp;gt;, A. T. L&amp;lt;small&amp;gt;UTTRELL&amp;lt;/small&amp;gt;, M. B. &amp;lt;u&amp;gt;L&amp;lt;small&amp;gt;YTTELTON&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Ligorio, Palladio and the Decorated Roman Capital from le Mura di S. Stefano&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 47, 1979, 102-116.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==M==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. J. M&amp;lt;small&amp;gt;ADRID&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ALANZA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El orden toscano en Carthago Nova&amp;quot;, in ''Anales de Prehistoria y Arqueología'', 13-14. 1997-1998, 149-180.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El conjunto arqueológico de la Plaza de los Tres Reyes (Cartagena): Elementos Arquitectónicos&amp;quot; (''CNA'' XXIV), Cartagena 1999, 89-96.&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, M. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;AGARITZ&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, Z. P&amp;lt;small&amp;gt;EARL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Isotopic and Artistic Appraisal of Corinthian Capitals from Caesarea Maritima: A Case Study&amp;quot;, in ''Caesarea Papers'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.5), Ann Arbor 1992, 214-221.&lt;br /&gt;
*F. M&amp;lt;small&amp;gt;AGI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I marmi del teatro di Domiziano a Castelgandolfo&amp;quot;, in ''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'', (serie III), 46, 1973-74, 63-77 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età flavia a Roma|abstract]]).&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;AISCHBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marmor in Rom&amp;quot; (''Palilia'' 1), Weisbaden 1997.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Some remarks on the topography and history of Imperial’s Rome marble imports&amp;quot;, in M. S&amp;lt;small&amp;gt;CHVOERER&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Archéomatériaux - Marbles et autres roches'', Bordeaux 1999, 325-334.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;AIURI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Portali con capitelli cubici a Pompei&amp;quot;, in ''Rendiconti dell'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli'', 33, 1958.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;AMELI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica della città di Nora'', S'Alvure editore, 2005.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, S. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;AMELI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''Il reimpiego degli Spolia nelle chiese medievali della Sardegna'', S'Alvure editore, 2003.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, R. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Dos frizos marmóreos en la Acrópolis de Tarraco, el Templo de Augusto y el complejo provincial de culto imperial&amp;quot;, in J. R. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ DE&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Simulacra Romae. Roma y las capitales provinciales del Occidente Europeo. Estudios arqueólogicos'', Tarragona 2004, 73-86 ([http://www.cervantesvirtual.com/portal/simulacraromae/libro.htm pagina da cui è possibile scaricare l'articolo in formato .pdf]).&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;OMINGO&amp;lt;/small&amp;gt;, I. F&amp;lt;small&amp;gt;IZ&amp;lt;/small&amp;gt;, R. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, J. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Etapas y elementos de la decoración arquitectónica en el desarrollo monumental de la ciudad de Tarraco (s.II A.C. - I D.C)&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 115-151.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ARGINEANU&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ÂRSTOIU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Friesen mit Bukranions von Histria&amp;quot;, in ''Istro-Pontica. Muzeul Tulcean la a 50-a aniversare (1950-2000)'', Tulcea 2000, 115-135.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIANI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica in marmo scolpito nel territorio dell'antica Nuceria&amp;quot;, in ''Rassegna storica salernitana'', (IV serie) 1, 1987, 7-58.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;lt;u&amp;gt;E. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, C. M&amp;lt;small&amp;gt;ETZGER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Salona I. Catalogue de la sculpture architetcturale paléochrétienne de Salone'' (''Cahiers de l’Ecole Française de Rome'', 194.1) , Rome - Split 1994&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARQUAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;A Capital from the Temple of Jupiter Capitolinus in Rome&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 2, 1898, 19-25.&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;ÁRQUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ORENO&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El desarrollo del capitel corintio-asiático en Córdoba&amp;quot;, in ''Ifigea'', 5-6, 1988-89, 117-128.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Talleres locales de capiteles corintizantes en Colonia Patricia Corduba durante el periodo adrianeo&amp;quot;, in ''Archivo Español de Arqueología'', 63, 1990,161-182.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Capiteles romanos de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Boletín de la Real Academia de Córdoba'', 119, 1990, 165-170.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Desarrollo de los órdenes arquitectónicos en los capiteles de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 33, 1991, 113-133.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;El capitel corintio de hojas lisas en Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 1991, 2, 309-324 ([http://www.arqueocordoba.com/publ/anales/anales02/2-h.htm abstract in castigliano]).&lt;br /&gt;
**''Capiteles romanos de Corduba Colonia Patricia'', Córdoba 1993.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Notas sobre la decoración arquitectonica del Africa romana y de la Bética en el siglo III&amp;quot;, in ''Africa Romana'', 10, 1993, 1279 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementos arquitectónicos en Corduba Colonia Patricia&amp;quot;, in ''La ciudad en el mundo romano'' (''Actas del XIV Congreso Internacional de Arqueología Clásica''. 2. ''Comunicaciones''), Tarragona, 1994, 260-261.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Tècnicas de talla en la decoraciòn arquitectònica de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Africa Romana'', 11, 1994, 1123 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un fragmento de capitel ibérico procedente de Los Villares de Andujar (Jaén)&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 5, 1994, 99-117.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Artes decorativas en la Córdoba romana&amp;quot;, in ''Anales de Arqueología Cordobesa'', 8, 1997, 69-94.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Modelos romanos en la arcquitectura monumental de Colonia Patricia Corduba&amp;quot;, in ''Archivo Español de Arqueología'',71, 1998, 113-137.&lt;br /&gt;
**''La decoración arquitectónica de Colonia Patricia. Una aproximación a la arquitectura y al urbanismo de la Córdoba romana'', Córdoba 1998.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decoración arquitectónica en Colonia Patricia en el perìodo julio-claudio&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 337-354.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapiteaux ioniques de l'Asclepeion d'Athénes&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 68-69, 1944-45, 340-374.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Problémes des origines des ordres à volutes&amp;quot;, in ''Études d'Archeologie classique'', 1, 1955-56, 119-131.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapiteau ionique d'Halicarnasse&amp;quot;, in ''Revue des Etudes Anciennes'', 61, 1959, 65-76.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;À propos des éléments architecturaux de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 10, 1959, 141-155.&lt;br /&gt;
*R. G&amp;lt;small&amp;gt;INOUVÉS&amp;lt;/small&amp;gt;, R. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;ARTIN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''Dictionnaire méthodique de l'architecture grecque et romaine'', 1985.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ARTÍNEZ&amp;lt;/small&amp;gt; R&amp;lt;small&amp;gt;ODRÍGUEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los capiteles romanos de Carthago Nova (Hispania Citerior)&amp;quot;, in ''De les estructures indígenes a la organització provincial romana de la Hispania Citerior'', (Itaca, Annexos, 1), Barcelona 1998, 317-336.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ATHEA&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ÖRTSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Rankenpfeiler und -pilaster: Schmuckstützen mit vegetabilen Dekor, vornehmlich aus Italien und den westlichen Provinzen'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 17), Mainz 1999.&lt;br /&gt;
*R. M&amp;lt;small&amp;gt;ATIHASIC&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kamena arhitektonska dekoracija hramova u Nezakciju&amp;quot;, in ''Histria antiqua'', 2, 1996, 91-110.&lt;br /&gt;
*T. M&amp;lt;small&amp;gt;ATTERN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Segmentstab-Kanneluren. Zu Entwicklung und Verbreitung eines Bauornamentes&amp;quot;, in ''Boreas'',18, 1995, 57-76.&lt;br /&gt;
**''Gesims und Ornament. Zur stadtrömischen Architektur von der Republik bis Septimius Severus'', Münster 2001.&lt;br /&gt;
*J. M. M&amp;lt;small&amp;gt;AUCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architektonischen Ordnungen'', Potsdam 1845&lt;br /&gt;
*L. M&amp;lt;small&amp;gt;AURIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Saintes antiques'', Saintes 1978 ([[Bibliografia_/_Decorazione_architettonica_per_luoghi#Province galliche e alpine (Francia, Belgio, Austria, Svizzera)|abstract]]).&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;AVROPOULOU&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;SIUMIS&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;APANIKOLA&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;AKIRTZIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitals of the Rotonda Collection. Part II. Ionic Capitals&amp;quot;, in ''Makedonika'', 19, 1979, 218-235.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. P. M&amp;lt;small&amp;gt;C&amp;lt;/small&amp;gt;G&amp;lt;small&amp;gt;OWAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Origins of the Athenian Ionic Capital&amp;quot;, in ''Hesperia'', 66,2 1997, 209-233.&lt;br /&gt;
*S. J. M&amp;lt;small&amp;gt;C&amp;lt;/small&amp;gt;N&amp;lt;small&amp;gt;ALLY&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Architectural Decoration of the Diocletian's Palace: Ornament in Context'', (''BAR International Series'', 639), 1996 ([http://www.ajaonline.org/archive/104.1/i_toc.html recensione di T.F.C. Blagg in ''American Journal of Archaeology'',104,1, 2000]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERCKLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike FIguralkapitelle'', Berlin 1962 (vedi [[Recensioni / Antike Figuralkapitelle|recensioni]]).&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux toscans trouvés en Tunisie&amp;quot;, in ''Karthago'', 6, 1956, 11-19.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, L. P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Elements architecturaux trouves en mer pres de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 7, 1956, 57-104 ([[Bibliografia / Marmo#Naufragi|abstract]]) &lt;br /&gt;
*K. M&amp;lt;small&amp;gt;ERTENS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Barockarchitektur und Säulenordnung&amp;quot;, in ''Wissenschaftl. Zeitschr. der Techn. Univ. Dresden'', 18, 1969.&lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;ESOLELLA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il reimpiego di spoglie antiche nella Chiesa di S. Maria in Castagneto a Formia&amp;quot;, in ''Formianum'', 1, 1993.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Alcuni elementi architettonici sporadici di Formia romana&amp;quot;, in ''Formianum'', 4, 1996.&lt;br /&gt;
**''Architettura e decorazione architettonica nell'edilizia pubblica dei centri costieri del Lazio meridionale. Minturnae Formiae e Tarracina'' (''Monografie della Rivista Archeologica Classica'' 4), Roma 2007.&lt;br /&gt;
*N. D&amp;lt;small&amp;gt;UVAL&amp;lt;/small&amp;gt;, E. M&amp;lt;small&amp;gt;ARIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;lt;u&amp;gt;C. M&amp;lt;small&amp;gt;ETZGER&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''Salona I. Catalogue de la sculpture architetcturale paléochrétienne de Salone'' (''Cahiers de l’Ecole Française de Rome'', 194.1) , Rome - Split 1994.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;EURER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Das griechische Akanthus-ornament und seine natürlischen Vorbilder&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 11, 1896, 117-159;&lt;br /&gt;
**''Vergelichende Formenlehre des Ornamentes un der Pflanze'', Dresden 1909.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. E. M&amp;lt;small&amp;gt;ICHELI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un pilastrino dal santuario di Apollo a Cyrene&amp;quot;, in ''Quaderni di archeologia della Libia'', 17, 1995, 21-29.&lt;br /&gt;
*H. M&amp;lt;small&amp;gt;IELSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Buntmarmore aus Rom in Antikenmuseum'', Berlin 1985.&lt;br /&gt;
*G. M&amp;lt;small&amp;gt;IETKE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studien zur frühbyzantinischen Bauornamentik im Rauhen Kilikien: Vorbilder und Datierungsmöglichkeiten von Kapitellen&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 56 2006. &lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica di Mactaris&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 417 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La lavorazione del marmo attraverso i frammenti del Foro di Traiano&amp;quot;, in L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Roma 1994, 18-21 ([[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano|testo nel sito]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Foro di Traiano a Roma: un fregio inedito con sfingi&amp;quot;, in ''La ciudad en el mundo romano'' (''Actas del XIV Congreso Internacional de Arqueología Clásica''. 2. ''Comunicaciones''), Tarragona, 1994, 283-285.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le cornici dei portici laterali della piazza del Foro di Traiano&amp;quot;, in ''Archeologia Laziale'', 12,1, 1995, 159-161.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marmi del Foro di Traiano. Elementi architettonici&amp;quot;, in ''Luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Catalogo'', (catalogo mostra), Roma 1995, 196-241 (nn.92-110).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;I propilei della Santa Sofia teodosiana: continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'occidente: arte, archeologia, storia'' (Studi in onore di Fernanda de' Maffei), Roma 1996, 61-73 ([[Continuità e trasformazione nella decorazione architettonica costantinopolitana del V secolo|testo sul sito]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica di età costantiana sull'Arco di Costantino: l'archivolto del fornice centrale&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'', (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 101-115.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica del Foro Traiano a Roma&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 55-71.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;INGUZZI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Aspetti della decorazione marmorea e architettonica della basilica di San Marco&amp;quot; e &amp;quot;Catalogo delle tipologie di capitelli e plutei&amp;quot;, in ''Marmi della Basilica di San Marco - capitelli, plutei, rivestimenti, arredi'', Udine 2000, 29-122 e 123-169.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marmi e capitelli&amp;quot;, in ''Museo di San Marco'', Venezia 2003, 175-197.&lt;br /&gt;
*I. M&amp;lt;small&amp;gt;IRNICK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;On Some Architectural Fragments from Diocletian's Palace at Split&amp;quot;, in ''Archaeologia iugoslavica'', 18, 1977, 45-56.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. M&amp;lt;small&amp;gt;LADENOVA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux du revetement de la villa prés d'Ivailovgrad&amp;quot;, in ''Izd-vo na Bŭlgarskata akademia na naukite'', 32, 1970, 135-147.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*D. M&amp;lt;small&amp;gt;ONNA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L’identification des marbres, sa necesité, ses methodes, ses limites&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 15-34.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ONTAGNA&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ASQUINUCCI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica del tempio del Divo Giulio nel Foro Romano'' (''Monumenti Antichi dell'Accademia Nazionale dei Lincei'', I.4 48), Roma 1973.&lt;br /&gt;
*J.P. B&amp;lt;small&amp;gt;OST&amp;lt;/small&amp;gt;, R. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;ONTURET&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''Les décors architecturaux de la villa de Plassac (Gironde), style provincial et marbres pyrénéens'', 1987.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; / M. M&amp;lt;small&amp;gt;ORRONE&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;AYMO&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'antico nella Calabria medievale fra architettura di prestigio e necessità&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Moyen age'', 110, 1998, 341-357.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Riuso dell'antico nei monumenti ruggeriani in Mileto&amp;quot;, in G. O&amp;lt;small&amp;gt;CCHIATO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Ruggero I e la provincia melitana'' (catalogo mostra), Soveria Mannelli 2001, 41-50 ([http://www.omceovv.it/storia_normanni/normanni/morrone.htm testo on-line]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Architettura normanna a Mileto e in Calabria&amp;quot;, in ''Daidalos'', 2, 2002, 58-65.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Un capitello bizantino da Mileto vecchia&amp;quot;, in ''Rogerius'', 10, 2007, 127-130.&lt;br /&gt;
*S. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCATI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Per una storia del capitello a volute&amp;quot;, in ''Rivista dell’Istituto nazionale d’archeologia e storia dell’arte'', 13-14, 1964-65, 5-9.&lt;br /&gt;
*G. P. B&amp;lt;small&amp;gt;USO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Metodo rapido di analisi elementale di residui insolubili di marmi cristallini&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 41-45.&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, G. &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, M. W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;New light on some phrygian marble quarries through a petrological study and the evaluation of Ca/Sr ratio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 47-55.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;M&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;AMBRAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, A, &amp;lt;u&amp;gt;M&amp;lt;small&amp;gt;ULLER&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Sarcophages decouvertes dans le carrieres de Saliari (Thasos)&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 75-81.&lt;br /&gt;
*M. M&amp;lt;small&amp;gt;ÜLLER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le décor pictural et architectural du sanctuaire gallo-romain de Bois-l'Abbé à Eu'', (tesi Università Lille III), Lille 1993.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==N==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. N&amp;lt;small&amp;gt;APOLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello ionico a quattro facce a Pompei&amp;quot;, in ''Pompeiana. Raccolta di studi per il secondo centenario degli scavi a Pompei'', Napoli 1950, 1-36 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli ionici|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. E. N&amp;lt;small&amp;gt;APP&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Bukranion und Guirlande. Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der hellenistischen und römischen Dekorationskunst'', Westheim 1933.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. N&amp;lt;small&amp;gt;EGEV&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nabatean Capitals in the Towns of the Negev&amp;quot;,in ''Israel Exploration Journal'', 21, 1974, 153-159.&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;EU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin'', Cösfeld 1972 ([[Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin|sintesi]]).&lt;br /&gt;
*B. N&amp;lt;small&amp;gt;EUTSCH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tarentinische und lukanische Vorstufen zu den Kopfkapitelle am italischen Forumtempel von Paestum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 72, 1965, 70-80.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*I. N&amp;lt;small&amp;gt;ICOLAJEVIC&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;TOJKOVIC&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''La décoracion architecturale sculptée de l'époque bas-romaine en Macédonie, en Serbie et au Monténégro'', Beograd 1957.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapiteaux d'ordre corinthien de Sirmium&amp;quot;, in ''Akten des VII. internationalen Kongresses für christliche Archäologie'' (Trier, 1965), Città del Vaticano 1969, 653-660.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Capitelli romani di spoglio dalla basilica romanica di S.Giusta&amp;quot;, in ''Nuovo Bollettino Archeologico Sardo'', 1, 1984, 259-269.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi di tradizione punica e italica nella produzione architettonica della Sardegna punico-romana&amp;quot;, in ''Studi Sardi'', 26, 1981-85, 93-99.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;I capitelli romani della chiesa di S.Giuliano in Selargius&amp;quot;, in ''Quaderni della soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano'', II, 4, 1987, 43-50.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi di decorazione architettonica della Sardegna in età tardo-antica, in ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 761 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La produzione di elementi architettonici in Sardegna dai Flavi agli Antonini&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 8 (convegno Cagliari 1990), Sassari 1991, 855 ss.&lt;br /&gt;
**''La decorazione architettonica della Sardegna romana'', S'Alvure editore, Oristano 1992.&lt;br /&gt;
*G. N&amp;lt;small&amp;gt;IEDDU&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;AMELI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il reimpiego degli Spolia nelle chiese medievali della Sardegna'', S'Alvure editore, 2003.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;OACK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Westgotenzeitliche Kapitelle im Duero-Gebiet und in Asturien&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 27, 1986.&lt;br /&gt;
*S. N&amp;lt;small&amp;gt;OACK&amp;lt;/small&amp;gt;-H&amp;lt;small&amp;gt;ALEY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Byzantinische Elemente in mozarabischen Baudekor, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 113-118.&lt;br /&gt;
*J.M. Á&amp;lt;small&amp;gt;LVAREZ&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARTINEZ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. &amp;lt;u&amp;gt;N&amp;lt;small&amp;gt;OGALES&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ASARRATE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Programas decorativos del Foro colonial de Augusta Emerita. El &amp;quot;Templo de Diana&amp;quot; - templo de culto imperial&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 293-335.&lt;br /&gt;
*J. M. N&amp;lt;small&amp;gt;OGUERA&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ELDRÁN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un edificio del centro monumental de Carthago Nova: análisis arquitectónico-decorativo e hipótesis interpretativas&amp;quot;, in ''Journal of Roman Archaeology'', 15, 2002, 63-96.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Antefijas romanas de Carthago Nova&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 44, 2004.&lt;br /&gt;
*K. N&amp;lt;small&amp;gt;ORDENFALK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen zur Entstehung des Akanthusornament&amp;quot;, in ''Acta Archaeologica'', 4, 1934.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==O==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;LIVIER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le chapiteau corinthien du domaine gallo-romain de la vigne de Saule, à Saint-Rémy, (Saône-et-Loire)&amp;quot;, in ''Revue archéologique de l’Est et du Centre-Est'', 46, 1995, 27-40.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. L&amp;lt;small&amp;gt;ÖHR&amp;lt;/small&amp;gt;, M. &amp;lt;u&amp;gt;O&amp;lt;small&amp;gt;PPERMANN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Frükaiserzeitliches korintisches Pilasterkapitelle im Robertinum zu Halle/Saale&amp;quot;, in ''Modus in Rebus. Gedenkschrift für W.Schindler'', Berlin 1991, 91.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;V&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;VADIAH&amp;lt;/small&amp;gt;, Y. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Peopled&amp;quot; Scrolls in Roman Architectural Decoration in Israel. The Roman Theatre at Beth Shean/Scythopolis&amp;quot;, (''Rivista di Archeologia'' suppl. 12), 1994.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Miscellaneous Ornamented Architectural Elements in Roman Caesarea&amp;quot;, in ''Caesarea Maritma: Retrospective After Two Millenia'', Leiden, New York, Köln 1996, 262-304.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==P==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;AGELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un capitello non finito da Leptis Magna&amp;quot;, in ''Quaderni di archeologia della Libia'', 15, 1992, 235-252.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;ALCHETTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni sull'architettura e la decorazione del Portico di Ottavia&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 17, 1965, 311-312.&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTTINO&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Intorno alla decorazione architettonica del tempio di Venere Genitrice'', Roma, 1937.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'arc et la colonne toscane&amp;quot;, in M. P&amp;lt;small&amp;gt;ALLOTTINO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Les Etrusques et l'Europe'' (catalogo mostra, Paris 1992), Paris 1992.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ANAZZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli della cripta della basilica di S.Salvatore a Brescia&amp;quot;, in ''Dai Civici Musei d'Arte e di Storia di Brescia: studi e notizie'', 3, 1987, 11-23&lt;br /&gt;
*C. M&amp;lt;small&amp;gt;AVROPOULOU&amp;lt;/small&amp;gt; T&amp;lt;small&amp;gt;SIUMIS&amp;lt;/small&amp;gt;, P. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;APANIKOLA&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;AKIRTZIS&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Capitals of the Rotonda Collection. Part II. Ionic Capitals&amp;quot;, in ''Makedonika'', 19, 1979, 218-235.&lt;br /&gt;
*R. P&amp;lt;small&amp;gt;ARAPETTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli nabatei a Gerasa&amp;quot;, in ''Mesopotamia'', 33, 1998, 309-319.&lt;br /&gt;
*J. P&amp;lt;small&amp;gt;ATRICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Development of the Nabatean Capital&amp;quot;, in ''Eretz Israel, Archaeological, Historical and Geographical Studies'', 17, Jerusalem 1984, 291.&lt;br /&gt;
*G. P&amp;lt;small&amp;gt;ATRONI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello composito&amp;quot;, in ''Miscellanea in onore di E. Stampini'', Torino 1921, 151-155.&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;AUL&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Toskanische Kapitelle aus Trier und Umgebung&amp;quot;, in ''Trierer Zeitschrift für Geschichte und Kunst des Trierer Landes und seiner Nachbargebiete'', 57, 1994, 147-273.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;AGARITZ&amp;lt;/small&amp;gt;, Z. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;EARL&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Isotopic and Artistic Appraisal of Corinthian Capitals from Caesarea Maritima: A Case Study&amp;quot;, in ''Caesarea Papers'', (''Journal of Roman Archaeology'' Suppl.5), Ann Arbor 1992, 214-221.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;EDERSEN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Parthenon and the Origin of the Corinthian Capital'' (''Odense University Classical Studies'' 13), Odense 1989.&lt;br /&gt;
*S. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ARIA&amp;lt;/small&amp;gt;,  M. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;ENSA&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;,  &amp;quot;La decorazione architettonica di età repubblicana e primo imperiale nell'area adriatica&amp;quot;, in ''Abruzzo'', 19, 1981, 33 ss.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La villa del Casale a Piazza Armerina. Problemi: Elementi decorativi architettonici&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité'', 83, 1971, 207-233.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un'officina greca per gli elementi decorativi architettonici dell'anfiteatro di Lecce&amp;quot;, in ''Ricerche e studi (Quaderno del Museo archeologico provinciale &amp;quot;Francesco Ribezzo&amp;quot; di Brindisi)'', 6, 1972, 9-39 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Apulia et Calabria (Puglia)|abstract]]).&lt;br /&gt;
**''Scavi di Ostia VII: I capitelli'', Roma 1973.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Fregio in marmo nero da Villa Adriana&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 28, 1976, 126-160.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Frammenti della decorazione architettonica della Domus Flavia sul Palatino&amp;quot;, in ''Piranesi nei luoghi di Piranesi'', II (catalogo mostra), Roma 1979.&lt;br /&gt;
**''Les chapiteaux de Cherchell. Étude de la décoration architectonique''  (''Bulletin d’archéologie algérienne'', suppl.3), Alger 1982 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province africane occidentali (Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania libica)|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica di Cherchel: cornici, architravi, soffitti, basi e pilastri&amp;quot;, in ''150-Jahr-Feier Deutsches Archäologisches Institut Rom'' (''Römische Mitteilungen'', suppl.25), Roma 1982, 116-169.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Frammenti antichi del convento di S.Alessio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;PENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. D&amp;lt;small&amp;gt;EGRASSI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Frammenti antichi del convento di S. Alessio. La raccolta epigrafica del chiostro di S. Alessio'' (''Quaderni di studi romani'', 20), Roma 1982 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli corinzi|abstract]]).&lt;br /&gt;
**''Tempio di Saturno. Architettura e decorazione'' (''Lavori e studi di archeologia pubblicati dalla Soprintendenza archeologica di Roma'' 5), Roma 1984.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Su due collezioni di marmi dell'istituto di archeologia dell'Università di Roma&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 1-14.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa&amp;quot;, in ''Società romana e impero tardoantico. III. Le merci, gli insediamenti'', Bari 1986, 285-422 ([[La decorazione architettonica, l'impiego del marmo e l'importazione di manufatti orientali a Roma, in Italia e in Africa|sintesi]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marmi di reimpiego&amp;quot;, in S. G&amp;lt;small&amp;gt;EMELLI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La cattedrale di Gerace'', Cosenza 1986, 127-144.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'importazione di manufatti marmorei ad Aquileia&amp;quot;, in ''Vita sociale, artistica e commerciale di Aquileia romana'' (''Atti della 16. Settimana di studi aquileiesi''. ''Antichità altoadriatiche'' 29), Udine 1987, 365-399 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#X Venetia et Histria (Lombardia orientale, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria)|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi architettonici in marmo&amp;quot;, in ''Anfiteatro Flavio. Immagine. Testimonianze. Spettacoli'', Roma 1988, 53-82 ([http://www.the-colosseum.net/ita/architecture/marbles_it.htm informazioni tratte da questo testo in rete]).&lt;br /&gt;
**''Teatro romano di Ferento'', Roma 1989.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il tempio di Saturno a Dougga e tradizioni architettoniche di origine punica&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 7 (convegno Sassari 1989), Sassari 1990, 251-293.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Architettura e decorazione architettonica nell'Africa Romana: osservazioni&amp;quot;, ''Africa Romana'' 6 (convegno Alghero e Sassari, 1988), Sassari 1989, 435 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi di architettura alessandrina&amp;quot;, in ''Giornate di studio in onore di Achille Adriani'' (convegno Roma 1984. ''Studi miscellanei'' 28), Roma 1991, 31-85.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Riflessi sull'architettura dei cambiamenti socio-economici del tardo II e III secolo in Tripolitania e nella Proconsolare&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 8 (convegno Cagliari 1990), Sassari 1991, 447-477.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Architettura imperiale in Egitto&amp;quot;, Roma e l'Egitto nell'antichità classica (colloquio, Il Cairo, 1989), Roma 1992, 273-298.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il tempio della Gens Septimia a Cuicul (Gemila)&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 9 (convegno Nuoro 1991), Sassari 1992, 771-802.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Contributi per una ricerca sul reimpiego e il ‘recupero’ dell’antico nel Medioevo&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte'', s.III, 14-15, 1991-92, 305 ss.&lt;br /&gt;
**''Elementi architettonici di Alessandria e di altri siti egiziani'' (''Repertorio d'arte dell'Egitto greco-romano'', Serie C, 3), Roma 1993.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decorazione architettonica dei monumenti provinciali di Tarraco&amp;quot;, in R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Els Monuments provincials de Tàrraco'' (''Documents d’Arqueologia classica'' 1), Tárraco 1993, 25-105.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il reimpiego nell'età costantiniana a Roma&amp;quot;, in ''Costantino il Grande. Dall'antichità all'umanesimo. Colloquio sul cristianesimo nel mondo antico'' (convegno Macerata 1990), II, Macerata 1993.&lt;br /&gt;
**''Le vie del marmo'', Roma 1995. &lt;br /&gt;
**&amp;quot;Sulla tecnica di lavorazione delle colonne del tempio tetrastilo di Thignica (Aïn Tounga)&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 11 (convegno Cartagine 1994), Sassari 1995, 1103 ss.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Capitelli bizantini e bizantineggianti della cripta del duomo di Trani&amp;quot;, in ''Bisanzio e l'occidente: arte, archeologia, storia'' (Studi in onore di Fernanda de' Maffei), Roma 1996, 375-408.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Programmi decorativi e architettura del tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano&amp;quot;, in ''Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi'' (''Studi Miscellanei'' 29), II, Roma 1996, 239-269.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Edilizia pubblica e committenza, marmi e officine in Italia meridionale e in Sicilia durante il II e III secolo d.C.&amp;quot;, in ''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'', 69, 1996-97, 3-88 ([http://www.spolia.it/online/it/argomenti/archeologia/materiale_antico/1997/riuso.htm sintesi on-line]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Marmi d'importazione, pietre locali e committenza nella decorazione architettonica di età severiana in alcuni centri delle province Syria et Palestina e Arabia&amp;quot;, in ''Le province dell'impero. Miscellanea in onore di Maria Floriani Squarciapino'' (''Archeologia Classica'', 49, 1997), Roma 1997, 275-422.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi architettonici dalla Casa di Augusto sul Palatino&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 104, 1997, 149-192.&lt;br /&gt;
**''Marmi antichi II. Cave e tecnica di lavorazione, provenienze, distribuzione'' (''Studi Miscellanei'' 31), Roma 1998.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Nota sul reimpiego e il recupero dell'antico in Puglia e Campania tra V e IX secolo&amp;quot;, in ''Incontri di popoli e culture tra V e IX secolo. Atti delle V Giornate di studio sull'età romanobarbarica'' (convegno Benevento, 1997), Napoli 1998, 181-231.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Progetto unitario e reimpiego nell'arco di Costantino&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'' (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 13-42.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Parte superiore dell'arco: composizione strutturale e classificazione dei marmi&amp;quot;, in ''Arco di Costantino tra archeologia e archeometria'' (''Studia Archaeologica'', 100), Roma 1998, 139-156.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il riuso in Calabria&amp;quot;, in F. A. C&amp;lt;small&amp;gt;UTERI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''I Normanni in finibus Calabriae'', Soveria Mannelli 2003, 77-94.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Gli elementi marmorei della scena: classificazione tipologica e inquadramento nella storia degli studi della decorazione architettonica in Asia Minore&amp;quot;, in D. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;ERNARDI&amp;lt;/small&amp;gt; F&amp;lt;small&amp;gt;ERRERO&amp;lt;/small&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;IOTTA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Il teatro di Hierapolis di Frigia'', Genova 2007, 229-388.&lt;br /&gt;
*D. M&amp;lt;small&amp;gt;ONNA&amp;lt;/small&amp;gt;, P.&amp;lt;u&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;L’identification des marbres, sa necesité, ses methodes, ses limites&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 15-34.&lt;br /&gt;
*P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Dos frizos marmóreos en la Acrópolis de Tarraco, el Templo de Augusto y el complejo provincial de culto imperial&amp;quot;, in J. R. R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ DE&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Simulacra Romae. Roma y las capitales provinciales del Occidente Europeo. Estudios arqueólogicos'', Tarragona 2004, 73-86 ([http://www.cervantesvirtual.com/portal/simulacraromae/libro.htm pagina da cui è possibile scaricare l'articolo in formato .pdf]).&lt;br /&gt;
*M. B&amp;lt;small&amp;gt;ARBANERA&amp;lt;/small&amp;gt;, S. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;ERGOLA&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici antichi e post-antichi riutilizzati nella c.d. Casa dei Crescenzi. La &amp;quot;memoria dell'antico&amp;quot; nell'edilizia civile a Roma&amp;quot;', in ''Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma'', 98, 1997, 301-328.&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Round Temple in the Forum Boarium&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 28, 1960, 7-32.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 30, 1962, 1-30.&lt;br /&gt;
*U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tradition und Innovation: Kapitellskulptur in Lykien&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 67-76.&lt;br /&gt;
*B. P&amp;lt;small&amp;gt;ETTINAU&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Transenne dell'Anfiteatro Flavio&amp;quot;, in ''Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma'', 93, 1989-90, 339-378.&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ETROVA&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''The Capitals of Roman-Ionic Order from Moesia and Thracia (I-IV)'', Sofia 1998.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Capital of Roman-Ionic Order from Deultum&amp;quot;, in ''The Roman and Late Roman City. International Conference'' (congresso, Veliko Turnovo 2000).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;F&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*C. A. P&amp;lt;small&amp;gt;FAFF&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capital C from the Argive Heraion&amp;quot;, in ''Hesperia'', 74,4, 2005, 575-584&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;FROMMER&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Wurzeln hermogeneischer Bauornamentik&amp;quot;, in W. H&amp;lt;small&amp;gt;ÖPFNER&amp;lt;/small&amp;gt;, E. L. S&amp;lt;small&amp;gt;CHWANDNER&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Hermogenes und die hochhellenistische Architektur'', Mainz 1990, 85-103.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. P&amp;lt;small&amp;gt;INARD&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Chapiteaux byzantines de Numidie actuellment au Musée de Carthage&amp;quot;, in ''Cahiers de Byrsa'', 1, 1951, 231-239.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Les chapiteaux à béliers et à aigles de Damous el Karita&amp;quot;, in ''Cahiers de Byrsa'', 9, 1960-61, 37-76.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;OLINET&amp;lt;/small&amp;gt;, G. A. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;LATTNER&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''Antike Architektur und Bauornamentik. Grundformen und Grundbegriffe'', Wien 2004.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. L&amp;lt;small&amp;gt;ÉZINE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, P. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux toscans trouvés en Tunisie&amp;quot;, in ''Karthago'', 6, 1956, 11-19.&lt;br /&gt;
*A. M&amp;lt;small&amp;gt;ERLIN&amp;lt;/small&amp;gt;, L. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Elements architecturaux trouves en mer pres de Mahdia&amp;quot;, in ''Karthago'', 7, 1956, 57-104 ([[Bibliografia / Marmo#Naufragi|abstract]])&lt;br /&gt;
*C. P&amp;lt;small&amp;gt;OINSSOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Élements architecturaux punicisants de Thugga&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1967, 113-126.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OIREL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Inventaire du lapidaire du Musée des Antiquités'' (diss. Université de Rouen), Rouen 1983.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OLITO&amp;lt;/small&amp;gt;, F. Z&amp;lt;small&amp;gt;EVI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un elemento architettonico dal tempio di Via delle Botteghe Oscure&amp;quot;, in ''Bollettino dei musei comunali di Roma'', n.s. 10,1996, 39-62.&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OLITO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il meandro dall'arte greca ai monumenti augustei&amp;quot;, in ''Rivista dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte'', s.III, 25, 2002, 91-112.&lt;br /&gt;
*G. P&amp;lt;small&amp;gt;ONTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni sulle colonne monolitiche del Tempio di Traiano&amp;quot;, in ''I luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica'', (catalogo mostra), Roma 1995, 115-119.&lt;br /&gt;
*E. C. P&amp;lt;small&amp;gt;ORTALE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un nuovo capitello &amp;quot;corinzio-italico&amp;quot; da Creta: osservazioni in margine al problema dei rapporti tra Gortina e Siracusa in età ellenistica.&amp;quot;, in ''Creta antica'', 3, 2002, 279-300.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. P&amp;lt;small&amp;gt;RALONG&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;À propos des chapiteaux dits byzantins de Numidie du Musée de Carthage&amp;quot;, in ''Actes du Xe congrés international d'archéologie chrétienne'' (congresso, Salonicco, 1980, ''Studi di antichità cristiana'', 37), Città del Vaticano 1984, 445-462.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Remarques sur les chapiteaux corinthiens tardifs en marbre de Proconnése (Ve-VIe siécles), in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité, Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 133-146.&lt;br /&gt;
*C. P&amp;lt;small&amp;gt;RASCHNIKER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Zur Geschichte der Akroter'', Brünn-Prag-Leipzig-Wien 1929.&lt;br /&gt;
*F. P&amp;lt;small&amp;gt;RAYON&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Genese der tuskanischen Säule&amp;quot;, in H. K&amp;lt;small&amp;gt;NELL&amp;lt;/small&amp;gt;, B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di) ''Vitruv-Kolloquium'' (Darmstadt, 17-18 Juni 1982), Darmstadt 1984, 141-162.&lt;br /&gt;
*E. G&amp;lt;small&amp;gt;RABINER&amp;lt;/small&amp;gt;, L. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;RESSOUYRE&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux à feuilles d'acanthe fouettées par le vent&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 357-386.&lt;br /&gt;
*H. B&amp;lt;small&amp;gt;AUER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;P&amp;lt;small&amp;gt;RONTI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Elementi architettonici degli Horrea Agrippiana&amp;quot;, in ''Archeologia classica'', 30, 1978, 107-131.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*O. P&amp;lt;small&amp;gt;UCHSTEIN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Das ionische Kapitell'', Berlin 1887.&lt;br /&gt;
** ''Die ionische Säule als klassisches Bauglied orientalischer Herkunft'', Leipzig 1907.&lt;br /&gt;
*S. P&amp;lt;small&amp;gt;ÜLZ&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Bauornamentik von Didyma'' (''Istanbuler Mitteilungen Beiheft'' 35), Tübingen 1989 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per luoghi#Province dell'Asia_Minore (Turchia)|abstract]]).&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Zur Bauornamentik des Zeustempels von Euromos&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 39, 1989, 451-453.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==R==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;AKOB&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Bauphasen des Groma-Gebäudes im Legionslager von Lambaesis&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 108, 2001, 7-40 ([http://www.dainst.org/index.php?id=3202&amp;amp;sessionLanguage=en abstract])&lt;br /&gt;
*S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Capiteles corintios de Cartagena&amp;quot;, in ''Colonia Patricia Corduba. Una reflexión arqueológica'' (congresso Córdoba 1993), Córdoba 1996, 221-234.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementos de decoración arquitectónica hallados en Cartagena&amp;quot;, in ''Hommages à C.Domergue'',(''Pallas'',50, 1999), 211-231.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La decoración arquitectónica de época augústea en Cartagena&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 153-218.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;ASPI&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;ERRA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le chapiteau d'acanthe en Italie entre le Ve et le Xe siécle&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité, Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 175-188.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. R&amp;lt;small&amp;gt;ESPIGHI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Identificazione di un capitello del 'Laconicon' delle Terme di Agrippa conservato nei Musei Vaticani&amp;quot;, in ''Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti'' (serie III), 7, 1932.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;IEGL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stilfragen'', Berlin, 1893.&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;IZZELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Nuovi ritrovamenti riguardanti blocchi con fregi di epoca romana provenienti da monumenti funerari o da templi&amp;quot;, in ''Museo civico della Media Valle del Liri. Contributi'', Sora 1983, 50-54.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*P. R&amp;lt;small&amp;gt;OCKWELL&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Preliminary study of the carving techniques on the Column of Trajan&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 101-111.&lt;br /&gt;
**''Lavorare la pietra. Manuale per l'archeologo, lo storico dell'arte e il restauratore'', Roma 1989.&lt;br /&gt;
*S. R&amp;lt;small&amp;gt;ODERO&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ÉREZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Algunos aspectos de la decoración arquitectónica del Traianeum de Italica&amp;quot;, in ''Romula'', 1, 2001, 75-106.&lt;br /&gt;
*O. R&amp;lt;small&amp;gt;ODRÍGUEZ&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UTIÉRREZ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Programas decorativos de época severiana en Itálica&amp;quot;, in S. F. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 355-378.&lt;br /&gt;
*J. R&amp;lt;small&amp;gt;OHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Einige Bemerkungen zum Ursprung des 'feingezahnten Akanthus'&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 45, 1995, 109-121.&lt;br /&gt;
**''Die Kapitellproduktion der römischen Kaiserzeit in Pergamon'' (''Pergamenische Forschungen'', 10), Berlin 1998.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Die Kapitelle des Trajantempels von Pergamon&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994), (''Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 25-36.&lt;br /&gt;
*P. G&amp;lt;small&amp;gt;ROS&amp;lt;/small&amp;gt;, A. C&amp;lt;small&amp;gt;ORSO&amp;lt;/small&amp;gt;, E. &amp;lt;u&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;OMANA&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt; (a cura di), ''Vitruvio. De architectura'', Torino 1997.&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;OMANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Materiali di spoglio nel battistero di San Giovanni in Laterano: un riesame e nuove considerazioni&amp;quot;, in ''Bollettino d'arte'' s.VI 76, 70, 1991, 31-70.&lt;br /&gt;
*K. R&amp;lt;small&amp;gt;ONCZEWSKI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Variantes des chapiteaux romains&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 8, 1923, 115-174.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Deux chapiteaux du musée de Nimes et le chapiteau de l'Arco dei Leoni à Vérone&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 11, 1924, 267.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Description des chapiteaux corinthiens et variés du Musée d'Alexandrie&amp;quot;, in ''Acta Universitatis Latviensis'', 16, 1927, 3-32.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Kapitelle aus Tarent&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1927, 263-296.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Kapitelle aus Tarent in Museum von Bari&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1928, 29.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Seltene Kapitellformen&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1928, 41.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Römische Kapitelle mit pflanzlischen Voluten&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1931, 1-102.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Kapitelle des El Hasne in Petra&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 47, 1932, 77-105, e in ''Archäologischer Anzeiger'', 1932, 38-89.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Eine Kapitellgruppe aus hadrianischer Zeit&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1933, 408-419.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Tarentiner Kapitelle&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1934, 10-17.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Einige Spielarten von Pilasterkapitellen&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1934, 17-50.&lt;br /&gt;
*P. R&amp;lt;small&amp;gt;OOS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Observations on the Internal Proportions of the Ionic Dentil in the Aegean&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1976, 103-112.&lt;br /&gt;
*G. R&amp;lt;small&amp;gt;OSADA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La tipologia e il significato dell' &amp;quot;ordinte tuscanico&amp;quot; nell'architettura di Roma&amp;quot;, in ''Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti'', 79, 1970-71, 65-110.&lt;br /&gt;
*M. P. R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La decorazione architettonica romana in Parma'', Roma 1975 (vedi [[Recensioni / La decorazione architettonica romana in Parma]]).&lt;br /&gt;
*A. F&amp;lt;small&amp;gt;ROVA&amp;lt;/small&amp;gt;, M. P. &amp;lt;u&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;OSSIGNANI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, G. C&amp;lt;small&amp;gt;AVALIERI&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ANASSE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia&amp;quot;, in ''Atti del convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e il 150º anniversario della sua scoperta'', II, Brescia 1975, 53-66 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per epoca#Età romana nelle province occidentali e in Italia|abstract]]).&lt;br /&gt;
*A. R&amp;lt;small&amp;gt;OTH&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;ONGÈS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;L'acanthe dans le décor architectonique proto-augustéen en Provence&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 16, 1983, 103-134.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Fragment de chapiteau de pilastre trouvé à Narbonne (Clos de la Lombarde)&amp;quot;, in ''La maison à portiques du Clos de la Lombarde à Narbonne'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'' - 16è suppl.), Paris 1987, 127-132.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Petit chapiteau de pilastre du Clos de la Lombarde à Narbonne&amp;quot;, in Y. S&amp;lt;small&amp;gt;OLIER&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La basilique paléochrètienne du Clos de la Lombarde'' (''Revue Archéologique de Narbonnaise'', 23è suppl.), Paris 1991, 307-310.&lt;br /&gt;
*M. R&amp;lt;small&amp;gt;OTILI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'arco di Traiano a Benevento'', Roma 1972.&lt;br /&gt;
*G. R&amp;lt;small&amp;gt;OUX&amp;lt;/small&amp;gt;, ''L'architecture de l'Argolide aux IVe et IIIe siécles avant J.-C.'', Paris, 1961.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. D&amp;lt;small&amp;gt;OMINGO&amp;lt;/small&amp;gt;, I. F&amp;lt;small&amp;gt;IZ&amp;lt;/small&amp;gt;, R. M&amp;lt;small&amp;gt;AR&amp;lt;/small&amp;gt;, J. &amp;lt;u&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;UIZ&amp;lt;/small&amp;gt; D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;RBULO&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Etapas y elementos de la decoración arquitectónica en el desarrollo monumental de la ciudad de Tarraco (s.II A.C. - I D.C)&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004, 115-151.&lt;br /&gt;
*F. R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt; &lt;br /&gt;
**''Untersuchungen zur kleinasiatischen Bauornamentik des Hellenismus'', Mainz 1994.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Die Ornamentik des Apollon-Smintheus-Tempels in der Troas&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 45, 1995, 25-55.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Vom Wachsen antiker Säulenwälder. Zu Projektierung und Finanzierung antiker Bauten in Westkleinasien und anderswo&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 114, 1999, 19-63.&lt;br /&gt;
*A. K&amp;lt;small&amp;gt;IZIL&amp;lt;/small&amp;gt;, F. &amp;lt;u&amp;gt;R&amp;lt;small&amp;gt;UMSCHEID&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Ein neugefundenes Pfeilerkapitell aus dem frühhellenistischen Mylasa&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 56, 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==S==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ACCHI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Schede di materiale architettonico di epoca romana&amp;quot;, in ''Milano capitale dell'impero romano. 286-402 d. C.'', (catalogo mostra), Milano 1990, 97; 125; 144; 165.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Schede di materiale architettonico di epoca romana&amp;quot;, in ''Milano ritrovata. La Via sacra da San Lorenzo al Duomo'', Milano 1991, 187.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;I documenti architettonici di Como romana. Catalogo degli elementi architettonici&amp;quot;, in ''Novum Comum 2050'' (convegno), Como 1993, 89-141.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Alcune considerazioni sul rinvenimento di materiali architettonici romani a Como&amp;quot;, in ''Carta Archeologica della Lombardia III. Como. La città murata e la convalle'', Modena 1993, 79-81.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Frammenti architettonici antichi nella basilica di San Lorenzo a Milano&amp;quot;, in ''Milano tra l'età repubblicana e l'età augustea'' (convegno, Milano 1999), Milano 2000, 201-215.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Presbiterio di S. Maria in Valle a Cividale del Friuli: analisi di alcuni elementi di decorazione architettonica di età romana&amp;quot;, in ''Cividale longobarda. Materiali per una rilettura archeologica'', Milano 2002, 251-264.&lt;br /&gt;
*F.S&amp;lt;small&amp;gt;ALVIAT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Une image de l'Afrique sur en chapiteau á figures de Glanum&amp;quot;, in ''Revue archéologique de Narbonnaise'', 5, 1972, 21-30.&lt;br /&gt;
*J. S&amp;lt;small&amp;gt;ARABIA&amp;lt;/small&amp;gt; B&amp;lt;small&amp;gt;AUTISTA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Los elementos arquitectónicos ornamentales en el Tolmo de Minateda'', Hellín - Albacete, 2003.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;AURON&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Les cippes funéraires gallo-romains á décor de rinceaux de Nîmes et de sa region&amp;quot;, in ''Gallia'', 41, 1983, 59-110.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Le message estétique des rinceaux de l'Ara Pacis Augustae&amp;quot;, in ''Revue archéologique'', 1988, 3-40.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La promotion apollinienne de l'acanthe et la définition d'une esthétique classique à l'époque d'Auguste&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 75-98.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Esthétique et pouvoir: l'architecture et l'ornement à Rome à la fin de la République et au début du Principat&amp;quot;, in ''Ars et Ratio. Sciences, art et métiers dans la philosophie hellénistique et romaine'' (atti del colloquio internazionale, Créteil-Fontenay-Paris 1997) (collection ''Latomus'' 273), Bruxelles 2003, 194-206.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;C&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;CAMACCA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli di S.Eufemia e di S.Maria a Grado&amp;quot;, in ''Aquileia Nostra'', 35, 1964, 149-163.&lt;br /&gt;
*M. S&amp;lt;small&amp;gt;CHEDE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike Traufleisten-Ornament'', Strassburg, 1909.&lt;br /&gt;
*D. S&amp;lt;small&amp;gt;CHLUMBERGER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie&amp;quot;, in ''Syria'', 14, 1933, 283-317.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;OLINET&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Dorisiende nabataïsche Kapitelle&amp;quot;, in ''Damaszener Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Orient-Abteilung''), 1, 1983, 307-312.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt; C&amp;lt;small&amp;gt;OLINET&amp;lt;/small&amp;gt;, G. A. P&amp;lt;small&amp;gt;LATTNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Antike Architektur und Bauornamentik. Grundformen und Grundbegriffe'', Wien 2004.&lt;br /&gt;
*T. M. S&amp;lt;small&amp;gt;CHMIDT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Staatliche Museen zu Berlin, Preussischer Kulturbesitz, Skulpturesammlung und Museum für Byzantinische Kunst. Band 8. Westliche Bauornamentik und Bauskulptur'', Wiesbaden, 2000.&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;CHÖRNER&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;''Eine dekorierte Säulenbasis''&amp;quot;, 1992.&lt;br /&gt;
**''Romische Rankenfriese.Untersuchungem zur Baudekoration der späten Republik und der fruhen und mittleren Kaiserzeit im Westen des Imperium Romanum''(''Beitrage sur Esrschliessung helenistischer un d kaiserzeitlicher Skulptur un Architektur'', 15), Mainz 1995.&lt;br /&gt;
**''Rankenornamentik der römischen Kaiserzeit in Ephesos. Einheimische Traditionen - stadtrömische Modelle'', 1999.&lt;br /&gt;
*Ch. S&amp;lt;small&amp;gt;CHREITER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Römische Schmuckbasen&amp;quot;, in ''Kölner Jahrbücher'', 28, 1995, 161-348.&lt;br /&gt;
*B. S&amp;lt;small&amp;gt;CHRETTLE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Der Tempelbezirk auf dem Frauenberg bei Leibnitz. Untersuchungen zu Architektur und Bauornamentik''(''Nachrichtenblatt der Archäologischen Gesellschaft Steiermark''), Wien, 2003.&lt;br /&gt;
*V. S&amp;lt;small&amp;gt;CRINARI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''I capitelli romani di Aquileia'', Padova 1952.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Note ai capitelli romani di Aquileia&amp;quot;, in ''Palladio'', 3, 1953, 135-136.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Una variante del tipo del capitello corinzio-italico comune all'architettura sicula ed a quella aquileiese&amp;quot;, in ''Atti del VII Congresso Internazionale di Storia dell'Architettura'' (Palermo, 1950), Palermo 1955, 251-254.&lt;br /&gt;
**''I capitelli romani della Venezia Giulia e dell'Istria'', Roma 1956.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;EAR&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Architectural Decoration&amp;quot;, in ''Excavations at Sidi Khrebisch - Benghazi (Berenice)'', I, (''Lybia Antiqua'' suppl.5), 1981.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;EGAL&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Architectural Decoration in Byzantine Shivta'' (''BAR International Series'', 420), Oxford 1988.&lt;br /&gt;
*S. S&amp;lt;small&amp;gt;ETTIS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tribuit sua marmora Roma: sul reimpiego di sculture antiche&amp;quot;, in ''Lanfranco e Wiligelmo. Il duomo di Modena'', Milano, 1984, 309-317.&lt;br /&gt;
*H. G. S&amp;lt;small&amp;gt;EVERIN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Konstantinopler Bauskulptur und die Provinz Ägypten&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 93-104.&lt;br /&gt;
*H. S&amp;lt;small&amp;gt;EYRIG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ornamenta Palmyrena antiquiora&amp;quot;, in ''Syria'', 21, 1940, 277.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''Profiles of Greek Mouldings'' Cambridge (Massachusetts) 1936.&lt;br /&gt;
**''Profiles of Western Greek Mouldings'', Rome 1952.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Roman Ionic Base in Corinth&amp;quot;, in ''Essays in memory of K.Lehman'', New York 1964, 300-303.&lt;br /&gt;
**''Etruscan and Republican Roman Mouldings'' (''Memoirs of the American Academy in Rome'', 28), 1965.&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The geographical distribution of greek and roman ionic bases&amp;quot;, in ''Hesperia'', 39, 1969, 186-204.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Some ionic architectural fragments from the Athenian Agora&amp;quot;, in '' Studies in Athenian Architecture, Sculpture and Topography èresented to Homer A. Thompson'' (''Hesperia supplements'', 20), Athens 1982, 192-205.&lt;br /&gt;
*L.T. S&amp;lt;small&amp;gt;HOE&amp;lt;/small&amp;gt; M&amp;lt;small&amp;gt;ERRIT&amp;lt;/small&amp;gt;, I. E. M. E&amp;lt;small&amp;gt;DLUND&amp;lt;/small&amp;gt;-B&amp;lt;small&amp;gt;ERRY&amp;lt;/small&amp;gt;,'' Etruscan and Republican Roman mouldings. A reissue'', (University Museum Monograph 107), 2000. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. F&amp;lt;small&amp;gt;INCKER&amp;lt;/small&amp;gt;, P. &amp;lt;u&amp;gt;S&amp;lt;small&amp;gt;ILLIÈRES&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;À propos du remploi d'èlèments architectoniques lors de reconstructions antiques : quelques exemples à Baelo Claudia&amp;quot;, in ''Hommages à C. Domergue'', (''Pallas'', 50, 1999), 263-283.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;ILVESTRINI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Sepulcrum Marci Artori Gemini. La tomba detta dei Platorini nel Museo Nazionale Romano'', Roma, 1987. &lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;INN&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Stadtrömische Marmorurnen'' (''Beiträge zur Erschliessung hellenistischer und kaiserzeitlicher Skulptur und Architektur'', 8), Mainz, 1987.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;K&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. S&amp;lt;small&amp;gt;KOCZYLAS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Gestein aus dem Steinbruch von Hotnica und die architektonischen Elemente in den römischen Bauwerken von Niedermoesien&amp;quot;, in ''The Limes on Lower Danube from Diocletianus till Heraclius'', (Acts of the conference, Bulgaria,1998), Svishtov, 1999.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;L&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;LAVAZZI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Cornice in piombo da Bedriacum&amp;quot;, in ''Sibrium'', 22, 1992-93 (1995), 231-236.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;I marmi della Canonica. Considerazioni sulla decorazione architettonica romana di Novara&amp;quot; e &amp;quot;Elementi architettonici e rilievi&amp;quot;, in ''Epigrafi a Novara. Il Lapidario della Canonica di Santa Maria'', (''Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte''. Monografie, 7), Torino 1999, 113-118 e 119-124. &lt;br /&gt;
**&amp;quot;Produzione scultorea e decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Dertona historia patriae. Storia di Tortona dalla preistoria ad oggi, volume II, L’età romana II sec. a.C. - V sec. d.C.'', Tortona 2006, 197-280.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;I programmi decorativi della villa: temi, colori, riflessi&amp;quot;, ''Adriano. Architettura e progetto, catalogo della mostra'' (Tivoli, Villa Adriana), Milano 2000, 63-67.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Scavo nell'atrio della Torre Civica (1983): i reperti. 7. Materiali lapidei. 1. Elementi architettonici, lastre di rivestimento e tessere musive&amp;quot; e &amp;quot;Scavo di S. Maria delle Cacce (1979): i reperti. 7. Materiali lapidei, in ''Archeologia urbana a Pavia. Parte seconda 2000'', Milano, 2000, 36-38 e108-109. &lt;br /&gt;
**&amp;quot;Arredi e decorazioni di Acqui romana: sculture, pavimenti, elementi architettonici&amp;quot;, in ''Museo Archeologico di Acqui Terme. La città'', 2001, 47-50.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Sostegni scanalati e modanati. A proposito degli arredi in marmo e pietra di età romana in Cisalpina&amp;quot;, in ''Il modello romano. Problemi di tecnologia, artigianato e arte in Cisalpina'' (''Flos Italiae. Documenti di archeologia della Cisalpina romana'', I), Firenze 2001, 93-111.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Il lusso del riposo. Arredi marmorei nelle ville romane&amp;quot;, Vivere in villa, (atti del convegno, Ferrara 2003), in stampa. &lt;br /&gt;
**&amp;quot;I reperti marmorei dal complesso di Santa Giulia a Brescia&amp;quot;, in Scavi nel complesso di Santa Giulia a Brescia. Le domus,in stampa&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Un candelabro monumentale per l'arredo del Capitolium romano di Brescia&amp;quot;, Archivio Storico Lombardo,in stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*I. S&amp;lt;small&amp;gt;ÖDERSTRÖM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studi sulla mensola romana dal periodo della tarda repubblica fino all'epoca flavia&amp;quot;, in ''Opuscola Archeologica'', 5, 1948, 145-158.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;La sculpture architecturale à l'époque paléochrétienne en Illyricum&amp;quot;, Atti del X Congresso di Archeologia Cristiana(Thessaloniki, 1980), 31-117&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Un type particulier d'acanthe à Qual'at Sern'an: les feuilles à limbes recreusées en cuiller&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993, 113-132.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Exportations de marbre Thasien à l'époque paléochrétienne: le cas des chapiteaux ioniques&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 101, 1977, 471-511.&lt;br /&gt;
*J. P. S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;, C. B&amp;lt;small&amp;gt;ARSANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, A. G&amp;lt;small&amp;gt;UIGLIA&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;UIDOBALDI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La sculpture architecturale en marbre au VIe siècle à Constantinople et dans les régions sous influence constantinopolitaine&amp;quot;, in ''Acta XIII Congressus internationalis Archaeologiae christianae (congresso Split-Porec 1994), Split, Citttà del Vaticano, 1998, II, 301-376.&lt;br /&gt;
*D. M&amp;lt;small&amp;gt;ONNA&amp;lt;/small&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. &amp;lt;u&amp;gt;S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;L’identification des marbres, sa necesité, ses methodes, ses limites&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 15-34.&lt;br /&gt;
*T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;AMBRAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, A, M&amp;lt;small&amp;gt;ULLER&amp;lt;/small&amp;gt;, J. P. &amp;lt;u&amp;gt;S&amp;lt;small&amp;gt;ODINI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Sarcophages decouvertes dans le carrieres de Saliari (Thasos)&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 75-81.&lt;br /&gt;
*F. S&amp;lt;small&amp;gt;OGLIANI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi architettonici paleocristiani di Verona&amp;quot;, in ''Felix Ravenna'', 127-130, 1984-85, 419-435.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Frammenti di decorazione architettonica di recupero&amp;quot;, in ''Archeologia medievale a Bologna. Gli scavi nel convento di S. Domenico'', Bologna 1987, 217-223.&lt;br /&gt;
*B. S&amp;lt;small&amp;gt;ÖĞÜT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ein hellenistisches Kapitell aus dem Rauhen Kilikien: Das korinthische Kapitell von Efrenk&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 55, 2005.&lt;br /&gt;
*A. S&amp;lt;small&amp;gt;OLANO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Su una cava romana di granito a Nicotera&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 83-96.&lt;br /&gt;
*C. D’A&amp;lt;small&amp;gt;MBROSI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. &amp;lt;u&amp;gt;S&amp;lt;small&amp;gt;ONZOGNO&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, ''La cava romana'', Trieste 1962.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;P&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. S&amp;lt;small&amp;gt;PERTI&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**''I capitelli romani del Museo Archeologico di Verona'', Roma 1983&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Sul reimpiego di scultura antica a Venezia&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia'', 20, 1996, 119-138.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Aquileia: scavi dell'edificio pubblico detto &amp;quot;delle grandi Terme&amp;quot;. Campagne 2002-2003. La decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Aquileia Nostra'', 74, 2003, 232-243.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Originali tardoantichi e protobizantini e imitazioni medioevali tra i capitelli di San Donato a Murano&amp;quot;, in ''Convegno Società e cultura in età tardoantica. Atti dell'incontro'' (congresso Udine 2003), Udine 2004, 233-257.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Miscellanea di capitelli aquileiesi&amp;quot;, in ''Aquileia dalle origini alla costituzione del ducato longobardo. La cultura artistica in età romana (II sec. a.C. - III sec. d.C.)'', 2005, 173-191.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M.L. F&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;S&amp;lt;small&amp;gt;TEIN&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Josephus on the Use of Marble in Building Projects of Herod the Great&amp;quot;, in ''Journal of Jewish Studies'', 45, 1994, 79-85.&lt;br /&gt;
*V. M. S&amp;lt;small&amp;gt;TROCKA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Wechselwirkungen der stadtrömischen und kleinasiatischen Architektur unter Trajan und Hadrian&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' (''Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul''), 38, 1988, 291-307.&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Late Hadrianic Architectural Ornament in Rome&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 21, 1953, 118-151.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Some early examples of the composite capital&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 50, 1960, 119-128 ([[Some early examples of the composite capital|sintesi]])&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Some observations on early roman corinthian&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 53, 1963, 73-84 ([[Some observations on early roman corinthian|sintesi]]).&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Round Temple in the Forum Boarium&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 28, 1960, 7-32.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;The Temple of Castor in the Forum Romanum&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 30, 1962, 1-30.&lt;br /&gt;
*C. S&amp;lt;small&amp;gt;TRUBE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Baudekoration im Nordsyrischen Kalksteinmassiv'', II (''Damaszener Forschungen'' 11), Mainz 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. S&amp;lt;small&amp;gt;USINI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il lapicida romano'', Roma 1964.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;Y&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*W. &amp;lt;small&amp;gt;VON&amp;lt;/small&amp;gt; S&amp;lt;small&amp;gt;YDOW&amp;lt;/small&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Die hellenistischen Gebälke in Sizilien&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 91, 1984, 239-358.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==T==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*K. T&amp;lt;small&amp;gt;ANCKE&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Figuralkassetten griechischer und römischer Steindecken'', Frankfurt am Main, 1989.&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectural de Saintes Antique. Étude du 'Grand entablement corinthien' &amp;quot;, in ''Aquitania'', 4, 1986, 109-123.&lt;br /&gt;
**''Le décor architectonique de Saintes Antique. I. Les chapiteaux et bases'' (''Aquitania'', supplément 5), Paris 1989.&lt;br /&gt;
**''Le décor architectonique de Saintes antique. II. Les entablements'', (''Aquitania'' supplément 7), Paris 1994.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Les transformations des ordres d'architecture du Haut-Empire au Bas-Empire, l'exemple du composite en Aquitaine&amp;quot;, in ''La civilisation urbaine de l'Antiquité Tardive dans le Sud-Ouest de la Gaule'', (Actes du IIIe colloque Aquitanian, Toulouse, 1995).&lt;br /&gt;
*V. B&amp;lt;small&amp;gt;RUNET&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, A. B&amp;lt;small&amp;gt;LANC&amp;lt;/small&amp;gt;, P. C&amp;lt;small&amp;gt;HARDRON&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ICAULT&amp;lt;/small&amp;gt;, C. G&amp;lt;small&amp;gt;ASTON&amp;lt;/small&amp;gt;, D. L&amp;lt;small&amp;gt;AMOTTE&amp;lt;/small&amp;gt;, A. L&amp;lt;small&amp;gt;OUIS&amp;lt;/small&amp;gt;, J. L&amp;lt;small&amp;gt;ORENZ&amp;lt;/small&amp;gt;, D. &amp;lt;u&amp;gt;T&amp;lt;small&amp;gt;ARDY&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Pierres, techniques et décors architecturaux à Autun-Augustodunum&amp;quot;, in ''Bilan scientifique régional, Bourgogne'', (DRAC, SRA, Ministère de la culture et de la francophonie, direction du patrimoine, sous-direction de l'archéologie), Dijon, 2001.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;EATINI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Breve nota sui 'Capitelli di età romana da Porto Torres'. Un capitello corinzio inedito&amp;quot;, in ''Nuovo Bullettino archeologico sardo'', 5, 1993-1995,287-296.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;La decorazione architettonica di Uchi Maius: studio preliminare sui capitelli&amp;quot;, in ''Uchi Maius'' 1, Sassari, 1997, 361-389.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;La decorazione architettonica di Uchi Maius: studio preliminare sui capitelli&amp;quot;, in ''Uchi Maius'' 1, Sassari, 1997, 361-389.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Nota sui capitelli di età romana da Porto Torres. Considerazioni su un capitello corinzio inedito&amp;quot;, in ''Almanacco Gallurese'', 6, 1997-98, 264-269.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;I capitelli romani nella chiesa di S. Platano a Villa Speciosa (CA). Decorazione architettonica, economia e problemi di reimpiego nel basso Campidano&amp;quot;, in ''Studi Sardi'', 32, 1999, 171-201.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Ancora sulle testimonianze scultoree di età romana nella città di Sassari: una nota sul capitello nella chiesa della Madonna del Latte Dolce&amp;quot;, in ''Sacer'', 6, 1999, 157-166.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Nuovi dati sulla decorazione architettonica di Uchi Maius: le cornici e le mensole&amp;quot;, in ''Africa Romana'' 13 (convegno Djerba 1998), Roma 2000, 735-753.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Villaspeciosa. I capitelli romani nella chiesa di S. Platano&amp;quot;, in ''Almanacco gallurese'', 8, 2000-2001, 117-123.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Le cornici&amp;quot;, in ''La catacomba di Santa Cristina a Bolsena'', Roma, 2004.&lt;br /&gt;
*G. T&amp;lt;small&amp;gt;EDESCHI&amp;lt;/small&amp;gt; G&amp;lt;small&amp;gt;RISANTI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Capitelli romani figurati a Pisa'', Pisa 1974-75.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;H&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*D. T&amp;lt;small&amp;gt;HEODORESCU&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Le chapiteau ionique grec'', Geneve, 1980.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;HIRION&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Survivances et avatars du chapiteau corinthien dans la vallée du Rhône et en Provence&amp;quot;, in ''L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité'', ''Actes du Colloque international'' (congresso Paris 1990), Paris 1993.&lt;br /&gt;
*R. T&amp;lt;small&amp;gt;HOUVENOT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Chapiteaux romains tardifs de Tingitane et d'Espagne&amp;quot;, in ''Publications du Service des Antiquites du Maroc'', 3, 1938, 63-82.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Sur quelques chapiteaux singuliers de Banasa&amp;quot;, in ''Bulletin archéologique du comité des travaux historiques et scientifiques Paris'', 6, 1970, 245-253.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;ÖBELMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, E. F&amp;lt;small&amp;gt;IECHTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Römische Gebälke'', I, Heidelberg, 1923.&lt;br /&gt;
*A. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Asolo. Teatro romano: lo scavo 1991. La decorazione architettonica&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia del Veneto'', 8, 1992.&lt;br /&gt;
*F. T&amp;lt;small&amp;gt;OMASELLO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un prototipo di capitello corinzio in Sabratha&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia della Libia'', 13, 1984, 87-103.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Un capitello dorico di Iasos: esempio di metodologia progettuale di periodo ellenistico&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', Suppl., 31-32, 1986, 67-82.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;L'architettura del II secolo in Tripolitania. A proposito della sima del Tempio a Divinità Ignota&amp;quot;, in ''Quaderni di Archeologia della Libia'', 15, 1992, 253-282.&lt;br /&gt;
*J. M. C. T&amp;lt;small&amp;gt;OYNBEE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Peopled Scrolls: a Hellenistic Motif in Imperial Art&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 18, 1950, 1 ss.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;R&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*G. T&amp;lt;small&amp;gt;RAVERSARI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Osservazioni critiche sul capitello della Pigna al Vaticano&amp;quot;, in ''Atti Convegni Lincei'', 1967, 106-114.&lt;br /&gt;
*W. T&amp;lt;small&amp;gt;RILLMICH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Los programas aquitectónicos de época julio-claudia en la Colonia Augusta Emerita&amp;quot;, in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004.&lt;br /&gt;
*C. T&amp;lt;small&amp;gt;ROSO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I materiali architettonici di età romana dei Civici Musei di Pavia&amp;quot;, in ''Bollettino della società pavese di storia patria'', 1986, pp.1-26.&lt;br /&gt;
*M. T&amp;lt;small&amp;gt;RUNK&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bemerkungen zur Augster Bauornamentik und ihre Stellung in der Architekturdekoration Galliens und der Rhein- und Donauprovinzen&amp;quot;, in''Römische Tempel in den Rhein - und westlischen Donauprovinzen'', Augst 1991,104-142.&lt;br /&gt;
** ''Römische Tempel in den Rhein - und westlischen Donauprovinzen'' (''Forschungen in Augst'' 14) Augst 1991.&lt;br /&gt;
** &amp;quot;Zur Bauornamentik des römischen Theaters von Segóbriga&amp;quot;, in ''Madrider Mitteilungen'', 39, 1998, 151-175.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;S&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. W. D&amp;lt;small&amp;gt;EICHMANN&amp;lt;/small&amp;gt;, A. &amp;lt;u&amp;gt;T&amp;lt;small&amp;gt;SCHIRA&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Die frühchristlichen Basen und Kapitelle von S.Paolo fuori le mura&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 54, 1939, 99-111 ([[Bibliografia / Decorazione architettonica per tipologie#Capitelli a foglie lisce|abstract]]).&lt;br /&gt;
*Ch. T&amp;lt;small&amp;gt;SIGONAKI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Un atelier local de sculpture architecturale dans la région de Myloptamos (Crète centrale): les trois chapiteaux paléochrétiens d'Elephterna&amp;quot;, in ''Bulletin de correspondance hellénique'', 122, 1998, 357-375.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*F. B&amp;lt;small&amp;gt;IANCHI&amp;lt;/small&amp;gt;, P. &amp;lt;u&amp;gt;T&amp;lt;small&amp;gt;UCCI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Alcuni esempi di riuso dell'antico nell'area del Circo Flaminio&amp;quot;, in ''Mélanges de l'École française de Rome: Antiquité'', 108, 1996, 27-82.&lt;br /&gt;
*R. T&amp;lt;small&amp;gt;URCAN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Les guirlandes dans l'antiquitè classique&amp;quot;, in ''Jahrbuch für Antike und Christentum'', 14, 1971, 92 ss.&lt;br /&gt;
*J. T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The cyma reversa: a Classical Ornament in Northern Israel Late Roman Period&amp;quot;, in ''Gerión'', 7, 1989, 121-137.&lt;br /&gt;
**, &amp;quot;Acanthus scrolls &amp;quot;peopled&amp;quot; with flowers. A classical ornament in the architectural decoration of Eretz Israel in the Roman and early Byzantine period&amp;quot;, in ''Rivista di Archeologia'', 18, 1994, 118-125.&lt;br /&gt;
**, &amp;quot;The corinthian cornice in Northern Eretz Israel in the Roman and Byzantine periods&amp;quot;, in ''Homenaje a José Ma. Blázquez'', III, Madrid 1996, 357-386.&lt;br /&gt;
**, &amp;quot;Hellenistic Elements in Herodian Architeture and Decoration&amp;quot;, in ''The Howard Gilman International Conferences, I, Hellenic and Jewish Arts: Interaction, Tradition and Renewal'', Tel Aviv, 1998, 143-170.&lt;br /&gt;
*A. O&amp;lt;small&amp;gt;VADIAH&amp;lt;/small&amp;gt;, Y. &amp;lt;u&amp;gt;T&amp;lt;small&amp;gt;URNHEIM&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Peopled&amp;quot; Scrolls in Roman Architectural Decoration in Israel. The Roman Theatre at Beth Shean/Scythopolis&amp;quot;, (''Rivista di Archeologia'' suppl. 12), 1994.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Miscellaneous Ornamented Architectural Elements in Roman Caesarea&amp;quot;, in ''Caesarea Maritma: Retrospective After Two Millenia'', Leiden, New York, Köln 1996, 262-304.&lt;br /&gt;
*V. T&amp;lt;small&amp;gt;USA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitello figurato da Selinunte&amp;quot;, in ''Bollettino d'Arte'', 3, 1954.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;T&amp;lt;/big&amp;gt;Y&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J. J. H&amp;lt;small&amp;gt;ERRMANN&amp;lt;/small&amp;gt;., R. &amp;lt;u&amp;gt;T&amp;lt;small&amp;gt;YKOT&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Capitals with Fine-toothed Acanthus and the Quarries of Dokimeion&amp;quot;, in ''ASMOSIA VII, 7th International Conference'', Thassos, 2003 ([http://www.ims.demokritos.gr/archae/Abstracts.html abstract in inglese]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==U==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;N&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione architettonica del Foro di Augusto a Roma&amp;quot;, in in S. R&amp;lt;small&amp;gt;AMALLO&amp;lt;/small&amp;gt; A&amp;lt;small&amp;gt;SENSIO&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''La decoración arquitectónica en las ciudades romanas de occidente'' (congresso Cartagena 2003), Murcia 2004.&lt;br /&gt;
*L. U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;, M. M&amp;lt;small&amp;gt;ILELLA&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Il restauro dei marmi e dei laterizi nei Fori Imperiali e nei Mercati Traianei'', Roma 1994, 18-21 ([[La lavorazione del marmo nei frammenti architettonici del Foro di Traiano|testo nel sito]]).&lt;br /&gt;
**M. D&amp;lt;small&amp;gt;E&amp;lt;/small&amp;gt; N&amp;lt;small&amp;gt;UCCIO&amp;lt;/small&amp;gt;, L. &amp;lt;u&amp;gt;U&amp;lt;small&amp;gt;NGARO&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt;, L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''I marmi colorati della Roma Imperiale'', Roma 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==V==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;V&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. V&amp;lt;small&amp;gt;AKLINOVA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Ateliers de la sculpture architecturale à Nicopolis ad Nestum (Bulgarie)&amp;quot;, ''Actes du X&amp;lt;sup&amp;gt;e&amp;lt;/sup&amp;gt; Congrès international d'archéologie chrétienne'', Thessalonique-Città del Vaticano 1984, 641-650.&lt;br /&gt;
*L. V&amp;lt;small&amp;gt;ANDEPUT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''The Architectural Decoration in Roman Asia Minor. A Case Study: Sagalassos'' (''Studies in Eastern Mediterranean Archaeology'' I), Turnhout, 1997.&lt;br /&gt;
*M. L. B&amp;lt;small&amp;gt;RUTO &amp;lt;/small&amp;gt;, C. &amp;lt;u&amp;gt;V&amp;lt;small&amp;gt;ANNICOLA &amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Strumenti e tecniche di lavorazione dei marmi antichi&amp;quot;, in ''Archeologia Classica'', 42, 1990, 287-324.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;V&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. V&amp;lt;small&amp;gt;EMI&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Les chapiteaux ioniques à imposte de Gréce à l'époque paléochrétienne'', (Bulletin de correspondance hellénique suppl. 17), Paris 1989.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ERGARA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;I capitelli di spoglio nella cripta del Duomo di Otranto&amp;quot;, in ''Prospettiva'', 22, 1980, 60-67.&lt;br /&gt;
**&amp;quot;Elementi di spoglio nella chiesa di S.Basilio a Troia&amp;quot;, in ''Prospettiva'', 26, 1981, 57-60.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ERZONE&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il capitello di tipo corinzio dal IV all'VIII sec.&amp;quot;, in ''Forsuchungen zur Kunstgeschichte and christlichen Archäologie'', Baden Baden, 1953, 87-97.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;V&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ILLA&amp;lt;/small&amp;gt;,'' I capitelli di Solunto'', (''Sikelika'', 3), Roma, 1988.&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ILLI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Motivi bacchici nella decorazione architettonica dei capitolia africani di età imperiale. Ipotesi di interpretazione&amp;quot;, in ''Iconografia 2001. Studi sull'immagine'' (Atti del Convegno, Padova, 2001), Padova, 2002.&lt;br /&gt;
*M. A. D&amp;lt;small&amp;gt;OLLFUS&amp;lt;/small&amp;gt;, F. &amp;lt;u&amp;gt;V&amp;lt;small&amp;gt;ILPOUX&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Découverte d'un chapiteau corinthien au lieu-dit &amp;quot;les cateliers&amp;quot; à Noyers-sur-Andelys&amp;quot;, in ''BSNEP'', 43,1, 1977, 20-21.&lt;br /&gt;
*Th. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCHER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Aestetik oder Wissenschaft des Schönen. III. Die Baukunst'', Stuttgart, 1852.&lt;br /&gt;
*A. V&amp;lt;small&amp;gt;ISCOGLIOSI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Architektur-Dekoration der Cella des Apollo-Sosianus-Tempels&amp;quot;, in ''Kaiser Augustus und die verlorene Republik'' (catalogo mostra), Berlin, 1988, 136.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ITTI&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La reintegrazione dell'ordine composto della &amp;quot;Curia&amp;quot; di Paestum&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum, 1997.&lt;br /&gt;
** ''&amp;quot;La curia&amp;quot;. Poseidonia - Paestum, IV. Forum ouest-sud-est'' (''Collection de l'École Française de Rome'' 42), Rome 1999, 83-105.&lt;br /&gt;
*P. V&amp;lt;small&amp;gt;ITTI&amp;lt;/small&amp;gt;, O. V&amp;lt;small&amp;gt;OZA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Il tempio dorico corinzio di Paestum: proposte per la sistemazione della decorazione architettonica&amp;quot;, in ''La reintegrazione nel restauro dell'antico. La protezione del patrimonio dal rischio sismico'', Paestum, 1997.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;V&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*W.F. V&amp;lt;small&amp;gt;OLBACH&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Intorno ai capitelli a foglia di loto in S.Vitale a Ravenna&amp;quot;, in ''Felix Ravenna'', 2, 1934, 124-129.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==W==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*L. L&amp;lt;small&amp;gt;AZZARINI&amp;lt;/small&amp;gt;, G. M&amp;lt;small&amp;gt;OSCHINI&amp;lt;/small&amp;gt;, M. &amp;lt;u&amp;gt;W&amp;lt;small&amp;gt;AELKENS&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, H&amp;lt;small&amp;gt;U&amp;lt;/small&amp;gt; X&amp;lt;small&amp;gt;USHENG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;New light on some phrygian marble quarries through a petrological study and the evaluation of Ca/Sr ratio&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 47-55.&lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ALKER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The marble quarries of Proconnesos: isotopic evidence for the age of the quarries and for ''lenos''-sarcophagi carved ad Rome&amp;quot;, in P. P&amp;lt;small&amp;gt;ENSABENE&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Marmi antichi. Problemi di impiego, di restauro e di identificazione'' (''Studi Miscellanei'' 26), Roma 1985, 57-68.&lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ALKER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Corinthian capitals with ringed voids: the work of Athenian craftsmen in the second century AD&amp;quot;, in ''Archäologischer Anzeiger'', 1979, 103-129.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;ALTER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''La colonne ciselée dans la Gaule Romaine'', Paris, 1970.&lt;br /&gt;
*D. W&amp;lt;small&amp;gt;ANNAGAT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Säule und Kontext. Piedestale und Teilkannelierung in der griechischen Architektur'', 1995.&lt;br /&gt;
*J. M. C. T&amp;lt;small&amp;gt;OYNBEE&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Peopled Scrolls: a Hellenistic Motif in Imperial Art&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 18, 1950, 1 ss.&lt;br /&gt;
*D. E. S&amp;lt;small&amp;gt;TRONG&amp;lt;/small&amp;gt;, J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;The Round Temple in the Forum Boarium&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 28, 1960, 7-32.&lt;br /&gt;
*J. B. W&amp;lt;small&amp;gt;ARD&amp;lt;/small&amp;gt; P&amp;lt;small&amp;gt;ERKINS&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Marble in antiquity'', London 1992.&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;ASOWICZOVWNA&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zagadniene dekoracji architektoniczneji. Kapitele korynckie z Muzeum Naradowego w Warszawie&amp;quot;, in ''Rocznik Muzeum Naradowego w. Warszawie'', 7, 1963, 211-260.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*B. F. W&amp;lt;small&amp;gt;EBER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Säulenordnung des archaischen Dionysostempel von Myus&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'', 52, 2002.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Ornamente kaiserzeitlichen Bauten Roms. Soffitten'', Köln-Gratz 1957.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kapitelle und friese vom Bogen der Sergier zu Pola&amp;quot;, in ''Bonner Jahrbücher'', 161, 1961, 263-276.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Schmuckbasen des antiken Rom'', Münster, 1966.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Soffitten von Ephesos und Asia Minor&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien '', 52, 1978-80, 91-107.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Bauschmuck der Basilica Aemilia am Forum Romanum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 94, 1987.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Gebälk von der Rostra am Forum Romanum&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung''), 94, 1987.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;EGNER&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Gebälkfriese Römerzeitlicher Bauten'', Münster, 1992.&lt;br /&gt;
*C. W&amp;lt;small&amp;gt;EICKERT&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Das lesbische Kymation'', Munich-Leipzig 1913.&lt;br /&gt;
*C. W&amp;lt;small&amp;gt;EICKERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;West-östliches&amp;quot;, in ''Römische Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung''), 59, 1944, 205-219.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Baalbeck und Rom. Die römische Reichkunst in ihren Entwicklung und Differenzierung&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 29, 1914, 37-91.&lt;br /&gt;
*E. W&amp;lt;small&amp;gt;EIGAND&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Goldene Tor in Konstantinopel&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 39, 1914, 1-64.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Kapitelle und Basen. Beobachtungen zur Entstehung der grieschischen Säulenformen'', (''Beiheft der Bonner Jahrbücher'' 32), Düsseldorf, 1971.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Kymation und astragal&amp;quot;, in ''Marburger Winckelmann-Programm'', 1971-72, 1-13.&lt;br /&gt;
*B. W&amp;lt;small&amp;gt;ESENBERG&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Die Säulenbasis des Mars-Ultor Tempels&amp;quot;, in ''Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts'', 99, 1984, 161-171.&lt;br /&gt;
*S. W&amp;lt;small&amp;gt;ESTPHALEN&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Studien zur frühbyzantinischen Bauornamentik im Rauhen Kilikien: Diokaisareia/Uzuncaburç&amp;quot;, in ''Istanbuler Mitteilungen'' 56, 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*J.P. W&amp;lt;small&amp;gt;ILLESME&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Le décor architectural de pierre à Lutéce&amp;quot;, in ''Lutéce-Paris, de César à Clovis'', Paris, 1985, 174-190.&lt;br /&gt;
*C.K. W&amp;lt;small&amp;gt;ILLIAMS&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Doric Architecture and Early Capitals in Corinth&amp;quot;, in ''Athenischen Mitteilungen'' (''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung''), 99, 1984, 67-75.&lt;br /&gt;
*G. W&amp;lt;small&amp;gt;ILPERT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;La decorazione costantiniana della basilica lateranense&amp;quot;, in ''Rivista di archeologia cristiana'', 6, 1929, 53-150.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Designing the Roman Corinthian Order&amp;quot;, in ''Journal of Roman Studies'', 2, 1989, 35-69.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;,&amp;quot;Designing the Roman Corinthian Capital&amp;quot;, in ''British School at Rome. Papers'', 59, 1991, 89-148.&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;ILSON&amp;lt;/small&amp;gt; J&amp;lt;small&amp;gt;ONES&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Tripods, Triglyphs, and the Origin of the Doric Frieze&amp;quot;, in ''American Journal of Archaeology'', 106, 2002, 353-390.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;OITSCHITZKY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Um die Enstehung des korintischen Baustils, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'', 38, 1950, 110-133.&lt;br /&gt;
*A. W&amp;lt;small&amp;gt;OITSCHITZKY&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Urform des dorischen Kapitells&amp;quot;, in ''Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien'',40, 1953.&lt;br /&gt;
*A.M. W&amp;lt;small&amp;gt;OODWARD&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Capitelli nel teatro di Sparta&amp;quot;, in ''Annual of the British School at Athens'', 30, 1926-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;W&amp;lt;/big&amp;gt;U&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*M. W&amp;lt;small&amp;gt;URCH&amp;lt;/small&amp;gt;-K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, T. K&amp;lt;small&amp;gt;OŽELJ&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Roman quarries of Apse-Sarcophagi in Thassos of the second and third centuries&amp;quot;, in ''ASMOSIA III, 3rd International Conference'', London 1995, 39-47.&lt;br /&gt;
*R. W&amp;lt;small&amp;gt;URZ&amp;lt;/small&amp;gt;, ''Spirale und Volute'', München 1914.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Z==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;Z&amp;lt;/big&amp;gt;A&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*H. Z&amp;lt;small&amp;gt;ALOSCER&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Zur Entwicklung des koptischen Kapitells&amp;quot;, in ''Bulletin de la Société d'archéologie copte'', 10, 1944, 97-114.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;Z&amp;lt;/big&amp;gt;E&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*E. P&amp;lt;small&amp;gt;OLITO&amp;lt;/small&amp;gt;, F. &amp;lt;u&amp;gt;Z&amp;lt;small&amp;gt;EVI&amp;lt;/small&amp;gt;&amp;lt;/u&amp;gt;, &amp;quot;Un elemento architettonico dal tempio di Via delle Botteghe Oscure&amp;quot;, in ''Bollettino dei musei comunali di Roma'', n.s. 10,1996, 39-62.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;Z&amp;lt;/big&amp;gt;I&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*V. Z&amp;lt;small&amp;gt;IINO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Riflessi architettonici italici in Grecia. Studi sul capitello&amp;quot;, in ''Atti del III Convegno Nazionale di Storia dell'Architettura'', (congresso Roma 1938), Roma 1940.&lt;br /&gt;
*V. Z&amp;lt;small&amp;gt;IINO&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Introduzione al capitello composito&amp;quot;, in ''Palladio'', 3, 1941, 97-107.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&amp;lt;big&amp;gt;&amp;lt;big&amp;gt;Z&amp;lt;/big&amp;gt;O&amp;lt;/big&amp;gt;'''&lt;br /&gt;
*T. Z&amp;lt;small&amp;gt;OLLT&amp;lt;/small&amp;gt;, &amp;quot;Das Ionische Kämpferkapitell. Definitionsprobleme&amp;quot;, in U. P&amp;lt;small&amp;gt;ESCHLOW&amp;lt;/small&amp;gt;, S. M&amp;lt;small&amp;gt;ÖLLERS&amp;lt;/small&amp;gt; (a cura di), ''Spätantike und Byzantinische Bauskulptur'' (Beiträge Symposions Mainz 1994; ''(Forschungen zur Kunstgeschichte und Christlichen Archäologie'', 19), Stuttgart 1998, 59-66.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Bibliografia e sitografia| ]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PG</name></author>
		
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